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Giugno 1940: L’Italia in guerra!

*di Massimiliano Afiero

Il 10 giugno del 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Francia e all’Inghilterra schierandosi al fianco dell’alleato germanico in guerra già dal settembre 1939. Abbandonando la politica della non-belligeranza e tenendo fede al “Patto d’Acciacio” firmato con la Germania di Hitler qualche anno prima, l’Italia fascista entrava in guerra dopo che le Armate tedesche avevano già conquistato mezza Europa. Ancora oggi molti storici italiani e stranieri interpretano l’episodio come un espediente di Mussolini studiato per ottenere molto dando poco: con pochi morti l’Italia poteva sedersi da grande al tavolo della pace. Ma spesso si dimentica di analizzare la storia calandosi nella sua realtà temporale; in un’Europa che si stava infiammando bisognava schierarsi, con o contro Hitler. Le analogie di pensiero ed ideologia che univano l’Italia di Mussolini e la Germania hitleriana erano indiscutibili. L’Italia scese in guerra al fianco della Germania per coerenza politica ed ideologica, perché la drammatica situazione storica imponeva delle scelte.

“Noi non scegliemmo la strada più facile, ma quella più naturale, quella della lotta contro le false democrazie occidentali, che negli anni precedenti avevano ostacolato con tutti i mezzi l’espansione coloniale e nazionale italiana”.

Truppe italiane in sfilata

Truppe italiane in sfilata

PRIMI FUOCHI

La prima azione di guerra italiana durante la seconda guerra mondiale ebbe come obiettivo Malta; l’11 giugno, 35 bombardieri della Seconda Squadra Aerea, scortati da 18 caccia CR.42, colpirono con le loro bombe La Valletta e l’aereoporto di Hal Far.

Dal bollettino di guerra numero 1 del 12 giugno:

“Unità da bombardamento della Regia Aeronautica scortate da formazioni di caccia hanno effettuato alle prime luci dell’alba di ieri ed al tramonto violenti bombardamenti sugli impianti militari di Malta con evidenti risultati rientrando incolumi quindi alle rispettive basi”

Gli attacchi contro l’isola continuarono anche nelle settimane successive.

Per mare la prima azione avvenne il 12 giugno, a sud di Creta e vide l’affondamento dell’incrociatore britannico Calypso da parte del sommergibile Bagnolini al comando del C.C. Franco Tosoni Pittoni. Dopo le operazioni aeree e navali, iniziarono anche quelle terrestri: con le Panzer Divisionen Tedesche a pochi chilometri da Parigi, lo Stato Maggiore italiano decise di attaccare la Francia sul fronte delle Alpi occidentali per coadiuvare l’azione di annientamento dell’alleato germanico.

Tuttavia nei giorni immediatamente successivi alla dichiarazione di guerra il fronte alpino era tranquillo, dal momento che lo stesso capo di Stato Maggiore Badoglio, il maggiore artefice delle nostre sfortune militari della Prima e della Seconda guerra mondiale, non desiderava attaccare i suoi “amici” francesi.
Tra l’11 ed il 14 giugno si verificarono solo alcuni scontri tra reparti francesi ed alpini italiani (Battaglione Intra), che fecero registrare i primi caduti.
Il 12 giugno un reparto francese della Val d’Isere attaccò di sorpresa un reparto di alpini italiani nella zona del passo della Galisia, nell’alta valle dell’Orco. Gli alpini riuscirono a respingere prontamente i francesi, che si ritirarono nel rifugio Priarond. Fatto subito segno dai colpi dei nostri mortai da 81 i francesi dovettero ritirarsi anche dal rifugio abbandonando definitivamente qualsiasi velleità offensiva.
Nelle prime ore del mattino dello stesso 12 giugno si registrò invece il primo bombardamento aereo alleato sul suolo nazionale: alcuni bombardieri inglesi Withley giunsero su Genova e su Torino per colpire gli impianti industriali della Fiat e dell’Ansaldo. Fortunatamente l’attacco fu un vero fallimento; la maggior parte delle bombe sganciate dai bombardieri inglesi caddero a Torino in aperta campagna ed a Genova in mare.
L’aviazione italiana rispose subito nella notte tra il 12 ed il 13 bombardando varie località della Francia meridionale e la base della marina francese a Tolone.
La marina francese per ritorsione attaccò, nella notte del 14 giugno, la costa ligure tra La Spezia e Genova, colpendo i depositi di carburante di Vado e la zona portuale di Genova. Le nostre batterie costiere risposero al fuoco, riuscendo a colpire il cacciatorpediniere francese Albatros e a danneggiare le altre unità navali nemiche.
Questo attacco della marina francese convinse gli alti comandi Italiani ad attuare nel più breve tempo possibile operazioni offensive oltre il confine francese, alfine di piegare definitivamente la forza militare della Francia.
Il 16 giugno venne emanato un ordine per la preparazione dell’attacco sul fronte occidentale per il giorno 18.
Badoglio segnalò subito a Mussolini l’impossibilità di preparare un’azione offensiva in sole 48 ore. Mussolini gli rispose prontamente:

“La decisione di attaccare la Francia è una questione politica e della quale io solo ho la decisione e la responsabilità.”

A fermare l’imminente offensiva sul fronte alpino, arrivò la richiesta francese di armistizio alla Germania, il 17 giugno. Hitler e Mussolini decisero così di incontrarsi il giorno dopo, a Monaco, per decidere una linea di condotta comune nei confronti della Francia.
A Monaco molte delle rivendicazioni italiane (la Corsica, la Tunisia, Gibuti) ai danni della Francia non vennero accettate da Hitler, il quale temeva che clausole troppo dure avrebbero potuto compromettere tutte le trattative. Hitler non desiderava infierire sui francesi, perché sperava in cuor suo di volgerli alla causa nazionalsocialista, e trasformare la Francia in un nuovo stato satellite della Germania.
Venne deciso inoltre di svolgere le trattative dell’armistizio separatamente: ci sarebbe stato dunque un armistizio franco-tedesco ed uno franco-italiano.
Deluso per l’incontro con Hitler, Mussolini decise dal ritorno da Monaco, che l’unico modo per poter avanzare richieste territoriali ai francesi, era quello di usare la forza. Il giorno 19 venne dato cosi al Gruppo di Armate Ovest l’ordine di attaccare lungo tutto il confine francese a partire dall’alba del 21 giugno.

L’OFFENSIVA SULLE ALPI OCCIDENTALI

Attaccare la Francia dalle Alpi, poneva però dei seri problemi logistici e militari per i nostri comandi militari. Le nostre truppe del Gruppo Armate Ovest erano state dislocate lungo l’arco alpino in posizione difensiva in funzione intimidatoria verso i francesi alfine di ottenere concessioni territoriali senza colpo ferire.
Per contro i francesi disponevano lungo il confine con l’Italia di un’efficientissima linea di fortificazioni, (la cosiddetta Maginot delle Alpi) concentrate nelle zone del Piccolo S.Bernardo, del Moncenisio, del Monginevro, della Maddalena, del Colle di Tenda e della Cornice, servite da un’ottima rete stradale e ferroviaria. I principali valichi erano controllati da postazioni di artiglieria permanenti e campali disposte in modo da non poter essere individuate. Le forze francesi nel settore erano riunite nell’Armeè des Alpes, forte di circa 200.000 uomini agli ordini del generale Orly.
Da parte italiana c’era invece il Gruppo di Armate Ovest (al comando del Principe di Piemonte) che comprendeva la Quarta Armata e la Prima Armata per una forza totale di circa 300.000 uomini e 12.500 ufficiali: 22 divisioni, 3 Raggruppamenti alpini, un Reggimento alpini e 2 Raggruppamenti celeri.

La Quarta Armata posta agli ordini del generale Guzzoni, schierata tra il Monte Rosa e il Monte Granero, comprendeva:
il I° Corpo d’Armata del generale Mercalli
il Corpo d’Armata Alpino del generale Negri
il 3° Reggimento alpini del colonello Faldella

In riserva c’erano le divisioni di fanteria Legnano e Brennero e un raggruppamento celere.

La Prima Armata posta agli ordini del generale Pintor, schierata dal Monte Granero al mare, era costituita dal:
II° Corpo d’Armata del generale Bertini
III° Corpo d’Armata del generale Arisio
XV° Corpo d’Armata del generale Gambara

In riserva c’erano le divisioni di fanteria Pistoia, Cacciatori delle Alpi, Lupi di Toscana, la divisione alpina Pusteria e un raggruppamento celere.

L’ATTACCO

Dopo una serie di alterchi tra il capo del governo Benito Mussolini e il solito Badoglio, che osteggiava in tutti i modi l’offensiva italiana, finalmente il giorno 21 giugno le nostre truppe attaccarono le forze francesi lungo tutto il confine.
La Prima Armata italiana aveva come obiettivi Nizza, la Provenza ed il bacino dell’alto Ubaye. La Quarta Armata aveva come obiettivo principale Modane, Lione (I° Corpo) e Briancon (IV° Corpo).
Il Corpo d’armata Alpino venne impegnato nell’attacco tra il il Col de la Seigne e il Col du Mont.

Fronte Alpino - Giugno 1940

Fronte Alpino – Giugno 1940

Essendo una guerra sulle montagne naturalmente in prima linea c’erano i reparti alpini, a cui toccò il compito di prendere contatto con le linee avanzate nemiche. L’offensiva italiana venne ostacolata dalle avverse condizioni atmosferiche eccezionali per la stagione in corso: si era ormai in estate e c’era pioggia, neve e persino tormenta nelle zone dei valichi. Quando le nostre avanguardie giunsero nelle vallate oltre frontiera si ritrovarono a marciare con un fitta nebbia. L’aviazione non potè fornire un adeguato appoggio alle operazione sempre a causa del maltempo.
Malgrado tutto gli avamposti nemici vennero superati grazie anche all’effetto sorpresa ed all’astuzia dei nostri soldati. I francesi si ritrovarono attaccati dove non se lo aspettavano.
Da ricordare l’azione del battaglione “Val Cordevole” che scendendo dal Col du Mont, protetto dalla nebbia, riuscì a raggiungere il fondo valle, superò tre successivi sbarramenti nemici e giunse nel pomeriggio a la Motte. I francesi erano stati colti di sorpresa perché aspettavano l’attacco italiano dall’alto e non certo dal fondo valle.
Anche il battaglione Susa nel settore del Moncenisio riuscì a sorprendere le difese francesi: sceso dal Monte Rocciamelone e dal ghiacciaio omonimo lungo la valle del Ribon nella valle dell’Arc, gli alpini riuscirono a sorprendere le postazioni difensive francesi del Moncenisio che vennero sopraffatte.
Dopo la difficile discesa dal ghiacciaio e dopo dodici ore di marcia forzata nella tormenta nella valle del Ribon gli alpini con un reparto di Camicie nere in avanguardia sorpresero i francesi. Come riferì poi un ufficiale francese caduto prigioniero, la colonna italiana venne scambiata dagli osservatori nemici come truppa francese, ritenendo impossibile che degli uomini potessero scendere dal ghiacciaio del Rocciamelone; i francesi del forte della Petite Turra, con la colonna italiana sotto tiro e con la possibilità di annientarla, non spararono neppure un colpo.
Sempre nel settore del Moncenisio, i reparti della divisione Cagliari raggiunsero Bramans, nella valle dell’Arc, mentre gli uomini della divisione Brennero attaccarono i forti francesi del Moncenisio.
Nel settore del Piccolo S.Bernardo gli alpini delle divisioni Tridentina e Taurinense insieme a reparti motorizzati della divisione Trieste raggiunsero la Valle Isere entrando in contatto con le postazioni nemiche di Bourg St.Maurice
Nel settore di Bardonecchia il battaglione alpini Val Dora insieme con la divisione Superga raggiunsero Modane.
Nel settore Germanasca-Pellice reparti alpini, malgrado la strenua difesa dei reparti sciatori francesi, giunsero fino ad Abriès.

IL FRONTE DELLA PRIMA ARMATA

Anche sul fronte meridionale le truppe alpine agirono sempre in avanguardia. Il 2° raggruppamento alpini e la divisione alpina Cuneense avanzarono nella valle Ubaye. Le divisioni Forlì e Aqui occuparono Larche.
La divisione alpina Pusteria, che era rimasta in riserva, iniziò ad avanzare a partire dal 23 giugno percorrendo circa 4 km in due giorni nell’area compresa tra il bacino dell’Ubaye e quello della Tinea, a oltre 2.500 metri di altitudine.
Gli alpini del 1° Raggruppamento insieme con i fanti della divisione Ravenna oltrepassarono il confine nella zona compresa tra l’Alta Vesubie e la Valle della Roja, occupando le località di Roquebillié e Fontan.
Le divisioni Modena e Cosseria attaccarono le difese francesi lungo la costa, dopodichè la stessa Cosseria occupò e superò Mentone.

Bollettino di guerra numero 13 del 24 giugno 1940:

“Sulla fronte alpina dal Monte Bianco al mare le nostre truppe hanno iniziato l’attacco il giorno 21. Formidabili apprestamenti difensivi in rocce di alta montagna, la reazione fortissima da parte del nemico deciso ad opporsi alla nostra avanzata e le condizioni atmosferiche del tutto avverse non hanno diminuito lo slancio offensivo delle nostre truppe che hanno conseguito dovunque notevoli successi. Mentre con ardite particolari azioni i nostri reparti si sono impadroniti di talune munite opere, quali ad esempio il forte Chenaillet presso Briançon e Razet nella Bassa Roja, nostre intere unità hanno raggiunto il fondo delle Valli Isere, Arc, Guil, Ubaye, Tinea, Vesubia, penetrando tra i sistemi fortificati dell’avversario e minacciando dal rovescio l’intera fronte nemica. L’avanzata delle nostre truppe prosegue su tutta la fronte.”

L’ARMISTIZIO

Già a partire dal 20 giugno e quindi prima ancora che iniziassero le operazioni militari, il governo francese tramite il governo spagnolo si era dichiarato disposto a discutere le clausole di un armistizio.
Con l’inizio dell’offensiva sulle Alpi e con la firma dell’armistizio franco-tedesco, Mussolini si vide costretto ad accettare le offerte di pace francesi.

Mussolini e Hitler

Mussolini e Hitler

Il giorno 22 informò Hitler circa le sue intenzioni finali: “Allo scopo di facilitare l’accettazione dell’armistizio da parte francese non ho messo tra le clausole l’occupazione territoriale della sinistra del Rodano, della Corsica, Tunisia e Gibuti come avevamo prospettato a Monaco. Mi sono limitato al minimo, a chiedere cioè una zona smilitarizzata della profondità di 50 km. Ritengo questo un minimo anche per evitare incidenti. Per tutto il resto ho adottato le clausole dell’armistizio germanico”.

Hitler rispose prontamente: “Ho ricevuto la vostra comunicazione. Qualunque cosa decidiate, la Francia è informata che l’armistizio entrerà in vigore soltanto se voi giungerete allo stesso risultato”.

Il 23 giugno la delegazione francese giunse a Roma per l’armistizio, che venne firmato il giorno dopo a Villa Incisa sulla via Cassia. Il documento venne firmato dal maresciallo d’Italia Badoglio e dal Generale Huntzinger per la Francia.
L’Italia ottenne la smilitarizzazione di una zona di 50 chilometri lungo il confine italo-francese, la smilitarizzazione delle zone di confine delle colonie francesi in Africa settentrionale ed orientale, la disponibilità delle principale piazzeforti militari francesi nel Mediterraneo.

Bollettino di guerra numero 14 del 25 giugno 1940:

Alle ore 1,35, in seguito alla firma della Convenzione d’armistizio, sono cessate le ostilità tra l’Italia e la Francia in tutti gli scacchieri metropolitani e d’Oltremare.

LE PERDITE ITALIANE

Pur essendo stata breve la battaglia sul fronte delle alpi, costò alle nostre forze armate notevoli perdite.

Caduti: 631; di cui 39 Ufficiali e 592 Soldati;

Feriti: 2631; di cui 138 Ufficiali e 2493 Soldati;

Dispersi: 616: di cui 23 Ufficiali e 593 Soldati;

Bibliografia:

A. Petacco, “Storia della Seconda Guerra Mondiale vol. 1″, Curcio editore
E. Biagi, “La seconda guerra mondiale vol. 1″, Fabbri editore
G. Oliva, “Storia degli alpini”, Rizzoli editore
B. P. Boschesi, “La guerra di Mussolini”, Mondadori editore

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