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Il Fascismo e gli omosessuali. Un falso storico.

Tra le innumerevoli bufale sul Fascismo da sfatare, inventate dal 1945 ad oggi, vi è sicuramente quella riguardante la presunta persecuzione del regime nei confronti degli omosessuali. A chi non è mai capitato di ascoltare un rappresentante dell’Arcigay o di associazioni simili scagliarsi contro il Fascismo accusandolo di aver perseguito gli omosessuali nella prima metà del ventesimo secolo? Ovviamente siamo di fronte all’ennesimo falso storico con cui tali ignoranti tentano di dibattere su di un argomento a loro totalmente sconosciuto. Certo, vi furono delle restrizioni, delle limitazioni ma i numeri sono talmente piccoli da essere veramente risibili e nemmeno paragonabili alle persecuzioni che avvenivano nel resto del mondo o nell’Italia post-fascista, ovvero dopo la seconda guerra mondiale. Si badi bene: la cultura del tempo, del mondo di allora (totalmente diversa da quella attuale dove non si riconosce nemmeno l’esistenza dei sessi, dell’uomo e della donna) condannava la condotta omosessuale.

Fatto questo preambolo ecco dunque che per ripristinare la verità storica, come sempre tentiamo di fare, ci rivolgiamo ai fatti veramente accaduti, ai numeri, ai documenti e non al chiacchiericcio propagandistico. Per far ciò ci viene in aiuto lo scrittore Bruno Tomasich che nella sua opera “L’altra storia – Il confronto” dedica grande spazio alla questione:

Omosessuali nei campi tedeschi

Omosessuali nei campi tedeschi

Agli inizi del XX secolo la cultura del tempo condannava senza mezzi termini ed in ogni regione del mondo la condotta omosessuale che solo nella seconda metà del secolo iniziò il suo coming out.Il discorso che attribuisce al fascismo azioni persecutorie nei confronti degli omosessuali è un clamoroso falso storico: non solo tali azioni furono inferiori a quelle esercitate nella maggioranza degli altri Stati ma lo furono di gran lunga rispetto alle misure praticate nella rinnovata democrazia antifascista del nostro paese dopo la seconda guerra mondiale. Il regime che pur voleva la “maschia gioventù” non emise mai leggi discriminatorie contro gli omosessuali ed in questo il codice Rocco non si discostò dal precedente codice Zanardelli che non condannava l’omosessualità bensì “l’esibizione in pubblico di atti contro la pubblica decenza” intesa secondo la morale del tempo.

Nelle leggi razziali del 1938 non si troveranno riferimenti alla differenziazione razziale rispetto gli omosessuali, diversamente invece dalla discriminazione biologica praticata dal nazismo al quale si fa risalire peraltro l’eliminazione fisica di alcune decine di migliaia di omosessuali.
Gli omosessuali italiani colpiti da un limitato periodo di confino politico durante il Ventennio furono circa 80 (O-T-T-A-N-T-A) e tutti per reati contro il buoncostume. Molte di più furono le condanne ante e post regime fascista.
La democrazia del dopoguerra prendendo le mosse dal Maccartismo USA giunse a far emanare al Ministero dell’Interno una circolare avente come oggetto: “omosessualità-repressione”. In quella circolare si lamentava la difficoltà a procedere in tal senso in quanto il codice Rocco lasciato dal fascismo non prevedeva nulla a proposito.
Il fascismo non ha perseguitato i gay pur non approvando la loro scelta. Circa 80 furono quindi i confinati in 20 anni di fascismo con tanto di mantenimento a spese dello Stato con la somma di 10 lire al giorno, somma considerevole per i tempi. Fra questi 80 confinati, media di 4 all’anno, oltre quaranta (42 per la precisione) furono nella sola Catania ove un questore zelante di nome Molina, aveva interpretato più severamente le disposizioni del Governo Mussolini di certo più garantista di quello di De Gasperi che in fatto di repressione dell’omosessualità fu superato solo dal governo Moro.
Fatta infatti la tara sugli eccessi del Questore Molina contro due perseguitati all’anno del regime Mussoliniano ne abbiamo più di 1000 (!!!) all’anno lungo tutto il decennio che va dal 1950 al 1960.

Scrive Dario Petrosino su “Storia e Futuro” sulla base di documentazione conservata all’Archivio Centrale dello Stato: “Nelle relazioni al capo della polizia conservate presso l’Archivio Centrale dello Stato (ministero dell’interno, dipartimento generale della pubblica sicurezza), emerge con chiarezza la consistenza del fenomeno: la raccolta dei dati ha inizio nel novembre 1952 e già in quell’anno in soli due mesi vengono eseguiti 518 provvedimenti di polizia che salgono a 1117 nel 1953 e 1407 nel 1954. Da 1955 inizia un calo che vede scendere il numero dei provvedimenti a 671 e poco sopra i 600 negli anni successivi. Poi la curva ricomincia a salire e a metà degli anni ’60 gli omosessuali finiti sotto la lente della pubblica sicurezza sono ancora di più: 1474 nel 1964, ben 3062 nel 1965. Possiamo affermare con rapido calcolo che tra il 1952 e il 1965 furono compiuti in Italia dalla polizia più di 11 mila provvedimenti tra fermi, ammonizioni, diffide, arresti e invii al confino nei confronti degli omosessuali. Credevamo che l’invio al confino fosse una prerogativa dell’odiato regime ed invece apprendiamo che la Repubblica in questo ha battuto il Fascismo per ben più di 100 a 1!”

ballo-maschi2Con questa mole di interventi di polizia oggi in Italia si parla solo della persecuzione nazifascista di ebrei ed omosessuali confondendo, nella mescolanza dei dati e delle posizioni, le vere responsabilità democristiane nel silenzio complice delle sinistre, per i provvedimenti omofobici polizieschi durante la Repubblica nata dalla Resistenza.
A questo proposito scrive Giovanni dell’Orto nei suoi “Saggi di storia gay” su La tolleranza repressiva dell’omosessualità: “La scelta del Codice Rocco non fu insomma causata da una dimenticanza. Ciò è dimostrato dall’esistenza di una bozza di codice penale, del 1927, di un articolo, il 528, destinato a reprimere proprio gli atti omosessuali”.
Eccone il testo: “Relazioni omosessuali: Chiunque… compie atti di libidine su persona dello stesso sesso, ovvero si presta a tali atti, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo con la reclusiaone dai 6 mesi a 3 anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il colpevole, essendo maggiore degli anni 21, commetta il fatto su persona minore degli anni 18; 2) se il fatto sia commesso abitualmente o a fine di lucro;” Si noti come questa proposta di legge fascistissima sia molto meno repressiva delle leggi tuttora in vigore in molti stati “democratici”. Ciò nonostante l’articolo non fu approvato come spiegò lo stesso Rocco al momento di presentare il nuovo codice penale.
Dunque anche uno studioso della storia e dei diritti omosessuali come dell’Orto afferma che per quanto il fascismo fosse antidemocratico, il suo comportamento fu meno omofobico di quanto non lo fosse in tutti gli altri paesi democratici.
Ecco le conclusioni di Giovanni Dell’Orto su “Il Codice Rocco e la tolleranza repressiva”: “Questo nuovo codice, benchè costituisse sotto molti punti di vista una restaurazione, per molti altri era figlio legittimo della Rivoluzione Francese. Il suo modo di trattare i comportamenti sessuali “devianti” e fra questi ultimi l’omosessualità in quanto tale non è infatti neanche nominata. E’ una decisione davvero rivoluzionaria e contrasta con l’atteggiamento prevalente nel resto del mondo occidentale, dove la pratica omosessuale era ancora un crimine punibile con la morte.
Ovviamente una decisione cosi audace non nacque dal nulla: al contrario fece tesoro di un lungo dibattito sull’inumanità della condanna capitale contro i sodomiti (e non solo), sviluppatosi fra gli illuministi a partire da Montesquieu e Beccaria. … Mentre la Germania di Hitler perfezionava al Paragrafo 175 e preparava i primi campi di concentramento, l’Italia di Mussolini escludeva dal Codice Rocco qualsiasi traccia di omosessualità”.
Avete capito bene? Il codice fascista, il Codice Rocco, non ha prodotto, nel momento della sua attuazione, una legge specifica anti-omosessuale. Sapete chi erano Montesquieu, dell’ “Esprit de Lois”, e Beccaria, “Dei delitti e delle pene”?
Leggiamo da Beccaria: Io non pretendo diminuire il giusto orrore che meritano questi delitti; ma, indicandone le sorgenti mi credo in diritto di cavarne una conseguenza generale, cioè che non si può chiamare precisamente giusta (il che vuol dire necessaria) una pena di un delitto, finchè la legge non ha adoperato il miglior prezzo possibile nelle date circostanze d’una nazione per prevenirlo”.
Abbiamo visto che l’altro erano la cultura, la famiglia, la patria, il lavoro, la pratica sportiva e l’orgoglio nazionale.
Con questi dati, con queste testimonianze di soggetti che tutto sono tranne che vicini al Fascismo o di esso simpatizzanti possiamo pertanto chiudere e definire totalmente infondata la balla sulla persecuzione fascista degli omosessuali. Anche in tale campo l’Italia Fascista si dimostrava avanguardia di civiltà nel mondo. Sfidiamo pertanto chiunque a dimostrare il contrario: faccia però come noi citando numeri, fonti, scrittori. Altrimenti stia zitto.

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Un commento

  1. Ben detto
    Auguri per il 15º anno di attività camerata
    DVX MEA LVX✋✋✋

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