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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Aprilia,
29 ottobre 1937
L'anno XVI
dell'Era fascista si apre subito il 29 ottobre con l'inaugurazione di
Aprilia, una nuova città strappata alle paludi e rientrante nel progetto
di bonifica dell'Agro-Pontino. Alla sua inaugurazione non poteva mancare
colui che vi posò la prima pietra: Il Duce.
Camerati Contadini!
Io comincio il mio discorso col rivolgervi una domanda: la vostra memoria è buona?
(La folla risponde entusiasticamente: SI! SI!).
Voi allora ricorderete che un giorno io venni qui, montai su un trattore, tracciai un perimetro e annunciai che Aprilia si sarebbe inaugurata il primo giorno dell'anno XVI dell'Era fascista.
Ciò è matematicamente avvenuto e fra tutti i Comuni sorti sull'Agro Pontino io vi confesso di nutrire una sfumatura di simpatia per Aprilia, perchè Aprilia fu fondata durante il periodo della vittoriosa guerra africana, il giorno centosessantesimo dell'assedio economico.
(La folla urla la sua indignazione).
Mi accorgo anche da questo vostro urlo che avete buona memoria. Con Aprilia siamo giunti alla quarta tappa del nostro cammino. Quando nell'aprile del 1938 avremo fondato Pomezia, che inaugureremo il primo giorno dell'anno diciottesimo dell'Era fascista, potremo dire di avere vinto questa guerra, potremo dire di avere compiuto in appena un decennio quello che fu invano tentato durante venti secoli.
C'era tra l'Italia Centrale e quella Meridionale una lacuna e dal punto di vista dell'agricoltura e dal punto di vista della popolazione.
Questo vuoto è colmato. Là dove non vivevano che pochi pastori, oggi vivono 60.000 abitanti, tutti contadini, tutti fedeli alla terra, pionieri meritevoli perciò di essere posti ancora una volta all'ordine del giorno dell'intera Nazione.
Quello di oggi è un rito particolarmente solenne, gioioso e pacifico. Poiché il popolo italiano desidera di essere lasciato al suo lavoro intensissimo nelle terre della Madre Patria e in quelle dell'Impero.
É nell'interesse di tutti che questo lavoro non sia minimamente turbato. Poiché io conosco bene i rurali d'Italia e so che essi sono sempre pronti a far zaino in ispalla e cambiare la vanga col fucile.
Desidero anche aggiungere che gli interessi dei coloni saranno rigorosamente rispettati. Noi vogliamo, desideriamo che in un periodo di tempo il più breve possibile i coloni diventino proprietari di quella terra che essi fecondano col loro sudore.
È tenendo ferma questa solida base rurale e ostacolando lo sviluppo malsano delle grandi città che noi conserveremo i rapporti normali ed equilibrati fra le diverse classi della popolazione ed avremo sempre un popolo forte e arbitro dei suoi destini.
Camerati rurali di Aprilia, di Pontinia, di Littoria e di Sabaudia!
Voi potete contare sulla mia simpatia: è la simpatia di un uomo che ha l'orgoglio di dirvi che nelle sue vene scorre il sangue di autentici rurali.
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