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Italo Balbo (1896-1940)

Giovane ardito della Grande Guerra, vivace organizzatore dello Squadrismo e del Fascismo, Quadrumviro della Marcia su Roma in rappresentanza dell’ala squadrista. Eroe delle trasvolate oceaniche e simbolo dell’orgoglio nazionale italiano tra gli anni ’20 e ’30, perisce all’inizio della seconda guerra mondiale in un grave quanto assurdo incidente aereo. 

Italo Balbo - Maresciallo dell'Aria

Italo Balbo – Maresciallo dell’Aria

Italo Balbo nasce a Quartesana di Ferrara il 6 giugno 1896, da famiglia borghese. Giovanotto allegro, alto, magro e robusto portò sin da giovane una caratteristica barbetta a pizzo. Interventista convinto, allo scoppio della Grande Guerra si arruolò inizialmente nei reparti ciclisti e poi nell’8° reggimento degli Alpini (1915-18), lasciando momentaneamente l’Università. Al fronte fondò il giornale di trincea L’Alpino, che diventerà la testata ufficiale dell’Associazione nazionale delle penne nere.
Tornò dalla Guerra Vittoriosa con i gradi di Capitano, raggiunti per successive promozioni, e con due medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare. Aveva combattuto eroicamente, interpretando appieno lo spirito dell’arditismo; nell’azione guerresca aveva portato il suo fervore patriottico, il suo slancio interventistico e l’ardimentosa natura del suo temperamento. Fu infatti tra i promotori della figliolanza ideale dello Squadrismo postbellico rispetto all’Arditismo della guerra.
Dopo l’esperienza di guerra, conseguì a Firenze la laurea in Scienze politiche e sociali, dimostrandosi subito interessato alla politica d’azione, così come all’azione si era abituato in trincea.
Avvicinatosi all’ideale nazionalistico repubblicano e massonico, aderì al Fascismo, iscrivendosi già nel 1919 al Fascio di Firenze. Abbandonata la massoneria, tornò a Ferrara nel 1920 trovandosi di fronte ad uno dei campi di battaglia politico-sociale più accesi, con scorribande continue perpetrate dalle leghe rosse e popolazione agraria in difficoltà.
Balbo era coraggioso, decorato, esuberante e imperativo e divenne tosto il capo indiscusso delle Squadre Fasciste locali, conquistandosi la fiducia della popolazione rurale. Balbo intraprese immediatamente la lotta contro il sindacalismo socialista della Bassa padana, organizzando assalti e operazioni di difesa dalle leghe rosse, dalle camere del lavoro e financo dai municipi rossi. La sua squadra si chiamava “Celibano”, traduzione in dialetto ferrarese nientemeno che del “cherry-brandy”, bevanda preferita da Balbo e tipica del loro caffè, il “Situzz”. Il suo calore e il suo sprezzo del pericolo gli conquistarono seguito sempre più largo e la sua fama correva tutta la Bassa.
Tra le sue ardite imprese squadriste del 1921-22 si ricordano: le incursioni contro gli antifascisti di Goro, di Mesola, di Copparo, di Massafiscaglia, di Poggiorenatico; tra il 24 e il 25 marzo 1921, alla testa di 4000 uomini armati, l’assalto a Portomaggiore, occupando e tenendo il paese come un capitano di ventura; la spedizione punitiva contro Ravenna; la battaglia dell’estate del ’22 contro i socialisti di Oltretorrente a Parma, dove non riuscì a sfondare; l’assalto al Castello Estense di Ferrara; le operazioni di supporto ai Camerati di Venezia, Bologna e Milano. In particolare il primo giugno 1922 capeggiò col suo già fraterno amico Dino Grandi una specie di “marcia su Bologna”, che fu un prologo della Marcia su Roma e che si concluse con la destituzione del Prefetto.

Balbo, da molti visto come successore del Duce, era tra i pochi in grado di affrontarlo a viso aperto.

Balbo, da molti visto come successore del Duce, era tra i pochi capace di affrontarlo a viso aperto.

Il 16 ottobre 1922 Balbo si incontra all’Hòtel du Parc di Bordighera con De Vecchi e De Bono, per gettare le basi dell’azione rivoluzionaria nella Capitale. In questa occasione conosce l’anziana Regina Margherita, che li invita a colazione esortandoli ad agire. Profondamente colpito dall’acume mostrato dalla Regina Madre, inizia ad abbandonare l’ideale repubblicano e a legarsi alla Casa Reale, riconoscendo alfine l’insostituibile ruolo della Monarchia. Nominato, con De Bono, Bianchi e De Vecchi, Quadrumviro in rappresentanza dello Squadrismo, conduce al trionfo la Rivoluzione, muovendo da Perugia all’Urbe.
Dopo la vittoria, resta dei più intransigenti. Costituita la MVSN (1923), Balbo, a soli ventisette anni, ne è subito uno dei quattro Ispettori Generali, con Gandolfo, Igliori e Perrone Compagni, nonché Comandante Generale.
Intanto comincia ad interessarsi sempre più all’aeronautica, che nel 1923 il Vicecomissario Aldo Finzi aveva contribuito a trasformare in Arma dell’Esercito (Regia Aeronautica). Il Commissariato viene trasformato in Ministero dell’Aeronautica, alla guida del quale si pone lo stesso Duce, che nel novembre del 1926 lo chiama quale Sottosegretario, nella cui veste intrattiene importanti relazioni col Principe Ereditario Umberto, di cui diviene amico di ferro. Da allora si dedica, con frenetico attivismo, allo sviluppo dell’arma aerea, una passione che lo rende presto famoso in tutto il mondo e che lo porta nel 1929 ad essere nominato prima Generale di Squadra Aerea, poi Ministro stesso dell’Aeronautica.
Come Ministro, Balbo promuove subito la costituzione di organi indipendenti: il centro studi di Montecelio, diretto dall’ingegner Guidoni, per coordinare e promuovere lo sviluppo aeronautico, e la scuola di Alta velocità, a Desenzano del Garda. Partono così i primi voli di un certo rilievo, ma le aspettative di uno sviluppo efficiente e poderoso dell’arma aerea si infrangono presto con la realtà: aerei da caccia e bombardieri con velocità limitate, parco di veicoli da combattimento ancora arretrato.
Tuttavia si riesce ad organizzare una trasvolata atlantica con uno stormo di idrovolanti. Per lo scopo Balbo seleziona i migliori piloti provenienti dalla scuola di Navigazione Aerea d’Alto Mare, diretta dal Maggiore Ulisse Longo, e li addestra egli stesso al volo cieco e alla pratica delle comunicazioni radio. Il 17 dicembre 1930 decollano da Orbetello dodici idrovolanti S. 55 adattati per il volo oceanico, con l’appoggio di cinque cacciatorpediniere. Dopo le prime difficoltà, dovute al cattivo funzionamento dei motori Fiat, undici aerei riescono, il 15 gennaio 1931, ad ammarare a Rio de Janeiro, dopo aver percorso diecimila chilometri. L’impresa riesce e ciò sprona Balbo a mettere allo studio nientemeno che un giro del mondo, da effettuarsi nel 1932, nel quadro delle manifestazioni per la celebrazione del Decennale della Marcia su Roma. Il progetto però viene bloccato dalla guerra sino-giapponese che preclude i cieli dell’estremo oriente e dall’arrivo dell’onda lunga della recessione americana. Balbo è costretto a cambiare obiettivo e ad organizzare una trasvolata ugualmente notevole, la Orbetello – Chicago – New York – Ostia. Lungo il percorso vengono dislocate sei baleniere, due vedette e due sommergibili, e tre stazioni meteorologiche, appositamente allestite in Groenlandia, pronte a fornire agli equipaggi, via radio, i bollettini necessari. Il 7 luglio 1933 decollano da Orbetello venticinque S. 55, muniti di due motori Isotta Fraschini da 930 HP. Dopo il sorvolo delle Alpi, le mete successive sono in Islanda, in Canada, per ammarare infine a Chicago e successivamente a New York, dove ai piloti e a Balbo stesso viene riservato un trionfo senza precedenti a Broadway.

La copertina del Time del 26 Giugno 1933

La copertina del Time del 26 Giugno 1933

Balbo entra così nella leggenda, ricevendo anche gli onori del Duce che lo premia col grado supremo di Maresciallo dell’Aria e con un trionfo Romano. Il 26 novembre del 1933 Balbo viene nominato Governatore della Libia e in tale veste avvia la trasformazione della Colonia in regione a tutti gli effetti, con 4 Province (Tripoli, Bengasi, Misurata, Derna) e un Territorio Desertico direttamente amministrato dal Governo Nazionale.
Con la partecipazione alla guerra civile spagnola si assiste alla prima sfida per i piloti Italiani, che a bordo dei velivoli da caccia Fiat C.R. 42 Falco e Fiat C.R. 32, senza radio a bordo, senza corazzature, senza una cabina chiusa e con scarso armamento, diventano anche oggetto di gravi incidenti, come quello capitato al Capitano Ernesto Botto, che il 12 ottobre del 1937, ai comandi di un C.R. 32 sui cieli di Saragozza, si imbatte in uno scontro con un caccia sovietico, dal quale riesce ad uscire vivo seppur mutilato di una gamba. In suo onore la 32° Squadriglia Caccia prende il nome di Gamba di Ferro. L’audacia e l’intelligenza dei nostri piloti si deve in gran parte all’opera di Balbo.
La guerra in Spagna è un banco di prova per la nostra aeronautica, che di lì a poco, affronta anche il secondo conflitto mondiale avendo come armamento principale solo il coraggio e l’abilità dei piloti, alla guida delle famose “vacche”, soprannome dei SM 79, 80, 81, 82.
Ostilissimo all’avvicinamento alla Germania, alle leggi razziali e all’entrata in guerra, si erge a vero e proprio difensore della comunità ebraica d’Italia. Tuttavia una grave sciagura colpisce l’Italia: il 18 giugno 1940, ad appena 18 giorni dall’ingresso dell’Italia in guerra, per un fatale e assurdo errore la contraerea italiana centra in pieno l’aereo di Italo Balbo che non era impegnato in nessuna missione, ma solo in un volo di ricognizione nei cieli africani, privando l’Italia di uno dei suo figli più forti, più arditi, più devoti.

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