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IL FASCISMO E LA MAFIA
"L'unico
tentativo serio di lotta alla mafia fu quello del prefetto Mori,
durante il Fascismo, mentre dopo, lo Stato ha sminuito,
sottovalutato o semplicemente colluso..
Sfidiamo gli antifascisti a negare che la mafia ritornò trionfante
in Sicilia ed in Italia al seguito degli "Alleati" e degli
antifascisti, in ricompensa dell'aiuto concreto che essa fornì per
lo sbarco e la conquista dell'isola!"
Giovanni Falcone
(Articolo
denigratorio su “ Fascismo e Mafia” che abbiamo trovato sul web)
Un altro "grande successo" del regime, messo dalla propaganda nel
conto attivo insieme alla "battaglia del grano", alle trasvolate e
alla bonifica dell'Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia.
Protagonista di questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il
1929) fu Cesare Mori, il cosiddetto "Prefetto di Ferro". Mori nel
'21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d'Italia a opporsi
alle orde dilaganti dei fascisti. Quando Mussolini salì al potere
trovandosi tra l'altro ad affrontare il problema del banditismo e
della mafia siciliana, gli venne fatto il nome di Mori. Mussolini
disse: "Voglio che sia altrettanto duro coi mafiosi così come lo è
stato coi miei squadristi bolognesi". Così Mori partì per la Sicilia
come uno sceriffo mediterraneo dell'epoca moderna. Arruolerà uomini,
guardie giurate e truppe regolari per le sue battaglie campali, ma
non si sottrarrà anche a epici inseguimenti e duelli a cavallo.
Nessuno come lui arrivò ad umiliare tanto la mafia. Se non riuscì
fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere politico, che
fermò la sua azione quando stava per travolgere le più alte e vitali
strutture della "onorata società". La vera mafia - la cosiddetta
"alta mafia" - non è dunque debellata, ma il regime si vanta
ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente
accettata anche dagli storici. In effetti il fascismo, dopo la
grande retata di "pesci piccoli" realizzata da Cesare Mori, viene a
patti con l'"alta mafia", nel 1929 richiama a Roma il "Prefetto di
Ferro" (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, "restituisce"
la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e
le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori,
hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in
libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche
se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino
come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo
corso politico sono tuttavia gli esponenti dell'"alta mafia" che,
ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo,
e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide
del regime, non hanno più bisogno delle "coppole storte" per tenere
a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti. Anche questi
gruppi sociali hanno fatto pressione sul governo affinchè liberasse
l'isola dall'incubo di Mori. Col ritorno della normalità, possono
nuovamente dedicarsi ai loro affari e ai loro traffici senza più
correre il rischio di essere colpiti dagli imprevedibili fulmini
dell'intransigente prefetto. Si distingue, per l'eccezionale
attivismo, una principessa amica e amante del quadrumviro Michele
Bianchi alla quale, a torto o a ragione, viene riconosciuto il
merito di avere abbattuto Mori (a casa sua, la sera in cui giunse da
Roma la notizia del licenziamento del prefetto, fu organizzata una
festa). La nobildonna può liberamente realizzare tutte le sue
avventurose iniziative immobiliari. Le sue suppliche a Mussolini,
sempre scritte su cartoncini rosa profumati, ottengono buona
accoglienza sia che si tratti di vendere "a prezzo adeguato" degli
immobili allo Stato o alle organizzazioni del partito, sia che si
tratti di cedere a "mille lire il metro quadrato" suoli di proprietà
della sua famiglia.
Cesare Mori che si è stabilito a Roma, frequenta abitualmente il
Senato. Non si è ancora rassegnato alla sconfitta e continua a
occuparsi dei problemi dell'isola (praticamente non si occupa
d'altro). Presenta piani e progetti di legge, o interviene, in
qualità di esperto quando l'argomento Sicilia affiora nelle
discussioni di Palazzo Madama. Il 30 marzo del 1930, parlando
dell'atavica fame di terra dei contadini siciliani, definisce
inconcepibile il fatto "che la proprietà terriera della Sicilia sia
accentrata per un terzo della superficie catastale dell'isola nelle
mani di ottocento famiglie e che, di queste, meno di duecento ne
possiedano un sesto. La Sicilia - aggiunge - non ha soltanto bisogno
di interventi di polizia, ma anche di interventi finanziari, di
scuole e di bonifiche. Perchè oggi in gran parte dell'isola la vita
è selvaggia, non dirò africana, perchè nelle nostre colonie c'è più
civiltà. E se si vuole liquidare la mafia, che è ancora viva (se non
proprio vegeta) e pronta a rialzare la testa, occorre bonificare,
bonificare l'isola materialmente e spiritualmente.... - .
La mania dell'ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad
ogni occasione, dà fastidio ai fascisti. Un giorno Leandro Arpinati,
diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il
siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo
a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. "E'
nostro diritto e nostro dovere dimenticare", ammonisce irosamente il
sottosegretario bolognese.
Di quei giorni l'ufficio stampa del ministero dell'Interno provvede
anche a distribuire una velina ai giornali invitandoli, nel caso
pubblicassero articoli sulla Sicilia, a tenere presente che "la
mafia non ha rappresentato, neppure nel suo momento di massimo
rigoglio, altro che un aspetto trascurabile e marginale nel grande
quadro della vita siciliana fatta di lavoro onesto e di pace".
E' in atto, da parte del regime, un chiaro tentativo di minimizzare
la questione.
ANALISI
Abbiamo trovato l’ennesimo articolo denigratorio sul Fascismo, si
tratta delle demenzialitá cotte e stracotte, le solite castronerie
che ormai da lunghissimo tempo sono diventate il tipico elemento di
riconoscimento dell’ antifascismo.
Nell’articolo, l’anonimo autore fa di tutto (devo dire con scarsi
risultati) per screditare quanto di buono e di efficace fece il
Regime Fascista contro la mafia.
Quando i comunisti non hanno argomenti, cioè sempre, l’unica cosa
che riescono a fare… maldestramente, è cercare di fare apparire
sotto una luce falsata e distorta le tante ottime cose che il
Fascismo seppe fare per la nostra nazione.
Adesso, nel presentare l’articolo (come dicevamo, anonimo)
cominceremo a spezzettarlo e a commentarlo.
Per separarlo dai nostri interventi lo scriveremo in corsivo rosso
(tanto per rimanere in tema), di seguito intercaleremo le nostre
considerazioni, scritte in nero.
Ecco il primo
spezzone
<<Un altro "grande successo" del regime, messo dalla propaganda nel
conto attivo insieme alla "battaglia del grano", alle trasvolate e
alla bonifica dell'Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia.
Protagonista di questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il
1929) fu Cesare Mori, il cosiddetto "Prefetto di Ferro". Mori nel
'21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d'Italia a opporsi
alle orde dilaganti dei fascisti.>>
***
A
parte il fatto che il successo ottenuto dal Fascismo contro la mafia
ed altre organizzazioni malavitose, fu ed è ancora insuperato,
(anche perché da quel momento in poi, tutti i governi antifascisti
che succedettero al Regime, si sono ben guardati dall’operare
efficacemente contro il crimine organizzato, visto che con la mafia
hanno fatto sempre buoni affari) resta da capire come mai il
prefetto Mori, che come si legge nell’ anonimo articolo
<<fu
l’unico prefetto d’Italia ad opporsi alle orde dilaganti dei
fascisti>>
abbia
poi acconsentito ad occuparsi del problema “Banditismo & “Mafia”,
agli ordini di Mussolini!
Il nostro
autore, nel suo articolo tende a presentarci un “Mori” antifascista
o che comunque, non vedesse di buon occhio il Fascismo, ma allora
perché non si dimise?
Forse non si è dimesso perché il prefetto Mori considerava le azioni
squadriste dei fascisti (nate per reazione) egualmente violente a
quelle dello squadrismo ROSSO cioè socialista; quindi le azioni
squadriste, Rosse & Nere erano entrambe considerate dal prefetto,
problemi di ordine pubblico da risolvere con interventi di Pubblica
Sicurezza.
E perché mai
gli altri Prefetti d’Italia, non avrebbero dovuto occuparsi dei
suddetti disordini metropolitani? Solo a Bologna accadevano questi
disordini? gli altri prefetti erano tutti menefreghisti al punto di
essere inadempienti, non ottemperando al loro dovere di assicurare
l’ordine pubblico?!
Certo che
tutto questo è veramente strano..…ma andiamo avanti col prossimo
spezzone!
***
<<Quando Mussolini salì al potere, trovandosi fra l'altro ad
affrontare il problema del banditismo e della mafia siciliana, gli
venne fatto il nome di Mori. Mussolini disse: "Voglio che sia
altrettanto duro coi mafiosi così come lo è stato coi miei
squadristi bolognesi".>>
Il nostro
maldestro anonimo autore, ci da inconsapevolmente una testimonianza
di come Mussolini non fu mai tiranno; di quanto il Duce fosse
rispettoso della legge lo si capisce chiaramente dal fatto che il
Capo del Fascismo (lo dice l’articolo) non ebbe nulla da ridire nei
confronti del Prefetto Mori, infatti, non solo Mussolini non si
sognó nemmeno lontanamente di
licenziare Mori,
o di
farne oggetto di personali vendette, (dal momento che era stato cosí
attivo contro lo squadrismo), ma addirittura lo sceglie per le sue
evidenti qualitá e si augura che lo stesso Mori risulti inflessibile
contro i mafiosi quanto lo fu contro gli squadristi (appare ovvio
che lo fu egualmente contro i due squadrismi, quello Rosso e quello
Nero) .
Vale la pena
di osservare che oggi in Italia, nell’ odierna e famigerata
democrazia stalinista, qualsiasi politico o politicuccio, in seno
alla gestione della sua piccola o grande sfera di influenza,
eliminerebbe immediatamente e democraticamente, qualsiasi
personaggio che fosse risultato “scomodo” o “malvisto”.
Il classico
…”togliersi il sassolino dalla scarpa”
* * *
<<
Se non riuscì fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere
politico, che fermò la sua azione quando stava per travolgere le più
alte e vitali strutture della "onorata società". La vera mafia - la
cosiddetta "alta mafia" - non è dunque debellata, ma il regime si
vanta ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente
accettata anche dagli storici. In effetti il fascismo, dopo la
grande retata di "pesci piccoli" realizzata da Cesare Mori, viene a
patti con l'"alta mafia", nel 1929 richiama a Roma il "Prefetto di
Ferro" (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, "restituisce"
la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e
le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori,
hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in
libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche
se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino
come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo
corso politico sono tuttavia gli esponenti della "alta mafia" che,
ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo,
e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide
del regime, non hanno più bisogno delle "coppole storte" per tenere
a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti>>.
É
assolutamente falso affermare che il Fascismo abbattè soltanto la
piccola mafia, qui è palese il carattere infamante dell’articolo di
questo “anonimo buontempone” che vorrebbe fare intendere che ci fu
connivenza tra Fascismo e Mafia.
NIENTE È PIÚ LONTANO DALLA REALTÁ E DALLA VERITÁ STORICA.
Tra le altre
cose, se quanto afferma l’ autore nel suo articolo fosse vero, gli
Americani nel 1942 non avrebbero potuto ricostituire le cosche
mafiose siciliane, per potere effettuare lo sbarco in Sicilia in
condizioni di “sicurezza”, ma sarebbe stato il Fascismo ad usare
quella mafia ...in funzione “Antialleata”.
E poi, il
nostro maldestro autore ci vorrebbe far intendere che disconosce il
peso e il potere politico e soprattutto culturale che la Monarchia
rappresentava nella Italia dell’ epoca. Il Regime Fascista ebbe il
suo bel da fare nel contrastare il potere e la mentalitá monarchica
che, lo ricordiamo sempre, erano ben radicati nel territorio, al
contrario dell’ ideologia Fascista.
Se non vi fu
annientamento pieno della mafia , non fu certo per problemi di
connivenza tra Fascismo e organizzazioni malavitose, bisogna tenere
sempre ben presente che la vera protettrice della mafia era la
Monarchia, infatti era proprio l’aristocrazia che, con il suo agire
classicamente assolutistico, se ne serviva per gestire, potere,
trame e affari.
* * *
Analizziamo
la frase …<<
Infatti, i condoni e le amnistie, subito concesse dal governo dopo
il richiamo di Mori, hanno favorito molti pezzi da novanta che,
appena tornati in libertà, si sono subito schierati fra i
sostenitori del regime anche se, dopo il 1943 , gabelleranno i pochi
anni di carcere o di confino come prova del loro antifascismo.>>
Con questa
frase, che si riferisce ai mafiosi messi al confino dal Fascismo, ci
è involontariamente data un’ altra testimonianza delle asinerie
scritte nell’ articolo; infatti, prima si afferma che il Regime
Fascista tolse di mezzo solo i piccoli mafiosi, i cosiddetti
pesci piccoli,
ma ecco che appena ritornati in libertá (?), quegli stessi mafiosi
da “mezza tacca”, sono improvvisamente indicati come
pezzi da 90.
E poi
ancora,…( come dice lo spezzone di qui sopra) dopo il 1943, i
mafiosi tornati in libertá (?) con chi si accordarono per ricevere
le onoreficenze e le cariche politiche pretese, dal momento che
millantavano credenziali di antifascisti e “perseguitati politici”
del Fascismo? Si accordarono proprio con i governi antifascisti nati
dall’accozzaglia Monarchico-partigiana che falsamente si ammantava
di democrazia e libertá.
Verosimilmente
tra le fila del Regime Fascista si insinuarono diversi individui
che, forti dei loro appoggi intendevano cavalcare il “cavallo
vincente” ma ben dissimulati e protetti e comunque sempre molto
attenti a come si muovevano; facendo un paragone, era esattamente al
contrario di come avviene oggi nell’odierna democrazia stalinista
italiana, dove mafiosi e politici vanno a braccetto spensieratamente
e alla luce del sole, certissimi della loro impunitá.
Ritornando ai “vecchi tempi”, possiamo dire che il Fascismo venne a
trovarsi di fronte ad una situazione che necessitava di anni per
potere essere affrontata con i dovuti risultati, proprio perché si
doveva affrontare il potere preesistente al Fascismo stesso;
sarebbe stata solo questione di tempo, piú il Fascismo, come
cultura e come sistema sociale sarebbe entrato a far parte della
quotidianitá della gente e piú la mafia si sarebbe trovata senza il
suo unico e sostanziale e punto di forza, le condizioni di povertá
e ignoranza in cui la Monarchia aveva lasciato la popolazione (come
viene affermato dallo stesso Mori).
Il Prefetto di Ferro
non fu richiamato da Palermo per motivi riconducibili a strani
accordi politico-mafiosi , ma perché il suo intervento, che si era
sviluppato in una poderosa e prolungata azione di polizia, era
finito.
Adesso
toccava allo Stato, attraverso la sua azione sociale, far
rimarginare definitivamente la ferita che la mafia rappresentava
nella societá siciliana; ció che serviva era solo il tempo e la
Sicilia e tutto il
Sud-Italia sarebbero stati messi sul giusto cammino verso
il progresso che lo STATO
FASCISTA
voleva per tutta la Nazione.
Gli
antifascisti, non potendo far altro che arrampicarsi sugli specchi,
finiscono per fare sempre tragici ruzzoloni, tuttavia mai paghi,
continuano con caparbia malignitá ad architettare i soliti
espedienti, bassi e meschini ai quali, nonostante dovrei esserci
abituato, mi suscitano sempre grande sconcerto.
Da veri e consumati farisei,
gli antifascisti accusano il Fascismo di non essere stato “Perfetto”
cioè di non essere riuscito in tempi rapidi a capovolgere alcune
situazioni, nella fattispecie, di non aver eliminato completamente
ogni forma di criminalitá , condizione impossibile per qualsiasi
governo e in ogni tempo.
Il
governo perfetto non è mai esistito ,
non
esiste e non esisterá
mai
ma al
contrario di tutti gli altri governi che si sono avvicendati nel
nostro Paese, lo STATO FASCISTA fu l’unico che ebbe veramente a
cuore le sorti dell’Italia, per questo si adoperó al massimo per
risollevare le sorti di una terra meravigliosa come la nostra,
facendo di tutto per migliorare le condizioni di vita delle sue
genti, per infondere in esse il senso dell’ italianitá , il senso
del patriottismo e dello Stato; sentimenti di cui il pensiero
filosofico del Fascismo è ricchissimo e che sono le uniche armi
veramente efficaci contro qualsiasi tipo di criminalitá.
Sentimenti
che sono invece del tutto sconosciuti dall’ideologia antifascista.
La drammatica condizione sociale in cui oggi versa il nostro Paese è
la piú grande e inconfutabile testimonianza della veritá su quanto
affermo.
Vorrei inoltre ricordare, al nostro maldestro buontempone che,
Mussolini, per “ripulire” le alte sfere del potere in cui il
Fascismo si incuneò, avrebbe dovuto eliminare in modo rapido, quanto
cruento, una enorme quantitá di persone, attuando una specie di
“pulizia” di tipo ideologico. (con quali risultati?)
In
pratica avrebbe dovuto ricalcare la stessa criminale condotta che
Stalin attuó durante tutto il suo potere. Il capo del Cremlino
ordinó un’ epurazione dietro l’altra , tra purghe e strategia del
terrore assassinó tutti i suoi piú strettissimi collaboratori, tutta
la vecchia guardia bolscevica e tutti coloro che lo supportarono
prima e dopo la sua ascesa al potere.
Il tiranno
comunista continuó in questa criminale condotta, per tutto il tempo
che rimase al potere, cioé fino al 1953, anno della sua morte; si
pensi che pochi mesi prima stava preparando l’ennesimo
processo-farsa , che avrebbe condotto davanti al plotone di
esecuzione i suoi piú stretti collaboratori, (colpevoli di nulla!)
tra i quali figurava anche Nikita Kruciov.
Ciononostante, con la sua criminale condotta, il comunismo
stalinista non giunse a nulla , infatti moltissimo tempo dopo, con
il disgregamento dell’Unione Sovietica, venne fuori un numero
incalcolabile di piccole e grandi mafie ed altre organizzazioni
malavitose i cui capi erano proprio tra le fila del potere
comunista.
Per
tutto il periodo del suo potere ,il Regime Comunista Sovietico si
limitó soltanto a “reprimere
ed eliminare”,
ma non si curó mai di migliorare la vita del popolo sovietico, cioè
di
risanare quella societá; come poteva
dunque il drammatico epilogo dell’Unione Sovietica, essere diverso
da quello che è stato !?
Il
Fascismo invece, è stato l’unico Regime al mondo a saper dare vita
alla piú grande e alla piú autentica Rivoluzione non cruenta di
tutti i tempi che peró, in quanto tale aveva bisogno di molto tempo
per completarsi; rivoluzione che si interruppe a causa dell’infame
sconfitta di una guerra da altri voluta studiata e attuata.
***
<<Anche
questi gruppi sociali hanno fatto pressione sul governo affinchè
liberasse l'isola dall'incubo di Mori. Col ritorno della normalità,
possono nuovamente dedicarsi ai loro affari e ai loro traffici senza
più correre il rischio di essere colpiti dagli imprevedibili fulmini
dell'intransigente prefetto. Si distingue, per l'eccezionale
attivismo, una principessa amica e amante del quadriumviro Michele
Bianchi alla quale, a torto o a ragione, viene riconosciuto il
merito di avere abbattuto Mori (a casa sua, la sera in cui giunse da
Roma la notizia del licenziamento del prefetto, fu organizzata una
festa). La nobildonna può liberamente realizzare tutte le sue
avventurose iniziative immobiliari. Le sue suppliche a Mussolini,
sempre scritte su cartoncini rosa profumati, ottengono buona
accoglienza sia che si tratti di vendere "a prezzo adeguato" degli
immobili allo Stato o alle organizzazioni del partito, sia che si
tratti di cedere a "mille lire il metro quadrato" suoli di proprietà
della sua famiglia.>>
Visto lo
specifico argomento del pezzetto sopra riportato, seguire il nostro
anonimo buontempone sugli specchi, mi sembra veramente ridicolo, (
che significa ..<<a
torto o a ragione?
>>) per cui ci
affrettiamo a commentare il
prossimo
spezzone:
***
<<Cesare Mori che si è stabilito a Roma, frequenta abitualmente il
Senato. Non si è ancora rassegnato alla sconfitta e continua a
occuparsi dei problemi dell'isola (praticamente non si occupa
d'altro). Presenta piani e progetti di legge, o interviene, in
qualità di esperto quando l'argomento Sicilia affiora nelle
discussioni di Palazzo Madama. Il 30 marzo del 1930, parlando
dell'atavica fame di terra dei contadini siciliani, definisce
inconcepibile il fatto "che la proprietà terriera della Sicilia sia
accentrata per un terzo della superficie catastale dell'isola nelle
mani di ottocento famiglie e che, di queste, meno di duecento ne
possiedano un sesto. La Sicilia - aggiunge - non ha soltanto bisogno
di interventi di polizia, ma anche di interventi finanziari, di
scuole e di bonifiche. Perchè oggi in gran parte dell'isola la vita
è selvaggia, non dirò africana, perchè nelle nostre colonie c'è più
civiltà. E se si vuole liquidare la mafia, che è ancora viva (se non
proprio vegeta) e pronta a rialzare la testa, occorre bonificare,
bonificare l'isola materialmente e spiritualmente.... .>>
In
questa parte dell’articolo, l’autore tende a mostrare un ambiente
politico in cui il Regime sarebbe apertamente ostile alla tenace
volontá di Mori nel voler continuare nella sua opera di contrasto
alla mafia.
Perché Mussolini avrebbe affidato al Prefetto Mori il compito di
colpire la mafia e poi, a lavoro quasi terminato lo avrebbe
ostacolato?
In
realtá la risposta é proprio fra le stesse righe di questo anonimo
articolo. Infatti in esso leggiamo chiaramente che lo stesso Mori si
rende conto che la Sicilia necessita non solo di interventi di
Polizia, ma anche di una attivitá sociale e di una piú forte
presenza dello Stato, perché essa venga finalmente riportata alla
legalitá.
L`operazione
di politica sociale voluta dal Fascismo, nell’effettuare il famoso
(e sconosciuto)
Attacco e Polverizzazione del Latifondo,
non fu forse, uno delle molteplici azioni del Governo Fascista su
ció che Mori auspicava?
Tale
manovra tolse moltissimi feudi a tanti Signorotti che, manco a
dirlo, erano legatissimi all’aristocrazia monarchica e
verosimilmente con tanto di tessera di iscrizione al PNF.
Lo Stato
Fascista costruí le case per darle ai contadini, rendendoli
proprietari dei suddetti appezzamenti; certo, non fu fatto tutto e
subito, il Fascismo non rese tutti i contadini siciliani o del
sud-Italia dei piccoli proprietari, come non tolse tutti i feudi ai
loro aristocratici proprietari,…ma posso supporre che ció accadde
per dare poi, in futuro, un appiglio ai comunisti per poter
rivolgere le loro meschine accuse contro il Regime Fascista.
***
La
mania dell'ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad ogni
occasione, dà fastidio ai fascisti. Un giorno Leandro Arpinati,
diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il
siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo
a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. "E'
nostro diritto e nostro dovere dimenticare", ammonisce irosamente il
sottosegretario bolognese.
Per quale
strano motivo la mania dell’ex prefetto Mori doveva suscitare
fastidio ai fascisti? Io credo che sarebbe meglio dire che egli dava
fastidio a quei fascisti di convenienza, in realtá incalliti
mascalzoni dell’aristocrazia monarchica, ai quali interessava
mantenere lo status di potere preesistente al Fascismo stesso, ci
riferiamo proprio a quegli individui del mondo aristocratico
antifascista e comunista-partigiano che fece corpo unico, e
mettendosi agli ordini degli Americani, consentì a questi ultimi di
abbattere il Fascismo, per poi costituire …sempre tutti assieme (
antifascisti, monarchici e mafiosi)
i governi falsamente definiti democratici, quegli stessi governi che
ancora oggi continuano ad infettare l’Italia; un’Italia in cui, come
dicevamo, dal 1945 ad oggi, mafiosi e politici, assieme hanno sempre
fatto buoni affari. Infatti questa variopinta accozzaglia è arrivata
al punto che oggi “opera” cosí strettamente che si stenta a capire
dove finisce la mafia e dove inizia la politica …e viceversa.
***
<<Di quei giorni l'ufficio stampa
del ministero dell'Interno provvede anche a distribuire una velina
ai giornali invitandoli, nel caso pubblicassero articoli sulla
Sicilia, a tenere presente che "la mafia non ha rappresentato,
neppure nel suo momento di massimo rigoglio, altro che un aspetto
trascurabile e marginale nel grande quadro della vita siciliana
fatta di lavoro onesto e di pace". E' in atto, da parte del regime,
un chiaro tentativo di minimizzare la questione.>>
L’autore in chiusura termina con un trionfo del ridicolo, infatti l’
articolo finisce con il tentativo di far intendere che con questo
tipo di propaganda il Fascismo tentó di minimizzare la questione
mafia per proteggere i cosiddetti Colletti Bianchi dell’onorata
societá.
Il
significato di divulgare attraverso la stampa, articoli che
sminuivano la forza della mafia, era un mezzo per far capire al
cittadino che essa, come ogni altra forma di delinquenza, era
…“nulla” , in confronto alla forza e alla volontá dello Stato.
Questo tipo
di propaganda , unita alle altre attivitá sociali dello Stato era
diretta a far comprendere che la mafia era qualcosa contro la
quale si poteva e si doveva combattere, senza paura.
Leggendo l’articolo e le mie analisi, quali conclusioni trarreste
Voi?!
Integrazione all'articolo operata dall'autore Vincenzo Ballerino in
data 25 Novembre 2009
Verosimilmente tra le fila del Regime Fascista
si insinuarono diversi loschi individui che, forti dei loro appoggi
intendevano cavalcare il “Cavallo Vincente” per continuare a fare i
propri comodi, ma ben dissimulati e protetti e comunque sempre molto
attenti a come si muovevano; facendo un paragone, era esattamente al
contrario di come avviene oggi nell’odierna democrazia stalinista
italiana, dove mafiosi e politici vanno a braccetto cosí
spensieratamente e alla luce del sole, perché certissimi della loro
impunitá.
Il Prefetto Cesare Mori in virtú dei poteri straordinari di cui fu
investito dal Duce perseguí i mafiosi di ogni rango, la sua opera
non conobbe ostacoli di nessun tipo, ne è prova che Mori persegui in
piena sicurezza e col diretto consenso di Mussolini, persino
Fascisti del calibro di Alfredo Cucco, un luminare dell’oculistica e
docente all’universitá di Palermo nonché esponente di primo piano
del Fascismo Siciliano.
Cucco non era mafioso, ma nel 1927 venne coinvolto in una vicenda di
scambio di “favori” con alcuni ambienti “aristocratici” (quindi a
loro volta collusi con la Mafia) .
Ci sono peró, forti sospetti che si trattó di un coinvolgimento
"costruito" per colpire Cucco, infatti Cesare Mori venne indirizzato
verso l’alto esponente Fascista per mezzo di una attivitá
informativa "molto solerte" proveniente da ambienti
politico-affaristici capeggiati da personaggi che, con tanto di
tessera di iscrizione al PNF, in realtá appartenevano a quei settori
di cui accennavamo poc’anzi, (cioè ambienti affaristici collusi con
la Mafia). In conseguenza di ció, venne prontamente espulso dal
partito e privato di tutte le cariche, per <<indegnitá morale>>.
A testimonianza che i sospetti di cui sopra erano fondati, dopo 4
anni, nel processo di appello Cucco venne prosciolto da ogni accusa,
ma nonostante ció rientró nel partito solo 10 anni dopo. (Viene
arrestato una seconda volta nel 1947 e nuovamente prosciolto).
Ballerino Vincenzo |