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Ilduce.net da Elena Curti: la figlia di Benito Mussolini

Elena Curti e il nostro direttore Giuseppe Minnella

Elena Curti e il nostro direttore Giuseppe Minnella

E’ ancora l’alba del 28 ottobre 2015 quando partiamo da Reggio Calabria alla volta di Acquapendente, un piccolo paesino in provincia di Viterbo situato al confine tra Lazio, Umbria e Toscana. Tante ore di viaggio e tantissima pioggia prima di raggiungere questo remoto paesino del Lazio immerso tra le campagne e a cui si arriva dopo aver percorso una strada statale degna di un paese del terzo mondo quale oggi è l’Italia antifascista.
Per il giorno successivo è fissato infatti l’appuntamento con lei, Elena Curti, 93 anni da poco compiuti. Un nome che ai più non dice nulla non fosse per il fatto che la signora Elena rappresenta per noi la storia. Adesso ve ne spieghiamo la ragione.

Elena Curti è l’unica superstite ancora vivente di quel 27 aprile 1945 in cui a Dongo l’autocolonna con il Duce e i gerarchi fascisti della RSI venne fermata dai partigiani. Molti di essi, tra cui lo stesso Mussolini verranno giustiziati il giorno successivo.
Elena Curti viaggiava infatti sull’autoblindo nella quale vi erano anche Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano e Benito Mussolini, capo del Governo della Repubblica Sociale Italiana.
Non è tutto: la signora Elena non è solo la testimone oculare, l’ultima ancora vivente, di quei momenti ancora oggi intrisi di mistero, dubbi, inganni; Elena Curti è anche la figlia di Benito Mussolini! L’ultima figlia del Duce ancora in vita.

L’età avanzata porta con sé tanti acciacchi e per questo non facciamo l’intervista per la quale avevamo già predisposto registratori audio e video. Ci diamo appuntamento al pomeriggio del 29 ottobre. L’ora solare è entrata in vigore solo da qualche giorno e pertanto quando ci incontriamo, alle 17.30 è già buio.
Elena ci attende dal balcone di casa sua nonostante la temperatura non sia proprio adatta alle sue condizioni di salute: l’emozione è fortissima per noi che raccontiamo la storia del Duce e del Fascismo da ormai 15 anni e che apparteniamo ad una generazione di trentenni che vede estremamente remota l’epoca del fascismo e della guerra condannati a vivere in un’epoca di mezzi uomini, di politici nemmeno lontanamente paragonabili agli uomini di cui ci parla Elena.
Placata l’emozione ci presentiamo e veniamo fatti accomodare in un grande salone con le pareti tappezzate dei quadri di Elena, eccellente pittrice.
L’amore per la verità, la passione per la storia le fanno subito capire che non facciamo parte del giornalismo sciacallo italiano che tante volte ha raccontato menzogne su di lei o che ha edulcorato le interviste che lei di volta in volta rilasciava a chi le richiedeva.
Proprio per questi motivi Elena Curti è oggi contraria a rilasciare interviste o comunque poco disponibile da questo punto di vista.
La nostra voce è tremante di fronte a quegli occhi pieni di energia chiaramente ereditati dal padre. Iniziamo a parlare, a discutere, a chiedere e come un libro aperto a cui poniamo delle domande Elena ci parla di Pavolini, Buffarini Guidi, Mezzasoma, tutti uomini che lei ha conosciuto e con cui è stata in contatto. Fu proprio Pavolini infatti a farla salire sull’autoblindo diretta a Dongo.
E poi lui, suo padre: Benito Mussolini.

Angela Cucciati, la madre

Angela Cucciati, la madre

C’è da fare una premessa: Elena Curti è nata a Milano il 19 ottobre 1922, 9 giorni prima della marcia su Roma. La madre Angela Cucciati è sposata con Bruno Curti, fascista della prima ora e ardito. Bruno, squadrista, viene arrestato e chiede alla moglie di recarsi da Mussolini per chiedergli di intercedere con le autorità per farlo liberare. I due si conoscono e da lì nasce una relazione di amore e di amicizia che durerà fino all’ultimo. Proprio in quel periodo viene concepita Elena che però saprà dalla madre di essere figlia di Mussolini solo nel 1941.
Trasferitasi a Roma con la madre inizia così a frequentare Palazzo Venezia e ad incontrare più e più volte Mussolini senza però parlare mai del fatto di essere sua figlia. Perché una giovane 18enne dovrebbe frequentare il capo del Governo e tra gli uomini più importanti del mondo? Basta questo interrogativo a confutare ogni dubbio sulla reale paternità di Elena.
Il loro rapporto si fa sempre più stretto durante l’RSI: dopo il 25 Luglio e la cattura del Duce arriviamo all’8 settembre: Elena aderisce alla Repubblica Sociale e si trasferisce nuovamente al nord con la madre. Lavora al ministero e anche se il padre non lo sa gli rimane fedele fino a quando un giorno si presenta da lui a Gargnano: è quello il periodo in cui i due si vedono più spesso nonostante la gelosia morbosa della Petacci che crede Elena sia una giovanissima amante di Benito.
Non è cosi.
Ci racconta della Petacci come “la vera rovina del Duce” e del padre di lei, medico di Mussolini che sostiene gli somministrasse veleno fino a quando non arrivò a Salò il medico voluto da Hitler, per curare Mussolini, George Zachariae di cui ci fornisce una stupenda imitazione. Personaggi di cui abbiamo solo letto sui libri e di cui adesso Elena ci mima il linguaggio ed i gesti: meraviglioso.

Le domande che ci passano per la testa sono migliaia tanto che rimaniamo ingolfati quando ci chiede di fargliene qualcuna. Le chiediamo della sua vita, di suo marito Enrico Miranda, eroe di guerra, aviatore durante la seconda guerra mondiale. Elena Curti dopo la prigionia va a vivere in Spagna a Barcellona dove rimane per ben quarant’anni prima di ritornare in Italia. Elena Curti è una donna forte, lucidissima, che non ha ammainato la sua bandiera, la stessa bandiera di suo padre.

 

Le memorie di Elena Curti

Le memorie di Elena Curti

Solo della questione di Dongo dovremmo parlare per ore, lei che ha vissuto quei momenti in prima persona e che potrebbe sfatare in ogni momento tantissime delle menzogne che da 70 anni leggiamo sui libri di storia. Ci parla dell’autoblindo, del tronco che ne sbarrò il cammino e dei chiodi a tre punte che ne bucarono una ruota. “Ci fermammo oltre 2 ore quando invece insieme ai reparti tedeschi avremmo potuto aprirci la strada tra i partigiani, fu una cosa molto strana!”
E poi la scena fatidica quando il Duce venne convinto ad indossare il cappotto dai tedeschi: “lì – ci dice – Mussolini si comportò male”. Ed è la prima volta che il tono di voce d’amore e comprensione verso il padre cede il passo ad un tono più rude, di rimprovero: “La Petacci lo implorò di nascondersi tra i tedeschi per salvarsi, lui era indeciso ma poi alla fine disse “Me ne vado…. mi fido più dei tedeschi che degli italiani!” “No no… lì si è comportato davvero male!”
Elena non era infatti a conoscenza delle ultime trattative portate avanti dal Duce a Milano prima e sul lago di Como poi alle quali non trovò altro che gli ennesimi tradimenti. Un Duce oramai sempre più deluso da questi avvenimenti. Alla luce di ciò una giustificazione è trovata anche se a tradire furono poi i tedeschi che lo utilizzarono come merce di scambio per poter varcare il confine.
E il carteggio con Churchill? “Esisteva ed esisteva anche altro, me lo indicò più volte durante il viaggio ma purtroppo poi è scomparso e tutti sappiamo come.”

Le ferite ancora aperte iniziano a far comparire una smorfia di dolore allorquando ci accingiamo a chiederle dei partigiani: no quel capitolo Elena non lo vuole affrontare neanche adesso che ha 93 anni. Agita le mani, le porta davanti agli occhi e poi su per i capelli implorandoci di non rovinare la bella chiacchierata che abbiano fino ad allora avuto, cambia il tono della voce e ci supplica nuovamente di lasciar perdere quella ferita. “Non vi posso raccontare, non voglio raccontare per favore, tutto il male che mi fecero quegli uomini, tutti gli assassini che compirono, tutta la gente innocente che uccisero. No, vi prego! Non roviniamo questo incontro!”

Decidiamo che per ora è abbastanza non volendo approfittare della disponibilità della sig. Elena. Una dedica, una foto per ricordarci di questa giornata e poi i saluti con una promessa: ci rivedremo ancora.

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2 commenti

  1. salve vorrei sapere dove posso trovare questo libro grazie

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