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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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GIACOMO
ACERBO
(1888-1969)
"Il
Combattente, il Tecnico, il fine politico"
Giacomo
Acerbo nasce a Loreto Aprutino, nel pescarese, il 25 luglio
1888, da antica e Nobile famiglia locale. Laureatosi in Scienze
Agrarie a Pisa nel 1912, si affilia alla massoneria Interventista;
si arruola volontario nella Grande Guerra.
Decorato con tre Medaglie d’argento al valor militare e congedato
col grado di Capitano, si avvia alla carriera universitaria come
assistente di discipline economiche. Contemporaneamente promuove
l'Associazione dei Combattenti di Teramo e Chieti che, dopo le
elezioni del 1919, si stacca dalla Associazione nazionale e
costituisce il Fascio di combattimento provinciale.
Eletto nel 1921 con il
Blocco nazionale, si pone come moderatore degli eccessi squadristici
locali. A livello nazionale contribuisce al patto di pacificazione
con i socialisti e a novembre viene eletto nel comitato centrale del
PNF. Durante la Marcia su Roma tiene i contatti con il Quirinale e
con Montecitorio, controllando lo svolgersi inquadrato della
Rivoluzione. Accompagna poi Mussolini a ricevere dal Re l'incarico
ministeriale e lo assiste nella formazione del Governo, assumendo
l'incarico di Sottosegretario alla Presidenza.
Lega il suo nome alla
riforma elettorale maggioritaria, appunto la legge Acerbo, votata
nel novembre 1923. Nuovamente deputato nel 1924 e insignito del
titolo di Barone dell’Aterno, è coinvolto marginalmente nelle
inchieste sul delitto Matteotti e lascia il Sottosegretariato alla
Presidenza del Governo (1924).
Nel 1924 istituisce la Coppa Acerbo in memoria del fratello Tito
Acerbo, Medaglia d’oro al valor militare. Nel gennaio 1926 viene
eletto Vicepresidente della Camera, carica che detiene sino al 1929,
quando diventa Ministro dell'Agricoltura e delle Foreste e si dedica
ai progetti di bonifica integrale. Contribuisce con Gabriele
d'Annunzio all’istituzione della Provincia di Pescara nel gennaio
1927. Nel 1934 è Preside della Facoltà di economia e commercio di
Roma.
Dal 1935 al 1943 è Presidente dell'Istituto internazionale di
agricoltura. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, nel 1938 è
relatore sul disegno di legge per la trasformazione della Camera dei
Deputati in Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
Durante la seconda
guerra mondiale è Colonnello di Stato Maggiore sui fronti alpino e
balcanico. Nel febbraio 1943 è nominato Ministro delle Finanze e del
Tesoro.
Il 25 luglio vota a favore dell'ordine del giorno Grandi e dopo l'8
settembre ripara in Abruzzo, dove si nasconde, colpito dalla
condanna a morte emessa dal Tribunale di Verona della RSI. Catturato
dai partigiani, è condannato anche qui alla pena di morte, poi
commutata in 48 anni di reclusione. Annullata la sentenza dalla
Cassazione, viene riabilitato e nel 1951 è riammesso
all'insegnamento universitario.
Successivamente nominato
all’unanimità dal Senato Accademico dell'Università La Sapienza di
Roma Professore Emerito, nel 1962 viene insignito dal Presidente
della Repubblica Antonio Segni della Medaglia d’oro per i benemeriti
della scuola, della cultura e dell'arte. Nel 1953 e nel 1958 si
candida alle elezioni con i Monarchici del PDIUM, ma senza successo.
Appassionato
collezionista di antiche ceramiche di Castelli, nel 1957 apre ai
visitatori di tutto il mondo le porte della Galleria delle antiche
ceramiche abruzzesi. Morì a Roma il 9 gennaio 1969.
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