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Il Fascismo e la Mafia

Per trattare l’argomento Mafia e Fascismo vogliamo prima riportare un articolo apparso sul web qualche tempo fa. Un articolo ovviamente denigratorio per il Fascismo e che rappresenta quanto di più fantasioso possa una mente umana, malata di antifascismo, partorire. Noi ci limiteremo a trattare l’argomento basandoci su fatti storici e non di fantasia. A voi le opportune conclusioni.

cesare-moriUn altro “grande successo” del regime, messo dalla propaganda nel conto attivo insieme alla “battaglia del grano”, alle trasvolate e alla bonifica dell’Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia. Protagonista di questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il 1929) fu Cesare Mori, il cosiddetto “Prefetto di Ferro”. Mori nel ’21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d’Italia a opporsi alle orde dilaganti dei fascisti. Quando Mussolini salì al potere trovandosi tra l’altro ad affrontare il problema del banditismo e della mafia siciliana, gli venne fatto il nome di Mori. Mussolini disse: “Voglio che sia altrettanto duro coi mafiosi così come lo è stato coi miei squadristi bolognesi”. Così Mori partì per la Sicilia come uno sceriffo mediterraneo dell’epoca moderna. Arruolerà uomini, guardie giurate e truppe regolari per le sue battaglie campali, ma non si sottrarrà anche a epici inseguimenti e duelli a cavallo. Nessuno come lui arrivò ad umiliare tanto la mafia. Se non riuscì fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere politico, che fermò la sua azione quando stava per travolgere le più alte e vitali strutture della “onorata società”. La vera mafia – la cosiddetta “alta mafia” – non è dunque debellata, ma il regime si vanta ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente accettata anche dagli storici.

In effetti il fascismo, dopo la grande retata di “pesci piccoli” realizzata da Cesare Mori, viene a patti con l’”alta mafia”, nel 1929 richiama a Roma il “Prefetto di Ferro” (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, “restituisce” la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori, hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo corso politico sono tuttavia gli esponenti dell’”alta mafia” che, ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo, e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide del regime, non hanno più bisogno delle “coppole storte” per tenere a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti. Anche questi gruppi sociali hanno fatto pressione sul governo affinchè liberasse l’isola dall’incubo di Mori. Col ritorno della normalità, possono nuovamente dedicarsi ai loro affari e ai loro traffici senza più correre il rischio di essere colpiti dagli imprevedibili fulmini dell’intransigente prefetto. Si distingue, per l’eccezionale attivismo, una principessa amica e amante del quadrumviro Michele Bianchi alla quale, a torto o a ragione, viene riconosciuto il merito di avere abbattuto Mori (a casa sua, la sera in cui giunse da Roma la notizia del licenziamento del prefetto, fu organizzata una festa). La nobildonna può liberamente realizzare tutte le sue avventurose iniziative immobiliari. Le sue suppliche a Mussolini, sempre scritte su cartoncini rosa profumati, ottengono buona accoglienza sia che si tratti di vendere “a prezzo adeguato” degli immobili allo Stato o alle organizzazioni del partito, sia che si tratti di cedere a “mille lire il metro quadrato” suoli di proprietà della sua famiglia.

Cesare Mori che si è stabilito a Roma, frequenta abitualmente il Senato. Non si è ancora rassegnato alla sconfitta e continua a occuparsi dei problemi dell’isola (praticamente non si occupa d’altro). Presenta piani e progetti di legge, o interviene, in qualità di esperto quando l’argomento Sicilia affiora nelle discussioni di Palazzo Madama. Il 30 marzo del 1930, parlando dell’atavica fame di terra dei contadini siciliani, definisce inconcepibile il fatto “che la proprietà terriera della Sicilia sia accentrata per un terzo della superficie catastale dell’isola nelle mani di ottocento famiglie e che, di queste, meno di duecento ne possiedano un sesto. La Sicilia – aggiunge – non ha soltanto bisogno di interventi di polizia, ma anche di interventi finanziari, di scuole e di bonifiche. Perchè oggi in gran parte dell’isola la vita è selvaggia, non dirò africana, perchè nelle nostre colonie c’è più civiltà. E se si vuole liquidare la mafia, che è ancora viva (se non proprio vegeta) e pronta a rialzare la testa, occorre bonificare, bonificare l’isola materialmente e spiritualmente…. – .
La mania dell’ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad ogni occasione, dà fastidio ai fascisti. Un giorno Leandro Arpinati, diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. “E’ nostro diritto e nostro dovere dimenticare”, ammonisce irosamente il sottosegretario bolognese.
Di quei giorni l’ufficio stampa del ministero dell’Interno provvede anche a distribuire una velina ai giornali invitandoli, nel caso pubblicassero articoli sulla Sicilia, a tenere presente che “la mafia non ha rappresentato, neppure nel suo momento di massimo rigoglio, altro che un aspetto trascurabile e marginale nel grande quadro della vita siciliana fatta di lavoro onesto e di pace”. E’ in atto, da parte del regime, un chiaro tentativo di minimizzare la questione.

Termina così l’articolo di questo anonimo divulgatore di falsità. Procediamo dunque all’analisi e alla discussione del fenomeno.

Abbiamo trovato l’ennesimo articolo denigratorio sul Fascismo, si tratta delle solite demenzialità cotte e stracotte, le solite castronerie che ormai da lunghissimo tempo sono diventate il tipico elemento di riconoscimento dell’antifascismo.
Nell’articolo, l’anonimo autore fa di tutto (devo dire con scarsi risultati) per screditare quanto di buono e di efficace fece il Regime Fascista contro la mafia. Quando i comunisti non hanno argomenti, cioè sempre, l’unica cosa che riescono a fare… maldestramente, è cercare di fare apparire sotto una luce falsata e distorta le tante ottime cose che il Fascismo seppe fare per la nostra nazione. Adesso, nel presentare  l’articolo (come dicevamo, anonimo) cominceremo a spezzettarlo e a commentarlo. Per separarlo dai nostri interventi lo scriveremo in corsivo color arancione.

Ecco il primo spezzone: <<Un altro “grande successo” del regime, messo dalla propaganda nel conto attivo insieme alla “battaglia del grano”, alle trasvolate e alla bonifica dell’Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia. Protagonista di questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il 1929) fu Cesare Mori, il cosiddetto “Prefetto di Ferro”. Mori nel ’21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d’Italia a opporsi alle orde dilaganti dei fascisti.>>

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Lucky Luciano

Lucky Luciano

A parte il fatto che il successo ottenuto dal Fascismo contro la mafia ed altre organizzazioni malavitose, fu ed è ancora insuperato, (anche perché da quel momento in poi, tutti i governi antifascisti che succedettero al Regime, si sono ben guardati  dall’operare efficacemente contro il crimine organizzato, visto che con la mafia hanno fatto sempre buoni affari) resta da capire come mai il prefetto Mori, che come si legge nell’ anonimo articolo <<fu l’unico prefetto d’Italia ad opporsi alle orde dilaganti dei fascisti>> abbia poi acconsentito ad occuparsi del problema “Banditismo & “Mafia”, agli ordini di Mussolini! Il nostro autore, nel suo articolo tende a presentarci un  “Mori” antifascista o che comunque, non vedesse di buon occhio il Fascismo, ma allora perché non si dimise?
Forse non si è dimesso perché il prefetto Mori considerava le azioni squadriste dei fascisti (nate per reazione) egualmente violente a quelle dello squadrismo ROSSO cioè socialista; quindi le azioni squadriste, Rosse & Nere erano entrambe considerate dal prefetto, problemi di ordine pubblico da risolvere con interventi di Pubblica Sicurezza.

E perché mai gli altri Prefetti d’Italia, non avrebbero dovuto occuparsi dei  suddetti disordini metropolitani? Solo a Bologna accadevano questi disordini?
Gli altri prefetti  erano tutti menefreghisti al punto di essere inadempienti, non ottemperando al loro dovere di assicurare l’ordine pubblico?! Certo che tutto questo è veramente strano..…ma andiamo avanti col prossimo spezzone!

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<<Quando Mussolini salì al potere, trovandosi fra l’altro ad affrontare il problema del banditismo e della mafia siciliana, gli venne fatto il nome di Mori. Mussolini disse: “Voglio che sia altrettanto duro coi mafiosi così come lo è stato coi miei squadristi bolognesi”.>>

Il nostro maldestro anonimo autore, ci da inconsapevolmente una testimonianza di come Mussolini  non fu mai tiranno; di quanto il Duce fosse rispettoso della legge lo si capisce chiaramente dal fatto che il Capo del Fascismo (lo dice l’articolo) non ebbe nulla da ridire nei confronti del Prefetto Mori, infatti, non solo Mussolini non si sognó nemmeno lontanamente di  licenziare Mori, o di farne oggetto di personali vendette, (dal momento che era stato cosí attivo contro lo squadrismo), ma addirittura lo sceglie per le sue evidenti qualitá e si augura che lo stesso Mori risulti inflessibile contro i mafiosi quanto lo fu contro gli squadristi (appare ovvio che lo fu egualmente contro i due squadrismi, quello Rosso e quello Nero) .

Vale la pena di osservare che oggi in Italia, nell’ odierna e  famigerata democrazia stalinista, qualsiasi politico o politicuccio, in seno alla gestione della sua piccola o grande sfera di influenza, eliminerebbe immediatamente e democraticamente, qualsiasi  personaggio che fosse risultato “scomodo” o “malvisto”.Il classico …”togliersi il sassolino dalla scarpa”     

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<< Se non riuscì fino in fondo nel suo intento, ciò dipese dal potere politico, che fermò la sua azione quando stava per travolgere le più alte e vitali strutture della “onorata società”. La vera mafia – la cosiddetta “alta mafia” – non è dunque debellata, ma il regime si vanta ugualmente di averla distrutta e tale tesi sarà unanimemente accettata anche dagli storici. In effetti il fascismo, dopo la grande retata di “pesci piccoli” realizzata da Cesare Mori, viene a patti con l’”alta mafia”, nel 1929 richiama a Roma il “Prefetto di Ferro” (verrà nominato senatore) e, in un certo senso, “restituisce” la Sicilia ai capi mafiosi ormai fascistizzati. Infatti, i condoni e le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori, hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche se, dopo il 1943, gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino come prova del loro antifascismo. I più avvantaggiati dal nuovo corso politico sono tuttavia gli esponenti della “alta mafia” che, ormai al sicuro da ogni sorpresa, aderiscono in blocco al fascismo, e i grandi proprietari terrieri che, grazie alle leggi liberticide del regime, non hanno più bisogno delle “coppole storte” per tenere a freno i braccianti o i fittavoli più irrequieti>>.

É assolutamente falso affermare  che il Fascismo abbattè soltanto la piccola mafia,  qui è palese il carattere infamante dell’articolo di questo “anonimo buontempone”  che vorrebbe fare intendere che ci fu connivenza tra Fascismo e Mafia.

NIENTE È PIÚ LONTANO DALLA REALTÁ E DALLA VERITÁ STORICA. Tra le altre cose, se quanto afferma l’ autore nel suo articolo fosse vero, gli Americani nel 1942 non avrebbero potuto ricostituire le cosche mafiose siciliane, per potere effettuare lo sbarco in Sicilia in condizioni di “sicurezza”, ma sarebbe stato il Fascismo ad usare quella mafia …in funzione “Antialleata”. E poi, il nostro maldestro autore ci vorrebbe far intendere che disconosce il peso e il potere  politico e soprattutto culturale che la Monarchia rappresentava nella Italia dell’epoca. Il Regime Fascista  ebbe il suo bel da fare nel contrastare il potere e la mentalitá  monarchica che, lo ricordiamo sempre, erano ben radicati nel territorio, al contrario dell’ ideologia Fascista. Se non vi fu annientamento pieno della mafia, non fu certo per problemi di connivenza tra Fascismo e organizzazioni malavitose, bisogna tenere sempre ben presente che la vera protettrice della mafia era la Monarchia, infatti era proprio l’aristocrazia che, con il suo agire classicamente assolutistico, se ne serviva per  gestire, potere, trame e affari.

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Analizziamo la frase << Infatti, i condoni e le amnistie, subito concesse dal governo dopo il richiamo di Mori, hanno favorito molti pezzi da novanta che, appena tornati in libertà, si sono subito schierati fra i sostenitori del regime anche se, dopo il 1943 , gabelleranno i pochi anni di carcere o di confino come prova del loro antifascismo.>>

Con questa frase, che si riferisce ai mafiosi messi al confino dal Fascismo, ci è involontariamente data un’ altra testimonianza delle asinerie scritte nell’ articolo; infatti, prima si afferma che il Regime Fascista tolse di mezzo solo i piccoli mafiosi, i cosiddetti pesci piccoli, ma ecco che appena ritornati in libertá (?), quegli stessi mafiosi da “mezza tacca”, sono improvvisamente indicati come pezzi da 90. E poi ancora,…( come dice lo spezzone di qui sopra)  dopo il 1943, i mafiosi tornati in libertá (?) con chi  si accordarono per ricevere le onoreficenze e le cariche politiche pretese, dal momento che millantavano credenziali di antifascisti e “perseguitati politici” del Fascismo? Si accordarono proprio con i governi antifascisti nati dall’accozzaglia Monarchico-partigiana che falsamente si ammantava di democrazia e libertá.

Bolchevisme_vs_fascisme_(propaganda_poster)Verosimilmente tra le fila del Regime Fascista si insinuarono diversi individui che, forti dei loro appoggi intendevano cavalcare il “cavallo vincente”  ma ben dissimulati e protetti e comunque sempre molto attenti a come si muovevano; facendo un paragone, era esattamente al contrario di come avviene oggi nell’odierna democrazia stalinista italiana, dove mafiosi e politici vanno a braccetto spensieratamente e alla luce del sole, certissimi della loro impunitá.
Ritornando ai “vecchi tempi”, possiamo dire che il Fascismo venne a trovarsi di fronte ad una situazione che necessitava di anni per potere essere affrontata  con i dovuti risultati, proprio perché si doveva affrontare il potere preesistente al Fascismo stesso;  sarebbe stata solo questione di tempo; piú il Fascismo, come cultura e come sistema sociale sarebbe entrato a far parte della quotidianitá della gente e piú la mafia  si sarebbe trovata senza il suo  unico e sostanziale e punto di forza,  le condizioni di povertá e ignoranza in cui la Monarchia aveva lasciato la  popolazione (come viene affermato dallo stesso Mori).

Il Prefetto di Ferro non fu richiamato da Palermo per motivi riconducibili a strani accordi politico-mafiosi , ma perché il suo intervento, che si era sviluppato in una poderosa e prolungata azione di polizia, era finito. Adesso toccava allo Stato, attraverso la sua azione sociale, far rimarginare definitivamente la ferita che la mafia  rappresentava nella societá siciliana; ció che serviva era solo il tempo e la Sicilia e tutto il Sud-Italia sarebbero stati messi sul giusto cammino verso il progresso che lo  STATO FASCISTA  voleva per tutta  la Nazione. Gli antifascisti, non potendo far altro che arrampicarsi sugli specchi, finiscono per fare sempre tragici ruzzoloni, tuttavia  mai paghi,  continuano con caparbia malignitá ad architettare i soliti espedienti, bassi e meschini ai quali, nonostante dovrei esserci abituato, mi suscitano sempre grande sconcerto. Da veri e consumati  farisei, gli antifascisti accusano il Fascismo di non essere stato “Perfetto” cioè di non essere riuscito in tempi rapidi  a capovolgere alcune situazioni, nella fattispecie, di non aver eliminato completamente ogni forma di criminalitá , condizione impossibile per qualsiasi governo e in ogni tempo.

Il governo perfetto non è mai esistitonon esiste e non esisterá mai ma al contrario di tutti gli altri governi che si sono avvicendati nel nostro Paese, lo STATO FASCISTA fu l’unico che ebbe veramente a cuore le sorti dell’Italia, per questo si adoperó al massimo per risollevare le sorti di una terra meravigliosa come la nostra, facendo di tutto per migliorare le condizioni di vita delle sue genti, per infondere in esse il senso dell’ italianitá , il senso del patriottismo e dello Stato; sentimenti di cui il pensiero filosofico del Fascismo è ricchissimo e che sono le uniche armi veramente efficaci contro qualsiasi tipo di criminalitá. Sentimenti che sono invece del tutto sconosciuti dall’ideologia antifascista.
La drammatica condizione sociale in cui oggi versa il nostro Paese è la piú grande e inconfutabile testimonianza della veritá  su quanto affermo.

Vorrei inoltre ricordare, al nostro maldestro buontempone che, Mussolini, per  “ripulire” le alte sfere del potere in cui il Fascismo si incuneò, avrebbe dovuto eliminare in modo rapido, quanto cruento, una enorme quantitá di persone, attuando una specie di “pulizia” di tipo ideologico. (con quali risultati?) In pratica avrebbe dovuto ricalcare la stessa criminale condotta che Stalin attuó durante tutto il suo potere. Il capo del Cremlino ordinó  un’epurazione dietro l’altra , tra purghe e strategia del terrore assassinó tutti i suoi piú strettissimi collaboratori, tutta la vecchia guardia bolscevica e tutti coloro che lo supportarono prima e dopo la sua ascesa al potere. Il tiranno comunista continuó in questa criminale condotta, per tutto il tempo che rimase al potere, cioé fino al 1953, anno della sua morte; si pensi che pochi mesi prima stava preparando l’ennesimo processo-farsa , che avrebbe condotto davanti al plotone di esecuzione i suoi piú stretti collaboratori, (colpevoli di nulla!) tra i quali  figurava anche Nikita Kruciov.

Ciononostante, con la sua criminale condotta, il comunismo stalinista  non giunse a nulla , infatti moltissimo tempo dopo, con il disgregamento dell’Unione Sovietica, venne fuori un numero incalcolabile di piccole e grandi mafie ed altre organizzazioni malavitose i cui capi erano proprio tra le fila del potere comunista. Per tutto il periodo del suo potere ,il Regime Comunista Sovietico si limitó soltanto a “reprimere ed eliminare”, ma non si curó mai di migliorare la vita del popolo sovietico, cioè di risanare quella societá; come poteva dunque il drammatico epilogo dell’Unione Sovietica, essere diverso da quello che è stato !?

Il Fascismo invece, è stato l’unico Regime al mondo a  saper dare vita alla piú grande e alla piú autentica  Rivoluzione non cruenta di tutti i tempi che peró, in quanto tale aveva bisogno di molto tempo per completarsi; rivoluzione che si interruppe a causa dell’infame sconfitta di una guerra da altri voluta studiata e attuata.

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<<Cesare Mori che si è stabilito a Roma, frequenta abitualmente il Senato. Non si è ancora rassegnato alla sconfitta e continua a occuparsi dei problemi dell’isola (praticamente non si occupa d’altro). Presenta piani e progetti di legge, o interviene, in qualità di esperto quando l’argomento Sicilia affiora nelle discussioni di Palazzo Madama. Il 30 marzo del 1930, parlando dell’atavica fame di terra dei contadini siciliani, definisce inconcepibile il fatto “che la proprietà terriera della Sicilia sia accentrata per un terzo della superficie catastale dell’isola nelle mani di ottocento famiglie e che, di queste, meno di duecento ne possiedano un sesto. La Sicilia – aggiunge – non ha soltanto bisogno di interventi di polizia, ma anche di interventi finanziari, di scuole e di bonifiche. Perchè oggi in gran parte dell’isola la vita è selvaggia, non dirò africana, perchè nelle nostre colonie c’è più civiltà. E se si vuole liquidare la mafia, che è ancora viva (se non proprio vegeta) e pronta a rialzare la testa, occorre bonificare, bonificare l’isola materialmente e spiritualmente…. .>>

In questa parte dell’articolo, l’autore  tende a mostrare un ambiente politico in cui il Regime sarebbe apertamente ostile alla tenace volontá di Mori nel voler continuare nella sua opera di contrasto alla mafia.
Perché Mussolini avrebbe affidato al Prefetto Mori il compito di colpire la mafia  e poi, a lavoro quasi terminato lo avrebbe ostacolato? In realtá la risposta é proprio fra le stesse righe di questo anonimo articolo. Infatti in esso leggiamo chiaramente che lo stesso Mori si rende conto che la Sicilia necessita non solo di interventi di Polizia, ma anche di una attivitá sociale e di una piú forte presenza dello Stato, perché essa venga finalmente riportata alla legalitá.

L`operazione di politica sociale voluta dal Fascismo, nell’effettuare il famoso (e sconosciuto)Attacco e Polverizzazione del Latifondo, non fu forse, uno delle molteplici azioni del Governo Fascista su ció che Mori auspicava? Tale manovra tolse moltissimi feudi a tanti Signorotti che, manco a dirlo, erano legatissimi all’aristocrazia monarchica e verosimilmente con tanto di tessera di iscrizione al PNF. Lo Stato Fascista costruí le case per darle ai contadini, rendendoli proprietari dei suddetti appezzamenti; certo, non fu fatto tutto e subito, il Fascismo non rese tutti i contadini siciliani o del sud-Italia dei piccoli proprietari, come non tolse tutti i feudi ai loro aristocratici proprietari,…ma posso supporre che ció accadde per dare poi, in futuro, un appiglio ai comunisti per poter rivolgere le loro meschine accuse contro il Regime Fascista.

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 La mania dell’ex prefetto di sollevare il problema della mafia ad ogni occasione, dà fastidio ai fascisti.  Un giorno Leandro Arpinati, diventato sottosegretario agli Interni, pochi giorni dopo il siluramento di Mori a Palermo, lo zittisce sgarbatamente invitandolo a non parlare più di una vergogna che il fascismo ha cancellato. “E’ nostro diritto e nostro dovere dimenticare”, ammonisce irosamente il sottosegretario bolognese.

Per quale strano motivo la mania dell’ex prefetto Mori doveva suscitare fastidio ai fascisti? Io credo che sarebbe meglio dire che egli dava fastidio a quei fascisti di convenienza, in realtá incalliti mascalzoni dell’aristocrazia monarchica, ai quali interessava mantenere lo status di potere preesistente al Fascismo stesso, ci riferiamo proprio a quegli individui del mondo  aristocratico antifascista e comunista-partigiano che fece corpo unico, e mettendosi agli ordini degli Americani, consentì a questi ultimi di abbattere il Fascismo, per poi costituire …sempre tutti assieme ( antifascisti, monarchici e mafiosi) i governi falsamente definiti democratici, quegli stessi governi che ancora oggi continuano ad infettare l’Italia; un’Italia in cui, come dicevamo, dal 1945 ad oggi, mafiosi e politici, assieme hanno sempre fatto buoni affari. Infatti questa variopinta accozzaglia è arrivata al punto che oggi  “opera” cosí strettamente che si stenta a capire dove finisce la mafia e dove inizia la politica …e viceversa.

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<<Di quei giorni l’ufficio stampa del ministero dell’Interno provvede anche a distribuire una velina ai giornali invitandoli, nel caso pubblicassero articoli sulla Sicilia, a tenere presente che “la mafia non ha rappresentato, neppure nel suo momento di massimo rigoglio, altro che un aspetto trascurabile e marginale nel grande quadro della vita siciliana fatta di lavoro onesto e di pace”. E’ in atto, da parte del regime, un chiaro tentativo di minimizzare la questione.>> 

L’autore in chiusura termina con un trionfo del ridicolo, infatti l’ articolo finisce con il tentativo di far intendere che con questo tipo di propaganda il Fascismo tentó di minimizzare la questione mafia per proteggere i cosiddetti Colletti Bianchi dell’onorata societá. Il significato di divulgare attraverso la stampa, articoli che sminuivano la forza della mafia, era un mezzo per far capire al cittadino che essa, come ogni altra forma di delinquenza, era …“nulla” , in confronto alla forza e alla volontá dello Stato. Questo tipo di propaganda , unita alle altre attivitá sociali dello Stato era diretta  a far comprendere che la mafia  era qualcosa contro la quale si poteva e si doveva combattere,  senza paura.

Leggendo l’articolo e le mie analisi, quali conclusioni trarreste Voi?!

Ballerino Vincenzo

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Un commento

  1. PAROLE SANTE! difatti anche nel famoso film “il prefetto di ferro” è palese il maldestro tentativo di rendere il nostro EROE camerata Cesare Mori simil-antifascista cosa inevitabile nella cinematografia -GUAI AD ESALTARE FASCISTI ONESTI-.
    Bisogna invece prendere ad esempio Mori per elevarlo a modello di vita di ogni singolo cittadino onesto!
    Saluti fascisti

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