ULTIMI AGGIORNAMENTI:

BENITO MUSSOLINI – Parlo con Bruno

© Editore Ulrico Hoepli – Milano 1942
145 pagine, prezzo 15 lire

La copertina

La copertina

«Aviatore di tre guerre, già volontario in Africa ed in Spagna, trasvolatore dei deserti e di oceani, più volte consacrato all’eroismo nella breve parentesi di una giovinezza audace, materiata di fede e di amore, di passione e di battaglie. È caduto al posto di combattimento con negli occhi la gioia dell’ardire, mentre effettuava un volo di prova su di un nuovo apparecchio da bombardamento a grande raggio; una delle più recenti conquiste per le nuove battaglie e per le nuove vittorie, come sanno dare solo i pionieri e gli eroi. Volendo dar maggiori glorie all’ala della Patria, le ha dato la vita»

Recita così l’elogio che accompagna la Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico conferita a Bruno Mussolini, morto vicino a Pisa il 7 agosto 1941 a causa di una avaria al quadrimotore Piaggio108 che pilotava.
Questo libro si presenta come una lettera che il padre scrive al figlio morto, ripercorrendo le fasi della sua breve ma intensa vita.
Bruno, fin da piccolo, si è subito manifestato per la sua intelligenza e vivacità. Nato il 22 aprile del 1918 a Milano, crebbe con l’educazione tipica della gioventù del ventennio. Veniva attratto da tutto ciò che stimolava il suo spirito agonistico, soprattutto lo sport e la velocità. A scuola aveva ottimi profitti, senza sacrificare tutto il tempo allo studio. A 10 anni sapeva già guidare una moto, a 15 un’auto; a 17 anni, prese il brevetto di volo.
La passione per il volo caratterizzò quasi tutta la sua vita: partecipò con il fratello Vittorio alla campagna d’Africa; nel ’37 operò il suo primo volo su grandi distanze nella gara Istres-Damasco-Parigi , ottenendo un ottimo risultato; nel ’38, assieme al suo equipaggio “i sorci verdi”, compie la trasvolata oceanica in tempi record e viene accolto a Rio de Janeiro da una folla di 300 mila persone. Volle sempre essere trattato e rispettato per i sui meriti e non per essere il figlio del Duce. Ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il Diploma alla medaglia militare spagnola per la guerra di Spagna. Ideò e realizzò il LATI (Linee aeree Transcontinentali Italiane), una linea aerea tra Italia e Brasile per il trasporto di merci e persone.
Allo scoppio della guerra, dopo qualche bombardamento aereo, si dedicò allo sviluppo dei veivoli militari fino all’incidente dove trovò la morte all’età di 23 anni.
Il libro è carico di sentimenti e stati d’animo. La voce che odiamo tra le sue righe non è quella virile ed imponente del Duce dell’Italia che parla alle folle oceaniche, bensì quella malinconica ma orgogliosa di un padre ferito dalla perdita del figlio.
Durante la lettura la mente vien spesso trasportata in una piccola stanza dove si scorge, illuminato da una candela, l’autore mentre riporta su carta le parole rivolte al figlio.
Riporto alcuni frammenti del libro:
“Persone che non ricordo mi accompagnano alla tua stanza. Tu sei là, disteso sopra un lettuccio, immobile, con la testa fasciata fino agli occhi chiusi. Le coperte ti coprono tutto sino al collo e sembri dormire. Sul tuo volto qualche macchia di sangue, ma i tuoi lineamenti sono intatti. Ti guardo, mi chino su di te, ti bacio. Non oso scoprirti! Bruno! Il mio Bruno! Brunone come ti chiamavo quando ti accarezzavo con violenza i capelli. Bruno, cos’è accaduto? Un campanello suona. Qualcuno mi dice che debbo andare al telefono. È Riccione che chiama. La madre di Bruno domanda.
– Che cosa è accaduto? Dimmi…
– Bruno è caduto dall’aeroplano stamattina. È morto. Ti mando un apparecchio. Vieni.
Mi giunge il pianto ineguagliabile di una madre, di tua madre, Bruno.”
“Tutte le volte che io ti ricevevo nella qualità di Capo, tu avevi il portamento di gregario. Questi incontri a Palazzo Venezia, in una officina, in un campo, mi davano una speciale emozione. Era un profondo duplice sentimento quello che provavo per te: mio figlio e mio soldato! Ed ero fiero dell’uno e dell’altro! “
“Il mio libro è finito, Bruno, ed io prendo congedo da te. Ho scritto un libro, ancora un libro, ed ora che sono giunto all’ultima pagina, uno strano pudore mi consiglierebbe di lasciarlo inedito, di non farlo circolare fra la gente, di non sottoporlo agli estranei e forse questo potrebbe essere anche il tuo desiderio, schivo com’eri della soverchia pubblicità. Ma questo libro non è un’apologia, non è un’esaltazione: è un racconto, un semplice umano racconto e come tale lo affido specialmente ai giovani perché traggano ispirazione dalla tua vita esemplare.
Il nome dei Mussolini ha avuto dal tuo vivere e dal tuo morire il sigillo di una nobiltà imperitura. Nelle molte generazioni dei Mussolini, vi è ora un giovane capitano che veramente , fascisticamente sdegnava «la vita comoda», che di tutte le attività scelse la più rischiosa, che servì in pace e in guerra l’Italia e che nell’adempimento del suo dovere di soldato morì. Tutto quello che io ho fatto o farò è nulla a paragone di quanto tu hai fatto. Una sola goccia del sangue che sgorgò dalle tue tempie lacerate e scorse sulla tua faccia impallidita, vale più di tutte le mie opere presenti, passate future. Poiché solo il sacrificio del sangue è grande; tutto il resto è effimera materia.
Solo il sangue è spirito, solo il sangue conta nella vita degli individui e in quella dei popoli: solo il sangue dà la porpora alla gloria.”

Recensione curata per Ilduce.net da: Giacomino Timillero

About admin

Inserisci un commento

Scroll To Top