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Qui troverete una
breve biografia su quella che fu la vita di Benito Mussolini. Ovviamente
racchiudere la vita di un uomo che governò l'Italia per oltre 20 anni in una
sola pagina è impresa ardua ed impossibile. Per questo la seguente sarà solo un
breve riepilogo e vi rimandiamo alle altre sezioni per più dettagliate
informazioni sulla vita del Duce.
Benito
Amilcare Andrea Mussolini nasce il 29 luglio 1883 a Dovia di
Predappio, nel Forlivese, da Alessandro, fabbro ferraio, e
Rosa nata Maltoni, maestra elementare. Dapprima studia nel collegio
salesiano di Faenza (1892-1893), poi presso il collegio Carducci di
Forlimpopoli, conseguendo anch'egli il diploma di maestro
elementare.
Sull’esempio del padre, esponente del socialismo facinoroso,
libertario, anarchico e violentemente anticlericale di Romagna,
comincia la sua carriera politica con l'iscrizione al Partito
Socialista Italiano (PSI) a soli 17 anni (1900). Poco dopo,
forse allo scopo di sottrarsi al servizio militare, si reca in
Svizzera, dove fa il suo ingresso negli ambienti rivoluzionari
europei e si accosta alle letture dei principali filosofi politici
del secolo XIX, tra cui Marx, Proudhon, Pareto e Nietzsche. Si lega
in particolare ai rivoluzionari Giacinto Menotti Serrati, futuro
comunista, e Alexandra Balabanov, futura esponente del
PSDI.
Rientrato in Italia nel 1904 dopo essere stato espulso da diversi
cantoni svizzeri per ripetuto ed esasperato attivismo
antimilitarista e anticlericale, si avvale di un’amnistia ai
renitenti alla leva, per compiere quindi il servizio militare nel
reggimento di bersaglieri di stanza a Verona. Per un breve periodo
trova anche il tempo per insegnare presso Tolmezzo ed Oneglia
(1908), dove tra l'altro collabora attivamente al periodico
socialista “La lima”, dopodiché torna a Dovia.
Quivi continua un’incessante attività politica e, fra l'altro, viene
imprigionato per dodici giorni per aver sostenuto uno sciopero di
braccianti. Nel 1909 viene chiamato a ricoprire la carica di
Segretario della Camera del Lavoro di Trento, allora
austriaca, e a dirigere il quotidiano “L'avventura del
lavoratore”. Si scontra presto con gli ambienti moderati e
Cattolici e, dopo sei mesi di frenetica attività propagandistica,
viene espulso dall’Impero Asburgico tra le vibranti proteste dei
socialisti trentini suscitando una vasta eco in tutta la sinistra
massimalista italiana.
Tornato a Forlì, si unisce senza alcun vincolo matrimoniale civile o
religioso con Rachele Guidi, figlia di una concubina
del padre. Insieme ebbero cinque figli: Edda nel 1910, Vittorio nel
1915, Bruno nel 1918, Romano nel 1927 e Anna Maria nel 1929. Nel
1915 sarebbe stato celebrato il matrimonio civile mentre nel 1925
quello religioso.
Contemporaneamente la dirigenza socialista forlivese gli offre la
direzione del settimanale “Lotta di classe” e lo
nomina proprio segretario. Al termine del congresso socialista a
Milano dell'ottobre 1910, ancora dominato dai riformisti, Mussolini
pensa di scuotere la minoranza massimalista, anche a rischio di
spaccare il partito, provocando l'uscita dal PSI della federazione
socialista forlivese, ma nessun'altro lo segue nell'iniziativa.
Sopraggiunta la guerra in Libia, Mussolini appare come
l'uomo più adatto a impersonare il rinnovamento ideale e politico
del partito. Condannato a un anno di reclusione, poi ridotto a
cinque mesi e mezzo, per le manifestazioni organizzate in Romagna
contro la guerra in Africa, diventa protagonista del congresso
di Reggio Emilia (1912), ottenendo l’espulsione dal partito
della corrente più riformista rappresentata da Bonomi e Bissolati.
Assunta la direzione del quotidiano del partito “L’Avanti!”
alla fine del 1912, dà al socialismo Italiano una connotazione
rivoluzionaria e partecipativa.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale, Mussolini
si pone inizialmente sulla posizione ufficiale del partito, la
neutralità. Nel giro di pochi mesi, però, nel futuro Duce matura il
convincimento che l'opposizione alla guerra avrebbe finito per
trascinare il PSI ad un ruolo sterile e marginale, mentre sarebbe
stato opportuno sfruttare l'occasione per riportare le masse sulla
via del rinnovamento rivoluzionario. Interpretando il pensiero di
buona parte della corrente massimalista e delle masse trascinate
nell’esperienza della “settimana rossa” del giugno 1914, si dimette
dalla direzione del quotidiano socialista il
20
ottobre 1914, proprio due giorni dopo la pubblicazione di un suo
articolo che faceva appunto notare il mutato programma, “Dalla
neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante”.
Cerca perciò di portare tutto il partito verso le sue posizioni,
senza riuscirvi. Decide così di fondare un suo giornale e ai primi
di novembre nasce “Il Popolo d'Italia”, foglio
socialista e nazionalista, radicalmente schierato su posizioni
interventiste a fianco dell'Intesa. Il giornale ottiene subito un
clamoroso successo, ma, a seguito di queste prese di posizione
opposte alle direttive del partito, il 25 novembre 1914 viene
espulso dal PSI.
Con l’entrata in guerra dell’Italia viene richiamato alle armi
(agosto 1915). Dopo essere stato seriamente ferito durante
un'esercitazione (1917) ritorna alla guida del suo giornale, dalle
colonne del quale rompe gli ultimi legami con la vecchia matrice
socialista, prospettando l'attuazione di una società produttivistica
capace di soddisfare le esigenze economiche di tutti i ceti,
risolvendo la lotta di classe e superando quindi da un lato il
liberalismo e dall’altro il bolscevismo. E' la nascita
dell’Idea Fascista. Il 23 marzo 1919 in Piazza San
Sepolcro a Milano, con un memorabile discorso, Mussolini,
fonda il primo nucleo di quello che sarà il Partito Nazionale
Fascista, i Fasci di Combattimento, raccogliendo intorno a sé
uomini e idee della sinistra radicale e della destra nazionalista
più accesa. L'iniziativa, inizialmente passata in sordina, raccoglie
lentamente sempre più consensi e il Fascismo inizia a
caratterizzarsi come forza organizzata in funzione antisindacale e
antisocialista. Mussolini ottiene crescenti adesioni e pareri
favorevoli da tutti i settori agrari e industriali, dai contadini
agli operai, dagli imprenditori ai proprietari terrieri, dai ceti
deboli ai ceti medi, ai ceti alti.
Ormai forte e organizzato, Mussolini decide la trasformazione in
Partito Nazionale Fascista (novembre 1921) e si avvia
alla Rivoluzione, che avviene il 28 ottobre 1922 con la
storica Marcia su Roma. Il Re lo chiama quindi al Quirinale
per formare il nuovo Governo Fascista di unità nazionale, costituito
da un gabinetto di larga coalizione che comprende anche i liberali e
i popolari. Il Governo si consolida ulteriormente con la vittoria
nelle elezioni del 1924.
Successivamente Mussolini attraversa un periodo di grande difficoltà
a causa del misterioso assassinio del deputato socialista
Giacomo Matteotti (10 giugno 1924). Mussolini reagisce da
grande statista prendendosi le responsabilità politiche
dell’accaduto, mantenendo intatta la fiducia del Re e del Popolo.
Con la volontaria emarginazione delle altre forze politiche, il PNF
assurge al ruolo di partito unico del Regno e Mussolini, cui il Re
conferisce ufficialmente, accanto al titolo di Presidente del
Consiglio, quello di Duce del Fascismo e Capo del Governo,
riesce così ad intraprendere con ferma decisione un enorme quantità
di iniziative che portano l’Italia ad incrementare i propri indici
di benessere e di potenza in modo eccelso. La sua popolarità cresce
così vertiginosamente e ormai egli è il restauratore delle sorti
d’Italia, il Capo per eccellenza.
Tra
gli innumerevoli successi del Regime si annoverano in
particolare la risoluzione dell'annosa questione romana attraverso
il Concordato (Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929), la bonifica
di intere zone d’Italia e la costruzione dal nulla di un’intera
nuova Provincia (Littoria, 1932), il trionfo nella Guerra d’Etiopia
con il ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma (9 Maggio 1936),
la soluzione dei problemi igienico-sanitari del Paese, il
rinnovamento dell’ordine legislativo e giudiziario, l’istituzione di
un nuovo ed eccellente sistema corporativo e sindacale, la
promozione dei valori etici, sociali, religiosi e della Romanità del
Popolo d’Italia, il prestigio e la forza della Patria all’estero (da
ricordare l’occupazione momentanea di Corfù contro l’ingerenza greca
nel 1923 e l’annessione definitiva di Fiume all’Italia, 1924), e
così via.
Tuttavia, con il passare del tempo, inizia purtroppo ad emergere
sempre più la parte retorica e demagogica della dittatura personale,
che rischia vieppiù di offuscare tutte le straordinarie benemerenze
del Fascismo e del suo Duce.
Isolato dalle “demoplutocrazie occidentali” durante l’impresa
d’Etiopia (inique sanzioni), si avvicina lentamente ma
inesorabilmente alla Germania nazionalsocialista, pur avendola più
volte duramente attaccata per la politica razziale ed
espansionistica (annessione dell’Austria, 1938). Eppure il Duce
ottiene un successo di rilievo con il Patto di Monaco
dello stesso 1938, che sembra sortire il mantenimento della pace
mondiale. Tuttavia, ormai considerato in modo ostile dalle
demoplutocrazie e subendo il fascino della dittatura hitleriana,
giunge alla promozione ed alla promulgazione di inaspettate
leggi razziali di marca antisemita (1938), le quali, benché
assai generiche e blande, getteranno per sempre un’ombra sul suo
operato. Con la firma di un vincolante Patto d'Acciaio (1939),
si assiste ad una definitiva alleanza internazionale con la
Germania.
Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, il Duce,
d’accordo col Re e con gli altri Enti supremi del Regno, decide
inizialmente per la non-belligeranza, ma, entusiasmato dai repentini
successi iniziali di Hitler e pressato da parte della dirigenza del
Regime e dell’opinione pubblica, si risolve per l’entrata in guerra
a fianco dell’alleato tedesco il 10 giugno 1940. Ciò avviene benché
il Duce sia impreparato militarmente e sconsigliato dai più esperti
esponenti militari del Regime, nell'illusione di un rapido e facile
trionfo.

Ciò è purtroppo l’inizio della fine, perché nel giro
di tre anni gli effimeri successi iniziali si trasformano in sonore
sconfitte che preludono al peggio. L’Impero viene già perso nel 1941
e in Grecia le operazioni falliscono miseramente.
Dopo l'invasione anglo-americana della Sicilia e uno
dei suoi ultimi colloqui con Hitler (19 luglio 1943) viene
sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo (25 luglio 1943)
e posto agli arresti dal sovrano che tenta così di salvare la
propria testa dalle responsabilità condivise con il fascismo per
vent’anni. Trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e infine a Campo
Imperatore sul Gran Sasso, il 12 settembre viene
liberato dai paracadutisti tedeschi e portato prima a Vienna e poi
in Germania, dove il 15 settembre proclama, sotto la pressione e la
protezione di Hitler, la costituzione del Partito Fascista
Repubblicano e della Repubblica Sociale Italiana, di cui
diventa Presidente della Repubblica e Capo di Governo, in quasi
totale dipendenza da Hitler. La residenza del governo viene posta a
Salò, nel bresciano, e la zona controllata dalla Repubblica
corrisponde pressapoco al nord del Paese. Si tentano così di
ricuperare, almeno parzialmente, le idealità del Fascismo della
prima ora.
Ormai stanco, indebolito, isolato e privato di ogni credibilità,
Mussolini assiste alla tragica disfatta dell’Asse e quando gli
ultimi reparti tedeschi vengono sconfitti, propone ai capi
partigiani un passaggio ufficiale di poteri, per evitare le violenze
alla fine della guerra, che viene respinto.
Risoltosi a rifugiarsi in Svizzera insieme all’amante Claretta
Petacci, si dirige verso la Valtellina con quel che era
rimasto del Governo e guardato a vista da una colonna tedesca. Viene
però riconosciuto a Dongo dai partigiani, e
assassinano barbaramente il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra,
nel Comasco, da agenti ancora sconosciuti, per poi farne scempio
nell’orgia di Piazzale Loreto. Le spoglie mortali del Duce ebbero
infine pace con la sepoltura nella natia Predappio avvenuta soltanto
nel 1957.
Tra gli scritti del Duce si annoverano: “Claudia Particella,
l'amante del Cardinal Madruzzo” (romanzo apparso a puntate su “Il
Popolo” per 57 giorni a partire dal 20 gennaio 1910); “La tragedia
di Mayerling” (1910, non pubblicato); “La mia vita” (1911-12);
“Giovanni Huss il veridico” (1913); “Vita di Arnaldo” (1932);
“Scritti e discorsi” (1914-39, 12 volumi); “Parlo con Bruno” (1941).
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