Buccino e Gorla: due
località estremamente lontane ed estremamente diverse. La prima
nell'entroterra della provincia salernitana, un paesino sperduto; la
seconda alla periferia di Milano. Entrambe accomunate da barbari
quanto immotivati bombardamenti dei criminali Alleati che
consegnarono alla morte innocenti bambini.
Riprendiamo questo articoli di
Marcello Maresca apparso tempo fa su ACTA, il periodico
dell'Istituto Storico della Repubblica Sociale Italiana.
***
All'indomani
dello sbarco alleato del 9 settembre, le condizioni di vita della
popolazione divennero sempre più precarie. Quelle poche derrate
alimentari fornite tra mille difficoltà nei mesi precedenti, erano
un puro ricordo. Iniziarono a fiorire il mercato nero e fenomeni di
sciacallaggio favoriti dalla libertà concessa ai detenuti per reati
comuni.
Per almeno dieci giorni la situazione
sul fronte dello sbarco non era tranquilla, l'afflusso delle truppe
tedesche fece temere un fallimento dello sbarco se non addirittura
la fuga delle truppe anglo-americane. Proprio in questo contesto fu
determinante l'azione dei bombardieri che incessantemente seminarono
terrore e morte tra le popolazioni inermi.
Tra i tanti episodi più o meno noti
merita di essere ricordato l'eccidio perpetrato ai danni della
tranquilla e pacifica popolazione di un piccolo centro
dell'entroterra salernitano, Buccino, che, come tanti altri, ricorda
le "prodezze" dei liberatori. Questo episodio, più dei tanti altri
forse ancora sconosciuti ai più, può destare raccapriccio e stupore.
Vorrei avvicinarlo a ciò che accadde a Gorla, dove tanti piccoli
innocenti vennero colpiti senza un motivo e una logica. Forse
tentiamo di dare una spiegazione logica per ciò che logico non è,
perchè dettato dalla pura bestialità ed incapacità ad agire ad armi
pari e con lealtà. E' fin troppo facile mostrare i muscoli con i più
deboli e ciò accadde a Buccino come a Gorla.
I corpi di 14 ragazzi vennero lasciati
in un mare di sangue su un piccolo campo di calcio, dove questi
adolescenti trascorrevano le loro giornate estive in attesa della
riapertura delle scuole, che per loro non arrivò mai. L'ignobile
gesto dei "liberatori" non si limitò a spezzare queste giovani vite.
Nella stessa giornata il piccolo paese venne travolto da una marea
di bombe che provocarono un centinaio di morti. La presenza nella
zona di una colonna corazzata di soldati tedeschi aveva
"autorizzato" gli angloamericani a compiere tali eccidi, che nel
corso della guerra diventeranno tristemente frequenti soprattutto
sulla popolazione inerme, colpevole, forse di considerare ancora
alleati i tedeschi, nel rispetto dei patti e non come i caporioni di
turno pronti a saltare sul carro dei vincitori.
Ripropongo per un degno ricordo di ciò
che accadde, un articolo apparso dopo 11 anni dai fatti, pubblicato
su un settimanale locale e a firma di Giacomo Mele, che fu
negli anni successivi valente avvocato del foro salernitano nonchè
combattivo dirigente del Movimento Sociale Italiano negli anni '70.
"Sedici settembre di undici anni fa!
Ogni volta che penso a questa data un'accorata tristezza si diffonde
nel mio spirito e mi torna nella mente, come portato attraverso le
nebbie del tempo da riflessi sanguigni, un ricordo di morte. Il sole
del sedici settembre '43 rischiarò Buccino con sprazzi di torbida
luminosità che scivolavano pesantemente giù dalle non lontane creste
degli Alburni in un'aria immobile ed attonita, mentre neri stuoli di
corvi tracciavano l'azzurra chiarità mattinale con cupe strida,
quasi in un presagio di sventura. Lontano, verso Salerno, rombava il
cannone. I campanili delle chiese dell'industre cittadina suonarono
chiamando i fedeli alla Messa. Una dopo l'altra si aprirono le
botteghe e cominciò a scandire il suo tinnante inno al lavoro
l'incudine del fabbro, a stridere la sega del falegname. Schiere di
donne dai volti adusti di sole attraversando le strade si dirigevano
verso i feraci vigneti degradanti verso il Tanagro per la vendemmia.
Quest'anno però ogni letizia era morta; non un canto si levava dalle
vendemmianti.
Seguivano tacitamente il monotono
zoccolio degli asini carichi di tini con gli occhi pieni d'angoscia
per i loro uomini lontani, travolti nel turbine della guerra. Ma lo
strano presagio di sventure sospeso nell'aria di quel giorno di
settembre, quel non so che di terribile ed al tempo stesso di arcano
che rendeva obliquo il volo degli uccelli e faceva scartare
bruscamente gli asini carichi di mosto per non so qual nervosismo,
non trovava rispondenza nell'animo sempre lieto dei fanciulli, che
la tristezza e la malinconia toccavano fuggevolmente come l'acqua
che cade sulla superficie convessa di uno specchio e, lambitala
appena, rapidamente si sparge. E voi eravate lieti, miei piccoli
amici, che oggi avreste vent'anni, lieti come in tutti gli altri
giorni di quella strana proroga di vacanze. Ricordo: non si sapeva
quando si sarebbero riaperte le scuole, ogni giorno poteva essere
l'ultimo di libertà, ogni giorno potevano riaprirsi per noi le aule
maleolenti di inchiostro e di stantio. Quel sedici settembre era un
altro giorno di vacanza e vi tuffaste felici nello sfolgorio del
sole, che doveva essere il vostro ultimo: una macabra larva dalle
mani scheletrite e lorde di sangue vi tendeva l'agguato tra i
tronchi e le cataste di tavole poste a stagionare presso quella
segheria, che tante volte era stata teatro dei vostri giochi
sperticati. Sapete miei piccoli amici, io la ricordo spesso quella
segheria e le nostre fantastiche cariche per immaginari campi di
battaglia a cavalcioni degli immobili tronchi, e le accanite cacce
alle lucertole con il lungo cappio d'erbaccia, gl'inseguimenti
affannosi alle coccinelle, alle farfalle, e i graffi e gli strappi
procuratici per cogliere le more dalle ostili siepi di rovi: e tutte
tornate dinanzi alla mia mente: Nandino, Adolfo, Tonino, Ettore,
Francesco ed altri ancora; un ghigno birichino, una testa adorna di
riccioli neri, un ciuffo biondo, un viso scanzonato e sorridente, un
camiciotto scucito, un pantaloncino consunto dal divertentissimo
sdrucciolare lungo un canale di cemento, là, dietro la cappella di
San Vito. Giocavate beati tra i i tronchi quando un rombo di motori
vibrò sinistramente nell'atmosfera. Erano gli arerei dei
"liberatori". Voi non temeste: Nessuno in paese ebbe paura: Solo i
colombi che tubavano sugli sbrecciati cornicioni di Sant'Antonio si
levarono in volo nell'azzurro e scomparvero dietro le colline. Altre
volte gli aerei dei "liberatori" avevano sorvolato Buccino, che era
fuori d'ogni rotta strategica, ma si erano limitati a lanciare dei
volantini esortanti la popolazione alla calma ed alla letizia,
poichè tra pochi giorni le truppe alleate ci avrebbero portato la
fiaccola luminosa della civiltà democratica.
Le stesse cose dai microfoni di radio
Londra blaterava qualche rinnegato. E voi, miei piccoli amici, li
vedeste venire gli aerei liberatori ed aspettaste il turbinio dei
volantini nell'aria. La squadriglia volteggiò sul paese, poi si
abbassò, picchiò, sganciò il suo carico di bombe, virò e tornando a
volo radente infierì selvaggiamente con le mitragliere proprio su di
voi fanciulli; falciò coloro che il tritolo delle bombe aveva
risparmiati. Un nero polverone sommerse il paese dilagando anche
sulle campagne circostanti. Quando si fu dileguato, portato via
dalla lieve brezza settembrina, biancheggianti sinistramente al sole
le rovine delle case diroccate, brillò purpureo il sangue di circa
cento assassinati. Tredici di voi, tredici compagni dei miei giochi
di fanciullo, giacevano morti o morenti tra i tronchi dei quercioli
e dei castagni. furono portati al camposanto tra quattro assi male
inchiodate gocciolanti sangue, bagnate di lacrime disperate. I
colombi tubano ancora sui cornicioni di Sant'Antonio e da quel
settembre per undici volte il vino è ribollito nei tini e per undici
volte sono ingiallite e rinverdite le foglie degli alberi. Io mi
fermo talvolta a contemplare i dolci tramonti di settembre; osservo
il morbido gioco delle nuvolette rosate e dei cirri di croco
all'orizzonte; mi prende l'incantesimo delle vaghe fantastiche forme
che i vapori assumono nel ciclo dell'opale. Siete voi che muovete in
mille fogge le nubi, compagni della mia fanciullezza? E' forse
vostro l'argentino cicaleccio che mi carezza leggero le orecchie sul
murmure soave del vento?"
Ilduce.net dedica una preghiera ed il
proprio ricordo ai 14 ragazzi uccisi (erano tredici, il
quattordicesimo morì per via delle ferite ricevute successivamente)
Giuseppe Basile di anni 11; Giuseppe Catone
di anni 14; Antonio Cipriani di anni 10; Adolfo De Chierico di anni
13; Cosimo Grimaldi di anni 13; Ercole Grimaldi di anni 10; Gerardo
De Lucia di anni 11; Armando Li Santi di anni 14; Gerardo Monaco di
anni 7; Gerardo Russo di anni 9; Giuseppe Parisi di anni 13;
Ferdinando Salimbene di anni 11; Ettore Scaffa di anni 11; Francesco
Tozzo di anni 11;
Possiate riposare in
pace.
Noi non vi abbiamo dimenticato.