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La prima offensiva italiana in Africa Settentrionale

* di Massimiliano Afiero

La situazione militare italiana in Africa settentrionale, mutò favorevolmente dopo la sconfitta francese ad opera delle forze dell’asse: la smilitarizzazione delle forze francesi in Tunisia permise lo spostamento del grosso delle nostre truppe lungo il confine egiziano.
La conquista dell’Egitto e del Canale di Suez, avrebbe permesso all’Italia di congiungere i possedimenti dell’Africa settentrionale ed orientale e di eliminare dal Mediterraneo le basi di appoggio della flotta britannica.

LE FORZE IN CAMPO

In Africa settentrionale, il governatore della Libia Italo Balbo disponeva della 5a Armata del generale Gariboldi e della 10a Armata del generale Berti; una forza di circa 200.000 uomini (oltre a 30.000 soldati libici) con 339 carri armati leggeri L3 (organizzati in 7 battaglioni indipendenti), 8 carri Fiat 3000 e 7 autoblindo.
La forza aerea era composta da 315 aerei da caccia e da bombardamento.
La 5a Armata di Gariboldi, con 500 pezzi di artiglieria e 2.200 autocarri, comprendeva i seguenti corpi d’Armata:

X° Corpo d’Armata Generale Alberto Barbieri
  Divisioni di fanteria Bologna, Sabratha e Savona
   
XX° Corpo d’Armata Generale Ferdinando Cona
  Divisioni di fanteria Pavia, Brescia e Sirte
   
XXIII° Corpo d’Armata Generale Annibale Bergonzoli
  1a divisione Camicie Nere 23 Marzo (Generale Antonelli)
  2a divisione Camicie Nere 28 ottobre (Generale Argentino)
  2a divisione Libica (Generale Pescatori)

La 10a Armata del Generale Berti, con 1.600 pezzi di artiglieria e 1000 autocarri, comprendeva due corpi d’Armata:

XXI° Corpo d’Armata Generale Lorenzo Dalmazzo
  Divisioni di fanteria Marmarica e Cirene
   
XXII° Corpo d’Armata Generale E.Pitassi Mannella 
  Divisione di fanteria Catanzaro (Generale Stefanelli)
  4a divisione Camicie Nere 3 Gennaio (Generale Merzari)
  1a divisione Libica (Generale Sibille)

Inoltre erano disponibili le forze del Generale Sebastiano Gallina (Scacchiere Sahariano) divise in Comando Fronte Sud (2 battaglioni libici, 1 compagnia mitraglieri, 1 batteria cammellata con pezzi da 65/17 e due sezioni mitragliere da 20mm) e in Comando Truppe Sahara (1 battaglione sahariano, 1 compagnia mitragiatrici motorizzata, 4 compagnie meharisti e 10 compagnie mitraglieri).

Artiglieria italiana in Africa

Artiglieria italiana in Africa

In Egitto, gli inglesi disponevano della Western Desert Force agli ordini del generale Richard N. O’Connor: circa 40.000 uomini organizzati nella 7a divisione corazzata, 4a divisione indiana, 6a divisione di fanteria e una Brigata Neozelandese.
Come mezzi gli inglesi disponevano di 134 carri Mark IV Leggeri, 114 carri medi Cruiser e 38 autoblindo. La forza aerea era uguale a quella italiana.
La forza corazzata inglese preoccupava però Balbo, il quale consapevole della superiorità dei mezzi nemici, chiese subito a Roma nuovi mezzi corazzati medi più potenti. 
Il 20 giugno il governatore della Libia inviò il seguente messaggio al maresciallo Badoglio:
“I nostri carri d’assalto sono vecchi ed armati solo con vecchie mitragliatrici: le mitragliatrici britanniche montate sui loro carri hanno proiettili che riescono a perforare la sottile corazza dei nostri carri. Noi non abbiamo carri armati, i cannoni anti-carro sono vecchi e non sono efficaci contro i carri inglesi.”  
Dopo la disfatta della Francia, Balbo aveva sperato di sopperire alla mancanza dei materiali e dell’equipaggiamento, rastrellando il materiale francese in Tunisia, ma venne fermato dalle condizioni dell’armistizio italo-francese.
Riuscì cosi ad ottenere da Roma, solo la promessa dell’invio di 70 carri medi M11/39 da 11 tonnellate entro l’inizio di luglio.

PRIMI SCONTRI

Dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, furono gli inglesi a prendere l’iniziativa e ad attaccare per primi le posizioni italiane lungo il confine libico. Già l’11 giugno, le autoblindo dell’11° reggimento ussari della 7a divisione corazzata, varcarono il confine e attaccarono una colonna italiana scortata da 17 carri leggeri: tutti i carri italiani vennero distrutti o catturati. Cadde nei combattimenti anche il colonnello D’Avanzo, la prima medaglia d’oro al valore in Africa Settentrionale.
Il 12 ed il 13 giugno si verificarono altri attacchi inglesi contro i nostri presidi di Sidi Omar e contro la Ridotta Maddalena: i nostri reparti attaccati dalle forze corazzate corazzate inglesi furono costrette a ritirarsi. Il 14 giugno venne annientato il nostro reparto a difesa della Ridotta Capuzzo, mentre il 1° Raggruppamento Libico dovette abbandonare le posizioni di Sidi Azeiz e ritirarsi verso Bardia. Vennero organizzate dai nostri Comandi operazioni controffensive che però non sortirono alcun effetto, per il pronto ripiego delle unità nemiche.
Solo il 28 giugno, dopo la firma dell’armistizio con la Francia, i nostri alti comandi militari decisero di passare all’offensiva in Egitto: Badoglio inviò a Balbo un telegramma per comunicargli di spostare tutte le forze disponibili lungo il confine egiziano e prepararsi all’azione per il 15 luglio.
Ma proprio il 28 giugno, alle ore 17 e 40, il trimotore S.79 con il quale Balbo stava giungendo a Tobruck da Derna fu abbattuto per errore dai cannoni antiaerei dell’incrociatore San Giorgio. In quel momento era in corso un attacco aereo nemico sulla città, e la contraerea non riuscì a distinguere l’aereo italiano da quelli inglesi.
Subentrò al comando delle truppe italiane in Africa settentrionale, il generale Rodolfo Graziani, che già in passato era stato governatore della Tripolitania, partecipando attivamente alla sua riconquista dopo la prima guerra mondiale.
Graziani giunse a Tripoli già il 30 giugno. All’inizio di luglio arrivarono i 70 carri medi M11/39 promessi a Balbo, insieme ad altri 500 veicoli motorizzati.
Il carro medio M11/39 aveva una potenza di 105 Cv ed era armato con un cannone semiautomatico da 37/40 e due mitragliatrici Breda da 8mm.
I 70 carri M11/39 vennero organizzati in due battaglioni, il I° ed il II°, che vennero subito inviati al confine con l’Egitto per contrastare le puntate offensive inglesi, che si erano ripetute anche nel mese di luglio. Il 5 agosto, nei pressi di Sidi Azeiz i nostri carri medi M11 si scontrarono per la prima volta con i carri inglesi ed ebbero la meglio: gli inglesi persero nello scontro 4 carri.
Dal 29 agosto i due battaglioni carri I° e II° vennero inquadrati in due Raggruppamenti corazzati, il 1° agli ordini del colonello Pietro Aresca aggregato al XXIII° Corpo d’Armata ed il 2° agli ordini del colonello Antonio Trivioli aggregato al Gruppo Divisioni libiche. Solo una compagnia del II° battaglione venne aggregata alla Colonna Maletti.
Ogni Raggruppamento era composto da un battaglione carri M e da tre battaglioni carri L.

INIZIA L’OFFENSIVA

Fronte Libico-Egiziano

Fronte Libico-Egiziano

Alla fine di agosto, dopo vari alterchi tra Mussolini e Badoglio, Graziani iniziò a progettare l’offensiva italiana in Egitto: il piano prevedeva un’avanzata su Sidi El-Barrani realizzata con una doppia manovra, a nord lungo la costa e a sud attraverso la pista Bir er Rabia – Bir er Enba.
Per trasportare tutti gli uomini con gli automezzi disponibili, venne deciso di limitare le forze impiegate per l’offensiva a cinque divisioni, più il Raggruppamento speciale del Generale Pietro Maletti.
Le 3 divisioni del XXIII° Corpo d’Armata del Generale Bergonzoli dovevano avanzare lungo la strada costiera, mentre a sud dovevano avanzare le due divisioni libiche del Generale Gallina. Il Raggruppamento Maletti, integralmente motorizzato e con larga autonomia d’azione, doveva restare in riserva.
Graziani chiese a Roma altri 600 autocarri per rendere completamente motorizzata tutta la forza d’attacco.
Alle 15.30 del 7 settembre 1940, Mussolini ordinò l’inizio dell’offensiva per il 9 settembre, senza gli automezzi richiesti.

SIDI EL-BARRANI

Preclusa la possibilità di autotrasportare tutti i reparti, Graziani dovette modificare i piani per l’offensiva per cui venne deciso di far avanzare il grosso delle truppe lungo la strada costiera. L’8 settembre vennero diramati gli ordini per l’avanzata: in posizione avanzata avrebbe agito il Gruppo Divisioni Libiche, seguito dal XXIII° Corpo d’Armata.

Colonna Maletti a Sidi El-Barrani

Colonna Maletti a Sidi El-Barrani

La divisione Camicie Nere 23 Marzo del generale Antonelli venne posta in riserva, mentre il Raggruppamento Maletti doveva essere pronto per una eventuale manovra sul fianco dello schieramento inglese.
In appoggio alle truppe di terra, Graziani poteva contare sulla 5a squadra aerea della Libia, forte di 300 velivoli.
All’inizio la marcia delle nostre truppe in territorio egiziano venne ostacolata dalle avverse condizioni atmosferiche: si sollevò il ghibli disturbando la visibilità dei comandi e l’appoggio dell’aviazione, e la temperatura salì a quarantacinque gradi all’ombra.
Il Raggruppamento Maletti si spinse troppo avanti rispetto alla sua direttrice originale; i reparti del XXIII° Corpo d’Armata avanzarono anch’essi troppo velocemente finendo per incrociarsi con le colonne delle divisioni libiche, creando caos ed intasando la strada costiera.
All’alba del 12 settembre, Graziani si vide costretto ad ordinare 24 ore di sosta per riordinare lo schieramento delle truppe. Vennero apportate anche modifiche al piano di invasione: la manovra sul fianco nemico dalla parte del deserto venne abbandonata, dando precedenza all’avanzata frontale su Sidi el-Barrani.
L’attacco verso Sollum, la prima località oltre confine, iniziò all’alba di Venerdì 13 settembre, dopo un pesante fuoco di artiglieria e un bombardamento aereo. Già alle 8.30 del mattino i nostri reparti avevano occupato i sobborghi di Sollum costringendo gli inglesi a ritirarsi. L’avanzata riprese il giorno dopo, rallentata dalla forte resistenza degli inglesi, che grazie alle loro artiglierie mobili, riuscirono ad infliggerci notevoli perdite. La strada costiera venne distrutta dal nemico che prima di ritirarsi ebbe il tempo di predisporre diversi campi minati.
Questi inconvenienti causarono altri ritardi nella nostra marcia; costretti ad evitare la strada principale, molti automezzi italiani finirono per insabbiarsi nelle piste desertiche o peggio saltarono su qualche mina.
Malgrado tutto, alle 14.45 del 16 settembre le Camicie Nere della 23 Marzo fecero il loro ingresso a Sidi El-Barrani, ormai abbandonata dagli inglesi.
Seguirono una serie di ricognizioni in tutte le direzioni, senza però trovare traccia del nemico.
Le perdite italiane in questi primi cinque giorni di guerra ammontarono a 120 morti e 410 feriti: un terzo delle perdite era di nazionalità libica. L’aereonautica perse 6 velivoli. Da parte loro gli inglesi lamentarono la perdita di 50 uomini.

MARSA MATRUH

Caduta Sidi El-Barrani, le forze inglesi si erano trincerate a 120 chilometri più ad est, a Marsa Matruh. Il generale O’Connor aveva previsto di sostenere una battaglia difensiva con i pochi carri che gli erano rimasti; da parte inglese, almeno per il momento, non poteva essere intrapresa alcuna azione offensiva. Ma Graziani non proseguì nella sua avanzata, anzì chiese subito a Roma l’invio di altri automezzi per poter continuare l’offensiva. Invece di assalire le ultime forze inglesi e annientarle definitivamente, si preoccupò di migliorare la linea dei rifornimenti e dispose le truppe in una serie di campi fortificati.

Artigliere Italiano consuma il rancio

Artigliere Italiano consuma il rancio

Tra il 7 e l’8 ottobre una colonna celere della divisione Cirene si scontrò con una colonna motorizzata inglese a Gabr bu Raydan. Ancora una volta, Mussolini in persona si vide costretto ad ordinare a Graziani l’offensiva su Marsa Matruh entro il 10-15 ottobre. Graziani, rispose al duce di essere pronto solo per la fine di ottobre: per attaccare il campo trincerato inglese di Marsa Matruh, aveva bisogno dei Gruppi di artiglieria da 149/13, degli automezzi per autotrasportare i reparti e dei carrelli rimorchio per i nuovi carri medi M13/40 giunti in Africa.
All’inizio di ottobre infatti erano giunti in Africa 37 carri medi M13/40 superiori agli M11: questi nuovi carri erano equipaggiati con un cannone semiautomatico da 47/32 e da quattro mitragliatrici Breda da 8mm. Gli M13 vennero raggruppati nel III° battaglione Carri.
Con l’inizio della campagna di Grecia (28 ottobre 1940) Graziani perse ogni speranza di ricevere i rinforzi richiesti ed iniziò a pianificare l’offensiva su Marsa Matruh con i soli mezzi a sua disposizione.
Gli inglesi, di fronte all’impasse italiana (a parte un breve scontro avvenuto il 5 novembre ad est di Maktila), ripresero a stuzzicare i nostri avamposti.
La sera del 18 novembre si verificarono infiltrazioni di mezzi cingolati nemici nel nostro dispositivo difensivo intorno a Sidi El-Barrani. Per ricacciarli dovettero intervenire il battaglione carri M del 1° Raggruppamento corazzato, una colonna celere della 2a divisione Libica ed una del Raggruppamento Maletti.
Il giorno dopo, le due colonne italiane respinsero i reparti inglesi, che però tornarono all’attacco subito dopo colpendo i nostri reparti mentre stavano ripiegando.
Seguirono combattimenti in retroguardia risolti dall’intervento della nostra aviazione che mitragliò dall’alto le forze nemiche costringendole a ritirarsi. Contemporaneamente un gruppo di caccia Cr.42 affrontava in volo una squadriglia aerea nemica, abbattendo 6 aerei senza subire perdite.
Gli italiani restarono a Sidi El-Barrani fino a dicembre, nonostante Mussolini continuasse a tempestare Graziani di telegrammi e lo incitasse a riprendere l’offensiva. In uno dei dispacci il Duce fu molto eloquente, circa l’atteggiamento attendistico del Comandante delle Truppe in Africa: “Questa lunga sosta a chi ha giovato di più: a noi o al nemico? Non esito un minuto solo a rispondere, ha giovato di più, anzi esclusivamente, al nemico”.
Gli inglesi infatti ebbero tutto il tempo per riorganizzarsi e preparare la controffensiva contro le nostre forze all’inizio di dicembre.

Bibliografia:
M. Montanari, “Le operazioni in Africa settentrionale”, Ufficio Storico S.M.E.
A. Bongiovanni, “Battaglie nel deserto”, Mursia editore

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