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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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8 Settembre 1943: Anch'io voglio dire la mia
Breve storia di uno "sporchissimo affare"
di Filippo Giannini

 

Leggo e trascrivo: <NAPOLITANO CELEBRA L’8 SETTEMBRE> – (Ansa) ROMA 8 Settembre – Il Presidente Giorgio Napolitano ha reso omaggio ai caduti della Liberazione durante le celebrazioni per l’8 settembre. Tra gli 87 mila caduti (?) nella Liberazione – ha sottolineato Napoletano – ci sono stati tanti partigiani e militari che hanno combattuto per ridare libertà, indipendenza e dignità all’Italia, i valori fondamentali che oggi bisogna sottolineare alla vigilia, io spero, dell’inizio dell’attività celebrativa del 150/o anniversario dell’unità nazionale>.
La cerimonia si sarebbe svolta a Porta San Paolo a Roma dove, dicono, avrebbe avuto inizio la Resistenza. Infatti in quel luogo le truppe italiane, al comando del Generale Solinas, si opposero a quelle germaniche il 9 e il 10 settembre 1943. Fra le tante omissioni, falsificazioni, strane dimenticanze, il Presidente Napolitano non ha ricordato che dopo i combattimenti il Generale Solinas e la maggior parte dei suoi Granatieri, chiesero e ottennero di continuare a combattere, a fianco dei naturali alleati, i tedeschi, contro i veri invasori, gli angloamericani.
Certe quisquilie si possono dimenticare…
Non voglio in questa sede ricordare l’illegittimità del Governo Badoglio, le menzogne raccontate ai nostri alleati (i tedeschi), né la fuga del governo, del Re e dello Stato Maggiore, né la vergogna della consegna della nostra Flotta ai nemici (gli angloamericani), caso unico nella storia mondiale. Non voglio ricordare quanta falsità è contenuta nell’asserzione di Giorgio Napolitano circa il “ridare libertà, indipendenza e dignità” al nostro Paese. Infatti, anche dopo ben sessantasei anni dalla firma della capitolazione, l’Italia soggiace tuttora ai diktat contenuti nell’Armistizio Corto, nell’Armistizio Lungo, nel Trattato di Pace firmato a Parigi nel 1947. Ben comprendo che molti giovani (e non solo loro) non capiranno a cosa mi riferisco, ma è sufficiente ricordare che molte clausole di quanto indicato, sono tuttora segregate, tanto i Liberatori sono stati spietati nei nostri confronti. La “resa militare senza condizioni” fu imposta dagli Angeli del Bene: Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill. Una resa mai pretesa nei secoli passati, in questi termini, ad un Paese sconfitto militarmente.
Ed io, Filippo Giannini, dovrei festeggiare questo “crooked deal” (sporco affare, così fu battezzata la resa italiana dell’8 settembre 1943 dal generale americano Dwigt Eisenhower)? Il sottoscritto MAI parteciperà a questa ignominia.
Da questa situazione disonorevole ci fu chi soffrì più di ogni altro. Per esempio (ma ci furono tanti casi simili) il Comandante Carlo Fecia di Cossato, ex Comandante del sommergibile Tazzoli, il migliore fra i sommergibilisti oceanici, che poteva vantare ben 86.485 tonnellate di naviglio angloamericano affondato.
Capisco che ricordando la figura di Carlo Fecia di Cossato, farò un dispettuccio al presidente Napolitano, ma egli è forte e reggerà all’urto.
Carlo Fecia di Cossato, rientrato in Italia dalla sede dei sommergibilisti italiani di Bordeaux, ebbe il comando dell’Aliseo che fu, a seguito delle condizioni della capitolazione, costretto a condurre, con i segnali della resa, nei porti inglesi. Da questo trauma Fecia di Cossato non si riprese più; non poté dimenticare che gli inglesi per sottolineare ancor più lo scherno, avevano imposto alla ancora poderosa Flotta italiana l’oltraggio di seguire una piccola corvetta greca che faceva da battistrada alle navi italiane che entravano nel porto, mentre gli equipaggi inglesi, dalle loro tolde, indirizzavano ai nostri marinai motti di disprezzo e di derisione. Mai, prima di allora, a nessuna marina del mondo era stata inflitta una umiliazione simile.
Il Capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato, Medaglia d’Oro per le imprese compiute, il 27 agosto 1944 scrisse alla madre una lettera che è ben nota in certi ambienti, ma ben celata dalla storiografia ufficiale. Ecco il testo:
<MAMMA CARISSIMA, QUANDO RICEVERAI QUESTA MIA LETTERA, SARANNO SUCCESSI FATTI GRAVISSIMI CHE TI ADDOLORERANNO MOLTO E DI CUI SONO IL DIRETTO RESPONSABILE. NON PENSARE CHE IO ABBIA COMMESSO QUELLO CHE HO COMMESSO IN UN MOMENTO DI PAZZIA, SENZA PENSARE AL DOLORE CHE TI PROCURAVO. DA NOVE MESI HO MOLTO PENSATO ALLA POSIZIONE MORALE IN CUI MI TROVO, IN SEGUITO ALLA RESA IGNOMINIOSA DELLA MARINA, A CUI MI SONO RASSEGNATO SOLO PERCHE’ CI ERA STATA PRESENTATA COME UN ORDINE DEL RE, CHE CI CHIEDEVA DI FARE L’ENORME SACRIFICIO DEL NOSTRO ONORE MILITARE PER POTER RIMANERE IL BALUARDO DELLA MONARCHIA AL MOMENTO DELLA PACE. TU CONOSCI COSA SUCCEDE ORA IN ITALIA E CAPISCI COME SIAMO STATI INDEGNAMENTE TRADITI E CI TROVIAMO AD AVER COMMESSO UN GESTO IGNOBILE SENZA ALCUN RISULTATO. DA QUESTA TRISTE CONSTATAZIONE ME NE E’ VENUTA UNA PROFONDA AMAREZZA, UN DISGUSTO PER CHI CI CIRCONDA E, QUELLO CHE PIU’ CONTA, UN PROFONDO DISPREZZO PER ME STESSO.
DA MESI, MAMMA, RIMUGINO SU QUESTI FATTI E NON RIESCO A TROVARE UNA VIA D’USCITA, UNO SCOPO DELLA MIA VITA. DA MESI PENSO AI MIEI MARINAI DEL TAZZOLI CHE SONO ONOREVOLMENTE IN FONDO AL MARE E PENSO CHE IL MIO POSTO E’ CON LORO. SPERO MAMMA CHE MI CAPIRAI E CHE ANCHE NELL’IMMENSO DOLORE CHE TI DARA’ ALLA NOTIZIA DELLA MIA FINE INGLORIOSA, SAPRAI CAPIRE LA NOBILTA’ DEI MOTIVI CHE MI HANNO GUIDATO. TU CREDI IN DIO, MA SE C’E’ UN DIO NON E’ POSSIBILE CHE NON APPREZZI I MIEI SENTIMENTI CHE SONO SEMPRE STATI PURI E LA MIA RIVOLTA CONTRO LA BASSEZZA DELL’ORA.
PER QUESTO, MAMMA, CREDO CHE CI RIVEDREMO UN GIORNO.
ABBRACCIA PAPA’ E LE SORELLE E A TE, MAMMA, TUTTO IL MIO AFFETTO PROFONDO E IMMUTATO. IN QUESTO MOMENTO MI SENTO MOLTO VICINO A TUTTI VOI E SONO SICURO CHE NON MI CONDANNERETE.
CARLO
>.


Al termine della lettera Carlo Fecia di Cossato si uccise con un colpo di pistola.
C’è un signore, molto vicino al Presidente Napoletano che mi scrive avvertendomi che lui canta “Bella ciao, ciao, ciao”. E tu, amico lettore, con chi ti riconosci? Con Napolitano e compagno o con Carlo Fecia di Cossato?

 

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