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Fino all’ultimo fedeli! – Sottotenente Ruggero Belogi

guardia nazionale repubblicanaIl 25 Aprile 1945 mi trovò in servizio presso la II° Legione GNR Ferroviaria, assegnato al Comando Nucleo di Milano Centrale quale Comandante del I° Plotone. Ho ancora viva e ben presente la successione degli avvenimenti occorsi in quel giorno di aprile ed in tutti gli altri seguenti. Ero smontato dal turno di servizio notturno (dalle 20.00 del giorno 24 Aprile alle 7.00 del 25) e, naturalmente libero dal servizio, mi trovavo nel mio alloggio sito all’ultimo piano del fabbricato viaggiatori della stazione centrale. Verso le ore 12, una lunga raffica di mitragliatrice ruppe il silenzio di quella calda ed assolata giornata primaverile: saltato dal letto ed indossata rapidamente l’uniforme scesi al piano terra dove erano situati i locali del Comando. Qui trovai una situazione invero non brillante: molti uomini del plotone di servizio, Ufficiale compreso, erano già in borghese e pronti ad  allontanarsi.

Intervenuto con modi estremamente decisi presso il mio Collega, lo convinsi ad indossare nuovamente l’uniforme invitandolo a tornare al suo posto di servizio ed adoperarsi a che i suoi militi facessero altrettanto. Debbo dire che tutti, o quasi, obbedirono agli ordini.
Nel contempo provvidi personalmente a disporre a che i militi di servizio nelle varie “zone” del parco ferroviario rientrassero immediatamente negli uffici del Comando Nucleo. Si erano intanto presentati gli Ufficiali ed i militi liberi dal servizio ed era giunto anche il Comandante del Nucleo Magg. Armando Filippini che cercò subito di mettersi in contatto telefonico con il Comandante della Legione – Ten. Col. Mario Mariottini – al fine di avere notizie circa la situazione e di richiedere ordini sui quali ispirare il suo comportamento.
Ci venne ordinato di attendere comunicazioni che avrebbero dovuto esserci fornite entro un breve lasso di tempo. Mentre si svolgeva questa ridda di telefonate, ci si cominciava a rendere conto di quello che effettivamente stava succedendo in Italia. Dai tetti delle costruzioni site davanti la stazione centrale, uno stuolo di persone in borghese ed armate, sparava senza remissione su ogni cosa si muovesse dinanzi ai loro occhi costringendoci a non affacciarci alle finestre dato che ci era stato dato l’ordine di non reagire.
Mi fu ordinato di sistemare a difesa il nostro comando: ciò perchè il Magg. Filippini ci aveva chiaramente espresso il suo intendimento di non abbandonare la nostra sede. Ottemperai immediatamente alle disposizioni avute collocando ai tre lati liberi del piazzaletto antistante il portone d’ingresso del Comando una mitragliatrice Breda 37 un fucile mitragliatore Breda 30 ed un fucile mitragliatore cecoslovacco VZ che, chissà come, faceva parte della dotazione del nostro Nucleo.
Tutte le armi, complete di una notevole dotazione di munizioni, vennero affidate a personale esperto e fidato.
All’improvviso, ricevemmo dal Comando di Legione l’ordine di prepararci a ripiegare dalla nostra sede: la destinazione ci sarebbe stata comunicata appena possibile.
Cominciarono quindi i preparativi. Ad ogni Ufficiale fu dato l’incarico di preparare una parte del materiale da portare al seguito. Particolare attenzione venne riservata ai documenti di archivio per moltissimi dei quali, specie per quelli segreti e riservati, venne provveduto alla distruzione.
Io ebbi ordine di interessarmi della parte relativa all’armamento, al munizionamento, all’equipaggiamento (per inciso ricordo che ad ogni milite venne distribuita una dotazione nuova di vestiario completa) ed ai viveri di riserva.
Alle 20.00 (come potrò mai dimenticare quest’ora!) arrivò l’ordine telefonico confermatoci poi per scritto, di ripiegare con tutti gli uomini ed i materiali al Comando Provinciale della GRN sito in Piazza Fiume (a brevissima distanza dalla nostra Sede) dove avremmo dovuto trovare riunite tutte le varie unità della GNR di stanza in Milano.
Rimasto unico Ufficiale presente, ricevuto l’ordine e consultatomi con alcuni sottufficiali, mi interessai subito per reperire i mezzi occorrenti per il trasferimento egli uomini e dei materiali in precedenza accantonati.
Alle 22.00 circa con due autocarri lasciai a malincuore la sede del Comando de Nucleo per raggiungere la località prescritta. Io non so ancora oggi rendermi conto del perchè ero in uniforme ma non indossavo la giubba. Portavo l’elmetto ed avevo con me tutto il mio armamento e munizionamento individuale.
Raggiunta senza difficoltà la sede del Comando Provinciale della GNR mi trovai in mezzo ad uno sfacelo assoluto: venni ricevuto da un Sottotenente che mi disse, se ben ricordo, a brutto muso, che cosa volessi e che cosa facessi da quelle parti.
Ravvisai subito che non era presente nemmeno un uomo di quella schiera di militari che avrebbe dovuto raggiungere la nuova sede. Effettuai con due miei sottufficiali un giro per il palazzo riscontrando che gli uffici erano vuoti e che sul pavimento vi era un tappeto di carte e documenti.
Inoltre sui tavoli erano abbandonati parecchi mitra Beretta automatici, di modello nuovissimo, con una buona scorta di caricatori: approfittai subito di queste armi per sostituire i moschetti 91 in dotazione ai miei militi. Proseguendo nel mio giro nell’interno del palazzo con la speranza di poter reperire un mio superiore cui chiedere ordini, aprendo una porta mi trovai dinanzi ad un tavolo attorno al quale quattro Ufficiali superiori giocavano a carte: erano numerose le bottiglie di liquore ed i biglietti da mille!
Io che, presentatomi ed avendo fornito i dati relativi alla forza ed alle dotazioni del mio Reparto, avevo sperano in un… complimento per come avevo condotto il ripiegamento, mi sono sentito elargire un solenne cicchetto perchè la mia uniforme non era corretta. Morale della favola: vincendo gli impulsi facilmente comprensibili ho chiesto licenza e me ne sono andato imprecando a non finire, rimanendo poi tutta la notte con i miei uomini in “vigile attesa” mentre fuori per le strade si sparava dappertutto e si stava scatenando un vero inferno.
Come Dio volle arrivò il giorno e con il giorno arrivò anche il mio Comandante unitamente ad alcuni Ufficiali del Comando della 2° Legione GNR Ferrovia.
Dopo breve rapporto tenuto dal Magg. Filippini, venne deciso che per prendere le decisioni del caso, sarebbe stato opportuno conoscere gli intendimenti ed il comportamento della X° Mas il cui comando era situato in Piazza Fiume in posizione diametralmente opposta a noi. Un Ufficiale avrebbe dovuto quindi raggiungere il Comando della X° Mas. Mi offersi volontario per questo servizio: in uniforme attraversai la piazza sotto gli occhi non invero benevoli di quanti mi osservavano.
Come Dio volle raggiunsi il Comando della X° dove conferii lungamente con un Ufficiale superiore (all’ultima parte del colloquio fu presente anche il Comandante Borghese) il quae mi disse che la X° sarebbe restata nelle proprie caserme, con le armi al piede e che si sarebbe arresa solo alle Forze Armate regolari.
Dopo i saluti e gli auguri di rito, presi congedo e, rifacendo il cammino inverso, rientrai indenne dai miei Commilitoni riferendo poi dettagliatamente l’esito del mio incarico. Nel frattempo il mio Comandante aveva stabilito di sciogliere il Reparto e di mettere tutti gli uomini in libertà previa distribuzione a tutto il personale della loro quota parte del fondo di denaro esistente. A me, lo ricordo perfettamente, fu data la somma di L. 10.000, somma che in seguito mi fu sequestrata a Lecco quando venni catturato da forze partigiane.
Ebbe cosi fine la vita di un Reparto militare che sino all’ultimo aveva mantenuto fede al suo giuramento con tanta commozione ci salutammo abbracciandoci con l’augurio di rivederci in tempi più sereni. Da quell’addio a Milano si è aperta una strada che mi ha visto prigioniero dei partigiani nella sede del comune di Garlate prima, nelle scuole di Via Ghislanzoni a Lecco (adibite a sede provvisoria delle carceri) e nel Campo di Concentramento di Albavilla poi.
In questo campo ho avuto la gioia di riunirmi con mio Padre – Ten. Col. della GNR Ferroviaria – con il quale ho poi diviso tutto il periodo di detenzione.
Successivamente, quale prigioniero di guerra degli alleati, sono stato ospite del Campo di Concentramento di Modena e poi di Coltano: qui la mia matricola era 81.I.18649.
Il giorno 4 novembre 1945, previo interrogatorio a livello militare fattomi dal Col. Castagna (che non era l’eroe di Giarabub) sono stato liberato e, con i miei Genitori ho raggiunto la mia Famiglia in Civitanova Marche: ciò perchè la mia casa di Ancona era stata totalmente distrutta dal bombardamento aereo del 1 Novembre 1943.

*articolo della rubrica “Il mio 25 aprile” tratto da RSI Addio – Lo Scarabeo Editore 1993

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