|
LA
GUERRA
ITALO-GIAPPONESE
Ecco, di nuovo,
il Signor “X”
Uno dei pochi
giornalisti per il quale nutrivo una certa stima era Sergio Romano,
tanto che riportai un suo pensiero nella Presentazione di un
mio libro, pensiero che riporto qui di seguito:
“Se il fascismo era
davvero, come gli alleati avevano sostenuto per meglio vincere la
guerra, una sorta di incarnazione satanica, un ‘male’ generato dal
male, nessuna potenza vincitrice era tenuta a interrogarsi sulle
cause della seconda guerra mondiale e sulle proprie responsabilità
dopo la fine della prima. Promuovendo il fascismo al rango di ‘male
assoluto’, gli alleati permisero agli italiani di sbarazzarsi
del loro passato con una menzogna e di mettere la guerra sulle
spalle di un uomo: Mussolini”.
Qualche
lettore più paziente e attento degli altri ricorderà che già trattai
un argomento sollevato proprio dal Signor “X”, il cui
soggetto ebbe, appunto, per titolo: “Mussolini sterminatore di
Ebrei?”. Ebbene, ora il Signor “X” (così citato
perché non sono autorizzato ad indicarne il nome) ha proposto una
serie di temi, certamente interessanti, ma che, data l’ampiezza
degli stessi, non li posso davvero esaminare in un unico intervento.
Sono, quindi, costretto a dividerli nel tempo.
PRIMO ARGOMENTO.
Lunedì 8 settembre su Il Corriere della Sera, nella pagina
riservata a Sergio Romano apparve: “Caro Romano, leggo in un
intervento dello storico mussoliniano Filippo Giannini (“Un Paese
senza decoro”) che il nostro governo Parri nel luglio del 1945
dichiarò guerra al Giappone e che da allora non è stata più firmata
alcuna pace. Se fosse vero non le sembra il caso di ricordare
l’incresciosa dimenticanza e il dovere di rimediare? (firmato “X”)”.
Da queste poche parole
ho capito che non si è afferrato il senso reale della mia
denuncia: la dichiarazione di guerra al Giappone cosa fu nella
sostanza?
Questa mia
sensazione è confermata anche – e soprattutto – dalla risposta
fornita da Sergio Romano. Questi scrive: “La dichiarazione di
guerra al Giappone fu un gesto opportunistico e sostanzialmente
inutile, di cui non è certo possibile andare orgogliosi. Non vedo
d’altro canto che cosa potrebbero scrivere in un trattato di pace
due Paesi egualmente sconfitti, collegati a parecchie migliaia di
chilometri l’uno dall’altro e privi di sostanziali divergenze”.
Mi sarei aspettato un
attacco violento contro quell’infamia, una dichiarazione di guerra
ad un Paese, oltretutto ancora nostro alleato e sfinito da una
guerra che il Giappone disperatamente non voleva, ma che gli fu
imposta.
Quante volte, tu
lettore, hai sentito parole di accorata condanna per la
pugnalata alla schiena inflitta da Mussolini ad una povera Francia
ormai sul punto di crollare? Hai mai ascoltato le stesse
parole, almeno di riprovazione per l’operazione (chiamiamola così)
del Governo antifascista Parri? La pugnalata alla schiena alla
Francia non fu tale, perché l’esercito francese alle nostre
frontiere era intatto. E cosa dire dell’attacco alla Polonia, nel
1939, da parte dell’Unione Sovietica? Altro che pugnalata! E
quella inferta, sempre dall’Unione Sovietica, nell’agosto del 1945,
ancora al Giappone, dopo che questo aveva ricevuto il regalo
delle due bombe atomiche, cosa fu? Oltre tutto fra Unione Sovietica
e Giappone era in vigore un trattato di amicizia. Come considerare
l’attacco della super-potenza USA all’Iraq di Saddam? Solo Mussolini
fu un infame, per una pugnalata che, oltretutto tale
non fu, ma così si vuole che sia.
A scanso di equivoci
voglio puntualizzare quanto sopra ho scritto, e cioè che il Giappone
fu trascinato alla guerra dall’arroganza degli anglo-americani, per
mantenere e sviluppare il predominio commerciale su quelle aree
dell’Asia che il Giappone stava facendo proprie. Le diplomazie
anglo-americane le guerre non le dichiarano, le provocano, giusto
quanto rispose Mussolini a Roosevelt nel 1940: "Ci sono guerre
che un Paese provoca e guerre che un Paese subisce". Così
per l’Italia, così per il Giappone.
Sarebbe troppo lungo
elencare le provocazioni messe in atto dal Governo americano a danno
del Giappone, esattamente come avvenne per l’Italia (argomento che
tratterò in uno dei prossimi articoli, sempre in risposta al Sig.
X). Per il momento valga qualche esempio: l’embargo del
petrolio, il congelamento di tutti i beni giapponesi nel territorio
degli Usa, un embargo totale di tutto il commercio esistente fra i
due paesi, la chiusura del Canale di Panama alle navi giapponesi e
il divieto di rifornirle di carburante. Nell’arte di provocare
pazientemente un conflitto internazionale, Roosevelt fu abile quanto
lo fu nel celare agli occhi del popolo americano le terribili
conseguenze cui andava incontro senza saperlo.
Poi ci fu il
capolavoro di Pearl Harbor, solo gli imbecilli possono ancora
credere alla versione ufficiale fornita dalla Casa Bianca. Questo è
tanto vero che la prima a non credere a Franklin D. Roosevelt fu
proprio Clara Boothe Luce (poi ambasciatrice americana in
Italia) la quale nel 1942 dirà al congressman Fish che “Roosevelt
ha ingannato tutti noi impegnadoci in questa guerra col Giappone che
a lui serve per intervenire nel conflitto europeo passando
attraverso la porta di servizio”.
Questi sono gli Stati
Uniti d’America.
Ritengo che la
dichiarazione di guerra del Governo italiano ad un Paese, oltretutto
ancora nostro alleato e sul punto di capitolare, sia stato un atto
di tale ignominia che difficilmente si può trovare qualcosa di
simile negli annali storici. Per questo motivo mi sarei aspettato da
Sergio Romano una dichiarazione di ferma condanna e non un semplice
calcolo, quasi di dare e avere, o una semplice questione di
distanze geografiche. Salvo che il valente giornalista si sia
attenuto al principio – sempre valido – del trattare certi argomenti
nell’ambito del politicamente corretto.
Inoltre la parte
terminale della risposta riguardante i due Paesi, “privi di
sostanziali divergenze”, avvalora la carenza di un intervento
ancora più incisivo di quanto non sia stato.
Per concludere. Se il
Governo Parri era un esecutivo legittimo, cosa della quale
dubito fortemente, in quanto sotto tutela straniera ancora
nostra nemica, allora allo stato di guerra doveva seguire, una volta
capitolato il nostro nemico, un atto di pace. Essendo,
questo, mancato, credo di non sbagliare affermando che con il
Giappone siamo tutt’ora in stato di guerra.
Di conseguenza, caro
lettore, se avrai la ventura di incontrare un giapponese, fa
attenzione: anche se apparentemente ti può sembrare un semplice
turista, agisci con tempestività, bloccalo, impacchettalo e
spediscilo al più vicino campo di concentramento. Altrimenti
potresti apparire nemico della Patria e connivente col nemico.
Anche se, visto come sono andati certi avvenimenti alcuni anni fa,
proprio perché traditore potresti godere di ampi privilegi nel seno
di questa società.
“Povera Patria
mia!” esclamò William Pitt sul letto di morte.
SCRIVI LA TUA OPINIONE
REGISTRANDOTI AL FORUM de ILDUCE.NET
|