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L'Inferno di
Dieppe
di Massimiliano Afiero
Perché Dieppe
Nella
primavera del 1942, le forze armate tedesche e italiane erano all'apice
della loro potenza militare. Più della metà dell'Europa era nelle loro
mani: gli eserciti di Germania e Italia erano schierati dalla costa
atlantica alle porte di Mosca, da Capo Nord ai Pirenei, dal Mare del
Nord alla Crimea; in Africa settentrionale l'8a Armata
britannica si stava ritirando in Egitto.
La minaccia di uno sbarco in Inghilterra era sempre in agguato e sul
mare i sottomarini tedeschi colavano a picco una quantità di naviglio
alleato superiore a quello che usciva dai loro cantieri navali.
All'ovest solo l'Inghilterra fronteggiava le Armate tedesche, dal
momento che gli Stati Uniti stavano ancora riprendendosi dallo shiaffo
di Pearl Harbour.
All'est Stalin, dopo aver evitato la perdita di Mosca grazie al rigore
dell'inverno sovietico chiedeva a gran voce ai suoi nuovi alleati,
l'apertura di un secondo fronte all'ovest per allegerire la pressione
tedesca contro il suo paese.
In Gran Bretagna c'erano centinaia di migliaia di soldati, venuti dai
paesi occupati dai tedeschi e dal Commonwealth, che non aspettavano
altro di essere impiegati in combattimento.
E così, la direzione delle Operazioni combinate di Lord Mountbatten
iniziò ad elaborare piani per poter impiegare questa gran quantità di
materiale umano. Si trattava per lo più di missioni speciali ad effetto
limitato, come il raid di Saint Nazaire.
Roosevelt e Churchill insieme ai loro Stati Maggiori chiesero a
Mountbatten un piano di attacco contro un grande porto nemico, alfine di
soddisfare due esigenze: innanzitutto placare le insistenti pressioni di
Stalin circa l'apertura del secondo fronte ad ovest, ma anche fare
esperienza per una grande invasione del continente prevista per il 1943.
L'Operazione Rutter
Tenendo conto delle possibilità tecniche e del raggio di azione dei
caccia in decollo dalle basi inglesi, l'obiettivo non poteva non essere
un porto della Manica.
Il porto di Cherbourg sarebbe stato l'ideale ma era troppo lontano dalle
basi aeree e cosi all'inizio di aprile la scelta cadde su Dieppe:
l'operazione contro il porto francese venne inizialmente denominata
Rutter. Dieppe distava solo 108 chilometri dalle coste inglesi,
possedeva una spiaggia seguita da una vasta spianata di circa un
chilometro e mezzo.
Le difese tedesche vennero ritenute dai servizi informazioni alleati
scarse.
Venne pianificata un'azione suddivisa in tre fasi: prima un lancio di
truppe aviotrasportate con paracdute e alianti, poi un bombardamento
aereo e navale doveva precedere lo sbarco della fanteria. Distrutte le
installazioni militari tedesche nell'area le truppe si sarebbero dovuto
reimbarcare prima che giungessero in zona i rinforzi nemici.
La preparazione del Raid
Per
quanto riguarda il grosso delle truppe da utilizzare nell'operazione,
dal momento che gli inglesi erano già impegnati su troppi fronti di
guerra, la scelta cadde sul contingente canadese perché ritenuto il più
compatto e il più numeroso. Vennero fatte pressioni dallo stesso Primo
ministro canadese Mackenzie King su Churchill, affinchè i canadesi
partecipassero all'operazione al gran completo. I 7.499 ufficiali e
soldati canadesi della 2a divisione canadese erano in
Inghilterra da due anni e non avevano ancora avuto l'occasione di essere
impegnati in combattimento.
Il generale John Hamilton Roberts, comandante della 2a
divisione canadese, fu messo al comando delle forze terrestri
dell'operazione Rutter.
Il vice-maresciallo Leight Mallory di quelle aeree ed il
contrammirraglio Baillie-Groham di quelle navali; quest'ultimo venne
sostituito in seguito da Hugues-Hallett.
Gli
obiettivi della missione erano i seguenti:
1.
Distruggere le difese
nemiche nell'area di Dieppe
2.
Demolire le installazioni
dell'aeroporto di Saint-Aubin
3.
Distruggere le stazioni
radio, le centrali di energia, le installazioni del porto e della
stazione e i depositi di carburante
4.
Prendere possesso delle
banchine del porto per le operazioni di reimbarco
5.
Impadronirsi dei documenti
segreti nascosti a Arques la Batailles
6.
Fare dei prigionieri
Le
truppe che dovevano partecipare all'operazione vennero trasferite
sull'isola di Wight per prendere parte alle esercitazioni di sbarco.
Modifiche al piano
La
prima modifica al piano fu dovuta al maresciallo dell'aria Sir Arthur
Harris che si rifiutò di rischiare i suoi bombardieri su Dieppe:
sarebbero stati inutilmente esposti alla caccia nemica, ma in questo
modo le forze terrestri non avrebbero potuto contare sul bombardamento
preventivo delle posizioni nemiche.
Le prime vere esercitazioni allo sbarco presero il via all'inizio di
giugno, ed evidenziarono subito i problemi e le inesperienze degli
alleati in fatto di operazioni anfibie.
La data di inizio dell'operazione, prevista per il 21 giugno fu spostata
a luglio. Il 3 luglio, 200 imbarcazioni parteciparono ad una nuova
esercitazione, chiamata in codice Klondike I, con tutte le truppe a
bordo. Verso mezzogiorno i comandanti avvertirono che non si trattava di
un'esercitazione, l'obiettivo era Dieppe.
All'alba del giorno dopo, nello stupore generale, le coste di Dieppe non
si vedevano; le navi erano ritornate all'isola di Wight. I paracadutisti
e gli alianti non erano partiti a causa delle cattive condizione
atmosferiche: l'operazione era stata rinviata sine die.
Il 12 luglio l'operazione venne ridenominata Jubilee: a differenza di
Rutter era stato eliminato l'impiego dei paracadutisti e degli alianti,
sostituiti dai commandos ed erano stati annullati i massici
bombardamenti aerei che avrebbero potuto causare molte vittime civili.
La data X venne fissata per il 19 agosto: alle ore 4.50 i commandos
dovevano sbarcare sulle spiagge di Dieppe ad est e ad ovest della città,
neutralizzare le batterie costiere tedesche per facilitare l'attacco
frontale contro il porto. L'operazione Jubilee doveva durare 12 ore e si
doveva concludere con il reimbarco del maggior numero delle forze
superstiti.
I mezzi e gli uomini
Le
forze terrestri per la nuova operazione Jubilee comprendevano:
la
2a
divisione canadese, comprendente la 4a e la 6a
Brigata composte a loro volta da:
I South Saskatchewan
La Royal Hamilton Light Infantry
I Fusiliers Mont Royal
L'Essex Scottish Regiment
Il Royal Regiment of Canada
I Queen's Own Camerons of Canada
· Il 14th
Canadian Army Regiment "Calgary Regiment" (50 carri Churchill anfibi)
· Il 1° battaglione dei
Rangers americani
·
Le unità Commando inglesi 3
e 4
·
Il Commando A dei Royal
Marines
Le
forze aeree e navali comprendevano reparti inglesi, canadesi e francesi.
Più di 6.000 uomini, di cui 4.963 canadesi della 2a
divisione, compresi gli equipaggi dei 50 carri Churchill del Calgary
Regiment, più di 1.000 inglesi delle unità Commandos e dei Royal marines,
50 rangers americani ed una ventina di militari del 10° comando
interalleato impegnati soprattutto nella marina e nell'aviazione di
diversa nazionalità: polacchi, australiani, neozelandesi, belgi, cechi e
francesi.
Il trasporto sarebbe stato assicurato da 250 imbarcazioni: navi
trasporto truppe, cacciatorpediniere, cannoniere, vedette e mezzi da
sbarco.
Gli imbarchi sarebbero avvenuti da cinque porti differenti: Shoreham,
Newhaven, Southhampton, Portsmouth e Gosport.
Un migliaio di aerei (caccia, caccia-bombardieri e bombardieri leggeri)
avrebbero garantito la copertura aerea della forza da sbarco.
Forze tedesche
Le
truppe tedesche sul fronte occidentale erano sotto il comando del
Felfmaresciallo Von Rundstedt. Dieppe era stata occupata dai tedeschi il
10 giugno 1940. Nel 1942, era la XVa Armata tedesca, con
quartier generale a Tourcoing, responsabile della difesa delle coste del
Mare del Nord e della Manica. In modo particolare tra Dieppe e Pourville
la difesa era assicurata dal 571° Reggimento di fanteria agli ordini del
colonello Hermann Bartelt. Questo reggimento dipendeva dalla 302a
divisione di fanteria tedesca agli ordini del Generalmajor Konrad Haase
con quartier generale a Envermeu, a circa 20 km da Dieppe.
La 302a divisione difendeva 70 chilometri di costa e
comprendeva le seguenti unità:
570°
reggimento (colonello von Gzettritz)
571° reggimento (colonello Hermann Bartelt)
572° reggimento (colonello Boie)
302° reggimento di artiglieria (colonello Siggel)
302° Battaglione pionieri (capitano Stahl)
302° reparto trasmissioni (capitano Brosc).
A
destra della 302a divisione, c'era la 321a
divisione di fanteria e sulla sinistra la 332a. Altre
divisioni erano dislocate a poche ore da Dieppe tra Caen e Dieppe: 336a,
225a e 716a. Più lontano c'erano la 6a,
la 7a e la 10a Panzer Division.
Il 571° reggimento si presentò nel giorno dello sbarco con gli effettivi
completi grazie all'arrivo di 1.300 uomini giunti a fine luglio presso
la divisione e altri 1.100 il 12 agosto. Il generale Haase li ripartì
equamente tra i vari reggimenti della divisione.
Il 571° reggimento comprendeva una compagnia reggimentale, due
battaglioni di fanteria, un battaglione del genio, un reparto di
artiglieria, tre batterie costiere, quindici batterie di mortai pesanti,
numerosi mortai leggeri, mitragliatrici, pezzi anti-carro e delle unità
ausiliarie.
Era quindi una forte unità dislocata lungo 11 chilometri di costa che
gli alleati si accingevano ad attaccare: le scarse forze tedesche a
difesa di Dieppe rilevate dall'Intelligence inglese.
Inoltre il reggimento poteva contare sull'appoggio degli altri reparti
(circa 6.000 uomini) della divisione, di una compagnia di carri e se ci
fosse stato bisogno delle altre divisioni vicine. I reparti della 10a
Panzer Division erano stazionati ad Amiens a circa otto ore di marcia da
Dieppe.
A Puys la difesa era assicurata da 120 uomini della Luftwaffe della 23a
Schwere Funkmesskompanie (Oberleutnant Weber) e dal Flakuntergruppe
Dieppe preposto alla difesa antiaerea.
Due battaglioni (Major Von Bonin e Major Richard Schnösenberg) e lo
Stato Maggiore del 571° Reggimento erano a Dieppe: il Kommandatur era
installato all'Hotel Select.
Nei mesi precedenti erano state effettuate diverse opere di rinforzo
delle difese costiere: erano stati costruiti alte mure di calcestruzzo
che ostruivano l'accesso alla città dal mare e sul bagnasciuga erano
stati disposti diversi ostacoli anticarro e antisbarco, nonché migliaia
di mine.
Le difese più importante erano però le grosse batterie di artilgieria
costiera: la batteria 813 a Varengeville (capitano Schöler), la batteria
2/770 a Berneval, la batteria 8/302 a Neuville e la batteria 7/302 sopra
Pourville.
Gli alleati attribuirono ad esse dei nomi in codice: Hess, Hindenburg,
Bismark e Rommel. Queste batterie erano armate con cannoni da 150, 105,
75 e anche da 170mm (Berneval).
Erano l'obiettivo dei commandos inglesi che dovevano impedire che
facessero fuoco sulle forze da sbarco.
Alle batterie c'erano elementi del 527° reggimento di artiglieria
provenienti dall'Heerenküsten-Artillerie-Abteilung 770 (maggiore Wastl).
Tra queste batterie erano stati inseriti reparti del 302° Reggimento di
artiglieria.
La 10a Panzer Division (generalleutnant Wolfgang Fischer) era
dislocata ad Amiens e poteva intervenire in meno di otto ore lungo tutta
la costa della Picardia e dell'Alta Normandia. Costituiva dunque una
seria minaccia per le forze da sbarco. Non sarà comunque impiegata in
battaglia; quando i suoi reparti arriveranno a Dieppe gli ultimi
superstiti inglesi e canadesi si stavano arrendendo.
Per quanto riguarda le forze aeree, lo spazio aereo della regione
dipendeva dal Jagdflieger-furung 2 (colonello Hüth) e 3 (colonello Ibel).
Le previsioni metereologiche annunciarono per il pomeriggio del 19
agosto un tempo uggioso, per cui il quartier generale della 3a
flotta aerea (generale Sperrle) aveva concesso il riposo ad un terzo
degli equipaggi. Gli alleati avevano stimato che la Luftwaffe poteva
opporre dai 300 ai 400 apparecchi contro i loro circa 1.000 velivoli.
Decollati dalle basi di Deauville, Evreux, Dreux, Beaumont le Roger,
Saint Omer i caccia tedeschi inflissero gravi perdite alla flotta aerea
alleata, effettuando fino alla sera del 19 ben 945 sortite.
In quanto alla Kriegsmarine non partecipò attivamente alle difese, salvo
il fortuito incrocio con il naviglio nemico che determinò lo stato di
allerta lungo tutta la costa.
Truppe di marina, circa 200 uomini, erano presenti a Dieppe agli ordini
del fregatenKapitan Wahn e parteciparono alla difesa del porto.
Il raid
Al mattino del 19 agosto 1942, da Saint-Marguerite
a Berneval, otto spiagge della costa di Dieppe furono il teatro
dell'operazione Jubilee. All'est e ad ovest di Dieppe, ciascuno degli
assalti aveva dei precisi obiettivi strategici.
Il lungomare di Dieppe era stato suddiviso in zone
a cui vennero dati nomi convenzionali:
Varengeville sur mer e Sainte
Marguerite sur mer: Orange beach
Pourville sur mer: Green beach
Dieppe: Red e White beach
Puys: Blue beach
Berneval le grand: Yellow
beach
Gli imbarchi delle truppe dai porti inglesi
iniziarono alle 10 del mattino del 18 agosto: si pensava fosse la solita
esercitazione, ma quando furono a bordo venne comunicato dai loro
ufficiali che si trattava invece della vera operazione.
Alle 16.00 del pomeriggio tutti gli uomini, i mezzi
e gli equipaggiamenti erano stati imbarcati. Verso sera iniziarono a
salpare.
Le navi cariche di truppe attraversarono
silenziosamente la Manica; durante tutta la notte avanzarono in tutta
calma verso la costa francese. Un po’ prima dell'alba, la flottiglia che
doveva sbarcare ad est di Dieppe (Gruppo 5), tra Berneval e Belleville
incrociò un convoglio tedesco proveniente da Boulogne-sur-mer: si
trattava di cinque navi scortate da 3 cacciatorpediniere agli ordini
dell'Oberleutnant Bögel. Ne seguì subito un breve ma intenso scontro a
fuoco.
Le imbarcazioni sull'ala sinistra del convoglio che
trasportavano gli uomini del Commando numero 3 vennero disperse: su 23
imbarcazioni solo sette riuscirono a sbarcare le truppe fino alle
spiagge di Berneval e Belleville.
Ma la conseguenza più grave di questo incidente, fu
l'aver allertato le difese costiere tedesche. Il rumore delle esplosioni
al largo della costa mise in allarme tutto il sistema difensivo sul
litorale: in meno di dieci minuti dall'inizio dello scontro le batterie
erano pronte a fare fuoco sul naviglio nemico.
Saint-Marguerite e Varengeville: operazione riuscita
Malgrado l'allarme dato a tutte le unità tedesche
sulla costa di Dieppe, la missione dei commandos guidati dal tenente
colonello Lord Shimmy Lovat venne portata a compimento.
A sud del villaggio di Varengeville i tedeschi
avevano installato la batteria 813 (Hauptmann Schöler), battezzata dagli
alleati la batteria Hess. Insieme alla batteria Goebbels doveva impedire
qualsiasi avvicinamento nemico a Dieppe: i suoi sei potenti cannoni
avevano una gittata di 22.000 metri.
La batteria Hess era l'obiettivo del Commando
numero 4, agli ordini di Lord Lovat, 245 uomini che sbarcarono sulla
Orange Beach divisio un due gruppi.
Alle ore 4.53, un primo gruppo di commandos,
composto da 70 uomini e guidati dal maggiore Mills Roberts,
approfittando di un attacco dei caccia Hurricane contro le batterie
tedesche, riuscì a sbarcare a Vasterival (spiaggia chiamata in codice
Orange 1).
Alle 4.50 quasi contemporaneamente, l'altro gruppo
guidato da Lord Lovat, forte di 170 uomini, sbarcò a Sainte-Marguerite
(in codice spiaggia Orange 2) sotto il fuoco di appoggio delle vedette
di scorta.
Le due spiagge Orange 1 e 2 erano separate da un
promontorio sul quale si ergeva il faro di Ailly, abbattuto dal fuoco
degli spitfire britannici.
Alle 5.50 i commandos di Mills Roberts attaccarono
la batteria tedesca che aveva iniziato a fare fuoco in direzione della
spiaggia; sparando con tutte le armi pesanti a loro disposizione, mortai
e pezzi anticarro, riuscirono a ridurre al silenzio la batteria; un
colpo di mortaio finì nel deposito munizioni provocando panico e
confusione tra i difensori.
Alle 6.10 con l'arrivo dei commandos di Lord Lovat
venne sferrato l'assalto alla batteria da sud: dopo sanguinosi
combattimenti corpo a corpo i difensori tedeschi vennero sopraffatti. I
commandos inglesi fecero saltare le culatte dei sei pezzi della batteria
per renderli inutilizzabili, dopodichè si ritirarono. La missione poteva
dirsi compiuta: malgrado la pronta reazione tedesca e il sopraggiungere
di nuovi reparti nemici, i commandos riuscirono a reimbarcarsi portando
con sé anche i feriti.
BERNEVAL: successo tattico limitato
La missione del Commando Numero 3 consisteva nel
distruggere la batteria Goebbels situata sulla costa di Berneval. Il
commando era diviso in due gruppi: uno, agli ordini del maggiore Peter
Young, doveva sbarcare sulla spiaggia Yellow 2 nei pressi della Val du
Pretre; l'altro, agli ordini del colonello Durnford Slatter, doveva
sbarcare sulla spiaggia Yellow 1 a Berneval.
L'obiettivo era quello di circondare le forze
tedesche a difesa della batteria e neutralizzarle. Le cose però non
andarono per il verso giusto.
Il Gruppo Slatter sbarcò con 25 minuti di ritardo:
accolti da un pesante fuoco di sbarramento nemico, molti commandos
vennero colpiti prima di riuscire a mettere piede a terra. L'operazione
di congiungimento con i commandos di Young non riuscì.
Nel frattempo il Gruppo di Young, composto da circa
una ventina di commandos, era giunto alle spalle dell'obiettivo. Dopo
circa un'ora di inutile attesa dei commandos dell'altro gruppo, gli
inglesi si lanciarono all'assalto della batteria riuscendo ad avere
ragione delle truppe a difesa della postazione. Dopo aver messo fuori
uso i cannoni della batteria, i commandos riuscirono a reimbarcarsi alle
8.15 portando con sé un solo ferito.
PUIS: eroismo e tragedia
Sulla spiaggia di Puis, nome in codice Blu, la
missione del Royal Regiment of Canada e del Royal Highland Regiment si
trasformò in un massacro.
L'obiettivo dei canadesi era quello di
neutralizzare la batteria Bismark, attestarsi sulla scogliera di
Neuville e proteggere lo sbarco degli altri reparti sulla spiaggia di
Dieppe.
Il successo di questa operazione richiedeva due
fattori: il silenzio e l'oscurità. Inutile dire che non si attuò nessuno
dei due. Alle 5.05 quando i soldati sbarcarono sulla spiaggia furono
accolti da un violento fuoco delle mitragliatrici e dei mortai tedeschi
appostati sulla costa. Con l'intensificarsi della luce con il
sopraggiungere dell'alba i tedeschi aggiustarono il loro tiro falciando
le truppe nemiche; il naviglio di scorta alleato si era dileguato, per
cui i canadesi rimasero da soli senza fuoco di appoggio.
I soldati tentarono di avanzare fino agli ostacoli
sul bagnasciuga per cercare riparo, ma i pochi che ci riuscirono
finirono subito prigionieri dei tedeschi.
Alle 6.30 l'operazione poteva dirsi tragicamente
conclusa. Le truppe canadesi erano immobilizzate sul bagnasciuga dal
fuoco nemico, senza possibilità di avanzare o ritirarsi. L'unica
soluzione per uscire da quell'inferno era arrendersi.
Su più di 550 soldati sbarcati, 231 erano morti e
gli altri fatti tutti prigionieri. Mai in tutto il corso della guerra
una unità canadese subirà tante perdite come a Puys: tutto in sole due
ore.
POURVILLE
A Pourville, nome in codice spiaggia Green, i
canadesi beneficiarono dell'effetto sorpresa: il South Saskatchewan
Regiment e l'Own Cameron Highlanders of Canada incontrarono al momento
dello sbarco una scarsa resistenza.
La prima compagnia del South Saskatchewan venne
fermata a metà strada dal suo obiettivo: la locale postazione tedesca e
il radar Freya, situato sulla costa verso est. Verso le 7.00, quando
arrivarono i reparti del Cameron Regiment, si portarono a sostegno delle
tre compagnie del South Saskatchewan partite in direzione di
Petit-Appeville per incontrarsi con i carri del Calgary Regiment
sbarcati a Dieppe. Il mancato appoggio dei carri, bloccati dal fuoco
tedesco sul bagnasciuga e l'intensificarsi della resistenza tedesca, non
consentì ai canadesi di proseguire la loro marcia verso l'aereoporto di
Saint-Aubin sur-Scie al di là di Petit-Appeville.
Le truppe canadesi batterono dunque in ritirata
subendo notevoli perdite sotto il massiccio fuoco dei reparti tedeschi
posizionati sulle alture a est e ad ovest di Pourville.
A partire dalle 9.30 si scatenò l'inferno: i
canadesi sotto il fuoco nemico tentavano di recuperare i feriti; grazie
all'arrivo di una vagante retroguardia forte di un centinaio di uomini,
una parte della truppe riuscì a raggiungere il mare e malgrado la bassa
marea a risalire sulle imbarcazioni.
I soldati rimasti di retroguardia non furono così
fortunati: finite le munizioni dovettero arrendersi per evitare di
finire uccisi.
Lo sbarco a Dieppe
A Dieppe, l'operazione Jubilee si trasformò in un
disastro totale e in un'elevato numero di perdite umane.
Alle 5.20 i due primi attacchi, preceduti da un
bombardamento navale di dieci minuti, videro protagonisti il Royal
Hamilton Light Infantry Regiment sulla parte ovest della spiaggia di
Dieppe (in codice White) e l'Essex scottish a est sulla spiaggia Red.
Sessanta aerei Hurricane mitragliarono le case
davanti alla spiaggia, mentre altri aerei colpivano la scogliera est.
Tuttavia questi bombardamenti non scalfirono affatto le difese tedesche:
durante tutta la fase di sbarco i canadesi si ritrovarono sotto il fuoco
delle batterie tedesche. Quelli che riuscivano a raggiungere la spiaggia
venivano falciati dal fuoco dei nidi delle mitragliatrici sulla costa.
I tiratori scelti tedeschi decimarono letteralmente
i reparti canadesi dell'Essex Scottish: tutti i tentativi di raggiungere
i muretti a difesa della spiaggia si tradussero in perdite elevatissime.
Sulla spiaggia White, i reparti del Royal Hamilton
subirono la stessa sorte: tuttavia alcune unità canadesi riuscirono a
superare la spiaggia e ad infiltrarsi nel pianterreno del palazzo del
Casinò. Tre piccoli gruppi riuscirono a spingersi nella città in
direzione della chiesa di Saint Rémy, ma dovettero ritirarsi rapidamente
sotto la pressione di un contrattacco tedesco.
Lo sbarco dei carri Churchill
I primi carri del Calgary Regiment furono sbarcati
in ritardo alle 5.32, insieme alle compagnie del genio. La fanteria non
beneficiò dunque del loro appoggio nei primi vitali minuti dello sbarco.
Dei 50 carri disponibili solo 27 riuscirono a sbarcare in acqua: ciò non
costituiva un problema dal momento che i carri Churchill erano stati
dotati di speciali marmitte e prese d'aria per renderli anfibi.
Non appena furono in acqua furono fatti segno dal
fuoco di sbarramento tedesco: i reparti del genio canadesi vennero
letteralmente annientati.
I colpi di mortaio e delle batterie costiere
bloccarono i carri sul bagnasciuga, impedendo loro di avvicinarsi ai
muri di calcestruzzo che sbarravano l'accesso verso l'interno della
città.
Inoltre molti carri restarono impantanati nella
sabbia ghiaiosa, a causa del loro eccessivo peso: a fine battaglia i
tedeschi ne recuperarono numerosi ancora intatti.
La situazione delle unità dell'Essex scottish e del
Royal Hamilton intanto si faceva sempre più critica: malgrado il fuoco
di appoggio di qualche Churchill ancora in grado si sparare qualsiasi
puntata offensiva era impensabile.
Verso le 7.15, sotto un fuoco sempre più intenso,
sbarcarono anche i reparti Fusiliers du Mont-Royal, più ad ovest del
punto previsto. Restarono bloccati ai piedi della scogliera dopo aver
perso quasi cento uomini.
Anche i reparti inglesi dei Royal Marines vennero
annientati al momento dello sbarco. Alle 9.30 i comandanti alleati
iniziarono a rendersi conto del disastro; alle 11 venne fissata l'ora
della ritirata.
Alle 13.08 gli ultimi superstiti si arresero agli
uomini del 571° reggimento di fanteria tedesco.
Bilanci e polemiche
L'Operazione Jubilee fu effettivamente un disastro
per le armi alleate. Servirà tuttavia da lezione per il successivo
sbarco in Normandia del 6 giugno 1944.
Il bilancio catastrofico non deve però far
dimenticare il sacrificio dei combattenti dell'una e dell'altra parte. I
primi a riconoscere il valore ed il sacrificio dei soldati alleati
furono proprio i tedeschi:
"I soldati nemici, quasi tutti canadesi, hanno
dato prova di abilità e di bravura, impegnandosi a combattere anche dove
non era umanamente possibile…Non fu la mancanza di coraggio ma la
concentrazione del fuoco difensivo della nostra artiglieria e delle
nostre armi pesanti a impedire al nemico di guadagnare terreno…"
Dal rapporto redatto dal comando del LXXXI° Corpo
d'Armata e della 302a divisione di fanteria tedesca.
Le perdite alleate erano state elevatissime: 1200
morti (di cui 913 canadesi), 1.600 feriti e più di 2.000 prigionieri.
Anche la battaglia aerea era stata disastrosa: la Royal Air Force aveva
perduto 107 aerei. I tedeschi solo una quarantina.
Tra la popolazione civile della regione, il
bilancio fu di 48 morti ed un centinaio di feriti.
Le forze tedesche lamentavano 350 caduti e quasi
300 feriti.
Le cause della sconfitta non si possono spiegare
solo con l'incidente e la conseguente battaglia navale al largo di
Berneval. Le cause dello smacco alleato furono dovute soprattutto alla
sottovalutazione delle forze avversarie, al mancato appoggio navale e
aereo prima dello sbarco delle forze di terra.
Lo stesso Churchill, nelle sue memorie tenta di
giustificare la sconfitta militare, addirittura con la "frenesia" dei
canadesi a voler combattere a tutti i costi:
"le forze canadesi in Gran Bretagna, che
costituivano il grosso delle truppe da sbarco, erano da tempo ansiose e
impazienti di agire…Sebbene tutte le truppe e i commandos britannici,
insieme con gli equipaggi dei mezzi da sbarco e delle loro unità di
scorta, abbiano dato prova di straordinario valore e spirito di
sacrificio, e nonostante i numerosi episodi di eroismo, i risultati
costituirono una delusione e le nostre perdite furono molto gravi. Dei
5.000 uomini della 2a divisione canadese, circa il 18% perse
la vita, mentre quasi il 40% fu fatto prigioniero".
Dopo Dieppe, nei Comandi alleati non si parlò più
di sbarchi in Europa fino al 1944, nonostante le insistenze di Stalin.
LA VITTORIA SFRUTTATA DAI TEDESCHI
I tedeschi furono abilissimi nel trasformare la
vittoria di Dieppe in uno strumento di propaganda. All'indomani stesso
dello sbarco, le autorità germaniche proposero la concessione della
croce di ferro a René Levausser, sindaco di Dieppe e dieci milioni di
franchi per ricompensare gli abitanti per non aver partecipato ai
combattimenti e fatto causa comune con gli alleati.
Il sindaco rifiutò la decorazione ed il compenso in
denaro: chiese al loro posto la liberazione dei prigionieri di Dieppe
dai campi di internamento tedeschi.
I tedeschi accolsero la richiesta e il sindaco
presentò una lista con ben 1800 nomi. Il 12 settembre 1942, un primo
convoglio di 984 prigionieri arrivò alla stazione di Dieppe accolto con
entusiasmo dalla popolazione civile. Il 22 ottobre dello stesso anno,
altri 281 soldati francesi fecero ritorno a casa. Il 15 maggio 1943, un
terzo convoglio portò a 1.583 il numero totale di dieppesi liberati
dalle autorità germaniche.
Bibliografia
Terence
Robertson, "Dieppe, Jour de Honte, Jour de Gloire", éditions
Presses de la Cité, 1963.
Claude-Paul Couture, "Opération Jubilee, Dieppe 19 août 1942",
éditions France Empire, 1969.
Jacques
Mordal, "Les Canadiens à Dieppe", éditions Presse de la Cité
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