ULTIMI AGGIORNAMENTI:

I 600 giorni della RSI

di Diego Michelini

“Noi siamo i veri ribelli! Per gli altri è facile farsi chiamare ribelli quando si crede di avere gli eserciti amici a pochi giorni di distanza, quando si pensa di essere dalla parte del più forte, dell’ormai invincibile….

Giuseppe Solaro l’ultimo Federale di Torino impiccato il 29 aprile 1945.

Stemma e Sigillo RSI

Stemma e Sigillo RSI

Sono trascorsi 70 anni da quel tragico funesto settembre del 1943, finora tantissimo si è scritto della Repubblica Sociale Italiana, scrittori o presunti tali si sono cimentati sul piano della memoria o personale ma ben pochi hanno saputo cogliere la vera essenza dei valori di quel periodo che ha visto ragazzi immolarsi per il bene della Patria, versare il loro sangue come i martiri della rivoluzione fascista del ’22, un concetto di martirio patriottico quale emerge dalla concezione mistica fascista. L’otto settembre fu la prova tangibile di questi ragazzi che neppure adolescenti si arruolano per combattere un nemico certamente più forte ed organizzato pur sapendo che il loro destino non dava scampo ma erano entusiasti, pieni di spirito di gioia, lieti di andare a combattere al fronte e lieti di morire. Certamente il ricordo di Ettore Muti era ancora vivo nei loro cuori… “La vostra consegna è nel nome dei nostri Fasci di Combattimento: Combattere!”. Il 3 settembre 1943 a Cassibile quando fu firmato ufficialmente l’armistizio fu anche l’ora della della viltà, i “sovrani” che fuggono ed abbandonano un popolo alla mercè di un alleato che diventa nemico, gli angloamericani che continuano a bombardare per sei giorni consecutivi le nostre città prima che sia divulgata la notizia dell’armistizio, gli italiani che festeggiano inconsapevoli ed ignari che la guerra non ebbe termine l’otto di settembre, inizia quel triste periodo che vede italiani contro italiani, una guerra civile che non finì assolutamente il 25 aprile 1945, ma avrà un seguito armato ancora per due anni. Sfogliando un qualsiasi libro di storia, il 25 aprile è ricordato come la data in cui i partigiani liberarono le città del nord ancora in mano ai “nazifascisti” ponendo così fine alla guerra in Italia, ma solo alle ore zero del 29 aprile furono ufficialmente sospese le ostilità firmate dal generale Graziani a Caserta ed il 2 maggio da tutte le truppe tedesche. Scrisse Eisenhower: “La resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e perse ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore salvato, solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I”. (1) Un nemico che riconobbe il sacrificio dei nostri ragazzi, l’Italia che non riconosce dopo 70 anni dei combattenti considerati “dalla parte sbagliata” che vestivano una divisa ed erano inquadrati in una nuova entità rappresentata da un Governo Fascista Repubblicano riconosciuto ufficialmente da Bulgaria, Cecoslovacchia, Croazia, Germania, Giappone e Vaticano. La Spagna di Franco si defilò nonostante Mussolini l’appoggiò militarmente durante la guerra civile, temeva la reazione dell’Inghilterra e Stati Uniti, i quali minacciavano di procedere al riconoscimento del governo repubblicano spagnolo in esilio in Messico.

Bersaglieri e tedeschi in Slovenia

Bersaglieri e tedeschi in Slovenia

Hitler il 13 settembre 1943 così parlò al suo popolo: …”Il crollo dell’Italia era da prevedersi da lungo tempo, non per la mancanza di adeguate possibilità italiane per una resistenza efficace o per la mancanza del necessario aiuto tedesco; ma piuttosto per difetto, o meglio per la mancanza di volontà di quegli elementi, che ora, come conclusione del loro metodico sabotaggio, hanno provocato la capitolazione. Si è compiuto ciò verso cui da anni molto uomini tendevano: il passaggio del Comando di Stato Maggiore italiano dal Reich, alleato dell’Italia, ai comuni nemici.

La storiografia attuale definisce la R.S.I. “stato fantoccio” nelle mani di Hitler contrariamente il rapporto non è mai stato subordinato al Reich alla stregua di altri alleati in quanto il rifiuto della resa fu considerato fondamentale per ciò che riguardava i rapporti politici e militari della Repubblica e la Germania e di conseguenza l’alleanza con l’Asse non fu mai messa in discussione.

Al momento dell’armistizio si trovarono sotto le armi circa 3.500.000 militari di tutte le Forze Armate e la maggior parte decisero di ritornare a casa sfaldandosi così un esercito costato all’Italia immensi sacrifici. Circa 700.000 furono fatti prigionieri dall’ex alleato ed avviati nei campi di lavoro in Germania, 450.000 rimasero al sud subendo sorti diverse, la maggior quantità ovvero circa 2.000.000 ritornarono a casa lasciando la Patria alla mercè dei tedeschi i quali si considerarono traditi e successivamente agli afroangloamericani i quali si comportarono vergognosamente nei confronti degli abitanti del sud al punto da rimpiangere i podestà fascisti i quali furono sostituiti con uomini della camorra(2). In questo contesto generale di tragedia e sbandamento lo spirito della Repubblica Sociale fu uno straordinario fenomeno di riscossa di risveglio del sentimento nazionale, di ribellione allo spettacolo di sfacelo offerto dalla società ed in questo spirito si formarono i primi reparti della Milizia, accorsero dal settembre ’43 ai primi mesi del ’44 oltre duecentomila volontari delle classi 1925, 1926 e 1927 ed altri ancor più giovani che andarono ad ingrossare le fila delle future divisioni. Nino Buttazzoni mitico comandante degli NP – nuotatori paracadutisti – della Decima Mas domandarono: …” lei era già militare, nel momento di scegliere tra Mussolini ed il Re non ha creduto di venir meno al giuramento nei confronti di quest’ultimo? Non scelsi né Mussolini né il Re, scelsi la Patria che è molto più importante dei due. Per questo non ho rimorsi da giuramento!

Giugno 1944 - Reclute della Marina RSI

Giugno 1944 – Reclute della Marina RSI

Le forze armate della R.S.I. dovevano costituire la radice stessa della sovranità del nuovo stato, questa visione fu molto chiara a Mussolini dichiarando che “ (….) uno stato che non dispone di forze armate è tutto fuorchè uno stato”. Il 18 settembre 1943 Mussolini dopo l’incontro con Hitler a Rastenburg decise la riorganizzazione del nuovo E.N.R (Esercito Nazionale Repubblicano) sulla base della Milizia la quale fungeva da ruolo centrale delle future forze armate. Le direttive riguardanti la riorganizzazione furono date da Renato Ricci comandante della MVSN (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) e deliberate durante la prima riunione del Consiglio dei Ministri, quando si decise di rompere con il passato, ovvero lo scioglimento del Regio Esercito cui erano imputate le colpe del 25 luglio e 8 settembre. L’Esercito Nazionale Repubblicano (ENR), la Marina Nazionale Repubblicana (MNR) e l’Aviazione Nazionale Repubblicana (ANR) furono le tre forze armate concepite in chiave moderna, formate da militari validamente addestrati con equipaggiamenti materiali ed armamenti forniti dall’alleato tedesco. Nel dicembre del ’43 fu creata la G.N.R (Guardia Nazionale Repubblicana) essa nacque dall’unione della MVSN, dell’arma dei carabinieri e della PAI (Polizia Africa Orientale), fu la prima forza di sicurezza con compiti di polizia per la salvaguardia del territorio. I primi effettivi furono 140.000 di cui 47.000 carabinieri direttamente comandati dal capo della Repubblica ovvero Mussolini. Contemporaneamente nel dicembre del ’43, mediante l’accordo con Hitler, furono formate quattro divisioni secondo l’organico delle divisioni tedesche con l’appoggio di reparti logistici da costituire in Italia. La prima divisione formata da bersaglieri fu chiamata Italia ed addestrata a Heuberg, la seconda fu la Littorio composta da CC.NN (Camicie Nere) creata a Sellengher, la terza di fanteria marina San Marco addestrata al campo di Grafenwohr ed infine la Monterosa composta da alpini presso il campo di Munsingen ove il 16 luglio 1944 Mussolini, di fronte a 4000 alpini, alla consegna della bandiera di guerra terminata la rivista disse una frase che rimarrà scolpita nelle menti dei futuri combattenti..”Essa è, deve rimanere e rimarrà una divisione di ferro” Entro la prima decade di luglio 1944 presso i quattro centri di addestramento si trovavano in totale 57.000 uomini validamente addestrati da ufficiali della Wermacht. Il generale Gastone Gambara aderì alla RSI e dati gli ottimi rapporti con Rommel dai tempi della guerra in Africa fu nominato capo dello Stato Maggiore il quale con Graziani e Ricci crearono praticamente il nuovo esercito nazionale ed “apolitico”. La legge fondamentale che creò le Forze Armate Repubblicane sancì, tra l’altro, la proibizione dello svolgimento di qualsiasi “attività politica” per tutta la durata della prestazione di effettivo servizio militare.

Il Barbarigo a Nettuno

Il Barbarigo a Nettuno

L’altra grande unità che si distinse su tutti i fronti fu la Decima Flottiglia MAS nata dalla frammentazione del reggimento San Marco fu un corpo elitàrio composto da volontari votati all’estremo sacrificio, costituì la leggenda delle unità militari. Subito dopo l’armistizio il loro comandante Junio Valerio Borghese si accorda con i tedeschi il quale dichiara la propria indipendenza, offre sì, la propria alleanza ma alle sue condizioni, firmando un patto militare che riconosce l’autonomia della “X” MAS. Inizia a reclutare volontari per ingrossare questa formazione, giungono a La Spezia giovani di ogni ceto sociale, studenti, operai, ufficiali delle varie armi. Borghese l’otto di settembre, al comunicato di Badoglio, pianse: ….” ma da allora non ho mai più pianto..(…).. in ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire, ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa e il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo”. Ora a distanza di poche settimane da quel fatidico giorno, si trova a dover gestire ed organizzare una massa di persone entusiasta di combattere per la propria Patria. La battaglia nella Selva di Tarnova, vicino Gorizia, fu la prova tangibile del mito della Decima, i battaglioni Barbarigo, Fulmine, Valanga, Sagittario, furono duramente impegnati dando prova di grande coraggio, subendo oltre 200 perdite, respingendo i poderosi attacchi delle truppe slave. Le Forze Armate della RSI furono affiancate dalle SAF (servizio ausiliario femminile), primo esempio nella storia italiana di volontarie inquadrate nell’esercito nazionale. “Quando parliamo di uomini, non dobbiamo dimenticare che fra gli uomini ci sono le donne le quali sono sempre state , nelle ore della disperazione, l’ancora di salvezza dei popoli” Così scrisse il giornalista Pettinato su La Stampa nel gennaio “44. Il 18 aprile 1944 fu promulgato un decreto ministeriale che istituiva una nuova unità dell’esercito per le donne tra i diciotto anni e i quarantacinque anni, accorsero oltre 6000 presso tutti i centri di arruolamento, i corsi si chiamarono Roma, Giovinezza, Brigate Nere, Italia. Anche la “X” MAS ebbe una propria organizzazione volontaria con circa 200 ragazze al comando di Fede Arnaud. Le ausiliarie non erano armate, ma erano addestrate all’uso delle armi, la disciplina era molto rigida, proibito fumare, proibito il rossetto, lo stile di vita molto semplice ma nel contempo di provata austerità, la divisa portava le mostrine della GNR, la gonna lunga quattro centimetri sotto il ginocchio come recitava l’articolo 19 del loro statuto. Furono inserite nei servizi ospedalieri, negli uffici, nelle caserme, nella difesa antiaerea, come marconiste nei centri telegrafici. Il comando generale fu affidato a Piera Gatteschi Fondelli di grande esperienza e di indiscussa fede al Fascismo, fondatrice del fascio femminile nel 1921, partecipò alla marcia su Roma, inflessibile durante tutto il suo mandato sino all’aprile del ’45 quando decise, visto le sorti della guerra, di sciogliere il Servizio ma tutte le ausiliare si opposero subendo violenze di ogni genere, stupri, il carcere e i campi di concentramento. Le SAF si distinsero sulla linea Gotica, nella piana di Nettuno al fianco delle divisioni Littorio e San Marco, per il senso del dovere, abnegazione e capacità di farsi valere in qualunque zona dove il pericolo era maggiore, decorate per meriti che solo nei racconti delle ausiliarie, tuttora viventi, si può capire il valore ed il senso della patria che ebbero queste “ragazze” oggi difficilmente comprensibile.

1944. Reparti della X Mas a Milano

1944. Reparti della X Mas a Milano

Con il Manifesto di Verona del 14 novembre 1943 la nuova Repubblica iniziò la ricostruzione dello Stato, confermando come l’azione della RSI si esplicasse in campo civile attraverso leggi sociali, sanitarie, scolastiche, fiscali mediante una macchina amministrativa e politica che continuò a far funzionare metà della nazione, lasciando una eredità destinata a permanere nell’Italia del dopoguerra. ..”In ogni azienda le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente, attraverso una conoscenza diretta della gestione, all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili per parte dei lavoratori…(.. articolo 12) del Manifesto. La politica fiscale contenne l’inflazione per salvaguardare le strutture produttive, furono portate innovazioni nel campo previdenziale e fiscale. L’organizzazione dello stato corporativo tramite la Carta del Lavoro che in trenta leggi riformò il contratto collettivo e le garanzie dei lavoratori. A Milano funzionava la Zecca di Stato e si batteva moneta di metallo e cartacea, l’industria cinematografica ebbe il suo maggior sviluppo con famosi film ed attori di successo come Amedeo Nazzari e Luisa Ferida condannata a morte da un capo partigiano che divenne un noto esponente della politica italiana nel dopoguerra. In questo contesto va ricordato la difesa del patrimonio industriale in quanto dopo l’armistizio il Reich tentò di trasferire tutti i principali impianti industriali in Germania ma il decisivo intervento di Mussolini riuscì ad impedire il piano che avrebbe riportato l’Italia nelle condizioni del primo dopoguerra mondiale.

Questa è storia documentata che i vincitori non riconoscono, ma se tutto ciò fu possibile lo si deve al fatto che la RSI si pose di fronte all’alleato tedesco come una entità compatta, funzionante e dotata di un proprio esercito. Tutti i reparti impiegati sia sul fronte interno che contro gli alleati da Anzio a Nettuno, in Garfagnana che sulla linea Gotica riscossero l’ammirazione ed in taluni casi l’onore delle armi, increduli di trovarsi di fronte a degli italiani capaci di battersi, nonostante la guerra già persa, con decisione ed estremo coraggio. Quella decisione e quel coraggio che i reparti della RSI misero in campo sino all’ultimo giorno, che impedì alle bande partigiane di Tito di invadere l’Italia dall’est e ai francesi di invadere la Valle d’Aosta e Piemonte. Bersaglieri, marò, camice nere, alpini, ausiliarie, aviatori, marinai, contrastarono il nemico ben oltre il loro dovere, consapevoli di battersi non per la vittoria ma per il giuramento prestato seicento giorni prima.

Note
(1) Le memorie di Eisenhower
(2) Napoli ‘44 edito da Adelphi

Le foto nell’articolo provengono tutte da una Collezione Privata di Saronno(Va)

About admin

Inserisci un commento

Scroll To Top