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Il Confino

Qualche anno fa l’ex Presidente del Consiglio dei ministri italiano Silvio Berlusconi, in uno dei suoi tanti show, parlando del confino fascista lo definì come un “luogo di villeggiatura” al quale venivano spediti gli oppositori del regime di Mussolini. Le isole di Ponza, Ventotene, oggi bellissime localita turistiche erano, tra le altre, utilizzate a tal scopo. Non erano ovviamente le sole: i dissidenti venivano infatti inviati in alcuni paesini del sud come accadde a Cesare Pavese inviato a Brancaleone (prov. di Reggio Calabria) piccolo centro turistico sul mar Jonio per scontare la pena di 3 anni. Vi rimarrà solo un anno in quanto, a seguito della grazia firmata da Mussolini, gli vennero condonati due anni su tre.

Alcuni confinati durante gli anni 30

Confinati durante gli anni 30

Nonostante ciò la definizione di villaggio turistico non è certamente idonea a descrivere il confino durante il ventennio fascista anche se tale misura non era neppur minimamente paragonabile ai gulag russi o ai campi di concentramento come invece vorrebbe farci credere la solita mediocre storiografia italiana.
Non è nemmeno vero che al confino ci venissero mandati solo gli oppositori politici: terroristi e criminali affollavano le strutture all’uopo dedicate. In altre invece erano accolti i dissidenti tra cui nome di spicco in quegli anni fu certamente quello di Antonio Gramsci. Al confino ci finirà pure Walter Audisio, il “Colonnello Valerio”, il presunto (oggi sappiamo falso, con certezza) giustiziere di Mussolini. Anche lui graziato dal Duce.

Il confino è stato uno strumento utilizzato sia prima che dopo il fascismo: non è dunque un’invenzione del regime. Nel dopoguerra verrà ampiamente utilizzato per criminali e per soggetti mafiosi appartenenti alla criminalità organizzata. Nè più nè meno di quanto accadeva quindi durante il ventennio fascista.

Dal dizionario della lingua italiana ecco la definizione precisa di confino:
“Provvedimento di pubblica sicurezza consistente nell’obbligo di dimorare in un comune della repubblica italiana diverso dalla residenza del confinato o in una colonia agricola, per un periodo da uno a cinque anni, con l’obbligo del lavoro e con l’osservanza delle prescrizioni stabilite dalla legge e dall’autorità competente. Nel codice penale Zanardelli, il confino era considerato una pena, mentre la legislazione vigente, abolendolo come tale, l’ha mutato in misura di prevenzione contro le persone socialmente pericolose, cioè, gli ammoniti che perseverino nella loro condotta contraria all’ordine pubblico,e le persone diffidate, ovvero quelle che siano tenute in particolare cattiva reputazione quali sospetti autori di azioni delittuose.”

Durante il fascismo, il confino fu applicato anche alle persone ritenute svolgenti attività contraria alla politica del regime. L’istituto del confino è stato profondamente mutato, con la legge 27 dicembre 1956, n. 1423, al fine di dargli una disciplina coerente con la Costituzione. In base a tale legge è lasciata al questore la facoltà di diffidare a cambiare condotta quelle persone il cui comportamento risulti socialmente e moralmente riprovevole. Qualora le persone suddette non abbiano cambiato condotta nonostante la diffida del questore, quando siano pericolose per la sicurezza pubblica o per la pubblica moralità, può essere applicata ad esse, nei modi stabiliti dalla legge citata, la misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza. Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto, ove le circostanze del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province. Nei casi di particolare pericolosità, può essere imposto l’obbligo del soggiorno in un determinato comune. La misura di prevenzione è applicata con provvedimento del tribunale, che ne stabilisce altresì la durata. La legge 22 maggio 1975, n. 152, che ha modificato un articolo della legge n. 1423, non ha abrogato le norme suddette.

Non si deve trascurare infine il fatto che al confino, anche nel momento di massimo impiego, erano state destinate una manciata di migliaia di persone: centinaia di migliaia, addirittura milioni in Russia, erano invece i confinati per motivi politici negli altri paesi del mondo durante gli anni del Fascismo. Questo per onor di storia e verità.

Momenti di vita quotidiana al Confino

Momenti di vita quotidiana al Confino

 

In seconda fila da sinistra Antonio Gramsci

In seconda fila da sinistra Antonio Gramsci

 

Di certo nei gulag russi i prigionieri non bevevano vino...

Di certo nei gulag russi i prigionieri non bevevano vino…

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