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Ali Italiane nella Battaglia d’Inghilterra

* di Massimiliano Afiero

All’inizio del luglio 1940, dopo la vittoriosa campagna di Francia e con le armate tedesche attestate sulle coste della Manica, ormai tutto il mondo attendeva la prossima mossa di Hitler: l’invasione dell’Inghilterra.
Tuttavia Hitler, come era già successo a Dunkerque, quando aveva fermato i suoi panzer e permesso l’evacuazione oltre Manica di centinaia di migliaia di soldati alleati, tentennava. Aspettava che il governo inglese inviasse proposte di pace, accettando la supremazia continentale europea tedesca. Ma Churchill e gli inglesi volevano continuare a lottare, sperando in un imminente coinvolgimento degli Stati Uniti nella lotta.
Hitler dal canto suo, non solo temeva la potenza militare americana ma voleva evitare soprattutto lo spostamento del fronte di guerra sul mare, dove la marina inglese poteva vantare una leggera superiorità in uomini e mezzi.

L’OPERAZIONE SEELOWE

La Kriegsmarine non aveva i mezzi necessari per poter stringere l’Inghilterra nella morsa di un blocco navale, ma avrebbe potuto farla capitolare con una grande offensiva aerea. Con questi presupposti, il 2 luglio 1940, l’OKW emanò una prima direttiva circa l’operazione SEELOWE (leone marino), ossia l’invasione del suolo inglese:
“Il Fuhrer, comandante supremo, ha deciso che uno sbarco in Inghilterra è possibile purchè si possa conseguire la superiorità aerea e si possono realizzare certe condizioni. Non è stata ancora fissata la data dell’attacco. Tuttavia i preparativi devono cominciare immediatamente”
Quindi qualsiasi operazione terrestre doveva essere subordinata al totale controllo dei cieli dell’Inghilterra meridionale da parte della Luftwaffe. Churchill, temeva fortemente l’invasione tedesca ed in particolar modo lo sbarco sul suolo inglese delle terribile Panzer Divisionen germaniche; dopo la disfatta in Francia, agli inglesi mancavano armi e mezzi, e l’esercito inglese non era in grado di affrontare un’armata di invasione.
Per la preparazione dell’operazione Seelowe, i tedeschi trasferirono tredici divisioni scelte nelle basi sulla Manica, che dovevano costituire la prima ondata della forza di invasione: 90.000 soldati e 650 carri armati agli ordini del feldmaresciallo Karl Rudolf von Rundstedt.
Gli sbarchi sarebbero avvenuti lungo tre tratti di costa tra Folkestone e Brighton, mentre altri finti attacchi sarebbero avvenuti in Scozia per distogliere l’attenzione della marina inglese. In tre giorni 260.000 uomini dovevano toccare il suolo inglese e spingersi verso il nord.

LA BATTAGLIA D’INGHILTERRA

Prima si sbarcare le forze terrestri sulla costa meridionale inglese, era però necessario annullare la forza aerea inglese, con il bombardamento delle basi aeree e delle installazioni militari.
La forza aerea tedesca venne organizzata in tre Luftflotte comprendenti circa 3.000 aerei:
1.400 bombardieri a lungo raggio
300 bombardieri in picchiata
800 caccia
280 caccia bombardieri
La 2a e la 3a Luftflotte agli ordini dei generali Kesserling e Sperle erano di stanza in Belgio e nella Francia settentrionale mentre la 5a Luftflotte agli ordini del generale Stumpf in Danimarca e Norvegia.
La Royal Air force britannica disponeva di soli 1.200 aerei, di cui 800 caccia monoposto Hurricane e Spitfire; proprio questi ultimi si rivelarono più potenti e veloci dei caccia tedeschi.

Bombardamento su Londra

Bombardamento su Londra

Oltre agli spitfire gli inglesi potevano contare su di un altro vantaggio, il radar, un apparecchiatura in grado di individuare la presenza e la posizione di oggetti distanti mediante la riflessione delle onde radio. I tedeschi ne avevano sottovalutato l’importanza, solo perché si trattava di un’arma di difesa, non utilizzabile quindi nelle azioni della Blitz Krieg.
La Luftkrieg gegen England (la guerra aerea contro l’inghilterra) ebbe inizio ufficialmente il 10 luglio 1940, con il tentativo tedesco di conquistare la supremazia aerea sullo stretto di Dover e preparare quindi il previsto sbarco di truppe terrestri.
Venti Dornier 17, scortati da venti caccia Messerschmitt 109 e trenta caccia bombardieri Messerschmitt 110, agli ordini del colonello Johannes Fink, attaccarono i porti ed i cantieri inglesi sulla Manica.
Intervenne la caccia inglese, ma solo dopo che i bombardieri tedeschi avevano centrato tutti gli obiettivi. Alla fine degli scontri, la formazione di Fink aveva abbattuto tre caccia nemici ed affondato una nave britannica, perdendo però quattro caccia.
Fino alla fine di luglio le operazioni continuarono, con alterni risultati che videro la perdita da parte inglese di circa 150 aerei contro i 260 tedeschi.
All’inizio del mese di agosto, la Luftwaffe iniziò a colpire i campi di aviazione e le sale operative del comando caccia con lo scopo di distruggere al suolo la maggior parte degli aerei inglesi e di attirare la parte restante in una grande battaglia aerea.
Gli inglesi pur subendo notevoli perdite, riuscirono ad evitare il collasso lamentando la perdita di altri 114 aerei: i tedeschi ne persero invece altri 290, non riuscendo ad ottenere la conquista dello spazio aereo britannico.
Dal 13 agosto ebbe inizio l’operazione Adlertag (giorno dell’aquila), voluta da Goering per preparare l’invasione e per distruggere definitivamente la forza aerea inglese: una forza di circa 1.000 bombardieri e 700 caccia effettuarono 2.119 azioni contro obiettivi militari nelle regioni meridionali britanniche, ma ancora una volta la supremazia aerea non fu conquistata.
Dopo una pausa tra il 19 ed il 23 agosto, vennero ripresi gli attacchi ai comandi caccia, che durarono fino all’inizio di settembre senza nessun risultato di rilievo.
Le prime bombe tedesche su Londra caddero il 24 agosto 1940, ma per errore, che venne subito chiarito in un comunicato radiofonico tedesco. Churchill, malgrado le scuse ufficiali nemiche, per ritorsione ordinò un’incursione aerea su Berlino: al di là degli insignificanti danni materiali, l’incursione ebbe un effetto psicologico negativo senza precedenti ed avvenne proprio nel momento in cui a Berlino era in visita ufficiale il ministro degli esteri sovietico Molotov.
Goering ed Hitler infuriati per la violazione dello spazio aereo tedesco, ordinarono la sospensione degli attacchi aerei contro gli obiettivi militari per concentrarli sugli obiettivi civili, Londra in primis. Così facendo, i gerarchi nazisti, diedero la possibilità alla RAF, ormai allo stremo, di riorganizzarsi: gli attacchi terroristici contro le città inglesi non sortirono alcun effetto, se non quello di acuire ancora di più la resistenza del popolo inglese.
Durante il mese di settembre gli impianti a terra inglesi subirono gravissimi danni: sei dei sette aereoporti dell’11° Gruppo del comando caccia a difesa di Londra, furono gravemente danneggiati e molte delle stazioni radar vennero distrutte.
La concentrazione dei bombardamenti sugli obiettivi civili, però allontanò la possibilità dello sbarco terrestre: dalla metà di settembre, dai porti sulla Manica vennero allontanati i mezzi e le truppe dell’operazione Leone marino, l’invasione dell’Inghilterra venne rimandata sine die.
La battaglia area però continuò, e continuarono soprattutto i bombardamenti sulle città inglesi, soprattutto di notte dal momento che gli inglesi non erano ancora in possesso del radar per la difesa notturna.
Londra in particolare venne attaccata ininterrottamente per 57 notti, dal 7 settembre al 2 novembre.

IL CORPO DI SPEDIZIONE ITALIANO

L’Italia quale alleata della Germania, volle partecipare con un proprio corpo di spedizione alla battaglia d’Inghilterra; questa partecipazione venne caldeggiata particolarmente da Mussolini in persona, desideroso di elevare il nostro paese a grande potenza militare. In un discorso il Duce aveva chiaramente affermato che:
“nulla più del sangue versato in comune e dei sacrifici in comune sopportati rende solidi e duraturi i rapporti fra i popoli quando siano animati da una lealtà assoluta e da un’identità di interessi e di ideali”

Un Fiat CR42 del CAI in Belgio

Un Fiat CR42 del CAI in Belgio

La Regia Aereonautica nell’ambito della Prima squadra Aerea di Milano, formò il CAI (Corpo Aereo Italiano), posto agli ordini del generale di s.a. Rino Corso Fougier, da destinarsi in Belgio.
Il Corpo comprendeva due reparti bombardieri (13° e 43° Stormo) con 75 bombardieri Fiat BR.20/M, un reparto caccia (56° Stormo) con 50 Fiat CR42 e 48 Fiat G.50 bis, ed una squadriglia da ricognizione (172a Squadriglia autonoma) con 5 ricognitori Cant Z.1007.
Completavano l’organico diversi velivoli da collegamento e trasporto incluso un Fieseler Storch, dono personale del maresciallo Goering al generale Fougier.
Il trasferimento del Corpo di spedizione italiano in Belgio iniziò all’inizio di Ottobre e potè considerarsi concluso alla data del 20 ottobre: durante i viaggi di trasferimento dall’Italia in Belgio molti velivoli furono coinvolti in una serie di incidenti che non permisero ad alcuni BR.20/M, con vari problemi meccanici, di raggiungere le basi di destinazione.
Il comando del CAI venne posto a Bruxelles, mentre i vari reparti operativi vennero dislocati in sedi diverse:
Il 13° Stormo del comandante Carlo de Capoa all’aereoporto di Melsbroeck
Il 43° Stormo del colonello Luigi Questa e la 172a Squadriglia del capitano Carlo Cippo Pirelli all’aereoporto di Chievres
Il 18° Gruppo del maggiore Ferruccio Vosilla alla base aerea di Ursel
Il 20° Gruppo del maggiore Mario Bonzano alla base di Maldegem
I reparti italiani vennero inqudrati nel 2° Fliegerkorps della Luftflotte 2 di Kesserling, ricevendo anche le relative denominazioni germaniche:
il 13° Stormo divenne la Kampfgeschwader 13, il 14° la Kampfgeschwader 43 ed il 56° la Kampfgeschwader 56. La 172a Squadriglia venne ridenominata invece come 172/Aufklarungsgruppe.
Ad ogni reparto vennero assegnate batterie contraeree tedesche.

LE OPERAZIONI DEL CAI

Quando i nostri reparti giunsero in Belgio, la battaglia di Inghilterra era nella sua terza fase: il suolo britannico era sottoposto ad incessanti incursioni e bombardamenti, ma la disperata azione dei piloti inglesi contrastava efficacemente l’assalto della Luftwaffe.
Al Cai vennero assegnati obiettivi nella zona sud-est dell’Inghilterra, nell’area intorno al centro industriale e portuale di Harwick.
Il 24 ottobre il Cai programmò la sua prima missione sull’Inghilterra: l’attacco con 12 bombardieri BR.20/M del 13° Stormo e 4 del 43° alla zona portuale di Harwick e l’idroscalo di Felixstone.
Durante la notte del 24, iniziarono i decolli dei nostri aerei dagli aeroporti di Melbroeck e Chievres. Ciascun bombardiere BR.20/M disponeva di otto bombe da 100 Kg.
A causa del forte vento il decollo dei velivoli risultò difficile ed un Br20/M della 5a squadriglia del 43° Gruppo guidato dal capitano Carlo Pagani esplose ai bordi della pista uccidendo tutto l’equipaggio.
I velivoli che riuscirono a prendere il volo, incontrarono subito difficoltà durante la navigazione: due bombardieri persero la rotta e furono costretti ad atterrare in territorio francese.
Viste le difficoltà operative incontrate nelle azioni notturne, il Cai programmò per il 29 ottobre una missione diurna sull’area portuale di Ramsgate, con 15 bombardieri Br20/M del 43° Stormo con la scorta di caccia CR.42 e G.50 del 56° Stormo.
I nostri aerei una volta sull’obiettivo furono attaccati violentemente dal fuoco della contraerea inglese e dai caccia britannici; molti bombardieri furono danneggiati gravemente ed alcuni furono costretti a compiere atterraggi di fortuna in territorio belga.

L’OPERAZIONE CINZANO

’11 novembre 1940, insieme con il comando tedesco, venne programmata una complessa operazione aerea: l’obiettivo era un convoglio navale inglese uscito di notte dalle foci del Tamigi e scortato dai caccia decollati da Hornchurch.

Il Corpo Aero Italiano in Belgio

Il Corpo Aero Italiano in Belgio

L’azione del Cai era duplice: 10 bombardieri del 43° Stormo avrebbero attaccato l’area portuale di Harwick, mentre 5 ricognitori Cant Z della 172a squadriglia dovevano effettuare un’azione diversiva su Londra, allo scopo di distrarre le stazioni radar inglesi circa il reale obiettivo della missione.
In appoggio ai bombardieri ed ai ricognitori venne utilizzato l’intero 56° Stormo, con 48 caccia G.50 e 40 CR.42.
L’operazione Cinzano iniziò alle ore 12.10, ostacolata subito da una serie di inconvenienti: i bombardieri persero tempo prezioso durante le operazioni di decollo; i caccia G.50 non riuscirono a porsi di scorta ai bombardieri per le cattive condizioni atmosferiche ed alla fine furono costretti a rientrare alle basi di partenza.
I Fiat Cr42 nell’attendere i G50 nei cieli di Ostenda, non riuscirono anch’essi a porsi subito di scorta ai bombardieri che alle 14.40 giunsero su Harwick quando ormai i radar inglesi avevano lanciato l’allarme.
Seguirono combattimenti furiosi contro i caccia inglesi decollati dagi aereoporti di Martlesham e North Wealth; i nostri modesti CR42, pur essendo inferiori per armamento e velocità seppero tenere testa ai temibili caccia britannici reagendo prontamente all’assalto; l’arguzia e la bravura dei nostri piloti colmarono il divario tecnologico.
Alla fine della battaglia le perdite furono però notevoli: 17 CR42 rimasero gravemente danneggiati e 2 vennero abbattuti.
Le perdite inglesi furono anch’esse notevoli, ma non si conoscono le cifre esatte.

VERSO L’EPILOGO

Nella notte tra il 20 ed il 21 novembre il 13° Stormo del comandante Carlo de Capoa, effettuò un bombardamento con dodici Fiat BR20/M sulla cittadina di Ipswich, lanciando sette bombe da 250 Kg e settanta da 100 Kg. Nell’operazione venne abbattuto un bimotore della 5a squadriglia.
Il 23 novembre 1940 i nostri reparti vennero impegnati in una nuova battaglia aerea: una nostra formazione di CR42, guidata dal maggiore Vosilla, appena giunta sulle coste inglesi venne intercettata da uno stormo di 14 caccia Spitfire inglesi: i nostri piloti, superata la sopresa iniziale, ingaggiarono scontri a suon di raffiche con il nemico abbandonando la zona solo dopo aver abbattuto 5 Spitfire ed averne danneggiati gravemente due, come riportato dallo stesso maggiore Vosilla nel suo diario.
Con le condizioni metereologiche che peggioravano sempre di più per il sopraggiungere dell’inverno, le azioni del Cai iniziarono a diminuire: l’efficienza dei nostri velivoli era molto precaria e dalla madrepatria non erano giunti rinforzi né in uomini né in mezzi.
Nel tardo pomeriggio del 2 dicembre un isolato BR.20/M del 98° Gruppo del 43° Stormo, ai comandi del capitano Ugo Macchieraldo per errore di rotta si ritrovò sui cieli di Londra, sganciando le sue bombe: fu l’unico bombardamento italiano sulla capitale inglese.
Il 21 dicembre il Cai effettuò un nuovo bombardamento sull’area portuale di Harwick.
Proprio nello stesso periodo giunse dallo Stato Maggiore della Regia Aereonautica l’ordine di sospensione dele operazioni aeree contro l’Inghilterra: il 50% dei velivoli era danneggiato e la stagione invernale non permetteva la continuazione dei bombardamenti.
L’ultima missione del Cai venne effettuata il 2 gennaio 1941, quando quattro bombardieri BR20/M del 13° stormo attaccarono il porto di Harwick e la città di Ipswich. Nello stesso mese i reparti rientrarono in Italia, ad eccezione di due unità caccia del 20° Gruppo, la 352a e la 353a squadriglia, che vennero trasferite alle basi di Walkeren in Belgio e Desvres in Francia, continuando le operazioni fino al 15 aprile 1941.
Le perdite complessive del nostro Corpo di spedizione aereo furono di 8 aerei, 20 caduti e 6 feriti. I nostri piloti abbatterono circa 20 aerei nemici e i nostri bombardieri in 315 ore complessive di volo scaricarono sull’Inghilterra 54 tonnellate di bombe.

 

Bibliografia:
Carlo Rossi Fantonetti, “Le Grandi battaglie aeree della seconda guerra mondiale”, editrice Mondadori
Francesco Pricolo, “La Regia Aereonautica nella seconda guerra mondiale”, editrice Longanesi
Giuseppe Santoro, ” L’Aereonautica italiana nella seconda guerra mondiale”, Edizioni Esse

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