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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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CARLO
SCORZA
(1897-1988)
Nato
a Paola, nel Cosentino, il 15 giugno
1897, si trasferì a Lucca ancora adolescente, diplomandosi in
ragioneria. Partecipa come volontario alla Grande Guerra,
con il grado di Tenente nei Bersaglieri, guadagnandosi due medaglie
di bronzo al valore militare.
Si iscrive ai Fasci di Combattimento
nel dicembre 1920. Giornalista dal 1920, è direttore de
“L’Intrepido”, fondatore del “Popolo di Toscana” e Capo dello
Squadrismo Lucchese durante la Rivoluzione Fascista. Dal 1931
è direttore di “Gioventù Fascista”.
Durante il Regime ricopre le cariche di Segretario Federale di Lucca
(1921-29) e di Commissario Straordinario di Forlì (1928-29).
Deputato dal 1924 al 1939 e membro del Direttorio Nazionale del PNF
(1929-31), nel dicembre 1932 viene ufficialmente deplorato per aver
scatenato repressioni contro l’associazionismo Cattolico.
Volontario nel conflitto etiopico e nella guerra civile
spagnola, durante gli anni della
Segreteria di Starace rimane in posizione notoriamente polemica
contro la burocratizzazione del Partito e dello Stato.
Consigliere Nazionale (1939-43), membro della Corporazione della
chimica (1938-41) e della Corporazione della siderurgia e
metallurgia (1941-42), presidente dell'Ente della stampa (1940-43).
Vice-segretario del PNF dal dicembre 1942, il 17 aprile
1943 diventa Segretario Generale del Partito,
carica che mantiene fino al 25 luglio 1943, impegnandosi nella lotta
contro il dilagante disfattismo.
Dopo l'arresto di Mussolini, presenta
atto di sottomissione a Badoglio, riuscendo così a ingraziarselo, ma
con la nascita della RSI viene arrestato dai repubblichini e
incarcerato a Verona con l'accusa di tradimento (28 ottobre 1943).
Processato a Parma nell'aprile 1944 viene assolto e confinato a
Cortina d'Ampezzo, donde si appella più volte, inutilmente, a
Mussolini.
Arrestato dopo la guerra dai partigiani a Gallarate (23 agosto
1945), riesce a evadere, riparando in Argentina, dove partecipa alla
politica locale divenendo un acceso peronista.
Rientra in italia soltanto alla fine degli anni ‘70,
morendo a Castagno d’Andrea il 23 dicembre 1988.
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