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Centauro, dall’Africa Orientale all’Rsi: storia di una Divisione

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guerra28La Divisione Corazzata “Centauro” nacque il 20 aprile 1939 e comprendeva nel suo organico il 5° Rgt. Bersaglieri, il 31° Rgt. Fanteria Carrista ed il 131° Artiglieria Corazzata. In realtà un’unità con questo nome venne fondata già il 15 luglio 1937: quella di allora era la 1^ Brigata Corazzata “Centauro”, di cui faceva parte il 31° Rgt. Fanteria Carrista ed il 5° Rgt. Bersaglieri, già utilizzato come base per la 1^ Brigata Motomeccanizzata (1° giugno 1936). Questa divisione, una delle meglio equipaggiate nonché una delle prime divisioni corazzate del regio esercito, venne trasferita in Albania poco dopo la sua occupazione in quanto quel settore era ancora piuttosto “caldo”, militarmente parlando. Nell’agosto del 1940 la divisione lasciò Tirana, nella possibilità di un futuro conflitto con la Grecia (a cui il Duce aveva più volte accennato), per sistemarsi nella zone di Klisura-Tepeleni-Argirocastro. Il 28 ottobre prese parte all’offensiva in Epiro, in direzione Kilibati; il 2 novembre vi fu il “battesimo” del fuoco.

Il disastroso esito dell’offensiva impose il ripiegamento a questa unità, i cui reparti furono frazionati ed inviati come rinforzo alle unità di fanteria. I vari gruppi distaccati operarono in supporto alle divisioni Ferrara, Modena e Siena e poi al XXV° Corpo d’Armata. Alla fine del febbraio 1941 alcuni bersaglieri vennero trattenuti dal XXV° Corpo d’Armata (in vista dell’offensiva di aprile), mentre il resto della divisione si radunò nei pressi di Glava, operando a rinforzo della divisione Siena fino al 15 marzo. Il 31 marzo la divisione si spostò vicino Scutari con quasi tutte le sue forze al completo per le operazioni contro la Jugoslavia, sotto il comando del XVII° Corpo d’Armata. I combattimenti contro le truppe jugoslave che avevano passato il confine e minacciavano i territori italiani nell’Albania settentrionale furono durissimi fin quando il 15 aprile i carristi del 31° Rgt. Carristi travolsero i nemici e si portarono in pieno territorio jugoslavo, procedendo anche all’occupazione di Podgorza, Niksic, Trebinje e Ragusa, prima di ricongiungersi il giorno 17 con le truppe della 2^ Armata italiana. La ripartenza verso il precario fronte greco fu immediata, tuttavia il 22 aprile, mentre la divisione si trovava a Janina, l’unità fu richiamata in patria. La divisione si riordinò dal giungo 1941 all’agosto 1942 nelle regioni piemontesi e friulane, ricevendo nuovi uomini e mezzi. Vi fu però uno smembramento, con il conseguente rimpiazzo, delle unità originarie. Nell’agosto del 1942 la divisione fu destinata alla Libia: gli uomini vennero trasportati via aria ed i mezzi via mare; i frequenti siluramenti da parte delle navi inglesi ne gettarono però una gran parte sul fondo del Mediterraneo. Le truppe vennero così inizialmente impiegate in Libia, infine, completate le fila con nuovi battaglioni dotati di carri M14, furono destinate al fronte; Gafsa, Kasserine, Uadi Akarit sono i nomi delle principali battaglie a cui la divisone prese parte, non ultime quella del Mareth e quelle nelle zone di Tunisi e Biserta. La divisione fu sciolta il 5 aprile 1943, nonostante alcune sue unità combattessero ancora in rinforzo al Deutsche Afrika Korps e alla divisione Pavia fino al 14 maggio, giorno in cui cessò la resistenza delle truppe italo-tedesche. La divisione, tuttavia, fu subito ricostituita in Italia con uomini e mezzi di varia provenienza. Già dalla fine del 1942 il Duce cominciò a considerare di ristrutturare le divisioni corazzate esistenti – Ariete, Littorio e Centauro – adeguando il loro armamento ai tempi ed alle prestazioni delle truppe nemiche.
Lo Stato Maggiore dell’Esercito non si adoperò in modo adeguato per questa ristrutturazione e fu la Milizia a mettere su una prima vera e propria divisione corazzata moderna e competitiva. Dopo vari colloqui fra Mussolini, il Capo di Stato Maggiore della Milizia – Galbiati –, l’ambasciatore tedesco a Roma – Von Mackensen – ed i generali dell’OKW (Oberkommando der Heer), i tedeschi si decisero ad inviare nuove armi e mezzi in Italia, insieme al personale per l’addestramento. Dalle ceneri e dai contingenti rimasti della Centauro, nacque la Divisione Corazzata M; con personale tratto quasi esclusivamente dalla MVSN e come comandante il Console Generale Alessandro Lusana. La divisione fu ufficialmente costituita il 25 giugno 1943 e, archiviati i vecchi carri medi da 14 tonnellate armati con i cannoncini da 47mm, era armata quasi completamente con i mezzi giunti di recente dalla Germania: 36 carri pesanti Tiger, 24 cannoni da 88mm, 46 mitragliatrici mod. 43, 24 lanciafiamme d’assalto e svariati trattori, autocarri e motociclette. La divisione comprendeva il gruppo carri “Leonessa”, i gruppi “Montebello” e “Tagliamento” di Btg. “M” ed il raggruppamento di artiglieria “Valle Scrivia”. Questa divisione era sicuramente un’elitè dell’allora regio esercito e, trasferita da Chiusi a Bracciano, ultimò il periodo di addestramento con una manovra a fuoco il 10 luglio 1943, giorno d’inizio dell’Operazione Husky (l’invasione della Sicilia). Il 14 luglio fu ordinato alla divisione di trasferirsi nel Salento, a difesa di svariati aeroporti; questo era il pretesto per allentare da Roma e rendere quindi parzialmente inoffensiva una divisione bene armata e di chiaro spirito fascista nell’imminenza del colpo di stato che si stava architettando. Galbiati riuscì ad imporsi procrastinando il trasferimento della divisione al 21 luglio. I generali dello Stato Maggiore, anziché preoccuparsi di contrastare adeguatamente l’avanzata anglo-americana sul suolo patrio, si adoperarono come meglio poterono per neutralizzare, o anche rendere inoffensiva, la Divisione Corazzata “M”, costituendo diversi posti di blocco fra essa e Roma. Appresa la notizia del colpo di stato la “M” non reagì e non venne neppure trasferita in Puglia ma bensì a Bagni di Tivoli. Nei giorni seguenti (dal 25 luglio) si verificarono alcuni cambiamenti importanti: la divisione mutò il suo nome in “Divisione Corazzata Legionaria Centauro” (comprendente il Rgt. Legionario Motorizzato, il gruppo corazzato “Leonessa” ed il 136° Rgt. Artiglieria), il comando venne preso dal generale Calvi di Bergolo – genero del Re -, sparirono le emme rosse sulla giubba a favore delle ordinarie stellette e le venne aggregato un Rgt. Bersaglieri e uno di Artiglieria. Non furono questi gli unici cambiamenti: furono sostituiti numerosi militi di certa fede fascista – la guerra infatti continuava – e l’unità divenne di fatto un miscuglio fra elementi dell’esercito e della MVSN. Dopo l’8 settembre la divisione seguì la sorte delle altre nostre forze armate e si sciolse definitivamente il 12 settembre. Dopo lo scioglimento della divisione, la quasi totalità dei suoi effettivi scelse di aderire spontaneamente alla RSI.

Questi i dati della Divisione Corazzata “M” al momento della sua costituzione:

 

Totale uomini: 5700
Armamento:
148 fucili automatici, di cui 78 mitragliatori
46 mitragliatrici pesanti
36 mortai da 45
16 mortai da 81
20 cannoni 47/32
24 cannoni da 88mm (fra contraerei e anticarro)
24 lanciafiamme
36 carri armati, di cui 12 Panzer IV Ausf. G; 12 Panzer III Ausf. N; 12 Sturmgeschutz
Automezzi:
30 autovetture
1 autoambulanza
75 autocarri pesanti
94 autocarri medi
328 autocarri leggeri
12 motocarri
20 trattori
6 rimorchi
3 autofficine
261 motocicli

guerra36Una domanda sorge spontanea: perché la “M”, insieme ad altre forze della Milizia, non reagì al colpo di stato? Alla notizia dell’avvenuta destituzione del Duce, lo Stato Maggiore della “M”, interamente formato da Camicie Nere, si mise in contatto (tramite gli ufficiali tedeschi presenti nel reparto) con lo Stato Maggiore della 3^ divisione Panzergrenadieren per organizzare un’azione militare verso Roma. Il Capo di Stato Maggiore della MVSN – Galbiati – prese contatti con il comandante della “M” Lusana, affinché una simile evenienza fosse evitata. Non fu l’unico tentativo di rivolta delle forze fasciste, ma sia l’intervento di Galbiati sia quello del segretario del partito Scorza, evitarono sollevazioni e pronunciamenti vari; anche perché la guerra “continuava”. Nel suo memoriale il Generale Lusana spiega che tentò subito di mettersi in contatto con Galbiati per un’azione di forza, tuttavia quest’ultimo decise di non mobilitare la Milizia in quanto gli era stato chiesto che il corpo continuasse a cooperare con l’esercito in guerra ed inoltre era palese che alcune unità dell’esercito erano state dislocate in punti strategici per reagire con le armi ad una qualsiasi rivolta da parte dei fascisti o dei tedeschi (vedi la divisione Ariete che con i suoi 300 carri con cannoni da 75mm con proiettili perforanti aveva fatto rivedere le proprie intenzioni anche ad una divisione celere tedesca diretta verso Roma). Si voleva evitare la guerra civile e, nel frattempo, Galbiati venne sostituito da Armellini, il quale dispose l’immediata sostituzione di Lusana con Calvi di Bergolo. A scioglimento della divisione avvenuto la maggior parte degli uomini, salvo qualche sporadica dispersione, si unì alla 2^ Divisione Paracadutisti Leggera e si diressero verso Nord, dove già prima della costituzione della Repubblica Sociale si organizzarono per ricostituire le loro unità in vista della prosecuzione della guerra a fianco dei tedeschi. Verso metà settembre si formò la 1^ Legione d’assalto “M” (comprendente elementi del 79° e 41° battaglione cc.nn. – che costituiva il “vecchio” gruppo Tagliamento – e il 16° battaglione “M”) agli ordini del seniore Zuccari; sempre quest’ultimo ricostituì in seguito ad Alessandria la legione Tagliamento. Nell’inverno 1943 si formò a Novara il battaglione “M” Montebello, composto dagli elementi del 6°, 12° e 30° battaglione “M” (l’ex gruppo “Montebello” della Divisione Corazzata “M”); sempre proveniente dalla stesa unità si riunì al Nord anche l’intero gruppo carri “Leonessa”.

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