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La Brigata Nord-Africana

di Chris Chatelet

VOLONTARI ARABI IN FRANCIA

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Gli sforzi dei tedeschi nel reclutamento di manodopera magrebina(1) in Francia diedero dei buoni risultati. L’Organizzazione Todt riuscì a reclutare circa 18.000 arabi per le sue unità incaricate della produzione militare così come molti altri servirono come Hiwis (Hilfswillige, volontari ausiliari) nelle formazioni militari tedesche in Francia. La disponibilità magrebina a collaborare con i tedeschi fu così elevata da preoccupare le stesse autorità francesi di Vichy. Queste diedero l’ordine alla polizia di impedire ai nord-africani l’accesso ai consolati tedeschi di Algeri e di Casablanca, davanti ai quali si raggruppavano centinaia di arabi per ottenere contratti di lavoro che gli permettevano di trasferirsi in Germania. Una tale decisione provocò nel luglio del 1942 un incidente diplomatico tra i tedeschi e le autorità di Vichy. I partiti politici della ‘collaborazione’ avevano tutti le loro sezioni Nord-africane, come ad esempio la Ligue française o il Parti populaire français. Entrato nel movimento di Doriot nel 1938, Fudil Si Larabi faceva parte della sua direzione nel 1942. Egli amava citare il Corano in tutti i suoi discorsi e fu segretario della Lega di difesa dei musulmani di Parigi, posto che occupava sotto il controllo del Colonnello SS Hermann Bickler che dirigerà, dal maggio del 1943, la sezione VI del Sichereitsdienst nella capitale francese.
brigatanordafricana2Un giornale, er-Rachid, pubblicato dalla comunità algerina grazie alle sovvenzioni tedesche, propugnava con toni accesi l’alleanza islamico-tedesca. Auspicava la federazione dei tre paesi magrebini, l’uguaglianza tra le differenti etnie nord-africane, la necessità di cacciare gli ebrei ed i traditori “…che hanno fatto invadere il nostro paese dagli anglo-americani con l’obiettivo di impadronirsi dei nostri beni e di dominarci”. Conobbe due periodi: la prima versione, con tiratura mensile di 30.000 esemplari da gennaio a dicembre del 1943. La seconda settimanale, tra gennaio e l’agosto del 1944. La sua più alta tiratura arrivò a 80.000 esemplari. La carta per la stampa era fornita da George Prade, consigliere municipale di Parigi. Il giornale era l’organo del Comitato musulmano nord-africano creato nell’aprile del 1941, avente per presidente Mohammed el-Ma’adi, vecchio membro dell’O.S.A.R. (un gruppo di ispirazione fascista degli anni trenta, appoggiato dal governo di Mussolini che gli fornì armi e diretto da Eugène Deloncle, uno dei futuri creatori della L.V.F.). Aderì all’M.S.R. (Mouvement social révolutionnaire) diretto da Deloncle, all’inizio dell’occupazione tedesca, poi passò al partito di Marcel Déat, il Rassemblement national populaire. Divenne responsabile delle questioni riguardanti il Maghreb, organizzando il Comitato R.N.P. nord-africano. Stabilì contatti con i circoli indipendentisti algerini presenti in Francia e prese la direzione di er-Rachid prima di essere espulso dall’R.N.P., per attività anti-francese. Nel giugno del 1943, egli rese omaggio ai soldati del Reich sul suo giornale: “…Ai piedi dei minareti distrutti, l’Islam prega, con angoscia, per i giovani soldati tedeschi che hanno versato il loro sangue in terra libica” e si mise in contatto con i responsabili dello spionaggio tedesco in Francia.

LA CREAZIONE DELLA BRIGATA

brigatanordafricana3Grazie all’Hauptmann Wilhem Radecke, dell’Abwehr di Parigi, el-Ma’adi si incontrò con Henri Chamberlin detto Henri Lafont, capo dell’ufficio della Gestapo a Parigi, alloggiato al 93 di rue Lauriston. Lafont era stato naturalizzato tedesco nel 1941. Durante una riunione con l’SS-Standartenführer Helmut Knochen, comandante del SIPO (polizia di sicurezza) e dell’SD (servizio di sicurezza) per la Francia, Lafont, propose a quest’ultimo di formare una brigata composta da musulmani(2), reclutati tra la comunità nord-africana presenti in Francia, in particolare nella regione parigina, per lottare contro i partigiani francesi. Venne aperta una mensa al 40 di rue Lauriston a Parigi, che divenne il punto di incontro di tutti gli arabi della capitale. L’indirizzo divenne in seguito quello dell’ufficio di reclutamento della Brigade Nord-Africaine (o Légion Nord-Africaine). Ufficialmente costituita il 28 gennaio 1944, da Henri Lafont che ne divenne il capo e Mohamed el-Ma’adi, sotto gli ordini di Knochen, questo corpo di sicurezza costituiva una forza aggiunta al servizio dell’esercito tedesco. Più di trecento arabi e Kabyles (un popolo di origine algerina), provenienti soprattutto dal quartiere detto “de la Goutte d’Or” (della goccia d’oro) furono reclutati ed organizzati in cinque plotoni diretti da Lafont che portava il grado di Hauptsturmführer. Questi sperava di reclutare in seno alla sua Brigata la maggior parte degli algerini che vivevano in Francia e, con essi, costituire un governo provvisorio nord-africano, con una emittente radio e giornali di propaganda. Il suo aiutante, con il grado di Obersturmführer era Pierre Bonny, un ex-poliziotto, che spulciò i casi giudiziari degli algerini. Il bilancio fu disastroso: un centinaio di loro (un terzo degli effettivi) erano stati condannati per rapina, stupro, prostituzione, omicidio e dovettero essere esplusi così come il commissario politico che aveva al suo attivo una moltitudine di truffe e denunce per assegni a vuoto. Alla fine restarono meno di duecento arabi ai quali si aggiunsero dei membri dell’R.N.P., non militarizzati, che formarono il servizio civile ed amministrativo dell’unità.

maadi mohammedGli ufficiali ed i sottufficiali portavano l’uniforme SS, tipo SD. La truppa aveva un equipaggiamento blu-marine simile a quello della Milice Française, cinturone e pugnale della Waffen SS. Le uniformi furono offerte dal miliardario ebreo Joseph Joanovici, molto implicato con la ‘collaboration’ ma che finanziava anche un organizzazione della resistenza. Tutti i membri ricevettero un ausweis (documento di identità) verde dall’avenue Foch (SD) di Parigi, che certificava la loro appartenenza alla SS. Gli uomini furono addestrati da Ouali, ex-maresciallo dell’esercito francese, a Neuilly in un luogo di proprietà di Lafont, con il sostegno del comandante locale della Milice Française. Inutile dire che non fu senza reticenze che Knochen e l’SS-Gruppenführer Oberg, che fornirono le armi, vedevano questa truppa depenalizzata prestare man forte alla SS. La Brigata era divisa in cinque plotoni di una trentina di uomini, agli ordini di Paul Maillebuaux, Charles Cazauba, Alexandre Villaplana, Paul Clavié e Lucien Prévost, tutti promossi al grado di Untersturmführer, così come Louis Pagnon l’autista di Lafont, nominato ufficiale di riserva. La truppa comprendeva anche una ventina di sottufficiali francesi, tutti membri di quella che veniva chiamata allora la “Gestapo française”.

LA SUA BREVE MA TERRIBILE ATTIVITA’

chamberlinDue plotoni furono trasferiti lungo la frontiera svizzera a Montbéliard per essere impegnati nella sorveglianza di fabbriche mentre Lafont, con gli altri tre plotoni, discese nel Sud-Ovest della Francia (in Dordogna e nella Corréze) per partecipare ai combattimenti contro la resistenza interna francese(3). Il 20 marzo 1944, egli si presentò con l’uniforme dell’SD alle autorità tedesche di Périgueux, per insediarvi un primo plotone di SS musulmane agli ordini di Villaplana. Egli stabilì il suo quartier generale a Tulle. Pierre Bonny si incaricò degli interrogatori dei soggetti arrestati, durante i quali non mancarono torture e maltrattamenti. Numerosi di essi furono deportati o giustiziati sul posto. La Brigata si fece subito conoscere per le sue atrocità contro i civili. Nella regione di Limoges, dove fu impegnata, si verificarono sequestri di beni, violenze ed esecuzioni di ostaggi. Chiamati dai contadini come le “SS di Mohamed”, si comportarono come in un paese conquistato, ignorando gli ordini dei loro comandanti europei ed obbedendo solo ai loro bassi istinti. Furono organizzati dei saccheggi su vasta scala sono organizzati, terrorizzando gli abitanti nella regione che non osavano più uscire di casa. I membri più fanatici si consideravano come il nucleo di un futuro esercito algerino e non come un corpo di sicurezza, il cui compito era quello di combattere i partigiani. Si erano resi conto che il loro impiego contro la resistenza aveva poco a che fare con il loro obiettivo di puntare all’indipendenza dell’Algeria. Indisciplinati, soggetti a subire continue imboscate, senza coraggio, si fecero battere dai partigiani in tutti gli scontri durante i quali numerosi disertarono ai primi spari. I tedeschi dopo aver fucilato alcuni membri accusati di aver commesso crimini contro la popolazione civile, trasferirono ciò che restava della Brigata a Parigi alla fine di maggio. Nel luglio del 1944 venne disciolta definitivamente.
elrachidIn seguito a delle divergenze con Lafont, el-Ma’adi restò a Parigi per poi lasciare la capitale nell’agosto del 1944 per trasferirsi in Germania. Insieme a qualche ex-membro della Brigata ed alla moglie Mathilde, furono accolti dal Grand Mufti di Gerusalemme. Il gruppo passò in Italia, giunse a Roma dove Ma’adi ricevette del denaro dall’ambasciata turca prima di essere rimpatriato segretamente in Algeria e da lì in Egitto. Anche altri ex-membri della Brigata riuscirono a fare ritorno in Algeria. Altri si nascosero all’interno della comunità magrebina di Parigi e di Marsiglia, mentre alcuni si unirono alla Legione Indiana di Chandra Bose, restandovi fino al termine della guerra. Joanovici riuscì a cambiare definitivamente campo durante l’epurazione in Francia, facendosi passare addirittura per un eroe della resistenza. Fu lui a fornire l’indirizzo di una fattoria di Bazoches-sur-le-Betz dove Pierre Bonny si era nascosto con Henri Lafont. Catturati il 4 settembre1944, giudicati il 1° dicembre, quest’ultimo fu giustuziato il 27 dicembre 1944 a Parigi. Joanovici riuscì invece ad ottenere l’esclusiva sulle vendite e gli acquisti delle merci americane dopo la guerra. Per ironia della sorte, il numero 93 nella rue Lauriston a Parigi, è oggi l’indirizzo della Camera di Commercio Franco-Araba….

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