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Il Regio Sommergibile Alpino Attilio Bagnolini e l’HMS Calypso

La Guerra sui Mari – di Guglielo Lepre e Gino De Nobili

Il Com. Pittoni a Betasom

Il Com. Pittoni a Betasom

Come sovente accade fra gli essere umani, vi sono figure e personaggi che di volta in volta o sono mitizzati in modo inappropriato o relegati a ruoli marginali e poco considerati. La figura del Comandante di una qualsiasi unità navale, sia essa civile oppure militare, rappresenta – e non potrebbe essere diversamente – la massima autorità e nella comune accezione essa è considerata seconda solo a Dio; il Comandante è colui che infonde coraggio, calma, certezza e fiducia del successo, ricevendone rispetto, ammirazione, stima e dedizione. Il Capitano di Corvetta Franco Tosoni-Pittoni fu uno di questi uomini, la cui carriera fu bruscamente interrotta a bordo del R.S.M. Bianchi, affondato in Atlantico dal sommergibile inglese HMS Severa. Prima del Bianchi, egli fu al comando del Regio Sommergibile Alpino Attilio Bagnolini, uno dei primi battelli ad essere impegnato nell’immediatezza della dichiarazione di guerra di Mussolini il 10 Giugno 1940. Il Comando in capo della Regia Marina, posto di fronte all’ineluttabilità degli eventi, aveva già predisposto una serie di operazioni navali che vedevano impegnate da subito le unità della flotta subacquea italiana, in sbarramenti difensivi e linee d’agguato nei punti ritenuti maggiormente cruciali nel Mediterraneo e ovviamente, a ridosso delle rotte marittime più “calde”. Il R.S. Bagnolini, in coppia con il RS Tarantini, fu uno dei primi battelli a mollare gli ormeggi e ad essere destinati in zona d’operazioni a cavallo della rotta fra il porto di Alessandria d’Egitto e quello di Haifa, sulla costa dell’odierna Israele. Il resto dello sbarramento era completato dai RR.SS. Salpa e Giuliani, dislocati a circa una ventina di miglia uno dall’altro. Il Bagnolini era uno dei quattro battelli della classe Console Generale Liuzzi, insieme con il Reginaldo Giuliani, il Tarantini e la stessa unità epònima. Si trattava di unità da “grande crociera” o altrimenti definite di tipo “oceanico”, a doppio scafo parziale tipo “Cavallini” e direttamente derivati dalla classe Brin.

Alle nuove unità furono apportate notevoli migliorie concernenti principalmente:

- aumento dimensioni generali e conseguente dislocamento;
– forme scafo più idrodinamiche (compatibilmente con i criteri costruttivi dell’epoca);
– maggiore autonomia, velocità e dotazione carburante (portato a 80 ton.);
– rimozione del cannone dalla torretta (soluzione che sui BRIN non si era rivelata funzionale e pratica ) e istallazione dello stesso a pruavia della torretta, in coperta;
– aumento della quota massima operativa a 90 mtr.;

In tempi successivi, quando il Bagnolini fu trasferito in Atlantico, si rese necessaria la riduzione delle dimensioni della torretta secondo i dettami della dottrina tedesca, rivelatasi più confacente alle esigenze belliche. Ciò nonostante, questi battelli mantennero una sorta di insofferenza al mare di poppa dacchè continuarono a governare con difficoltà. Il Regio Sommergibile Alpino Attilio Bagnolini, fu varato il 28 Ottobre 1939 dai cantieri Tosi di Taranto e consegnato alla Regia Marina a tempo di record, il 22 Dicembre dello stesso anno, per essere aggregato al IV Grupsom con sede a Taranto e nella 41ª squadriglia, di cui facevano parte tutte e quattro le unità della stessa classe.
Le caratteristiche generali di questa classe erano:

- Disloc. in sup. 1166,47 ton.
– Disloc. in immers. 1484,20 ton.
– Lung. f.t. 77,05 mt
– larg.max. 6,98 mt
– Immers.media 4,56 mt (a battello dosato)
– 2 Motori Diesel TOSI da 3420 HP per una velocità massima di 17,8 nodi (pari a circa 33 km/h) in superficie
– 2 Motori Elettrici ANSALDO per 1250 HP e una velocità massima di 8,6 nodi in immersione.

L’autonomia variava da 1617 mg a 13204 mg in relazione alla velocità media di crociera, mentre in immersione variava da 9 a 111 mg nautiche, sempre in relazione alla velocità di andatura. L’acqua di zavorra consisteva in 317,3 tonnellate e l’acqua di dosaggio in 28,20 tonnellate d’acqua di mare.
L’armamento generale verteva su:

- 4 TLS (Tubi Lancia Siluri) prodieri e 4 poppieri con una dotazione massima di 12 siluri da 533 mm, sei a prua e sei a poppa;
- 1 cannone da 100/47;
- 2 mitragliere binate da 13,2 mm;

L’equipaggio era composto da 7 ufficiali e 50 fra Sottufficiali, graduati e marinai, alloggiato come classicamente veniva fatto su ogni battello. Lo scafo era suddiviso in 5 compartimenti a tenuta stagna da 4 paratie; sull’ultima paratia poppiera, insisteva la garitta di fuoruscita e l’ascensore di risalita Gerolimi-Arata, nella zona immediatamente a poppa dei motori elettrici. Le controcarene erano suddivise in 6 zone allagabili, di cui le ultime due prodiere e poppiere erano normalmente stivate di carburante. Due ulteriori casse Nafta erano collocate internamente a prua e poppa, insieme con casse per lo stoccaggio dell’olio lubrificante. La compartimentazione di questa unità prevedeva anche casse di zavorra,una a prua ed una poppa,una cassa d’emersione ed una di immersione rapida,nella zona centrale dello scafo, oltre a casse di assetto e compenso sia a prua sia a poppa, ed una cassa per l’acqua dolce da circa 15 tonnellate.

Vita operativa

Il Bagnolini, al comando del Capitano Tosoni-Pittoni, entrò in azione alle 00.56 del 12 Giugno 1940 a circa 50 miglia marine a sud-est dell’isola di Gaudo, in quel braccio di mare che la separa da Creta, quando, procedendo in emersione, furono avvistate due unità in linea di fila con alcuni Cacciatorpediniere di scorta su un rilevamento polare di 80° a sinistra(1) ed un angolo Beta di 30° a dritta(2). Tosoni-Pittoni virò decisamente a sinistra per portarsi contro la formazione avvistata e posizionare il sommergibile su un angolo di mira maggiormente favorevole. Con calma e freddezza il Comandante serrò la distanza fino a giungere a circa 1.800 metri (poco meno di un miglio nautico) dalle unità avversarie che non s’erano ancora avvedute della sua presenza. Stimò la velocità dei bersagli in circa 20 nodi e dopo i consueti calcoli per stabilire il giusto angolo di mira da regolare sui giroscopi dei siluri,comandò il lancio della prima arma dal lato sinistro, mirando a centro nave. Dopo aver immediatamente compensato la zavorra a seguito della diminuzione di peso conseguente al lancio,si apprestò a calcolare i dati per un secondo lancio dal lato di dritta(3). Appena un attimo prima di dare il comando, una forte esplosione ed un alta colonna di fumo, furono udite e viste, fra il ponte di comando e il primo fumaiolo della unità serrafila che solo successivamente fu identificata come l’incrociatore Leggero HMS Calypso appartenente alla classe Caledon, che era anche l’unità capofila della Calypso in quella missione, con un dislocamento di 4180 tonnellate, unità, entrambe, piuttosto anzianotte. Temendo di essere rilevato dalle unità di scorta, Tosoni-Pittoni decise per il disimpegno e si immerse immediatamente, allontanando la sua unità dalla zona, lasciando il Calypso in fiamme e in affondamento(4). Pago del centro, ritenne più urgente e doveroso portare l’unità in acque più tranquille, in osservanza, del resto, a ciò che imponeva la dottrina d’impiego dei nostri sommergibili, in tempo di guerra(5). Si ritiene doveroso sensibilizzare chi legge che questo iniziale successo del Bagnolini, e quelli successivi di altri nostri battelli, hanno una valenza di gran lunga superiore a quella che si potrebbe essere indotti a credere, tutto sommato in modo semplicistico e riduttivo: non è come puntare un fucile e fare fuoco, tutt’altro. La tecnica di impiego dei siluri, ovvero del loro lancio, comportava una serie di calcoli e di stime, necessariamente ad “occhio”, non si disponendo di adeguate centraline di elaborazione automatica dei dati di lancio e di idonea strumentazione ottica, senza considerare che il radar era del tutto assente da ogni nostra unità dell’epoca. Un altro fattore non meno importante è che gli incrociatori leggeri inglesi, come ebbero a dimostrare nel prosieguo della guerra, erano unità molto coriacee e restìe ad affondare anche con più compartimenti allagati; e ciò mostra la bontà progettuale e costruttiva di queste unità.

Il primo bollettino di guerra non poteva non essere più trionfalisitico di quello che fu: “…si ben giolivo principio, ben conduce….” diceva il Boiardo, e in quello stesso giorno che vide la fine dell’HMS Calypso, una petroliera norvegese, Orkanger, venne affondata dal R.S. Naiade al largo di Alessandria. Al termine della sua seconda missione mediterranea, il Bagnolini venne trasferito in Atlantico, presso Bordeaux all’XI Gruppo Sommergibili Atlantici, più nota con il nome di Betasom. Alla data dell’armistizio fu catturato dai tedeschi che lo ribattezzarono U.IT.22 e adattato a sommergibile da trasporto; in questa veste, l’11 Marzo 1944, nei pressi del Capo di Buona Speranza, fu affondato per attacco aereo, raggiungendo così, il suo vecchio comandante sul fondo del mare.

SCHEDA SULL’INCROCIATORE LEGGERO CALYPSO
Classe e tipo Classe C- Incrociatore leggero
Cantiere Hawthorn Leslie and Company
Impostato 17 febbraio 1916
Varo 24 gennaio 1917
Operativo 21 giugno 1917
Affondato 12 giugno 1940 dal sommergibile italiano Bagnolini

Caratteristiche generali
Dislocamento 4.120 tonnellate
Lunghezza 140 m
Larghezza 13.1 m
Immersione 4.4 m
Propulsione Due Turbine Brown-Curtis , Sei caldaie Yarrow, due assi , 40.000 hp
Velocità 29 nodi
Equipaggio 344
Armamento 5 cannoni da 152 mm, 2 cannoni da 76 mm, 1 × mitragliatrice, 8 siluri da 533 mm

Note
(1) Il rilevamento polare, tecnicamente indicato con la lettera greca – RO – è quello che si misura da prua verso poppa da ciascun lato.
(2) L’angolo indicato con la lettera greca Beta, è il rilevamento polare della nostra unità come vista da bordo dell’unità nemica.
(3) Il lancio del siluro, il cui peso è tutt’altro che trascurabile, impone l’imbarco di acqua marina a prua o a poppa, a seconda da dove si è lanciato, pari al peso del siluro che ha lasciato il battello. Ai fini sia della stabilità generale (e quindi dell’assetto) sia del buon governo e padronanza dell’unità, è un’operazione di estrema importanza.
(4) L’HMS Calypso trascinò con sé circa una quarantina di uomini fra cui un ufficiale.
(5) La dottrina d’impiego dei nostri battelli era piuttosto lacunosa già prima della guerra; essa configurava e prevedeva un impiego dell’arma subacquea in un ruolo statico/difensivo piuttosto che aggressivo e comunque sempre a margine di operazioni di unità maggiori o asservito alle necessità di queste ultime. Nonostante vi fossero pareri contrari (nemo propheta in patria) fu solo dai tedeschi che si apprese un impiego più redditizio dei battelli, che comunque rimase invariato fino alla fine della guerra, nonostante tutto.

Bibliografia
Bagnasco e Rastelli, “Sommergibili in guerra”, Albertelli Editore
E. Bagnasco, “I sommergibili della Seconda Guerra Mondiale”, Albertelli Editore
Turrini-Miozzi, “I sommergibili italiani: Tomo II”, U.S.M.M. Roma 1999
AA.VV. “I sommergibili negli oceani”, U.S.M.M. Roma 1993
P.Caporilli, “Guerra negli abissi”, Edizioni Settimo Sigillo
G. Giorgerini, “Uomini sul fondo”, Mondadori 1994

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