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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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La prima offensiva
italiana
in Africa Settentrionale
di Massimiliano Afiero
PREMESSA
La
situazione militare italiana in Africa settentrionale, mutò
favorevolmente dopo la sconfitta francese ad opera delle forze dell'asse:
la smilitarizzazione delle forze francesi in Tunisia permise lo
spostamento del grosso delle nostre truppe lungo il confine egiziano.
La conquista dell'Egitto e del Canale di Suez, avrebbe permesso all'Italia
di congiungere i possedimenti dell'Africa settentrionale ed orientale e di
eliminare dal Mediterraneo le basi di appoggio della flotta britannica.
LE FORZE IN
CAMPO
In Africa
settentrionale, il governatore della Libia Italo Balbo disponeva della 5a
Armata del generale Gariboldi e della 10a Armata del generale
Berti; una forza di circa 200.000 uomini (oltre a 30.000 soldati libici)
con 339 carri armati leggeri L3 (organizzati in 7 battaglioni
indipendenti), 8 carri Fiat 3000 e 7 autoblindo.
La forza aerea era composta da 315 aerei da caccia e da bombardamento.
La 5a Armata
di Gariboldi, con 500 pezzi di artiglieria e 2.200 autocarri, comprendeva
i seguenti corpi d'Armata:
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X°
Corpo d'Armata
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Generale
Alberto Barbieri
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Divisioni di
fanteria Bologna, Sabratha e Savona
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XX°
Corpo d'Armata
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Generale
Ferdinando Cona
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Divisioni di
fanteria Pavia, Brescia e Sirte
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XXIII°
Corpo d'Armata
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Generale
Annibale Bergonzoli
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1a
divisione Camicie Nere 23 Marzo (Generale Antonelli)
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2a
divisione Camicie Nere 28 ottobre (Generale Argentino)
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2a divisione
Libica (Generale Pescatori)
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La 10a
Armata del Generale Berti, con 1.600 pezzi di artiglieria e 1000
autocarri, comprendeva due corpi d'Armata:
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XXI°
Corpo d'Armata
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Generale
Lorenzo Dalmazzo
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Divisioni di
fanteria Marmarica e Cirene
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XXII°
Corpo d'Armata
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Generale
E.Pitassi Mannella
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Divisione di
fanteria Catanzaro (Generale Stefanelli)
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4a
divisione Camicie Nere 3 Gennaio (Generale Merzari)
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1a
divisione Libica (Generale Sibille)
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Inoltre erano
disponibili le forze del Generale Sebastiano Gallina (Scacchiere
Sahariano) divise in Comando Fronte Sud (2 battaglioni libici, 1 compagnia
mitraglieri, 1 batteria cammellata con pezzi da 65/17 e due sezioni
mitragliere da 20mm) e in Comando Truppe Sahara (1 battaglione sahariano,
1 compagnia mitragiatrici motorizzata, 4 compagnie meharisti e 10
compagnie mitraglieri).
In Egitto, gli inglesi disponevano della Western Desert Force agli ordini
del generale Richard N. O'Connor: circa 40.000 uomini organizzati nella 7a
divisione corazzata, 4a divisione indiana, 6a
divisione di fanteria e una Brigata Neozelandese.
Come mezzi gli inglesi disponevano di 134 carri Mark IV Leggeri, 114 carri
medi Cruiser e 38 autoblindo.
La forza aerea era uguale a quella italiana.
La forza corazzata inglese preoccupava però Balbo, il quale consapevole
della superiorità dei mezzi nemici, chiese subito a Roma nuovi mezzi
corazzati medi più potenti.
Il 20 giugno il governatore della Libia inviò il seguente messaggio al
maresciallo Badoglio:
i
nostri carri d'assalto sono vecchi ed armati solo con vecchie
mitragliatrici: le mitragliatrici britanniche montate sui loro carri hanno
proiettili che riescono a perforare la sottile corazza dei nostri carri.
Noi non abbiamo carri armati, i cannoni anti-carro sono vecchi e non sono
efficaci contro i carri inglesi."
Dopo la disfatta della
Francia, Balbo aveva sperato di sopperire alla mancanza dei materiali e
dell'equipaggiamento, rastrellando il materiale francese in Tunisia, ma
venne fermato dalle condizioni dell'armistizio italo-francese.
Riuscì cosi ad ottenere da Roma, solo la promessa dell'invio di 70 carri
medi M11/39 da 11 tonnellate entro l'inizio di luglio.
PRIMI
SCONTRI
Dopo la dichiarazione
di guerra del 10 giugno 1940, furono gli inglesi a prendere l'iniziativa e
ad attaccare per primi le posizioni italiane lungo il confine libico. Già
l'11 giugno, le autoblindo dell'11° reggimento ussari della 7a
divisione corazzata, varcarono il confine e attaccarono una colonna
italiana scortata da 17 carri leggeri: tutti i carri italiani vennero
distrutti o catturati. Cadde nei combattimenti anche il colonello
D'Avanzo, la prima medaglia d'oro al valore in Africa Settentrionale.
Il 12 ed il 13 giugno si verificarono altri attacchi inglesi contro i
nostri presidi di Sidi Omar e contro la Ridotta Maddalena: i nostri
reparti attaccati dalle forze corazzate corazzate inglesi furono costrette
a ritirarsi. Il 14 giugno venne annientato il nostro reparto a difesa
della Ridotta Capuzzo, mentre il 1° Raggruppamento Libico dovette
abbandonare le posizioni di Sidi Azeiz e ritirarsi verso Bardia.
Vennero organizzate dai nostri Comandi operazioni controffensive che però
non sortirono alcun effetto, per il pronto ripiego delle unità nemiche.
Solo il 28 giugno, dopo la firma dell'armistizio con la Francia, i nostri
alti comandi militari decisero di passare all'offensiva in Egitto:
Badoglio inviò a Balbo un telegramma per comunicargli di spostare tutte
le forze disponibili lungo il confine egiziano e prepararsi all'azione per
il 15 luglio.
Ma proprio il 28 giugno, alle ore 17 e 40, il trimotore S.79 con il quale
Balbo stava giungendo a Tobruck da Derna fu abbattuto per errore dai
cannoni antiaerei dell'incrociatore San Giorgio. In quel momento era in
corso un attacco aereo nemico sulla città, e la contraerea non riuscì a
distinguere l'aereo italiano da quelli inglesi.
Subentrò al comando delle truppe italiane in Africa settentrionale, il
generale Rodolfo Graziani, che già in passato era stato governatore della
Tripolitania, partecipando attivamente alla sua riconquista dopo la prima
guerra mondiale.
Graziani giunse a Tripoli già il 30 giugno. All'inizio di luglio
arrivarono i 70 carri medi M11/39 promessi a Balbo, insieme ad altri 500
veicoli motorizzati.
Il carro medio M11/39 aveva una potenza di 105 Cv ed era armato con un
cannone semiautomatico da 37/40 e due mitragliatrici Breda da 8mm.
I 70 carri M11/39 vennero organizzati in due battaglioni, il I° ed il II°,
che vennero subito inviati al confine con l'Egitto per contrastare le
puntate offensive inglesi, che si erano ripetute anche nel mese di luglio.
Il 5 agosto, nei pressi di Sidi Azeiz i nostri carri medi M11 si
scontrarono per la prima volta con i carri inglesi ed ebbero la meglio:
gli inglesi persero nello scontro 4 carri.
Dal 29 agosto i due battaglioni carri I° e II° vennero inquadrati in due
Raggruppamenti corazzati, il 1° agli ordini del colonello Pietro Aresca
aggregato al XXIII° Corpo d'Armata ed il 2° agli ordini del colonello
Antonio Trivioli aggregato al Gruppo Divisioni libiche. Solo una compagnia
del II° battaglione venne aggregata alla Colonna Maletti.
Ogni Raggruppamento era composto da un battaglione carri M e da tre
battaglioni carri L.
INIZIA
L'OFFENSIVAAlla fine di agosto,
dopo vari alterchi tra Mussolini e Badoglio, Graziani iniziò a progettare
l'offensiva italiana in Egitto: il piano prevedeva un'avanzata su Sidi
El-Barrani realizzata con una doppia manovra, a nord lungo la costa e a
sud attraverso la pista Bir er Rabia - Bir er Enba.
Per trasportare tutti gli uomini con gli automezzi disponibili, venne
deciso di limitare le forze impiegate per l'offensiva a cinque divisioni,
più il Raggruppamento speciale del Generale Pietro Maletti.
Le 3 divisioni del XXIII° Corpo d'Armata del Generale Bergonzoli dovevano
avanzare lungo la strada costiera, mentre a sud dovevano avanzare le due
divisioni libiche del Generale Gallina. Il Raggruppamento Maletti,
integralmente motorizzato e con larga autonomia d'azione,
doveva restare in riserva.
Graziani chiese a Roma altri 600 autocarri per rendere completamente
motorizzata tutta la forza d'attacco.
Alle 15.30 del 7 settembre 1940, Mussolini ordinò l'inizio dell'offensiva
per il 9 settembre, senza gli automezzi richiesti.
SIDI
EL-BARRANI
Preclusa la possibilità
di autotrasportare tutti i reparti, Graziani dovette modificare i piani
per l'offensiva per cui venne deciso di far avanzare il grosso delle
truppe lungo la strada costiera. L'8 settembre vennero diramati gli ordini
per l'avanzata: in posizione avanzata avrebbe agito il Gruppo Divisioni
Libiche, seguito dal XXIII° Corpo d'Armata.
La divisione Camicie Nere 23 Marzo del generale Antonelli venne posta in
riserva, mentre il Raggruppamento Maletti doveva essere pronto per una
eventuale manovra sul fianco dello schieramento inglese.
In appoggio alle truppe di terra, Graziani poteva contare sulla 5a
squadra aerea della Libia, forte di 300 velivoli.
All'inizio la marcia delle nostre truppe in territorio egiziano venne
ostacolata dalle avverse condizioni atmosferiche: si sollevò il ghibli
disturbando la visibilità dei comandi e l'appoggio dell'aviazione,
e la temperatura salì a quarantacinque gradi all'ombra.
Il Raggruppamento Maletti si spinse troppo avanti rispetto alla sua
direttrice originale; i reparti del XXIII° Corpo d'Armata avanzarono
anch'essi troppo velocemente finendo per incrociarsi con le colonne delle
divisioni libiche, creando caos ed intasando la strada costiera.
All'alba del 12 settembre, Graziani si vide costretto ad ordinare 24 ore
di sosta per riordinare lo schieramento delle truppe. Vennero apportate
anche modifiche al piano di invasione: la manovra sul fianco nemico dalla
parte del deserto venne abbandonata, dando precedenza all'avanzata
frontale su Sidi el-Barrani.
L'attacco verso Sollum, la prima località oltre confine, iniziò all'alba
di Venerdì 13 settembre, dopo un pesante fuoco di artiglieria e un
bombardamento aereo. Già alle 8.30 del mattino i nostri reparti avevano
occupato i sobborghi di Sollum costringendo gli inglesi a ritirarsi.
L'avanzata riprese il giorno dopo, rallentata dalla forte resistenza degli
inglesi, che grazie alle loro artiglierie mobili, riuscirono ad
infliggerci notevoli perdite. La strada costiera venne distrutta dal
nemico che prima di ritirarsi ebbe il tempo di predisporre diversi campi
minati.
Questi inconvenienti causarono altri ritardi nella nostra marcia;
costretti ad evitare la strada principale, molti automezzi italiani
finirono per insabbiarsi nelle piste desertiche o peggio saltarono su
qualche mina.
Malgrado tutto, alle 14.45 del 16 settembre le Camicie Nere della 23 Marzo
fecero il loro ingresso a Sidi El-Barrani, ormai abbandonata dagli
inglesi.
Seguirono una serie di ricognizioni in tutte le direzioni, senza però
trovare traccia del nemico.
Le perdite italiane in questi primi cinque giorni di guerra ammontarono a
120 morti e 410 feriti: un terzo delle perdite era di nazionalità libica.
L'aereonautica perse 6 velivoli. Da parte loro gli inglesi lamentarono la
perdita di 50 uomini.
MARSA MATRUH
Caduta Sidi El-Barrani,
le forze inglesi si erano trincerate a 120 chilometri più ad est, a Marsa
Matruh. Il generale O'Connor aveva previsto di sostenere una battaglia
difensiva con i pochi carri che gli erano rimasti; da parte inglese,
almeno per il momento, non poteva essere intrapresa alcuna azione
offensiva. Ma Graziani non proseguì nella sua avanzata, anzì chiese
subito a Roma l'invio di altri automezzi per poter continuare l'offensiva.
Invece di assalire le ultime forze inglesi e annientarle definitivamente,
si preoccupò di migliorare la linea dei rifornimenti e dispose le truppe
in una serie di campi fortificati.
Tra il 7 e l'8 ottobre una colonna celere della divisione Cirene si scontrò
con una colonna motorizzata inglese a Gabr bu Raydan. Ancora una volta,
Mussolini in persona si vide costretto ad ordinare a Graziani l'offensiva
su Marsa Matruh entro il 10-15 ottobre. Graziani, rispose al duce di
essere pronto solo per la fine di ottobre: per attaccare il campo
trincerato inglese di Marsa Matruh, aveva bisogno dei Gruppi di
artiglieria da 149/13, degli automezzi per autotrasportare i reparti e dei
carrelli rimorchio per i nuovi carri medi M13/40 giunti in Africa.
All'inizio di ottobre infatti erano giunti in Africa 37 carri medi M13/40
superiori agli M11: questi nuovi carri erano equipaggiati con un cannone
semiautomatico da 47/32 e da quattro mitragliatrici Breda da 8mm. Gli M13
vennero raggruppati nel III° battaglione Carri.
Con l'inizio della
campagna di Grecia (28 ottobre 1940) Graziani perse ogni speranza di
ricevere i rinforzi richiesti ed iniziò a pianificare l'offensiva su
Marsa Matruh con i soli mezzi a sua disposizione.
Gli inglesi, di fronte all'impasse italiana (a parte un breve scontro
avvenuto il 5 novembre ad est di Maktila), ripresero a stuzzicare i nostri
avamposti.
La sera del 18 novembre si verificarono infiltrazioni di mezzi cingolati
nemici nel nostro dispositivo difensivo intorno a Sidi El-Barrani. Per
ricacciarli dovettero intervenire il battaglione carri M del 1°
Raggruppamento corazzato, una colonna celere della 2a divisione
Libica ed una del Raggruppamento Maletti.
Il giorno dopo, le due colonne italiane respinsero i reparti inglesi, che
però tornarono all'attacco subito dopo colpendo i nostri reparti mentre
stavano ripiegando.
Seguirono combattimenti in retroguardia risolti dall'intervento della
nostra aviazione che mitragliò dall'alto le forze nemiche costringendole
a ritirarsi. Contemporaneamente un gruppo di caccia Cr.42 affrontava in
volo una squadriglia aerea nemica, abbattendo 6 aerei senza subire
perdite.
Gli italiani restarono
a Sidi El-Barrani fino a dicembre, nonostante Mussolini continuasse a
tempestare Graziani di telegrammi e lo incitasse a riprendere l'offensiva.
In uno dei dispacci il Duce fu molto eloquente, circa l'atteggiamento
attendistico del Comandante delle Truppe in Africa: "Questa
lunga sosta a chi ha giovato di più: a noi o al nemico? Non esito un
minuto solo a rispondere, ha giovato di più, anzi esclusivamente, al
nemico".
Gli inglesi infatti
ebbero tutto il tempo per riorganizzarsi e preparare la controffensiva
contro le nostre forze all'inizio di dicembre.
Massimiliano Afiero
Bibliografia:
M. Montanari, "Le operazioni in
Africa settentrionale", Ufficio Storico S.M.E.
A. Bongiovanni, "Battaglie nel
deserto", Mursia editore
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