Leggo e trascrivo: <NAPOLITANO
CELEBRA L’8 SETTEMBRE> – (Ansa) ROMA 8 Settembre – Il Presidente
Giorgio Napolitano ha reso omaggio ai caduti della Liberazione
durante le celebrazioni per l’8 settembre. Tra gli 87 mila caduti
(?) nella Liberazione – ha sottolineato Napoletano – ci sono stati
tanti partigiani e militari che hanno combattuto per ridare libertà,
indipendenza e dignità all’Italia, i valori fondamentali che oggi
bisogna sottolineare alla vigilia, io spero, dell’inizio
dell’attività celebrativa del 150/o anniversario dell’unità
nazionale>.
La cerimonia si sarebbe svolta a Porta San Paolo a Roma dove,
dicono, avrebbe avuto inizio la Resistenza. Infatti in quel luogo le
truppe italiane, al comando del Generale Solinas, si opposero a
quelle germaniche il 9 e il 10 settembre 1943. Fra le tante
omissioni, falsificazioni, strane dimenticanze, il Presidente
Napolitano non ha ricordato che dopo i combattimenti il Generale
Solinas e la maggior parte dei suoi Granatieri, chiesero e ottennero
di continuare a combattere, a fianco dei naturali alleati, i
tedeschi, contro i veri invasori, gli angloamericani.
Certe quisquilie si possono dimenticare…
Non voglio in questa sede ricordare l’illegittimità del Governo
Badoglio, le menzogne raccontate ai nostri alleati (i tedeschi), né
la fuga del governo, del Re e dello Stato Maggiore, né la vergogna
della consegna della nostra Flotta ai nemici (gli angloamericani),
caso unico nella storia mondiale. Non voglio ricordare quanta
falsità è contenuta nell’asserzione di Giorgio Napolitano circa il
“ridare libertà, indipendenza e dignità” al nostro Paese. Infatti,
anche dopo ben sessantasei anni dalla firma della capitolazione,
l’Italia soggiace tuttora ai diktat contenuti nell’Armistizio Corto,
nell’Armistizio Lungo, nel Trattato di Pace firmato a Parigi nel
1947. Ben comprendo che molti giovani (e non solo loro) non
capiranno a cosa mi riferisco, ma è sufficiente ricordare che molte
clausole di quanto indicato, sono tuttora segregate, tanto i
Liberatori sono stati spietati nei nostri confronti. La “resa
militare senza condizioni” fu imposta dagli Angeli del Bene:
Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill. Una resa mai pretesa nei
secoli passati, in questi termini, ad un Paese sconfitto
militarmente.
Ed io, Filippo Giannini, dovrei festeggiare questo “crooked deal”
(sporco affare, così fu battezzata la resa italiana dell’8 settembre
1943 dal generale americano Dwigt Eisenhower)? Il sottoscritto MAI
parteciperà a questa ignominia.
Da questa situazione disonorevole ci fu chi soffrì più di ogni
altro. Per esempio (ma ci furono tanti casi simili) il Comandante
Carlo Fecia di Cossato, ex Comandante del sommergibile Tazzoli, il
migliore fra i sommergibilisti oceanici, che poteva vantare ben
86.485 tonnellate di naviglio angloamericano affondato.
Capisco che ricordando la figura di Carlo Fecia di Cossato, farò un
dispettuccio al presidente Napolitano, ma egli è forte e reggerà
all’urto.
Carlo Fecia di Cossato, rientrato in Italia dalla sede dei
sommergibilisti italiani di Bordeaux, ebbe il comando dell’Aliseo
che fu, a seguito delle condizioni della capitolazione, costretto a
condurre, con i segnali della resa, nei porti inglesi. Da questo
trauma Fecia di Cossato non si riprese più; non poté dimenticare che
gli inglesi per sottolineare ancor più lo scherno, avevano imposto
alla ancora poderosa Flotta italiana l’oltraggio di seguire una
piccola corvetta greca che faceva da battistrada alle navi italiane
che entravano nel porto, mentre gli equipaggi inglesi, dalle loro
tolde, indirizzavano ai nostri marinai motti di disprezzo e di
derisione. Mai, prima di allora, a nessuna marina del mondo era
stata inflitta una umiliazione simile.
Il Capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato, Medaglia d’Oro per le
imprese compiute, il 27 agosto 1944 scrisse alla madre una lettera
che è ben nota in certi ambienti, ma ben celata dalla storiografia
ufficiale. Ecco il testo:
<MAMMA CARISSIMA, QUANDO RICEVERAI QUESTA MIA LETTERA, SARANNO
SUCCESSI FATTI GRAVISSIMI CHE TI ADDOLORERANNO MOLTO E DI CUI SONO
IL DIRETTO RESPONSABILE. NON PENSARE CHE IO ABBIA COMMESSO QUELLO
CHE HO COMMESSO IN UN MOMENTO DI PAZZIA, SENZA PENSARE AL DOLORE CHE
TI PROCURAVO. DA NOVE MESI HO MOLTO PENSATO ALLA POSIZIONE MORALE IN
CUI MI TROVO, IN SEGUITO ALLA RESA IGNOMINIOSA DELLA MARINA, A CUI
MI SONO RASSEGNATO SOLO PERCHE’ CI ERA STATA PRESENTATA COME UN
ORDINE DEL RE, CHE CI CHIEDEVA DI FARE L’ENORME SACRIFICIO DEL
NOSTRO ONORE MILITARE PER POTER RIMANERE IL BALUARDO DELLA MONARCHIA
AL MOMENTO DELLA PACE. TU CONOSCI COSA SUCCEDE ORA IN ITALIA E
CAPISCI COME SIAMO STATI INDEGNAMENTE TRADITI E CI TROVIAMO AD AVER
COMMESSO UN GESTO IGNOBILE SENZA ALCUN RISULTATO. DA QUESTA TRISTE
CONSTATAZIONE ME NE E’ VENUTA UNA PROFONDA AMAREZZA, UN DISGUSTO PER
CHI CI CIRCONDA E, QUELLO CHE PIU’ CONTA, UN PROFONDO DISPREZZO PER
ME STESSO.
DA MESI, MAMMA, RIMUGINO SU QUESTI FATTI E NON RIESCO A TROVARE UNA
VIA D’USCITA, UNO SCOPO DELLA MIA VITA. DA MESI PENSO AI MIEI
MARINAI DEL TAZZOLI CHE SONO ONOREVOLMENTE IN FONDO AL MARE E PENSO
CHE IL MIO POSTO E’ CON LORO. SPERO MAMMA CHE MI CAPIRAI E CHE ANCHE
NELL’IMMENSO DOLORE CHE TI DARA’ ALLA NOTIZIA DELLA MIA FINE
INGLORIOSA, SAPRAI CAPIRE LA NOBILTA’ DEI MOTIVI CHE MI HANNO
GUIDATO. TU CREDI IN DIO, MA SE C’E’ UN DIO NON E’ POSSIBILE CHE NON
APPREZZI I MIEI SENTIMENTI CHE SONO SEMPRE STATI PURI E LA MIA
RIVOLTA CONTRO LA BASSEZZA DELL’ORA.
PER QUESTO, MAMMA, CREDO CHE CI RIVEDREMO UN GIORNO.
ABBRACCIA PAPA’ E LE SORELLE E A TE, MAMMA, TUTTO IL MIO AFFETTO
PROFONDO E IMMUTATO. IN QUESTO MOMENTO MI SENTO MOLTO VICINO A TUTTI
VOI E SONO SICURO CHE NON MI CONDANNERETE.
CARLO>.
Al termine della lettera Carlo Fecia di Cossato si uccise con un
colpo di pistola.
C’è un signore, molto vicino al Presidente Napoletano che mi scrive
avvertendomi che lui canta “Bella ciao, ciao, ciao”. E tu, amico
lettore, con chi ti riconosci? Con Napolitano e compagno o con Carlo
Fecia di Cossato?