 



                                      

"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si
spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
 |
Pagina
Iniziale
Preferiti
Forum |
|
Fai
conoscere Ilduce.net ai visitatori del tuo blog o del tuo
sito. Scarica i nostri loghi e banner e diffondili.

|
|






|
|
|
ACHILLE
STARACE
(1889-1945)
Il gerarca gran
cerimoniere del regime, meritevole per la promozione di un corretto
"modus vivendi", a fronte però di una grave esplosione retorica.
Achille
Starace nacque a Sannicola di Gallipoli
in Provincia di Lecce il 18 agosto 1889 da un’agiata famiglia di
commercianti di vino ed olio. Studente non particolarmente
brillante, nel 1905 si reca a Venezia per frequentare l’Istituto di
Ragionieria. Quivi si sposa appena ventenne (1909) con Ines Massari,
ponendo però la residenza di famiglia a Gallipoli. Frequentato il
Corso Allievi Ufficiali nei Bersaglieri (1910), si congeda prima
della guerra di Libia. Sempre in Veneto si dedica, come il padre, al
commercio di vini, ma allo scoppio della Grande Guerra conosce e
aderisce all’interventismo Mussoliniano e si arruola volontario.
Combatté valorosamente distinguendosi subito per molti atti di
coraggio e ottenendo una medaglia d’argento al valor militare,
quattro di bronzo e diverse croci di guerra. Viene così promosso sul
campo a Tenente e si congeda come Capitano.
Nel dopoguerra, divenuto Mussoliniano di ferro, è posto a capo dello
Squadrismo tridentino, conducendo una vasta campagna propagandistica
coadiuvato da Farinacci. Presidente del congresso di Bologna che nel
gennaio 1922 vide la nascita della Confederazione delle Corporazioni
Sindacali Fasciste, partecipò alla Marcia su Roma. Fu Commissario
Politico del Gran Consiglio del Fascismo nel 1923. Nel 1924 viene
eletto Deputato, nel 1926 è alla Vicesegreteria del Partito e
diventa Luogotenente Generale della Milizia, entrando nel Gran
Consiglio del Fascismo.
Giunge alla ribalta negli anni ’30 divenendo Segretario Generale del
Partito Nazionale Fascista (1931-1939), promovendo una rinnovellata
importanza politica della carica. In tale veste si fa carico in
prima persona dell’inquadramento delle masse e della diffusione
dello spirito e dell’etica Fascista. In quegli anni fu uno dei
Gerarchi più importanti del Regno e fu il principale organizzatore
delle adunate oceaniche e delle grandi manifestazioni del Regime.
Sua l’introduzione del cosiddetto “sabato Fascista”, giorno dedicato
alle manifestazioni pubbliche del Regime e di tutto il Popolo
d’Italia, unito nel Fascismo, nonché all’attività sportiva ed alla
ginnastica (sabato ginnico). ‘E inoltre lui il cerimoniere delle
manifestazioni e delle adunate, codificandone minuziosamente
l’etichetta. ‘E ancora lui l’inventore e il realizzatore di motti,
saluti e di tutto uno stile che diventerà tipico e caratterizzante
(dal saluto al Duce perfettamente codificato, al “voi” Fascista,
dalle parate dell’Impero alla divisa d’orbace). Sotto la sua guida
il Partito divenne un organo d’importanza sempre maggiore nella vita
pubblica.
Questa impostazione ebbe da un lato molti grandi meriti, dall’altro
alcuni difetti oggettivi. Tra i grandi meriti si annoverano: la
difesa della lingua e della cultura Italiana con l’importantissima
lotta per la purezza della lingua, contro le parole straniere od
errate; la diffusione, anche con l’esempio, delle corrette pratiche
igienico-sanitarie comprensive della promozione sportiva;
l’istituzione delle Colonie marine e montane nonché delle Scuole
rurali per i ragazzi, con il famoso “cambio d’aria” che tanta salute
portò in ispecie alle popolazioni delle regioni povere. Tra i
difetti oggettivi di quest’impostazione si trova invece un notevole
eccesso di vuota retorica e di demagogia, a fronte di una scarsa
reale diffusione dell’etica Fascista.
Con lo scoppio della Guerra d’Etiopia s’arruola volontario ed è
posto al comando della mitica colonna celere, di cui lascerà scritte
le memorie nel celeberrimo libro “La Marcia su Gondar”. Ottiene una
nuova medaglia d'argento al valor militare.
Favorevole alle leggi razziali (1938), si allinea senza discutere
all’alleanza con la Germania. Il 31 ottobre 1939 Starace viene
sostituito da Muti alla Segreteria del Partito e diventa Comandante
e Capo di Stato Maggiore della MVSN. Con la guerra di Grecia
dell'ottobre del 40 è in prima linea al comando della Milizia, ma,
dopo numerose sconfitte, rassegna le dimissioni.
Si ritira quindi dalla vita pubblica, rinunciando a tutte le cariche
e conducendo vita schiva e spartana. Con l’avvento della RSI, si
trasferisce a Milano, disponibile ad un eventuale chiamata del Duce.
Tuttavia i tedeschi e gli stessi Repubblichini non si fidano di lui
e lo confinano a Lumezzane, nel Bresciano, dal giugno al settembre
del 1944, quando torna nel suo appartamento milanese.
Il 28 aprile 1945, tre
giorni dopo la fuga di Mussolini da Milano, mentre in tuta da
ginnastica fa la solita corsa mattutina in strada, assolutamente
ignaro della sorte del Capo, viene apostrofato da un gruppo di
uomini, che quasi scherzando gli urlano “dove vai Starace?”; al che
egli risponde “vado a prendere un caffè”. Ma purtroppo si tratta di
banditaglie partigiane, che lo rapiscono trascinandolo in una scuola
vicina per organizzargli un processo farsa e assassinarlo
barbaramente e altrettanto barbaramente condurlo allo scempio di
Piazzale Loreto.
|