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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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a cura di:
Roberto Goglia
TITO: IL KILLER
Quest'uomo,
Josip Broz ( kumrovec, Croazia 1892 - Lubiana 1980 ) meglio conosciuto col
soprannome di Maresciallo Tito, è il responsabile principale del
genocidio di milioni di persone! Eppure, oggi, viene ricordato come un
patriota, come una persona da imitare. Nel 1980, ai suoi funerali, oltre
alle autorità italiane, c'erano le più alte cariche dei paesi di mezzo
mondo. Quest'uomo, dopo essersi macchiato di orrendi crimini, è stato
inumato con tutti gli onori possibili spettanti ad un capo di stato.
Purtroppo non viene ricordato per quello che è stato in realtà: un
criminale di guerra!
I
FATTI
Dal
3 maggio 1945, per tre giorni e tre notti, le truppe del maresciallo
Tito, avide di sangue, si scatenarono, con inaudita violenza, contro
coloro che, da sempre, avevano dimostrato sentimenti di italianità. A
campo di marte, a Cosala, a Tersatto, lungo le banchine del porto, in
piazza Oberdan, in viale Italia, i cadaveri s'ammucchiarono e non ebbero
sepoltura. Nelle carceri cittadine e negli stanzoni della vecchia
questura, nelle scuole di piazza Cambieri, centinaia di imprigionati
attendevano di conoscere la propria sorte, senza che nessuno si
preoccupasse di coprire le urla degli interrogati negli uffici di
Polizia, adibiti a camere di tortura. Altre centinaia di uomini e donne,
d'ogni ceto e d'ogni età, svanirono semplicemente nel nulla. Per
sempre. Furono i "desaparecidos". Gli avversari da mettere
subito a tacere vengono individuati negli autonomisti, cioè coloro che
sognano uno stato libero; ai furibondi attacchi di stampa condotti dalla
"voce del Popolo" si accompagnò una dura persecuzione, che già
nella notte fra il 3 e il 4 maggio portò all'uccisione di Matteo
Biasich e Giuseppe Sincich, personaggi di primo piano del vecchio
movimento zanelliano, già membri della costituente fiumana del 1921.
Assieme agli autonomisti, negli stessi giorni e poi ancora nei mesi che
verranno, trovarono la morte a fiume anche alcuni esponenti del CLN ed
altri membri della resistenza italiana, fra cui il noto antifascista
Angelo Adam, mazziniano, reduce dal confino di Ventolene e dal lager
nazista di Dachau secondo una linea di condotta che trova riscontro
anche a Trieste ed a Gorizia, dove a venir presi di mira dalla Polizia
politica jugoslava, sono in particolare gli uomini del Comitato di
liberazione nazionale. La scelta appare del tutto conseguente, dal
momento che sul piano politico il CLN è un'organizzazione direttamente
concorrenziale rispetto a quelle ufficiali, delle quali è ben in grado
di contestare l'esclusiva rappresentatività degli antifascisti.
Pertanto, per i titini, appare come l'avversario più pericoloso, sia
perchè potenzialmente in grado di diventare il punto di riferimento
della popolazione di sentimenti italiani, sia in quanto l'eventuale
accoglimento delle sue pretese di riconoscimento, quale legittima
espressione della resistenza italiana, farebbe cadere uno dei pilastri
principali su cui regge l'edificio dei poteri popolari. Ma la furia si
scatenò con ferocia nei confronti degli esponenti dell'italianità
cittadina. Furono subito uccisi i due senatori di Fiume, Riccardo
Gigante e Icillo Bacci, e centinaia di uomini e donne, di ogni ceto e di
ogni età, morirono semplicemente per il solo fatto di essere italiani.
Oltre cinquecento fiumani furono impiccati, fucilati, strangolati,
affogati. Altri incarcerati. Dei deportati non si seppe più nulla.
Cercarono subito gli ex legionari dannunziani, gli irredentisti della
prima guerra mondiale, i mutilati, gli ufficiali, i decorati e gli ex
combattenti. Adolfo Landriani era il custode del giardino di piazza
verdi non era Fiumano, ma era venuto a Fiume con gli arditi e per la sua
statura tutti lo chiamavano "maresciallino". Lo chiusero in
una cella e gli saltarono addosso in quattro o cinque, imponendogli di
gridare con loro "viva la jugoslavia!". Lui, pur così piccolo
si drizzò sulla punta dei piedi, sollevò la testa in quel mucchio di
belve, e urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: " VIVA L'ITALIA".
Lo sollevarono, come un bambolotto di pezza, poi lo sbatterono contro il
soffitto, più volte, con selvaggia violenza e lui ogni volta: "
VIVA L'ITALIA! VIVA L'ITALIA!" sempre più fioco, sempre più
spento, finchè il grido non divenne un bisbiglio, finchè la bocca
piena di sangue non gli si chiuse per sempre. Qualcuno morì più
semplicemente. per aver ammainato in piazza Dante la bandiera Jugoslava.
Il 16 ottobre del 1945, un ragazzo Giuseppe Librio, diede tutti i suoi
diciott'anni, pur di togliere il simbolo di una conquista dolorosa. Lo
trovarono il giorno dopo, tra le rovine del molo Stocco, ucciso con
diversi colpi di pistola.
"
A nessuno di questi eroi, semplici e sconosciuti, l'italia concederà una
medaglia alla memoria"
Roberto Goglia
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