::.. Pagina Iniziale ..::
- L'Editoriale del mese
- Scrivi al Direttore
:: Benito Mussolini ::
- Introduzione- Biografia- Fotografie- Discorsi- Video- L'ultima intervista- La Morte del Duce- Il Testamento:: Il Fascismo ::- Introduzione- La Storia del Fascismo- Dottrina- I Programmi- I Personaggi- Frasi e Motti- La Propaganda- Il Confino- Storia II° Guerra Mondiale- Gli Speciali sul Fascismo- La Tragedia delle Foibe- Scritti da voi:: Area Download ::- Mp3 Canti Fascisti- Sfondi e Suonerie- Calendario Duce:: Area Interattiva ::- Benito Mussolini Forum- Chat Ilduce.net- Newsletter- Collabora al sito- I nostri sondaggi:: Altre Sezioni ::- Le nostre Recensioni- Il Pensiero di Dagonavy- Esclusive Ilduce.net- Parlano di noi- Eventi- Chi Siamo- Siti Amici


"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -

"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

  Pagina Iniziale  Preferiti  Forum

 

 Fai conoscere Ilduce.net ai visitatori del tuo blog o del tuo sito. Scarica i nostri loghi e banner e diffondili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Decennale 1922-1932

 

Discorsi del Decennale

Il decennale rappresentò per il fascismo una grande occasione propagandistica. Le manifestazioni si susseguirono e la presenza di Mussolini nelle piazze d’Italia si moltiplicò. Qui vi presentiamo una selezione dei discorsi del duce. Tra di essi particolare rilievo assume il discorso pronunciato a Torino, al Lingotto, alla presenza del senatore Giovanni Agnelli.

  Torino, Piazza Castello 23 ottobre 1932

Camicie nere, popolo di Torino, avevo promesso che non sarebbe trascorso l’anno decimo del fascismo senza che io avessi visitato la vostra città. Ecco che io mantengo la mia promessa. Sono fiero di essere tra di voi e vi dichiaro con tutta schiettezza che la vostra accoglienza ardente ed entusiastica ha superato le mie aspettative. (applausi).
Come potrebbe essere altrimenti? Torino è una città romana e ha dato la nascita a un quadriumviro che in pace e in guerra merita, e non è per abuso di retorica, l’appellativo di eroe. Un anno orsono a Napoli io tracciai le linee di quella che doveva essere l’opzione fascista. Da allora la storia d’Europa ha avuto degli avvenimenti di qualche rilievo. Parlai allora della tragica contabilità della guerra e con due articoli non dimenticati del Popolo d’Italia io affermai che su questa contabilità era tempo di passare la spugna. La Conferenza di Losanna è una delle poche che ha avuto una conclusione. Pilotata energicamente dal primo ministro inglese la navicella delle riparazioni e dei debiti è oggi nel porto di Losanna. Vorrà il grande popolo della repubblica stellata ricacciare questa navicella dove c’è il dolore e il sangue di tanti popoli, ricacciarla nell’alto mare? (NO). Io vorrei che questo no che voi avete pronunciato con voce di tuono valicasse l’Atlantico e giungesse a toccare il cuore di quel popolo.

Eppure oltre le frontiere ci sono dei farneticanti i quali non perdonano all’Italia fascista di essere in piedi. Per questi residui di tutte le logge è davvero uno scandalo inaudito che ci sia l’Italia fascista, poiché nessun nemico peggiore della pace di colui che fa di professione in panciafichista o il baciafondaio. (Applausi).
Vi è un’altra questione che concerne una domanda tedesca. Il fascismo ha avuto delle idee e delle direttive precise. La domanda tedesca per la parità giuridica è pienamente giustificata. Bisogna riconoscerlo. Tanto più presto, tanto meglio. Nello stesso tempo, finchè dura la conferenza del disarmo, la Germania non può chiedere di riarmarsi in nessuna misura. Ma quando la conferenza del disarmo sia finita, e abbia dato un risultato negativo, allora la Germania non può rimanere nella Società delle Nazioni se questo disarmo che l’ha mortificata non viene annullato (Applausi). Non vogliamo l’egemonia in Europa. Noi saremo contro all’affermarsi di qualsiasi egemonia, specialmente se questa egemonia viene a cristallizzare una posizione di patente ingiustizia. (Applausi).
Altra bussola che ci guida nel cammino: la collaborazione delle classi. IN questa città che ha così numerose maestrane, mi piace di solennemente affermare che le classi lavoratrici hanno compiuto il loto dovere dinanzi alla crisi e si sono caricate le spalle dell’inevitabile fardello. Debbo anche aggiungere che le classi industriali italiane si muovono in questa atmosfera con forza, tengono duro nell’attesa di tempi migliori. Ma se la collaborazione è necessaria nei tempi facili, è indispensabili nei tempi difficili quando ogni disperazione di energia è un vero e proprio tradimento consumato ai danni della patria. Torino è stata meravigliosa nell’opera di assistenza. Ci siamo già sganciati dal concetto troppo meschino di filantropia per arrivare al concetto più vasto e più profondo di assistenza. Dobbiamo fare ancora un passo innanzi: dall’assistenza dobbiamo arrivare alla solidarietà nazionale. (Applausi). Finalmente Torino deve avere il lavoro per le sue maestranze (bravo) e tutto quello che è stato mostrato dal coraggio, dalla tenacia e dalla genialità dei torinesi deve rimanere a Torino. (Applausi). C’è qualcuno che pensa che noi ci preoccupiamo dell’inverno dal punto di vista politico. E’ falso. Dal punto di vista politico potrebbero passare anche 50 inverni grigi e niente succede. Tanto più che pensiamo che dopo gli inverni grigi possano venire anche le primavere del benessere e della gloria.
Ma è dal punto di vista umano, perché il pensiero che una famiglia soffra dà a me stesso una sofferenza fisica, perché io so, so per averlo provato, che cosa vuol dire…. (duce, duce).. che cosa vuol dire la casa deserta e il tetto nudo. (Applausi).

Camerati torinesi, questa veramente magnifica comunione di spiriti, per cui noi in questo momento siamo un solo cuore e una sola anima, non potrebbe chiudersi senza rivolgere un pensiero, pieno di profonda devozione, alla maestà del Re (applausi), che rappresenta la continuità, la vitalità, la santità della Patria.
Quale dunque è la parola per il nuovo decennio verso il quale noi andiamo incontro con l’animo dei vent’anni. La parola è questa: camminare, costruire e, se necessario, combattere e vincere.

Torino, visita alla Fiat, 24 ottobre 1932

Il discorso di Benito Mussolini viene introdotto dal senatore Agnelli.

Agnelli: Questo sentimento che ogni vero italiano nutre per voi è fatto di ammirazione e gratitudine. Ammirazione per la vostra personalità dominatrice e gratitudine per la confidabile opera di governo con la quale avete migliorato in ogni campo della vita nazionale e internazionale il posto e il destino del paese. I risultati di questo vostro lavoro, che è atto di fede ed esempio di organizzazione e di metodo, si impongono a tutti. Ma soprattutto parlano alla coscienza dei lavoratori perché voi stesso venite dal popolo ed è sempre soltanto verso di esso che andate col pensiero e con l’azione. Qui al Lingotto batte il cuore di Torino operaia, dal nostro cuore si leva con entusiasmo l’evviva alla rinnovata Italia e al suo duce. Viva Benito Mussolini. (EVVIVA).

Mussolini: Camerati e operai della Fiat, ascoltatemi per alcuni minuti. Sarò breve, perché il mio discorso di ieri certamente lo avete ascoltato e poi perché la mia giornata di oggi è piena. Sarò breve ma voglio dirvi alcune cose importanti. Quando in occasione della mia visita a Torino si fece anche il caso se avessi dovuto o no venire tra voi, io risposi: “andrò tra gli operai della Fiat e meno sarò circondato e meglio sarà”. Quello che vi ha detto poco fa il senatore Agnelli è sacrosantamente vero. Io mi preoccupo tutti i giorni, dalla mattina alla sera, lavorando senza contare le ore di lavoro, mi preoccupo di dare il massimo lavoro possibile a tutti gli italiani. (applausi). E sono felice quando so che una fabbrica, che un’industria, che una maestranza ha garantito il lavoro per un lungo periodo di tempo. Nessuno può smentirmi perché questa è la parola della veridica verità (duce, duce). Ora i doveri mi chiamano ma io sono convinto che il nostro incontro di questa mane resterà perennemente scolpito nei vostri cuori così come resta fermamente scolpito nel mio cuore.

Milano, Piazza Duomo, 25 ottobre 1932

Camicie nere, popolo di Milano, come non ricordare le adunate del 1915, di quel “maggio radioso” che è stato il germe della nuova vita d’Italia. Come non ricordare, parlando da questo sacrato, l’anima e la voce di Filippo Corridoni, autentico eroe del popolo. Quando, dieci anni fa, che sono qualche cosa nella vita di un uomo ma un piccolo periodo di tempo nella vita di un popolo, noi muovemmo all’assalto della vecchia classe politica italiana, che aveva mal governato, soprattutto per mancanza di coraggio e volontà, c’erano degli storici, dei dottrinari, degli osservatori, i quali fecero in quel tempo le più ridicole profezie. Oggi, con piena tranquillità di coscienza, dico a voi, moltitudine immensa, che questo secolo decimoventesimo darà il secolo del fascismo. (Applausi). Sarà il secolo della potenza italiana. (Applausi). Sarà il secolo durante il quale l’Italia tornerà per la terza volta ad essere direttrice della civiltà umana. (Applausi). Perché fuori dai nostri principi, e soprattutto in tempi di crisi, non c’è salvezza né per gli individui e tantomeno per i popoli. (Applausi).
Fra dieci anni – lo si può dire. Senza fare i profeti – l’Europa sarà cambiata. Non da ora si sono commesse delle ingiustizie, anche contro di noi, soprattutto contro di noi. (Grida di protesta). E niente di più triste il compito che vi spetta di dover difendere quello che è stato il sacrificio magnifico di sangue di tutto il popolo italiano. Voglio dirlo ancora una volta: l’eroismo individuale e collettivo del popolo italiano durante la guerra è stato sublime. E non teme confronti con nessuno degli altri paesi. E se ci fosse stato un governo, un governo che avesse disperso a frustate la malagenia degli imboscati (applausi), se avesse punito severamente, con necessario piombo nella schiena, i disfattisti e i traditori. (A morte).
Non importa, altrove commentatori vorranno trarre conseguenze arbitrarie da questa rievocazione. Noi lo diciamo nettissimamente: siamo fieri dell’intervento, fieri della guerra, fierissimi della nostra vittoria. (Applausi). Tra un decennio l’Europa sarà fascista o fascistizzata. (Applausi). L’antitesi Mosca e Nuova York non si supera che in un modo, con la dottrina e con la prassi di Roma. Ecco perché noi non contiamo gli anni, e io credo che se mi guardate attentamente voi troverete che io sono diventato forse più asprigno ancora di quello che non fossi perché non sono…. Io non sono desideroso di tranquillità o di pace ma sono ansioso di nuovi combattimenti e di nuove battaglie. (Applausi). Il giorno in cui riprenderemo la marcia io sento che tutto il popolo italiano mi seguirà (SI), io sento che voi sarete disposti ad ulteriori sacrifici (SI), io sento che voi non misurerete il vostro sforzo (NO).
Ecco che come non mai, nei suoi 27 secoli di storia, il popolo italiano fu così compatto, così concorde, così deciso. Noi possiamo trascurare oramai i frantumi dei nostri nemici, con un gesto di generosità verso gli illusi, i retrogradi, i conservatori, i reazionari, i quali si erano illusi, con dei mucchi di parole inutili, di fermare il moto e la valanga di un popolo. Questo atto sarà valutato a giusto segno, non mobiliteremo però tutti i nostri apparati di difesa fino a quando, soprattutto oltre le frontiere, non si sia sinceramente ossequienti all’ormai invidiabile fatto compiuto.
Ed ora, non c’è più nessun dubbio dopo dieci anni, che il fascismo è invincibile, tutte le mete che fremono nel cuore della gioventù italiana sono presenti al mio spirito, nessuna è dimenticata. Un giorno, non vicino, ci vogliono 30 anni per temprare come io desidero l’anima di un popolo. Bisogna abituarsi a questa idea: Bismarck ha governato 30 anni la Germania. Un giorno noi saremo veramente fieri di consegnare i nostri gloriosi gagliardetti alla gioventù che cresce e vigoreggia sotto i nostri occhi. Noi diremo allora: questi sono i gagliardetti della rivoluzione, consacrati dal sangue purissimo degli squadristi. Portateli in alto, difendeteli, se necessario con la vostra vita e fate che essi domani siano baciati dal sole di nuove e più luminose vittorie.

Roma, discorso ai mutilati, 27 ottobre 1932

Camerati mutilati, camicie nere, Roma in molti secoli della sua storia gloriosa ha assistito a celebrazioni memorabili, ma io credo che nessuna di esse è stata così formidabile, impressionante, commovente, come la odierna sfilata delle legioni dei mutilati, camicie nere di tutta Italia.
In Italia il sacrificio vittorioso e inopinabile ed è passata per prima com’era giusto su una nuova via dell’Impero. (Applausi).
Camerati mutilati, camicie nere, avanti verso il nuovo decennio con purissima fede, con ferrea decisione, con rinnovata energia. (Applausi).
Viva la rivoluzione fascista.

Forlì, 30 ottobre 1932

Oggi Forlì ha assolto al suo compito di riconoscenza verso gli eroi che combatterono per la patria. Ed è giusto che il monumento ai caduti comprenda anche i martiri della rivoluzione fascista. Qualche volta i ritardatari si domandano  con chi oggi sarebbero i caduti della Grande Guerra vittoriosa. Con noi. Perché è questa l’Italia che essi volevano. L’Italia forte, ordinata, potente, tenace nei suoi sforzi e nelle sue fatiche. Ma c’è la prova. Con chi sono i mutilati? Con chi sono i combattenti? Con chi è tutta la generazione che ha sofferto il calvario della guerra? E’ con il regime, è con la rivoluzione delle camicie nere. (Applausi). 

Monza 31 ottobre 1932

Venendo tra voi io ho adempiuto alla mia promessa. Ne avevate mai dubitato? (No). Lo credete che io mantenga sempre le mie promesse? (Si). E poi…. Poi ritardavo a venire a Monza per vedere la trasformazione che si è operata anche in questa vostra illustre città. E poi perché io non posso dimenticare – io non dimentico nulla – che i primi 100 fucili a difesa del popolo d’Italia vennero dalle squadre di Monza (Applausi).
Ed ora, o camerati, quando voi avrete preparato e compiuto un altro blocco di opere, io vi prometto che le verrò a visitare e come sempre manterrò questa promessa.

Ancora, 3 gennaio 1932

Camicie nere, popolo di Ancona e delle Marche. Se voi considerate questa mia visita come un premio, io vi dichiaro che lo avete ampiamente e pienamente meritato. Penso con emozione profonda che il torto dalla vostra gente e dalla vostra terra, il tributo trascinante e irresistibile dell’intervento popolare è l’eroe purissimo della trincea e della massa.
Oggi noi abbiamo inaugurato il nuovo palazzo delle poste, che deve servire al respiro più ampio della vostra città e ai suoi traffici aumentati. Abbiamo inaugurato il palazzo del Littorio, dove si raccoglieranno in perfetta concordia tutte le organizzazioni del regime, e abbiamo inaugurato il monumento ai caduti, che guarda quel mare che è ancora amaro. Di qui a molti anni, quando il fatale andare del tempo ci avrà allontanato questa età, gli uomini verranno a vedere quello che noi abbiamo compiuto, in pace e in guerra. Ricorderanno il 1915, l’anno fatale nella storia dell’umanità, che pesa come il 476, il 1492, il 1815. C’è un prima e un dopo, c’è un prima della guerra e un dopoguerra. Non guardiamo più al prima della guerra, non abbiamo nostalgia per quel tempo, per quegli uomini, per quegli avvenimenti, per quelle dottrine, perché noi abbiamo bruciato i nostri possedimenti alle nostre spalle. E’ da allora che comincia la storia d’Italia, la vera storia d’Italia, perché se prima si poteva pensare che la storia d’Italia fosse il risultato più o meno complicato di manovre diplomatiche, di intrighi di governo, di passioni di minoranze, è solo con l’anno 1915, col “maggio radioso” del 1915, che il popolo italiano irrompe sulla scena politica, caccia i trafficanti dal tempio e diventa finalmente l’artefice del suo destino.
La conclusione che io traggo dinanzi a voi in questa giornata luminosa di sole e fervida di speranze, è questa: che oggi il popolo italiano e il regime fascista sono una unità compatta infrangibile, formidabile, che può sfidare come sfida, tutti i suoi nemici e anche l’andare del tempo.

 

[Duce] [Fascismo] [Forum] [Chat] [Newsletter] [Scrivici] [Sfondi e Suonerie]
[
Storia] [Frasi e Motti] [Chi Siamo] [Personaggi] [Siti Amici] [Recensioni] [Sostieni Ilduce.net]


Copyright © 2001 - 2008 Giuseppe Minnella - Contatti: Info@ilduce.net -

Dichiarazione ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62.
Questo sito non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare".
Gli aggiornamenti consistono in migliorie/approfondimenti a quanto già pubblicato