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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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ALFREDO
ROCCO
(1875-1935)
Il Giurista del Regime Fascista
Alfredo
Rocco nacque a Napoli il 9 settembre 1875.
Intrapresa la carriera Accademica, è libero docente di diritto
commerciale nell'Università di Parma nel 1899, prima straordinario e
poi ordinario della stessa materia nell'Università di Urbino dal
1899 al 1902 e successivamente nell'Università di Macerata sino al
1905. Nel 1907 diviene ordinario di procedura civile nell'Università
di Parma e l'anno successivo in quella di Palermo, mentre dal 1910
al 1925 è ordinario di diritto commerciale nell'Università di Padova
ed in seguito ordinario di legislazione economica e del lavoro
nell'Università di Roma, di cui diventa Rettore dal 1932 al 1935.
La prima manifestazione significativa del suo pensiero politico si
ha a Bologna nel 1907 quando presenta al terzo congresso
nazionale del Partito Radicale una
mozione per trasformare quel movimento in un’organizzazione politica
delle classi medie. Nel 1913 in un articolo su “La Tribuna” auspica
che il Partito Liberale si rinnovi in senso più marcatamente
nazionale e nel dicembre dello stesso anno diventa presidente del
gruppo Nazionalista di Padova.
Nel primo dopoguerra guarda con
interesse al nuovo fenomeno Fascista ed è uno dei primi Nazionalisti
a cogliere nel movimento delle Camicie Nere la possibilità di
restaurare e riorganizzare lo Stato in senso nazionale.
Nel 1921 è eletto Deputato a Roma nel Blocco nazionale
e dopo la Marcia su Roma confluisce con i Nazionalisti nel
PNF (1923); nel Governo Mussolini è
nominato prima Sottosegretario al Ministero del Tesoro e, dopo il 31
dicembre 1922, al Ministero delle Finanze, sino al marzo 1929. Dal
marzo al settembre dello stesso anno è Sottosegretario per
l'assistenza militare e le pensioni di guerra. Riconfermato deputato
alla XXVII legislatura è eletto, il 27 maggio 1924,
Presidente della Camera dei Deputati
e resta in carica sino al 5 gennaio 1925, quando diventa
Ministro di Grazia e Giustizia. Da
questo momento sino al 1932, quando lascia il Dicastero, la sua
attività si concretizza in una serie di leggi e di provvedimenti che
segnano il rinnovamento della legislazione giuridica del Regno ed il
compimento del corpus juris Fascista: dalle leggi fondamentali sulle
prerogative del Capo del Governo alla facoltà per l'esecutivo di
emanare norme giuridiche, dalla disciplina giuridica dei rapporti
collettivi di lavoro alla riforma generale dei Codici,
tra cui l’emanazione dei celebri Codici Penale e di Procedura
Penale che portano il suo nome
(1930).
Nel 1934 è nominato Senatore del
Regno. Muore a Roma il 28 agosto 1935.
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