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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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ETTORE
MUTI
(1902-1943)
"Il più grande
temerario d'Italia"
Ettore
Muti nasce a Ravenna il 22 maggio 1902, figlio di un
impiegato dell'anagrafe. Di carattere rude sin da ragazzino, a soli
13 anni viene espulso da tutte le scuole del Regno per aver preso a
pugni un professore. Non si scompone molto per questo fatto e a 14
anni scappa di casa per andare a combattere nella Prima guerra
mondiale (1916), ma i Reali Carabinieri ne scoprono l’età e lo
rispediscono a casa. L'anno seguente (1917) ci riprova a riesce ad
entrare negli Arditi. Al fronte si distingue per le imprese
spericolate e per l’incredibile audacia. Si rende famoso quando il
reparto di 800 uomini al quale appartiene viene mandato a formare
una testa di ponte sulla riva di un fiume da attraversare. Il suo
gruppo riesce nell'impresa, ma, quando alla fine arriveranno i
rinforzi, degli 800 partiti ne rimangono solo 23, tra i quali Muti
stesso.
Terminata la Guerra Vittoriosa è tra i Legionari di Fiume con
D’Annunzio. Il Vate gli dirà “Voi siete l'espressione del valore
sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno
d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura”, soprannominandolo
“Gim dagli occhi verdi”. In quei giorni incontra Mussolini, da cui
resta folgorato e per il quale conserverà sempre una vera e propria
venerazione. Tra i fondatori delle Squadre d'azione nel ravennate,
più che alla politica preferisce le corse in automobile e le
scazzottate contro i rivali. Il 29 ottobre 1922 è alla testa dei
Fascisti che occupano la Prefettura di Ravenna in contemporanea agli
avvenimenti della Marcia su Roma.
Nel 1923 è Comandante della coorte Miliziana di Ravenna, nel 1924 è
nominato Console della MVSN. Nel settembre 1926 si sposa con
Fernanda, figlia del banchiere Mazzotti, che tenterà invano di
opporsi alle nozze. Nel 1929 nascerà la sua unica figlia, Diana.
Nel 1927 viene gravemente ferito in un attentato a Ravenna. In
seguito viene spostato a Trieste dove comanda la III Legione della
Milizia Portuale. Qui incontra il Duca Amedeo d'Aosta, di cui
diventerà grande amico, che lo convince ad entrare nella Regia
Aeronautica (1936), con il grado di Tenente.
Si distingue in Etiopia e in Spagna. Nelle fasi finali del conflitto
africano entra nella Squadriglia Disperata con Ciano, col quale
stringerà una forte amicizia, Farinacci e Pavolini. In Ispagna, con
lo pseudonimo di Gim Valeri, guida invece una sua Squadriglia
bombardando i porti spagnoli, guadagnandosi varie medaglie d'argento
e, nel 1938, una d'oro. Dalla Spagna torna con il soprannome di “Cid
alato” e viene insignito dell'Ordine Militare di Savoia. Nel 1938
parte per l'Albania dove si guadagna, alla guida delle truppe
motorizzate, un'altra medaglia che lo fa diventare a buon diritto il
petto più decorato d'Italia.
Nel 1939 Mussolini lo chiama alla Segreteria Nazionale del PNF per
sostituire Starace. La sua nomina desta stupore perché se gli sono
unanimemente riconosciute doti militari e coraggio inesauribile,
meno evidenti sono le sue capacità politiche. Infatti non riesce a
operare quel rinnovamento del Partito auspicato da Ciano, che
l’aveva proposto, e Mussolini.
Scoppiato il secondo conflitto mondiale, è in seguito sostituito
alla Segreteria del Partito da Adelchi Serena (ottobre 1940) ed è
nella Regia Aeronautica per prendere parte attiva alla guerra col
grado di Tenente Colonnello. Combatte prima in Francia, poi nei
cieli d'Inghilterra con grande valore, ma si accorge subito che la
guerra è stata affrontata con colpevole approssimazione e
leggerezza. Smette di frequentare i Gerarchi, perdendo quella
fiducia che riponeva nel Duce e anche l'amicizia che aveva con
Ciano.
Nell'estate del 1943 entra nel Servizio Informazioni Militari. Dopo
il 25 luglio 1943 e la caduta di Mussolini, Muti manifesta
apertamente il suo sdegno e si ribella a Badoglio, il quale lo
rimprovera aspramente e lo pone agli arresti. La notte del 24 agosto
1943 a Fregene, in Provincia di Roma, viene vilmente assassinato dai
partigiani mentre i Carabinieri lo stanno portando in carcere.
Porterà il suo nome, durante i 600 giorni di Salò, una delle più
famose Brigate Nere, famosa purtroppo in negativo, che non rese
certo onore all'eroe a cui era intitolata.
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