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La morte della Patria che non è più risorta.

corriere8setC’è un libro che più di ogni altro ho suggerito in questi anni di studi sul Fascismo e sul suo Duce. Chiunque voglia conoscere il vero Mussolini e la sua idea di Fascismo dovrebbe infatti leggere l’opera di Georg Zachariae, il medico tedesco mandato da Hitler a curare il Duce sul lago di Garda ai tempi della Repubblica di Salò.
Zachariae descrive per filo e per segno quei giorni in cui un Mussolini oramai spento disegnava la parabola discendente della sua vita: il figlio perduto in guerra, l’esecuzione del genero, Galeazzo Ciano, da servire su un piatto d’argento ai tedeschi, la Patria invasa dal nemico al sud e dall’alleato al nord, il popolo sofferente per la fame. Si stava consumando la tragedia italiana della seconda guerra mondiale.

In quei 600 giorni, quell’uomo che era oramai diventato l’ombra di sè stesso e che avrebbe desiderato l’oblio più di ogni altra cosa, si prodigò per tentare di rendere il trapasso di poteri il meno traumatico possibile. Dopo l’8 settembre 1943 c’era ancora un’Italia da salvare dalla vendetta tedesca e solo questo inevitabile compito dava ancora un senso alla vita del Duce. Probabilmente se non vi fosse stato quel giorno nefasto Mussolini sarebbe morto di vecchiaia o in una Norimberga tutta italiana. Avrebbe comunque preferito queste ultime due opzioni a quella che invece il destino gli riservò: una durissima pena morale durata 20 mesi fatta di tradimenti, di impotenza nei confronti dei soprusi dell’alleato sulla popolazione civile, di incapacità di azioni militari autonome, di attacchi e bombardamenti alleati su quelle città italiane che il regime aveva reso ricche di infrastrutture in 20 lunghi anni.
8settMentre Hitler ordinava a Speer di distruggere le industrie, i ponti, le ferrovie, le strade per bloccare gli alleati per Mussolini anche un solo ponte abbattuto era fonte di dolore. Come la puntura di uno spillo sulla pelle Mussolini ne sopportava migliaia al giorno.

Quel Duce che dopo la vittoriosa guerra d’Etiopia inarcherà sempre più la mascella perdendo giorno dopo giorno il contatto con la realtà di un’Italia ancora povera e arretrata (nonostante gli incredibili risultati raggiunti sotto il fascismo) ritroverà negli ultimi mesi la grandissima lucidità chiaroveggente che lo caratterizzarono nei primi anni di governo.

Tra tutti i dolori e dispiaceri provati il pensiero che più lo attanagliava era il futuro della sua Italia: che avvenire poteva avere un paese che da una parte era sconfitto e dall’altra traditore? Come erano giustificabili le immagini di un popolo che osannava quei liberatori, distributori di cioccolato e sigarette, che magari poche ore prima avevano bombardato la città ed ucciso migliaia di civili?

L’8 settembre 1943 rappresentò sicuramente per l’Italia la morte della Patria, il giorno cui cessammo di essere uno stato indipendente. Un tradimento per il quale tutte le nazioni del mondo, grandi e piccole, alleate o nemiche, espressero infinita indignazione. Data nefasta della storia che porterà al sacrificio dei ragazzi della RSI che si arruoleranno non perchè sperassero ancora nella vittoria quanto per  tentare di riscattare la dignità di un’intera nazione.
2-8settembre vip.24Proprio nel libero del dott. Zachariae si può leggere a proposito:
(parla Mussolini pag. 192) “Con l’8 settembre si è perduto qualcosa di molto prezioso, che l’Italia faticherà duramente a riconquistare: l’onore nazionale e il rispetto che sino a ieri essa aveva in tutto il mondo. Un popolo senza rispetto e onore diventa un giocattolo nelle spire degli interessi politici dei vinctiori.
Il popolo italiano vivrà un periodo amarissimo, che vedrà screditati e travolti tutti i principi dell’onestà e della morale. Probabilmente nei paesi vinti si provvederà immediatamente ad imporre una così detta “costituzione democratica”. Ne seguiranno liti parlamentari, scandali politici e turpitudini morali senza fine, da cui ci si potrà attendere di tutto eccetto che qualcosa di buono e di costruttivo…”

Quella descritta è esattamente la situazione che l’Italia ha vissuto e sta vivendo tutt’oggi incapace di contare un fico secco nel palcoscenico mondiale, incapace di avere una propria politica estera, incapace di intrattenere rapporti indipendenti con altri paesi senza l’avallo americano o franco-tedesco. E l’origine di tutto ciò sta in quell’8 di settembre.

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