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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Qualche anno fa il Presidente del Consiglio dei ministri italiano Silvio Berlusconi, in uno dei suoi tanti show, parlando del confino fascista lo definì come un "luogo di villeggiatura" al quale venivano spediti gli oppositori del regime di Mussolini. Le isole di Ponza, Ventotene, oggi bellissime localita turistiche erano, tra le altre, utilizzate a tal scopo.

 

Nonostante ciò la definizione di villaggio turistico non è certamente idonea a descrivere il confino durante il ventennio fascista anche se tale misura non era neppur minimamente paragonabile ai gulag russi o ai campi di concentramento come invece vorrebbe farci credere la solita mediocre storiografia italiana.

Non è ancora vero che al confino ci venissero mandati solo gli oppositori politici: terroristi e criminali affollavano le strutture all'uopo dedicate. In altre invece erano accolti i dissidenti tra cui nome di spicco in quegli anni fu certamente quello di Antonio Gramsci.

Ecco la definizione precisa di confino:
- Provvedimento di pubblica sicurezza consistente nell'obbligo di dimorare in un comune della repubblica italiana diverso dalla residenza del confinato o in una colonia agricola, per un periodo da uno a cinque anni, con l'obbligo del lavoro e con l'osservanza delle prescrizioni stabilite dalla legge e dall'autorità competente. Nel codice penale Zanardelli, il confino era considerato una pena, mentre la legislazione vigente, abolendolo come tale, l'ha mutato in misura di prevenzione contro le persone socialmente pericolose, cioè, gli ammoniti che perseverino nella loro condotta contraria all'ordine pubblico,e le persone diffidate, ovvero quelle che siano tenute in particolare cattiva reputazione quali sospetti autori di azioni delittuose.

Durante il fascismo, il confino fu applicato anche alle persone ritenute svolgenti attività contraria alla politica del regime. L'istituto del confino è stato profondamente mutato, con la legge 27 dicembre 1956, n. 1423, al fine di dargli una disciplina coerente con la Costituzione. In base a tale legge è lasciata al questore la facoltà di diffidare a cambiare condotta quelle persone il cui comportamento risulti socialmente e moralmente riprovevole. Qualora le persone suddette non abbiano cambiato condotta nonostante la diffida del questore, quando siano pericolose per la sicurezza pubblica o per la pubblica moralità, può essere applicata ad esse, nei modi stabiliti dalla legge citata, la misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza. Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto, ove le circostanze del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province. Nei casi di particolare pericolosità, può essere imposto l'obbligo del soggiorno in un determinato comune. La misura di prevenzione è applicata con provvedimento del tribunale, che ne stabilisce altresi la durata. La legge 22 maggio 1975, n. 152, che ha modificato un articolo della legge n. 1423, non ha abrogato le norme suddette.

Alcune foto dal Confino:


(A sinistra in seconda fila a partire dal basso Antonio Gramsci)


(
Nei Gulag russi di certo non si beveva vino a tavola)


(Un istante di vita quotidiana dei confinati)

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