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Ordinamento Stato Fascista – parte 2

- LA RIFORMA AMMINISTRATIVA

Il riassetto degli Enti locali fu uno dei problemi che il Fascismo si propose di risolvere fin dal suo avvento al Potere. E la soluzione fu conforme a quel concetto dello Stato unitario e sovrano che è uno dei capisaldi della dottrina fascista. Dopo tre anni di esperienze e un approfondito esame della questione, il Governo venne nel convincimento che fosse necessario abbandonare il sistema elettorale per affidare ad un Magistrato di nomina regia. Questo porterà alla legge 4 febbraio 1926, che istituiva il Podestà nei Comuni con popolazione non eccedente i cinquemila abitanti.
Con successivo Decreto legge 15 aprile 1926, l’ordinamento podestarile venne esteso a tutti i comuni sedi di stazioni di cura, di soggiorno e di turismo, indipendentemente alla popolazione di esso, ed infine, con un altro Decreto legge, l’istituto venne attuato in tutti i Comuni del Regno tranne in quello di Roma per il quale fu mantenuto l’ordinamento governatorile istituito con R. Decreto 22 ottobre 1925.
Nella relazione alla Camera dei Deputati sulla legge che ha istituito in Italia il Podestà e le consulte Municipali, si legge: «La presunzione che l’istituzione del Podestà debba distruggere l’autonomia comunale è frutto di un equivoco troppo a lungo durato. E indubbio che al significato originario puramente funzionale di autonomia si era sovrapposto un significato prevalentemente politico; per cui fu ritenuto che il Comune, indipendentemente dai suoi fini amministrativi, potesse avere dei fini politici o quanto meno potesse diventare strumento di potenza nelle mani di un partito politico. Le elezioni amministrative non si svolgevano più su piattaforme di interessi locali, ma su piattaforme rigidamente politiche e i Comuni diventarono oggetto di conquista da parte dei partiti politici».
Ne derivò quindi questa assurda conseguenza giuridica che il Comune – organo minore – «poteva affermare, ed entro certi limiti anche attuare, una volontà diversa da quella dell’ente maggiore, dar vita a un indirizzo amministrativo e quindi politico suo proprio, quasi che la gerarchia, che è insita nel concetto di autarchia, più non esistesse».
A questo inconveniente gravissimo segnalato dai giuristi si pose un riparo con l’istituzione del Podestà per cui, pur conservando l’ente comune integra la sua personalità giuridica e la sua indipendenza amministrativa, vive ed agisce in piena armonia con gli interessi generali della Nazione e con le direttive del Governo. A fianco del Podestà la legge ha istituito la Consulta Municipale che ha attribuzioni meramente consultive ed è obbligatoria soltanto nei Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti; negli altri è istituita quando il Prefetto lo ritenga possibile.

L’autorità del Prefetto nella provincia
Da quanto siamo venuti esponendo ci sembra che chiaro debba emergere uno dei concetti fondamentali del Fascismo divenuto Regime, e cioè l’autorità dello Stato sovrano, che ha fini superiori a quelli degli individui e dei gruppi e che la sua sovranità (in vista degli interessi supremi e collettivi della Nazione) vuole rigorosamente e indefessamente attuare. E ovvio pertanto che il Governo Fascista abbia procurato di rinvigorire l’autorità del Prefetto che sotto i passati Regimi demoliberali era divenuto, si può dire, il rappresentante delle brighe elettorali e delle clientele del Governo di Roma. E così, aumentato il numero delle provincie – in seguito all’ampliamento del territorio nazionale ed a una più accurata disamina della particolare configurazione geografica delle diverse regioni – i Prefetti del Regno – «sono assurti ad una dignità di funzioni e di compiti che fino a pochi anni or sono nemmeno avrebbero potuto pensare». La legge sulla estensione delle attribuzioni ai Prefetti – che precorre la circolare del gennaio 1927 – già racchiude netta e precisa la visione del Governo per quanto riguarda la politica interna. Così in questa come in altre leggi – ad esempio in quelle concernenti i doveri dei funzionari verso lo Stato – il Fascismo vuole che sia pienamente realizzata l’unità dell’ indirizzo politico da parte di tutti coloro, che, in funzioni importanti o modeste, rappresentano lo Stato.
E passiamo ora, alla «circolare» di Benito Mussolini – uno dei documenti politici più significativi del Regime che, con scultorea potenza, definisce le funzioni e quasi direi plasma la figura ideale del Prefetto nel nuovo ordinamento dello Stato Italiano.
Mirabile documento, che tanti consensi seppe raccogliere in Italia e all’estero:
«Il Prefetto, lo riaffermo solennemente, è la più alta autorità dello Stato nella Provincia. Egli è il rappresentante diretto del potere esecutivo centrale. Tutti i cittadini, ed in primo luogo quelli che hanno il grande privilegio ed il massimo onore di militare nel Fascismo, debbono rispetto ed obbedienza al più alto Rappresentante Politico del Regime Fascista e debbono subordinatamente collaborare con Lui per rendergli più facile il compito ». « Là dove necessita, il Prefetto deve incitare e armonizzare l’attività del Partito nelle sue varie manifestazioni. Ma resti ben chiaro per tutti che l’Autorità non può esser condotta a mezzadria. Non sono tollerabili slittamenti di autorità o di responsabilità. Se così non è, si ricade in piena disorganizzazione e disintegrazione dello Stato. Si distrugge cioè uno dei dati basilari della dottrina fascista. Si rinnega uno dei maggiori motivi di trionfo dell’azione fascista che lottò appunto per dare consistenza, autorità, prestigio, forza allo Stato, per dare lo Stato uno e intangibile come è e deve essere lo Stato Fascista. Il Partito e le sue gerarchie dalle più alte alle minori, non sono – a rivoluzione compiuta – che uno strumento consapevole della volontà dello Stato quanto al centro che alla periferia ».
«Il Prefetto deve porre la massima diligenza nella difesa del Regime contro tutti coloro che tendono a insidiarlo o indebolirlo. La iniziativa alacre ed intelligente della lotta contro i nemici irriducibili del Regime deve essere dei Prefetti».
«L’ordine pubblico non deve essere menomamente turbato. L’ordine pubblico tutelato e garantito significa il calmo proficuo svolgimento di tutta l’attività della Nazione. Comunque il Prefetto Fascista previene con la sua azione di vigilante dirimendo le cause di ogni specie che possono turbare l’ordine pubblico. Una tempestiva prevenzione rende inutile una costosa e tardiva repressione. Ma accanto all’ordine pubblico, il Prefetto Fascista si occupa della tutela dell’ordine morale, cioè compie un’azione di conciliazione, di equilibrio, di pace, di giustizia, per cui l’ordine morale fra i cittadini diventa il presupposto e la migliore garanzia dell’ordine pubblico».
«Un Regime autoritario come quello fascista deve porre la massima diligenza e scrupolo fino all’estremo per quanto concerne l’amministrazione del pubblico denaro. Più volte dissi che il danaro del popolo è sacro.
Occorre quindi che tutte le gestioni di ordine amministrativo e finanziario, dai comuni ai sindacati siano oggetto della più vigilante attenzione e assiduo controllo. Il Prefetto Fascista deve tenersi in diretto contatto col Podestà. Tutti coloro che amministrano il pubblico denaro debbono essere di specchiatissima probità». «Il Prefetto Fascista deve imporre che siano allontanati e banditi da qualunque organizzazione o forza del Regime, tutti gli affaristi, i profittatori, gli esibizionisti, i venditori di fumi, i pusillanimi, i seminatori di discordie».
«Il Prefetto Fascista non è il Prefetto dei tempi demo-liberali: allora il Prefetto era un agente elettorale, ora che di elezioni non si parla più, il Prefetto cambia figura e stile. Il Prefetto deve prendere tutte le iniziative che tornino a decoro del Regime e ne aumentino la forza e il prestigio tanto nell’ordine sociale come in quello intellettuale. I problemi che assillano in un dato momento le popolazioni, case, caro-viveri, debbono essere affrontati dai Prefetti”.
E nella conclusione Mussolini afferma: «So che siete dei fedeli rappresentanti dello Stato Fascista. Le applicherete dunque con intelligenza, con assiduità, con fede».
Così Benito Mussolini interprete verace e profondo dell’anima e dei bisogni della Stirpe ha parlato ai Prefetti. Il suo maschio e vigoroso pensiero ha inciso ancora una volta, nello stile lapidario della sua prosa, una delle leggi essenziali della nuova Italia.

- LA RIFORMA ELETTORALE POLITICA

La nuova legge elettorale politica doveva interamente allontanarsi dalle vecchie concezioni e dai vecchi sistemi, perchè potesse rispondere alla trasformazione sostanziale operata dalla Rivoluzione delle Camicie Nere nella compagine dello Stato e nella mentalità politica degli Italiani. La creazione dello Stato sindacale, la nuovissima concezione dello Stato regolatore dei rapporti tra produzione e lavoro, mirante al raggiungimento dell’armonica cooperazione, in sostituzione della lotta fra le classi, non potevano non avere rispondenza nei principi informatori della costituzione della rappresentanza politica. Il grande esperimento fascista nel campo economico sociale si completa e si integra con la sua applicazione al campo politico.
Per la dottrina fascista, che si riallaccia alla tradizione filosofica dell’idealismo assoluto, non esiste un diritto innato al voto dell’uomo come cittadino, ma un diritto dell’uomo come produttore. Al suffragio universale fondato su un criterio astratto di capacità, presenta soltanto in funzione di un limite minimo di età, è stato sostituito un suffragio egualmente molto largo, che ha il suo fondamento nell’attività produttiva di ciascun individuo, in modo che potrà essere considerato elettore soltanto chi concorre in qualsiasi forma, alla creazione della ricchezza nazionale.
“Per lo speciale ordinamento sindacale della Nazione Italiana, la grande maggioranza degli elementi produttivi sono inquadrati nelle organizzazioni legalmente riconosciute. L’organizzazione sindacale comprende oltre agli iscritti tutti coloro che appartengono alle categorie sindacate anche se non iscritti i quali sono tenuti a pagare un contributo sindacale, e poichè la legge considera questo contributo come titolo per l’elettorato, è evidente la grande larghezza con la quale il suffragio viene ad essere concesso. Al criterio della concessione del suffragio risponde quello della rappresentanza essendo i designati proposti nella grandissima maggioranza delle organizzazioni sindacali. Ai candidati delle organizzazioni si aggiungono i rappresentanti di enti morali e di associazioni che perseguono finalità nazionali di cultura, di educazione, assistenza e propaganda. Da ultimo fra i designati possono essere comprese persone di chiara fama nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nella politica, nelle armi.
Tale rappresentanza politica sarà l’espressione di tutte le forze veramente produttive, morali e spirituali del Paese. Le proposte delle organizzazioni sindacali saranno poi esaminate e vagliate da quel supremo consesso costituzionale, che, durante un quinquennio ha dimostrato di essere il cervello, il cuore e l’arma della Rivoluzione Fascista: il Gran Consiglio. Esso fra gli 800 nomi proposti dai Sindacati e fra i 200 proposti dagli Enti e associazioni stabilite dalla legge, sceglierà i 400 rappresentanti della Nazione ed avrà anche facoltà di comprendervi altri nomi che siano al di fuori di ogni indicazione. Ecco nelle linee generalissime la nuova forma di suffragio, al quale il popolo che dalle officine e dai campi segue con acuto interesse il mirabile sforzo compiuto dal Fascismo per elevare il livello materiale del Paese, darà certo il suo più incondizionato ed entusiastico consenso”.

- LE FORZE ARMATE

Il principio rigidamente unitario, che presiede alla concezione dello Stato fascista si rivela altresì nelle riforme degli ordinamenti militari promesse dal Governo Nazionale. Tutte le armi sono considerate dal Fascismo reciprocamente unitarie giacchè uno solo è l’Esercito, sulla terra, sul mare e nel cielo. Questo volle significare la creazione di un comando di Stato maggiore generale. Senonchè, pur rimanendo inalterato il concetto unitario del fine e del comando, il Duce, non appena assunto il Governo, attuò un provvedimento organico di notevolissima portata e cioè la separazione dell’Areonautica dall’Esercito e dalla Marina. Egli che, trovata l’aviazione in uno stato di miserevole abbandono, intese subito a promuoverne il rapido risorgimento, stimò necessario per accelerare la rinascita, che l’Areonautica – “la quale ha spirito, mentalità, tradizioni ed esigenze tutte proprie – avesse a costituire un’arma a sè, retta da un R. Commissario, che divenne poi un Ministero”. Ed Egli stesso, il Duce, assunse la Direzione suprema de1 nuovo organismo. Quindi il Fascismo procedette alla grande opera del riordinamento. « L’efficienza bellica della Nazione è quindi il dato complesso risultante non dalla semplice somma, ma dalla coordinazione armonica dell’efficienza dell’Esercito, dell’efficienza della Marina, dell’efficienza dell’Aviazione. E l’efficienza bellica di ognuna di queste tre armi è un dato risultante non dalla semplice somma, ma dalla coordinazione e dall’impiego armonico di questi fondamentali elementi: quadri, truppe, macchine”. Dopo, Mussolini, attuando in pieno l’enunciata concezione unitaria, assunse egli stesso la suprema direzione degli affari dell’Esercito della Marina e dell’Areonautica. Per questa riforma al Capo di Stato Maggiore Generale “spetta la formulazione delle linee maestre” del piano complessivo di guerra e la conseguente definizione della parte a ciascuna forza spettante. Gli elementi politici e tecnici per questi alti studi saranno forniti al Capo di Stato Maggiore generale, in parte dai Capi di Stato Maggiore delle singole forze armate, in parte dal servizio delle informazioni militari, in parte dallo stesso Capo del Governo. Infine il Capo di Stato Maggiore generale sarà consultato dal Capo del Governo nelle più importanti questioni coloniali.

L’Esercito
La legge che fissava il nuovo ordinamento dell’Esercito, sanzionata poi dal Re l’11 marzo 1926 adottava come base la divisione ternaria e fin dal tempo di pace veniva costituita questa unità fondamentale nella sua completa struttura organica, per evitare allo scoppio della guerra i danni che una improvvisazione trae sempre seco in fatto di compattezza morale e di disciplina delle intelligenze, disciplina non meno necessaria di quella formale. In connessione con questo ordinamento si risolvevano le due questioni della ferma o della forza bilanciata. La ferma normale era di 18 mesi, riducibile in alcuni casi eccezionali, fino ad un minimo di 6 mesi; la forza bilanciata calcolata in maniera da non discendere mai – anche nel tempo di forza minima – al disotto di una determinata cifra.

Gli Ufficiali
Cure particolari furono rivolte dal Governo agli ufficiali, che, secondo la parola del Duce nel discorso del 2 aprile 1925, debbono essere ben preparati e ben trattati. Poichè i quadri erano pletorici si provvide a sfollarli, eliminando come è naturale, i meno degni e i meno capaci; e per la promozione ai gradi di maggiore e di colonnello furono stabiliti gli esami. Degno di nota quanto disse Mussolini in Parlamento nel dibattito sollevato relativamente agli esami. «Dare un esame non è umiliante, è umiliante essere bocciato all’esame…. qualche volta gli esaminatori sono gli uomini, qualche altra volta sono le cose nella loro ferrea obbiettività, tal’altra il destino improvviso. Ma la vita è un esame continuo». Provvedimenti importanti di carattere economico sono stati presi a favore degli ufficiali e per meglio assicurare allo loro famiglie una vita decorosa è stato ripristinato l’obbligo della dote per i matrimoni degli ufficiali stessi. Quanto agli ufficiali in congedo essi vengono tenuti a giorno dei perfezionamenti tecnici mediante appositi corsi che si svolgono presso le scuole centrali delle varie armi e per la loro cementazione morale e tecnica è stata istituita dal Governo e il 18 giugno 1926 inaugurata dal Duce l’ Unione Nazionale degli Ufficiali in congedo con qualifica di Ente parastatale, «destinata a raccogliere in un solo fascio di volontà tutte le preziose energie che finora, per mancanza di unità di direzione, erano andate disperse in mille rivoli».

La Marina
Anche la Marina, negli anni che seguirono la guerra per effetto delle rinunce politiche all’estero e dell’incipiente dissolvimento all’interno era in condizioni di deplorevole decadenza. Prima cura della Rivoluzione fascista fu di rimettere ordine e disciplina dove erano invalsi procedimenti confusi e sconnessi.
Furono riorganizzati gli alti Comandi Dipartimentali e si raccolsero le energie produttive marinare (disperse in un eccessivo numero di arsenali) in pochi redditizi centri. Lo stesso criterio fu attuato nel ridurre e coordinare in modo più razionale gli organi centrali dell’Amministrazione. Con l’aumento della ferma navale portata a 28 mesi si riparò alla insufficienza degli equipaggi; si ricostituirono le scorte dei combustibili, si dette novello incremento alle grandi manovre navali e alle crociere nei lontani Oceani. Dopo che il Duce personalmente ebbe assunta la direzione del Ministero, anche la Marina non tardò a risentire i benefici effetti dell’indirizzo unitario che informa lo sviluppo e l’impiego delle forze armate della Nazione. Nel maggio 1926 fu poi approvato dal Parlamento il disegno di legge per il nuovo ordinamento per la Marina. Fra le altre innovazioni si veniva a conferire maggiore importanza che in passato al personale direttivo di macchina che doveva essere costituito da ufficiali sceltissimi. Pur tenendo nel dovuto conto le inderogabili esigenze della finanza, il Governo fascista ha iniziato un vasto programma di costruzioni navali che, se non rappresenta il massimo richiesto dalle necessità della Marina Italiana, può considerarsi come un soddisfacente avviamento verso la completa efficienza della flotta.

L’Aeronautica
«Basta gettare un’occhiata sulla carta d’Italia – ha detto il Duce – per convincersi della necessità assoluta di una forte aviazione. La quasi totalità del territorio nazionale è accessibile alle offese di un aereo nemico capace di superare la modestissima distanza di 350 Km. di andata ed altrettanti di ritorno». Perciò il Fascismo, vigile e indefesso custode dei più gelosi interessi nazionali, ha dato subito tutto il suo appoggio per un rapido e razionale incremento dell’aviazione. Prima ancora che l’Aeronautica avesse vita come arma indipendente fu istituito il Commissariato dell’Aeronautica. Seguiva poco dopo la creazione del Comitato superiore dell’Aeronautica, con funzioni analoghe a quelle del Consiglio superiore dell’Esercito e del Comitato degli Ammiragli. Già il 31 ottobre 1923 venivano costituiti il Corpo di Stato Maggiore della R. Aeronautica e la R. Accademia Aeronautica per l’istruzione degli aspiranti alla nomina di Ufficiali in servizio attivo. Infine con decreto del 24 agosto 1924 veniva costituito il corpo dei RR. Equipaggi Aereonautici. Nel frattempo il Governo con tutti i mezzi incoraggiava lo sviluppo della Aviazione civile. E poichè il nuovo organismo dell’Aviazione militare assumeva importanza sempre maggiore, il 4 maggio 1925 veniva istituito il sottosegretariato alla Aeronautica come primo passo verso la costituzione del Ministero dell’Aeronautica avvenuta poco dopo (30 agosto 1925). Come completamento dei servizi ausiliari fu impiantato un «Ufficio Presagi» per le previsioni atmosferiche e con decreto 7 agosto 1925 veniva stabilita una circoscrizione di «zone aeree territoriali» per coordinare tutti i servizi a terra. Intanto si dovette accelerare la costruzione dei nuovi apparecchi. E in quest’opera gli ingegneri italiani dettero prova mirabile del loro inesauribile genio inventivo. In breve tempo si poterono sperimentare nuovi tipi di idrovolanti e di aereoplani di tutte le specie da caccia, da bombardamento e da ricognizione, e il risultato non fu inferiore per quel che attiene ai motori di aviazione dei quali furono presentati più di una decina di tipi nuovi. Grande sviluppo fu dato alla sistemazione dei campi di fortuna, così necessari per la sicurezza del volo.
Questo grande sforzo compiuto dal Governo Nazionale in materia di aviazione ha dato i frutti che erano nei voti degl’Italiani. Ed oggi il Paese può guardare con fiducia ed orgoglio all’organizzazione dei servizi aereonautici e ai valorosi campioni dell’ala italiana che il nome della Patria rinnovellata, hanno portato, attraverso i cieli, in tutte le regioni del globo. Eroi che nella prospera e nell’avversa fortuna hanno tenuto alto il nome d’Italia, hanno rivelato a quali audacie, a quale vertice sublime di devozione e di sacrificio sappiano elevarsi i figli della nostra terra gloriosa e benedetta.

- LE ASSOCIAZIONI – I REDUCI DELLA GUERRA

Giorno memorabile quello della Vittoria. Giorno in cui parve che gli italiani si fossero tutti d’un tratto ritrovati, riconosciuti, affratellati; e che, sull’Altare della Patria vittoriosa, al cospetto di Dio, volessero deporre ogni loro dissenso ed ogni loro egoismo.
Fu soltanto in seguito all’avvento del Regime Fascista che avvenne la vera, fraterna, efficace valorizzazione dei combattenti. In Regime Fascista non più con occhio freddo, inanimato e burocratico si attuarono le provvidenze in loro favore; non più con spirito di condiscendenza umiliante si guardarono i loro bisogni; ma con cuore aperto, con animo sincero, con sentimento di esaltazione.
Benito Mussolini, combattente fra i combattenti, che chiamò i mutilati di guerra la più vera « aristocrazia della Patria », non tralascia mai occasione per onorare la memoria dei Caduti; per esaltare gli artefici di Vittorio Veneto e per attenuare il santo dolore degli orfani, delle madri e delle spose di tutti gli Eroi. Sotto il Suo Governo, lo spirito della Vittoria presiede alle maggiori glorie dell’ Italia Imperiale.
Oggi, grazie al Regime Fascista, a Benito Mussolini, i reduci tutti sono oggetto della più sincera ammirazione nazionale; godono di molti benefici governativi e sono sorretti da fiorenti Istituzioni che ne curano efficacemente una sempre maggiore ascesa. Sono infine inquadrati in magnifiche, vitali Associazioni che tutelano nobilmente i loro interessi:
L’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE DEI CADUTI IN GUERRA
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MUTILATI E INVALIDI DI GUERRA
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA
L’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO
L’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI
UNIONE NAZIONALE UFFICIALI IN CONGEDO D’ ITALIA
LA FEDERAZIONE NAZIONALE ARDITI D’ITALIA
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE BERSAGLIERI
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL FANTE
LA FEDERAZIONE ITALIANA GARIBALDINI
L’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE GRANATIERI
LA FEDERAZIONE NAZIONALE DEL CARABINIERE REALE
L’OPERA NAZIONALE INVALIDI DI GUERRA
L’OPERA NAZIONALE COMBATTENTI
OPERA NAZIONALE PER L’ASSISTENZA AGLI ORFANI DI GUERRA ANORMALI PSICHICI
Esistono, oltre a quelli citati, altri minori Enti ed Associazioni che svolgono nel Paese utilissima e benefica attività con spirito di devozione alla Patria e di fedeltà al Regime; sono quindi altrettante cellule vitali della grande compagine nazionale tutta tesa alle maggiori conquiste del domani.
Conquiste che riporteranno l’ Italia dei Romani, l’ Italia di Vittorio Veneto, l’ Italia fascista di Benito Mussolini a signoreggiare nel mondo, maestra di forza e di virtù

- FONDAMENTI DELL’ORDINAMENTO STATALE

Dal testo usato dalle Scuole Superiori del Regno – 1936
Dal 28 ottobre 1922 Benito Mussolini regge con saldo polso le sorti d’Italia. – Egli comprese che i tempi esigono nuovi ordinamenti, e diede all’Italia, con successive leggi, un assetto costituzionale unico al mondo. I più alti organi costituzionali dello Stato sono: il Re, i Ministri, il Gran Consiglio del Fascismo, il Senato e la Camera dei Deputati.
IL RE, indipendentemente dalle vicende parlamentari, nomina o revoca il Capo del Governo e i Ministri. – Questi sono in numero di 13, pei seguenti dicasteri: Interni, Affari esteri, Colonie, Giustizia e Culti, Finanze, Guerra, Marina, Aeronautica, Educazione Nazionale, Lavori Pubblici, Agricoltura, Comunicazioni,
Corporazioni. – I ministri sono alle dipendenze del capo del Governo o Primo Ministro, il quale ne coordina e ne dirige l’azione. Il Primo Ministro è responsabile soltanto verso il Re. In tal modo il potere esecutivo ha l’autorità e la stabilità necessarie al governo di una grande nazione: esso non è più soggetto alle mutevoli volontà del Parlamento.
IL GRAN CONSIGLIO è l’ organo supremo destinato a coordinare tutte le attività del regime: ne fanno parte i supremi gerarchi del Partito e dei Sindacati e i membri del Governo.
Il Gran Consiglio forma la lista dei Deputati da proporre al suffragio degli elettori ogni 5 anni; veglia sull’andamento del Partito; dà consigli su questioni di carattere costituzionale; designa al Sovrano in caso di vacanza, le persone fra le quali scegliere il nuovo Capo del Governo.
Il SENATO consta di un numero non determinato di membri, nominati dal Re, che li sceglie da 21 categorie di cittadini indicate dallo Statuto. Per essere nominati senatori bisogna aver compiuto il quarantesimo anno d’età. I principi di Casa Savoia, invece, appartengono di diritto al Senato dal giorno in cui compiono il 21° anno. La CAMERA DEI DEPUTATI consta di 400 membri. I candidati vengono proposti da certi enti a ciò indicati dalla legge. Fra le persone proposte il Gran Consiglio designa quelle che vengono comprese nella lista definitiva. Infine il corpo elettorale approva la lista. Sono elettori i cittadini che hanno compiuto il 21° anno e pagano un contributo sindacale.
IL PARLAMENTO è restituito alla sua giusta funzione: discutere le leggi e controllare il Bilancio dello Stato. Il nostro Regime ha dunque qualche caratteristica del sistema parlamentare e qualche altra del sistema costituzionale puro; ma si distingue da entrambi per l’autorità conferita al Capo del Governo.

IL LAVORO NEL REGIME FASCISTA
Il lato più importante della profonda rivoluzione fatta dal Fascismo negli ordinamenti italiani è quello sindacale e corporativo. Qui il Fascismo ha cominciato con il riorganizzare moralmente, socialmente ed economicamente il popolo italiano; quindi ha inserito la nuova organizzazione nell’ordine costituzionale. – I passati governi consideravano come affari privati, estranei alla loro attività, il lavoro in tutte le sue forme e i rapporti fra capitale e lavoro, ossia fra datori e prestatori d’opera.
Lo Stato doveva, secondo la loro teoria, limitarsi a garantire le libertà individuali nell’ordine. Essi assistevano indifferenti a scioperi e a serrate, senza considerare che, se il conflitto interessava singole categorie, il danno che ne derivava colpiva tutta la nazione. La dottrina fascista parte da un principio opposto; essa considera i cittadini, non come enti particolari ed autonomi, ma come parti organiche e solidali di un tutto che è lo Stato; perciò afferma il diritto, anzi il dovere dello Stato di intervenire con tutta la sua autorità, per mantenere non solo l’ordine, ma anche l’armonia e la giustizia fra le classi sociali.
Ciò non già per gli interessi egoistici e materiali dei singoli, bensì l’interesse supremo complessivo della nazione, ch’è non solo economico ma anche morale e politico. A tale scopo si sono organizzati e inquadrati tutti i cittadini, secondo l’affinità dei loro interessi e professioni, in sindacati, ossia in associazioni giuridicamente riconosciute. I sindacati fascisti sono dunque organi dello Stato.
Ogni sindacato fascista rappresenta una categorie di persone, cioè tutti coloro che esercitano una certa attività produttiva in una certa zona; stipula contratti collettivi di lavoro, che diventano obbligatori per tutta la categoria.
I sindacati si raggruppano in NOVE CORPORAZIONI così distribuite:
due confederazioni (una di datori di lavoro e una di lavoratori) per ciascuno dei seguenti settori di attività: AGRICOLTURA, INDUSTRIA, COMMERCIO, CREDITO;
inoltre una sola confederazione dei Professionisti ed Artisti.
Fin qui, datori di lavoro e lavoratori sono separati nella tutela dei rispettivi interessi. Ma sopra gli interessi individuali stanno quelli della collettività nazionale, ossia dello Stato. Perciò i rappresentanti dei sindacati, così dei datori di lavoro come dei lavoratori, vengono riuniti assieme nelle CORPORAZIONI, le quali comprendono il tal modo tutti i fattori della produzione.
Le Corporazioni sono 22; i sindacati vi sono distribuiti secondo il ciclo produttivo: ossia ogni corporazione comprende tutti i sindacati di un grande ramo di produzione. Si hanno così i tre gruppi seguenti: a) Corporazioni a ciclo produttivo agricolo, industriale e commerciale.
b) Corporazioni a ciclo produttivo industriale e commerciale.
c) Corporazioni per le attività produttrici di servizi
Le Corporazioni armonizzano, nell’interesse della collettività, gli interessi a volte divergenti delle varie categorie. Perciò il nostro è uno STATO CORPORATIVO.
La nostra organizzazione suscita ormai lo studio e la simpatia di tutto il mondo civile, ed è in parte imitata da altre nazioni.
I lavoratori non sono più considerati come semplici forze da sfruttare; non sono più abbandonati a se stessi, quando hanno finito la dura fatica quotidiana. Lo Stato riconosce l’utilità e la nobiltà della loro opera; vuole che la loro casa sia comoda e pulita; vuole che il loro riposo sia allietato da onesti svaghi.
Si moltiplicano ovunque le case popolari. L’OPERA NAZIONALE DOPOLAVORO, creata nel 1925, “cura l’elevazione morale e fisica del popolo, attraverso lo sport, l’escursionismo, il turismo, l’educazione artistica, la cultura popolare, l’assistenza sociale, igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale”. Come sempre, le iniziative del Governo Fascista hanno, accanto allo scopo sociale, economico, politico, un altissimo fine educativo. Ormai l’Opera Nazionale Dopolavoro conta milioni di iscritti.

LA DISCIPLINA (Interventi di Mussolini)
Una nazione esiste in quanto è un popolo. Un popolo scende in quanto sia numeroso, laborioso e ordinato. La potenza è la risultante di questo fondamentale trinomio. Il popolo che lavora è inquadrato nelle istituzioni del Regime: attraverso il sindacalismo e il corporativismo tutta la nazione è organizzata.
Il sistema che si basa sul riconoscimento giuridico dei Sindacati professionali, sul Contratto collettivo, sul divieto di sciopero e di serrata, sulla Carta del lavoro, documento fondamentale di cui si valuterà la portata sempre maggiore, sulla Magistratura del Lavoro, si è già palesato vitale.
Il lavoro e il capitale hanno cessato di considerare i loro antagonisti come una insuperabile fatalità della storia: i contrasti inevitabili trovano il loro sbocco pacifico attraverso a una sempre più consapevole collaborazione di classe: sono stati stipulati centinaia di patti nazionali concernenti milioni di operai: la legislazione sociale del Regime Fascista è la più avanzata del mondo: va dalla legge sulle otto ore all’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi.
Le classi dei datori di lavoro sono anch’esse all’avanguardia: soprattutto in Italia gli industriali si sono liberati dalla mentalità classista: e mentre la disciplina delle masse operaie è assoluta, il senso di civismo e di solidarietà umana nelle classi industriali italiane costituisce un loro titolo di onore. Questa formidabile esperienza italiana che si riassume in queste parole: “organizzazione giuridica di tutte le forze concorrenti alla produzione”, è oggetto di studio e viene già indicata a modello in parecchi Paesi del mondo, che soffrono delle dispersioni e dei conflitti della lotta di classe.

LO STATO ITALIANO FASCISTA E CORPORATIVO
Lo Stato Italiano è fascista e corporativo, anzi fascista perché corporativo e viceversa, poiché senza la Costituzione corporativa, elaborata nelle memorabili, ardenti ed entusiastiche sedute del Gran Consiglio degli anni 1925-1926, fissata la legge del 3 aprile e coronata con la Carta del Lavoro, non vi è Rivoluzione fascista; poiché una Rivoluzione è molto di più della semplice costituzione di un Governo forte che può garantire – in ogni evenienza- l’ordine pubblico.
Non mai come oggi l’economia è diventata pubblica, squisitamente politica. Anzi lo Stato in generale e quello fascista in particolare agisce sull’economico in un triplice modo: creando le condizioni generali più propizie allo sviluppo delle forze economiche del Paese; aiutando le forze economiche sane, quando da sole non possono rimontare la corrente, poiché la loro volontà non è più sufficiente allo scopo, o quando come nelle grandi bonifiche, i mezzi dell’iniziativa privata non bastano all’ampiezza del compito; lasciando perire, senza pericolose indulgenze, gli organismi mal creati e mal diretti. Questi cinque anni hanno luminosamente provato la bontà e la utilità del sistema. Non si sono avute in Italia le dispersioni di ricchezza dovute in altri Paesi alla lotta di classe, sotto la duplice espressione tipica di sciopero operaio o di serrata padronale: poiché la Corporazione come tendenza dello spirito e come istituto realizza ed è destinata sempre più a realizzare l’equilibrio degli interessi opposti, sul piano di un riconoscimento dell’interesse generale, senza del quale anche l’interesse dei gruppi e degli individui è compromesso.

LA VERA DISCIPLINA FASCISTA. – Disciplina, bisogna intendersi; la disciplina non può essere una cosa soltanto formale: deve essere una cosa sostanziale. Cioè non si può essere disciplinati soltanto quando ciò è facile e fa comodo, perchè quella non è vera disciplina: Bisogna essere disciplinati soprattutto quando la disciplina costa sacrificio e rinuncia. Quella è la vera disciplina, la disciplina fascista.

L’ITALIA CHE FAREMO – L’Italia che noi vogliamo fare, che noi costruiamo giorno per giorno, che noi faremo, perché questa è la nostra fede e la nostra volontà incrollabile, sarà una creatura magnifica di forza e di saggezza. E potete esser certi che in questa Italia di lavoro, tutto il lavoro, quello dello spirito e quello del braccio, terrà, come deve tenere, il primo posto.

IL PARTITO FASCISTA
Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini costituiva a Milano i fasci di combattimento , con lo scopo di porre in valore la vittoria italiana e di propugnare gli ideali nazionali. I primi aderenti furono circa 500; ma crebbero rapidamente di numero, e i fasci si trasformarono in Partito Nazionale Fascista. Nel 1921 questo era forte di 310.000 iscritti; l’anno seguente nel mese di ottobre, compieva la marcia su Roma e giungeva al potere.
Il Capo del Partito, divenuto Capo del Governo, volle instaurare l’ordine in Italia e dare allo Stato la suprema autorità su tutti i cittadini; perciò il Partito fu inserito nell’ordinamento costituzionale dello Stato, e ne forma un saldo sostegno.
Il Partito Fascista è composto come segue.
In ogni Comune esiste un Fascio di combattimento, a capo del quale sta un Segretario, coadiuvato da un Direttorio del Fascio; tutti i Fasci di una Provincia formano la Federazione provinciale, a capo della quale sta il Segretario federale, coadiuvato da un Direttorio federale.
Tutti i Segretari federali costituiscono il Consiglio Nazionale, a capo del quale sta il Segretario del Partito, coadiuvato da un Direttorio Nazionale.
Al di sopra del Segretario del Partito non vi è che il DUCE, autorità suprema.
Il Partito è collegato all’ordinamento costituzionale in vari modi: anzitutto, il Gran Consiglio del Fascismo comprende nel suo seno i più alti dignitari dello Stato e del Partito, ed è, per legge, un organo costituzionale centrale; in secondo luogo il Segretario del Partito è nominato per decreto Reale, ha funzioni ufficiali di vario genere, ed è un alto dignitario dello Stato; infine, varie organizzazioni del Partito, come ad esempio, l’Opera Nazionale Balilla e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, sono alle dirette dipendenze dello Stato.
Fino al 1933 si poteva entrare nel Partito fascista facendone domanda, e col parere favorevole di organi determinati; da quella data in poi vi entrano soltanto i giovani di 21 anni, dopo essere passati attraverso le organizzazioni giovanili.

LE ORGANIZZAZIONI GIOVANILI
1) Opera Nazionale Balilla, che comprende i Balilla, cioè i fanciulli dai 6 ai 13 anni; gli Avanguardisti, cioè i giovani dai 14 ai 18 anni compiuti; le Piccole Italiane, cioè le fanciulle dai 6 ai 12 anni compiuti; le Giovani Italiane, cioè le giovinette dai 13 ai 18 anni
2) Fasci Giovanili di Combattimento, che comprendono i giovani dai 18 ai 21 anni. Uscendo dai Fasci Giovanili, i giovani entrano nel Partito.
3) Gruppi Universitari Fascisti, che comprendono gli studenti universitari e quelli delle scuole superiori. 4) Gruppi Giovani Fasciste. (Fasci Femminili)
Il Partito Fascista, allo scopo di organizzare tutte le forze della nazione, comprende anche le seguenti istituzioni: 1) Fasci Femminili, ai quali sono affidate la protezione dell’infanzia e quella delle operaie
2) Fasci all’Estero, che comprendono i nostri connazionali in terra straniera.
3) Associazioni fascista del pubblico impiego, che comprende pubblici impiegati, ai quali non è permesso di appartenere ai sindacati.
4) Associazione fascisti addetti alle aziende industriali dello Stato
5) Associazione fascista dei ferrotranvieri;
6) Associazione dei postelegrafonici
7) Associazioni fasciste della scuola (divisa in: professori Universitari, Scuola media, Scuola elementare) 8) Opera Nazionale Dopolavoro.

POPOLAZIONE E FAMIGLIA
“Un popolo ascende in quanto sia numeroso”. Per questo motivo il Governo Fascista protegge e incoraggia in tutti i modi l’aumento della popolazione. Esso colpisce con una tassa i celibi; favorisce con l’esenzione dalle tasse e con premi di varie specie le famiglie numerose; esalta la famiglia, primo nucleo della società umana e scuola dei sentimenti più delicati: ha creato e va diffondendo sempre più l’Opera nazionale per la protezione e l’assistenza alla maternità e all’Infanzia (ONMI).
Questa istituzione benefica ha creato cliniche, case di riposo e di convalescenza per le madri; colonie climatiche marittime e montane, scuole all’aperto, preventori e sanatori per i figlioli; essa prodiga l’assistenza sanitaria e i soccorsi economici; combatte in modo speciale la tubercolosi che miete tante vittime in giovine età. Nel primo decennio della sua esistenza (1925-1926) l’Opera ha speso per la sua attività oltre un miliardo di lire; soltanto nell’anno 1935 furono assistite 1.713.978 persone, fra madri, bambini, fanciulli e adolescenti; e vennero concessi 3.686.220 provvedimenti assistenziali.
Sempre nell’interesse nazionale, il nostro Governo frena l’emigrazione, che sottrarrebbe ai nostri campi, alle nostre officine e al nostro esercito braccia valide; studia tutti i mezzi per restituire all’agricoltura coloro che hanno improvvidamente abbandonato la terra nativa, attratti dal miraggio di una vita meno disagiata e più avventurosa fra il tumulto delle città. Questi provvedimenti, applicati con fermezza, giovano e gioveranno alla sanità e alla potenza della Nazione.

L’ORDINAMENTO AMMINISTRATIVO DELLO STATO
REGIONI – PROVINCE – COMUNI

Tradizionalmente l’Italia è divisa in 18 Regioni o Compartimenti, in base a ragioni storiche e a condizioni geografiche. A Nord: Piemonte, Liguria, Lombardia.Veneto Venezia Tridentina, Venezia Giulia, Emilia
Al Centro: Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi e Molise.
A Sud e Insulare: Campania, Puglie, Lucania, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Vi è poi la Dalmazia, di cui soltanto una parte è tornata all’Italia dopo la guerra europea.
Ma questa divisione in regioni non ha valore ufficiale. Amministrativamente il Regno è diviso in 94 province, e ogni provincia è suddivisa in Comuni. Questi sono in tutto 7.311.
Capo politico della Provincia è il Prefetto, che rappresenta l’autorità del Governo; Capo amministrativo è il Podestà, nominato dal Governo e coadiuvatore di un Rettorato, composti di cittadini colti ed esperti. Ogni Comune è retto da un Podestà di nomina governativa, che dura in carica 5 anni e può essere confermato. Il Podestà può essere assistito da una Consulta, nominata dal Prefetto, per la trattazione dei problemi più importanti dell’amministrazione comunale.
Roma, per la sua speciale condizione di capitale, ha a capo un Governatore, assistito da 10 Rettori e da vari Consultori.

ORDINAMENTO GIURIDICO
LA GIUSTIZIA

La giustizia è amministrata in Italia da magistrature diverse, secondo la qualità e l’importanza delle cause. In ogni Comune vi sono uno o più Uffici di Conciliazione; il giudice conciliatore giudica in materia civile e commerciale fino a lire 400, e, soprattutto, cerca di mettere d’accordo le parti avverse.- Esistono poi 1340 Preture: i pretori giudicano le cause civili e commerciali per somme non superiori a 5.000 lire, e, in materia penale, i reati con pena non superiore a 3 anni di carcere e a 10.000 lire di multa. Essi giudicano in grado di appello le sentenze dei conciliatori superiori a 100 lire.
Nelle città più importanti hanno sede i 126 Tribunali civili e penali, che giudicano le cause civili e commerciali e penali di competenza superiore a quella indicata pei pretori.
Esistono in fine Corti di Appello e una Corte di Cassazione, che giudicano in seconda e in terza istanza le cause per le quali vi siano ricorsi contro le sentenze delle magistrature precedenti: ciò accresce le guarentigie di giustizia che lo Stato assicura ai cittadini.
Presso ogni Corte d’Appello vi è una sezione speciale, che esercita le funzioni di MAGISTRATURA DEL LAVORO. Essa giudica le controversie relative ai rapporti fra lavoratori e datori di lavoro.
Un Tribunale Speciale è stato istituito per i delitti contro la sicurezza dello Stato e contro le persone della Famiglia Reale e del Primo Ministro.
Il 1° luglio del 1931 è andato in vigore il nuovo Codice Penale, opera del Governo Fascista.

DIFESA DEL REGNO – Alla difesa terrestre provvede il Regio Esercito; alla difesa marittima la Regia Marina; alla difesa aerea la Regia Aeronautica.
LA DIFESA TERRESTRE – Il territorio del Regno è diviso in 13 circoscrizioni, sedi di Corpo d’Armata: Torino, Alessandria, Milano, Bolzano, Trieste, Udine, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Cagliari. Il nostro esercito è composto come segue:
1) Il Corpo di Stato Maggiore, che ha il compito di apprestare i piani di guerra, e dal quale, attraverso lunghi studi e accurata preparazione, escono gli alti ufficiali.
2) L’arma dei carabinieri reali, che comprende 6 Ispettorati di zona, 20 legioni territoriali dei CC. RR e una legione di allievi.
3) L’arma di fanteria, che comprende 31 Comandi di divisione di fanteria; 3 Comandi di divisione celere; 4 Comandi superiori alpini: una brigata granatieri di Sardegna (3 reggimenti); 30 brigate di fanteria di linea (89 reggimenti); reggimenti di Bersaglieri; 9 reggimenti di alpini; un reggimento di carri armati 4) L’arma di cavalleria, che comprende: 3 brigate di cavalleria con 12 reggimenti.
5) L’arma di artiglieria, che comprende 13 Comandi di artiglieria di corpo d’armata; 31 reggimenti di artiglieria di divisione fanteria; 12 reggimenti di artiglieria di corpo d’armata, più il Gruppo autonomo della Sardegna; 4 reggimenti di artiglieri alpina; 10 reggimenti di artiglieria pesante d’armata; 4 gruppi autonomi di artiglieria da costa; 5 reggimenti di artiglieria contraerea, più un gruppo della Sardegna; 3 reggimenti di artiglieria di divisione celere.
6) L’Arma del genio, che comprende 13 Comandi del genio di corpo d’armata e ufficio delle fortificazioni; 12 reggimenti del genio; 2 reggimenti di minatori, 1 reggimento ferrovieri, 2 reggimenti pontieri.
7) Guardia di Finanza , che fa parte anch’essa delle forze statali, ma dipende dal Ministero delle Finanze, perchè provvede a far osservare le leggi fiscali dello Stato, e quindi a impedire il contrabbando, ecc.
Vi sono poi vari corpi d’indole sanitaria e amministrativa: Corpo sanitario e veterinario; Corpi di Commissariato, di Sussistenza e di Amministrazione.
Appartiene alle forze armate dello Stato anche la MILIZIA VOLONTARIA per la SICUREZZA NAZIONALE (MVSN). A questa si applicano le stesse disposizione disciplinari che sono in vigore nel Regio Esercito. Essa dipende dal Primo Ministro, capo supremo del Partito Fascista, ed è divisa in 123 legioni. Le legioni a loro volta formano in tutto 32 gruppi; e questi sono raccolti in 4 raggruppamenti, con sede a Milano, Bologna, Roma e Napoli. Fanno parte della MVSN, ma con scopi e uffici particolari la Milizia Universitaria; la Milizia Ferroviaria; la Milizia Portuaria; la Milizia Forestale; la Milizia Stradale; la Milizia Postelegrafonica. Della MVSN fanno parte tutti i fascisti validi alle armi dai 21 ai 55 anni. Alla MVSN è affidata l’istruzione premilitare dei giovani; e per questo ufficio essa dipende dal Ministero della Guerra.
La MVSN ha preso parte alla guerra contro l’impero Scioano (1935-36), e vi ha dimostrato, accanto al nostro esercito, altissime virtù militari. Essa è ormai, accanto alle altre truppe, sicuro presidio della nostra sicurezza e sostegno della nostra potenza.
LA REGIA MARINA comprende anch’essa, come l’esercito, vari corpi militari: Corpo di Stato Maggiore, Corpo del Genio navale, Corpo delle armi navali, Corpo Sanitario, Corpo di Commissario, Corpo reali equipaggi. Le coste d’Italia sono divise in 3 dipartimenti marittimi: dell’Alto Tirreno con comando alla Spezia, del Basso Tirreno con comando a Napoli, dello Ionio e Adriatico con comando a Taranto.
Dai tre comandi in capo suddetti dipendono 8 comandi militari marittimi: la Spezia, la Maddalena, Napoli, Messina, Taranto, Brindisi, Venezia, Pola.
La nostra flotta, moderna e potente, comprende 4 navi da battaglia di 1a classe (Cavour, Giulio Cesare, Duilio, D’Oria); 28 incrociatori); 23 esploratori; cacciatorpediniere, torpediniere, navi affondamine, motoscafi antisommergibili, sommergibili, navi portaerei ecc. ecc.
LA REGIA AERONAUTICA, riordinata e magnificamente sviluppata per l’assidua volontà del Duce, ha per base la squadriglia, composta da 9 apparecchi. Due o più squadriglie dello stesso tipo formano il gruppo; due o più gruppi formano uno stormo: Gli stormi a loro volta, sono raggruppati in brigate; le brigate in divisioni. Gli apparecchi sono di tre tipi: da ricognizione, da caccia, da bombardamento.
Le forze aeree sono divise in: squadra aerea; aeronautica per l’esercito; aeronautica della marina. Aeroporti, idroscali, scuole, officine magnificamente organizzate, completano il servizio aeronautico, e ne fanno un perfetto strumento di difesa e offesa. Esso fu gloriosamente e vittoriosamente sperimentato nella guerra che conquistò all’Italia il suo impero coloniale (1935-36). Per la difesa antiarea il territorio del Regno è diviso in 5 zone, coi seguenti comandi: Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Cagliari.

- LA RIFORMA PARLAMENTARE

L’ordinamento dello Stato venne modificato dalle leggi del 1939 XVII EF, che ne variarono sensibilmente la struttura. I poteri erano sempre tre, il Legislativo, l’Esecutivo, il Giudiziario.
Potere Legislativo:
comprendeva il Senato del Regno i cui Senatori erano nominati a vita con Decreto Reale, su proposta del Duce, oltre le nomine spettanti al Re, e venivano scelti fra coloro che avevano dato lustro alla nazione;
e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni che ebbe un’unica legislatura, la XXX (1939-1943).
Organo consultivo dello stato fascista italiano, la sua istituzione fu decisa dal Gran consiglio del fascismo nel marzo 1938 dopo due anni di lavori preparatori, votata dalla Camera dei deputati e dal Senato nel gennaio 1939 e attivata nel marzo dello stesso anno.
Della Camera facevano parte i membri del Gran Consiglio del Fascismo, che non fossero già Senatori o Accademici, i componenti del Consiglio Nazionale del Partito, i componenti del Consiglio Nazionale delle Corporazioni sia dei Datori di Lavoro, sia dei Lavoratori, sia dei Professionisti e Artisti.
I seicento componenti erano “Consiglieri Nazionali”, non Deputati, e restavano in carica sino a che essi rappresentassero le categorie e le mansioni interessate.
La Camera dei fasci condivideva con il governo l’esercizio del potere legislativo. Non era previsto un suo rinnovo, ma solo l’avvicendamento dei consiglieri nazionali.
La riforma del Parlamento non coinvolse la seconda camera, il Senato, protetta dalla monarchia. La Camera dei fasci e delle corporazioni fu sciolta con decreto legge del 2 agosto 1943.

Potere Esecutivo:
veniva esercitato dal DUCE, Capo del Partito, Presidente del Gran Consiglio del Fascismo, Capo del Governo, Presidente delle Corporazioni, a mezzo suo e del suo governo.

Potere Giudiziario:
era e restava autonomo dagli altri due Legislativo ed Esecutivo.

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