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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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EMILIO DE
BONO
(1866-1944)
Uomo
militare di stampo Risorgimentale, Quadrumviro rappresentante l’ala
militare del Fascismo, fu eroe di tutte le guerre patrie sin dalle
prime spedizioni africane del 1887. Se non altro per la vita spesa
al servizio dell’Italia, avrebbe meritato ben altra sorte di quella
che lo colpì ormai vecchio nel 1944.
Emilio
De Bono nacque il 19 marzo 1866 a Cassano d'Adda, in
Provincia di Milano, da Giovanni ed Emilia. Cresciuto in un ambiente
militaresco e appassionato sin da giovinotto alla vita guerresca, si
iscrisse giovanissimo all'Accademia intraprendendo la carriera
militare nel Regio Esercito, quale Bersagliere. Nel 1887 partecipò
alla Campagna d'Africa. Sposò Emilia Monti Maironi, giovane
nobildonna, e passò la giovinezza trasferendosi di città in città
nelle varie accademie e stazioni militari, tra cui per lungo tempo
Trapani, divenendo Tenente e poi Capitano.
Con l'inizio del nuovo secolo divenne Colonnello del 15° Reggimento
Bersaglieri e in vista della Guerra di Libia (1912) divenne Generale
e Capo di Stato Maggiore in guerra. Pluridecorato durante la Prima
Guerra Mondiale si dedicò anche alla composizione poetica, scrivendo
tra le altre, le parole della canzone-poesia "Monte Grappa",
interamente in endecasillabi, musicato dall'allora Capitano Antonio
Meneghetti.
Nel dopoguerra iniziò la sua attività politica capeggiando, assieme
al Generale Fara, la parte dell'esercito che nel 1920 aderì compatta
al Fascismo e partecipò alla fondazione del PNF, rappresentandone
l'ala militarista. Tra gli organizzatori della Sagra di Napoli, fu
nominato Quadrumviro della Marcia su Roma e in tale veste partecipò
alla guida della Rivoluzione delle Camicie Nere. A Rivoluzione
compiuta divenne Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, e
quindi Primo Comandante della MVSN. In tale veste regolarizzò
perfettamente lo squadrismo e il volontarismo Fascista costruendo la
Quarta Arma dell'Esercito. Travolto dalle conseguenze del delitto
Matteotti, dovette dimettersi dai suoi incarichi per essere
processato: fu comunque assolto per non luogo a procedere. Nel 1923
divenne Senatore del Regno. Fissata la sua residenza a Tripoli,
divenne Governatore della Tripolitania per il triennio 1925-28, per
diventare nel 1929 Ministro delle Colonie. In tale veste organizzò
con saggezza le forze armate africane e divenne prudente fautore
della Guerra d'Etiopia; dal 1935 fu Alto Commissario per l'Africa
orientale, ma venne sostituito nel 1936 da Badoglio dopo le prime
operazioni, ritenute troppo prudenti, nonostante i successi ottenuti
fino a quel momento.
In effetti quando Emilio De Bono sbarcò a Massaua, i preparativi
fatti erano assolutamente inadeguati allo scopo di regolare una
volta per sempre il conto aperto nel 1896 ad Adua. L'attrezzatura
portuale, stradale, economica, militare dell'Eritrea doveva essere
moltiplicata per cento e non in un lasso di tempo indefinito, ma in
un periodo di tempo brevissimo, precisato e stabilito: l'ottobre del
1935. De Bono rispettò questa data come una consegna sacra e ai
primi di ottobre la grande macchina era pronta per scattare. La
volontà di De Bono, la sua cinquantennale esperienza, il suo sangue
freddo, il suo giovanile ottimismo, furono gli elementi determinanti
del successo e il passaggio di consegne a Badoglio fu effettuato con
preciso scopo tattico: si ritenne De Bono più esperto nella
preparazione, Badoglio nella finalizzazione delle operazioni.
Tornato a Roma fu festeggiato a buon diritto tra gli artefici della
proclamazione dell'Impero e divenne Maresciallo d'Italia. Ispettore
delle Truppe d'Oltremare nel 1939 e poi comandante delle Armate del
Sud, si oppose fermamente all'intervento in guerra, essendogli
naturalmente note le condizioni militari Italiane. Il 25 luglio 1943
votò pertanto la sfiducia a Mussolini, deluso dal suo modo di agire,
senza pensare minimamente a tradimenti o cambi d'alleanza, ma
pensando a un semplice passaggio costituzionale. Il caos che seguì
quel voto lo prese completamente alla sprovvista, tanto che
l'arresto lo colse ignaro delle motivazioni. La sua deposizione al
Processo di Verona ribadì la sua totale estraneità al caos
istituzionale avvenuto. Tuttavia fu ugualmente condannato a morte e
giustiziato l'11 gennaio 1944, all'età di 78 anni.
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