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Povera gente massacrata dai comunisti slavi ed italiani!

mappafoibeLe Foibe: Ilduce.net ne parla dal 2001. In quell’anno, lo stesso della fondazione di questo sito, pubblicammo i primi articoli riguardanti l’eccidio di decine di migliaia di Italiani in Istria, Fiume e Dalmazia.Solo nel 2004, a 60 anni dagli eventi, il governo Italiano riconobbe il genocidio subito dagli Istriani istituendo la giornata del ricordo che si celebra ogni anno il 10 Febbraio. Certo, mediaticamente, nulla a che vedere con l’olocausto ebraico ricordato solo qualche giorno prima, il 27 gennaio. Solo qualche convegno in questa o quella scuola, una puntata di Bruno Vespa a “Porta a Porta” in cui appare qualche ottantenne a raccontare i fatti drammatici che lui e tanti altri come lui passarono in quegli anni.

Anni si, e non giorni: oltre infatti a non parlare mai di chi e perchè volle le foibe (complici e spesso esecutori materiali degli omicidi gli infami partigiani comunisti italiani) si vuol far passare quello delle foibe come un evento durato pochi giorni nella primavera del 1945 tra aprile e maggio, nei giorni cioè che vedevano la fine della guerra.

Tutto ciò è assolutamente falso! Le foibe infatti iniziarono a riempirsi di cadaveri subito dopo l’8 settembre 1943 fino al 1947! Di quei morti nessuno potrà mai conoscerne il numero altro che la ridicola cifra tra 10 e 20 mila scomparsi! In realtà sono molti, purtroppo molti, di più! Molte di quelle terre infatti non sono più italiane, non lo sono state più da subito e su di esse mai nessuna indagine è stata svolta. Di seguito vi proponiamo la testimonianza del Prof. Vincenzo Busso, scomparso ad inizio anni 2000, in servizio presso la Questura di Pola durante il periodo bellico, che lo stesso scrisse per ACTA, il periodico dell’Istituto Storico della RSI, nel settembre del 1990 quando parlare di foibe era ancora un tabù. Egli stesso, con la seguente lettera, contestava ai media nazionali il fatto che l’eccidio di italiani non fu limitato al periodo di aprile-maggio 1945. Lasciamo spazio alle parole del Prof. Busso.

La rivista mensile dell’UNUCI (n.5 del 10 Luglio 1990), nonchè altri numerosi quotidiani hanno fatto, in questi ultimi tempi, sensazionali rivelazioni sugli eccidi di italiani compiuti da partigiani comunisti (italiani e slavi) nel Carso nella primavera del 1945, durante i 40 giorni di occupazione titina di Trieste e che trovarono orribile morte nelle Foibe. Si è parlato delle Foibe di Basovizza e di Opicina, assurte a simbolo di tutte le Foibe di qua e di là nel confine. Parlerò, se mi è consentita questa testimonianza, delle Foibe dell’Istria per esserne stato uno scampato.

cadaveriAlla data dell’8 Settembre 1943 ero a Pola nella qualità di Ufficiale del Regio Esercito e Comandante la 3° Compagnia reclute del 74° Rgt. Fanteria presso la Caserma Nazario Sauro. Il Comandante militare della piazza era un Ammiraglio il quale, in caso di necessità, avrebbe dovuto impartire ordini per la difesa, invece, la sera dell’8 settembre, quando si seppe dell’armistizio, l’Ammiraglio Comandante, avendo le navi a disposizione, scappò con un piccolo seguito per raggiungere la flotta alleata verso il Sud provocando ad unanimità, il disappunto di migliaia di militari che attendevano ordini sulla eventuale difesa.

Eravamo impreparati e disorientati per fatti ed avvenimenti che ci sorpresero soprattutto per il comportamento di un comandante che ci abbandonava alla nostra sorte, quindi, ognuno di noi si adattò alle necessità del momento. Il giorno 9, in caserma, abbiamo trovato i tedeschi che avevano già radunato e disarmato in cortile tutti i militari e graduati di truppa. Parte dei militari del Nord riuscirono a dileguarsi, per raggiungere le loro famiglie, visto che ormai si erano venuti a trovare in uno stato di assoluto abbandono da parte di chi avrebbe avuto il dovere di difenderli. Per noi meridionali, invece, la strada dell’avventura era molto lunga, difficile e piena di pericoli. Pertanto rimanemmo bloccati a Pola, non per una scelta politica, ma per una temporanea collocazione geografica nell’attesa che tutto finisse presto. La mancanza di abiti civili e le difficoltà per procurarceli ci creava enormi difficoltà per inserirci nella vita della popolazione civile, ma il fatto più grave era costituito dalla mancanza di denaro di cui nessun militare disponeva. Parecchi per sopravvivere dovettero ricorrere all’aiuto della popolazione civile che ci voleva bene.

Dopo qualche giorno di sbandamento, i tedeschi fecero la mobilitazione delle classi dal 1915 al 1923 e quindi non ci fu più possibilità di sfuggire ai controlli col rischio di essere deportati in Germania. Ci coordinava il Capitano di Vascello Libero Sauro (figlio del fu Nazario). In dipendenza delle necessità del momento, mi assegnarono presso la Questura di Pola nella Polizia ausiliaria, non obbligandomi a prestare giuramento nè adesione alla Repubblica Sociale. Si trattava di reprimere col nostro intervento, l’incalzante e preoccupante movimento di partigiani comunisti slavi ed italiani che si erano fatti attivi fin dal Dicembre 1943 e per tutelare la sicurezza e la tranquillità della popolazione civile.

Infatti dopo l’8 settembre 1943, discioltesi le forze italiane di presidio, comunisti slavi, scesi dalle montagne dal di là delle Giulie, ed italiani nemici del fascismo, in comunione fra di loro, imbracciarono le armi contro la Patria ed erano diventati padroni di decine di località nell’hinterland istriano. C’erano stati sacchegi ed incendi, uccisioni ed efferatezze inenarrabili fino a che i tedeschi e reparti composti da militari dell’ex Regio esercito e della RSI non l’ebbero riconquistate. I comunisti slavi, accompagnati da elementi comunisti locali, giravano nel cuore della notte per le campagne dell’Istria col favore delle tenebre. Nel silenzio ed indistrubati, penetravano nelle abitazioni, prelevando, anche con un apparente amichevole pretesto, intere famiglie, o singole persone. Iniziava così, per quegli sfortunati, un trasferimento, forse non tanto lontano, con destinazione FOIBE. 

esuleA goccia a goccia scomparivano, senza guerreggiare, centinaia di persone che non avevano avuto neppure il tempo o la possibilità di farsi sentire dal proprio vicino di casa, e mai più ritrovate. Erano piccoli possidenti, o contadini, operai ed impiegati, fascisti ed antifascisti, il messo comunale ed il masestro di scuola, ritenuti per loro, tutti simbolo e strumento di quello Stato fascista e di quella cultura italiana che volevano liquidare insieme al fascismo. Le motivazioni politiche, mascherate da antifascismo, si condonfevano con quelle private. Le Foibe e le miniere di bauxite di Pola, Parenzo, Pisino, Canfanaro, e le decine di altri borghi, diventavano la tomba di centinaia di italiani. Sono stati i primi “DESAPARECIDOS” che sono finiti, polverizzandosi, nelle viscere della terra, dopo di essere stati denudati, per non lasciare traccie dei loro indumenti personali. Nessuno ha mai potuto fare il censimento delle migliaia di scomparsi essendo, subito dopo la guerra, quei territori passati alla Jugoslavia con tutto il carico delle sacre ceneri dei nostri connazionali assassinati. Parecchi partigiani italiani che si erano affiancati a quelli slavi finirono, anche loro, infoibati perchè difendevano le loro origini italiane. Questa ondata di crudele violenza che dava sfogo ad istinti bestiali e che investiva tutta la Venezia Giulia, si placò, per esaurimento solo nell’inoltrato dopoguerra.

Gli scomparsi del primo momento del 1943, appartenevano quasi tutti alla poplazione civile perchè i fuori legge ancora non si rischiavano di attaccare le caserme dei militari, ma dopo, nella primavera del 1945, quando per le vicende belliche si era allentata la difesa italo-tedesca, vennero, in maggioranza massacrati i militari di quelle piccole caserme. Erano, in maggioranza, finanzieri, Carabinieri, nonchè militari della RSI e della Polizia che avevano sostenuto la Resistanza dell’Asse. Venivano portati, in un primo momento, nei campi di concentramento iugoslavi ove li facevano morire di fame e di sevizie. Essi si attaccavano ai reticolati nel disperato tentativo di fuga, ma per molti di loro, iniziava l’ultimo viaggio, senza ritorno, con destinazione FOIBE. Per un complesso di circostanze favorevoli, sono sfuggito a quegli eccidi per essere fortunatamente riuscito temporaneamente ad allontanarmi da Pola, nella primavera del 1945 per un corso di alcuni giorni in altra sede del Nord Italia. Non potei più rientrare a Pola per il sopravvenuto 25 aprile. Nel frattempo, i miei colleghi, funzionari e militari della Questura in cui prestavo servizio, in maggioranza non erano riusciti a sottrarsi a quelle atrocità ed avevano già subito la medesima triste sorte degli altri trucidati.

Nella citata rivista dell’UNUCI si rileva come tanti Presidenti della Repubblica, o Capi di Governo, o Ministri della Difesa, con esclusione dell’On.le Zanone, non si siano mai recati a rendere omaggio a questi nostri straziati fratelli trucidati nelle Foibe di Basovizza o di Opicina, quasi tutti per avere avuto la colpevolezza di essere stati italiani e non necessariamente fascisti. E’ da tener presente che i nostri uomini di Governo hanno preferito, naturalmente per motivi di opportunità politica, visitare il Presidente Tito e rendere omaggio ai suoi partigiani caduti in guerra e cioè a quegli aguzzini che seviziarono ed infoibarono i nostri compatrioti della Venezia Giulia che venivano completamente ignoranti, non rendendoli meritevoli del’omaggio di una corona di fiori. Rendere omaggio gli aguzzini della stella rossa, significa risconosere i loro meriti per le efferatezze compiute nel massacro dei nostro compatrioti. Mi domando, anche, quale senso morale ha avuto la visita di omaggio dell’On.le Zanone che avrebbe, invece, dovuto significare monito di severa condanna di quelle efferatezze, di stampo barbarico, se poi, lo stesso Ministro, mettendosi in contraddizione con un suo comportamento, apparentemente umano e civile, manteneva, nel contempo, in vita disposizioni emanate dai suoi predecessori e che non ha mai fattu NULLA per promuoverne l’aboragazione, contemplando esse, il mancato riconoscimento del servizio militare prestato da coloro che, in Istria difesero quei nostri connazionali assassinati e finiti nelle foibe.

italianofoibevr5Se nella Venezia Giulia non ci fossero stati quei giovani militari che si chiamavano: Finanziari, Carabinieri, Polizia e Militari della RSI, di pura fede italiana e vittime del dovere per avere difeso quella terra e protetto quella popolazione locale destinata in maggioranza ad essere infoibata e che hanno il diritto di essere onorati e ricordati, chiedo all’uomo di Governo interessato, quale altra autorità militare avrebbe potuto tutelare, in quel tormentato periodo, la difesa di quel territorio e la vita di quella restante sfortunata popolazione? Noi alla data dell’8 settembre 1943 e fino al 24 aprile del 1945, abbiamo continuato la nostra guerra in buona fede per una causa che si riteneva giusta per un’Italia migliore, in obbedienza alle leggi del tempo che ci governavano ed all’educazione politica e scolastica che noi giovani, poco più che ventenni, avevamo ricevuta. Siamo stati, invece, travolti da una immane guerra civile che distrusse la nostra giovinezza, le famiglie dei vincitori e dei vinti con le migliaia di morti che ci sono stati.

E voi, uomini di Governo del passato o del presente, che giudicate l’operato dei vincitori e degli sfortunati vinti che hanno veramente sofferto in qualunque fronte essi abbiano combattuto, e che adesso, dopo 45 anni di Repubblica, vi tenete indifferenti in uno sconcertante sadico silenzio anche quando vengono presentate disegni di legge di pacificazione nazionale da seri ed eccezionali uomini politici che anelano la fratellanza politica, con la richiesta di riconoscimento del servizio combattentistico della guerra 1943/45, a favore di chi venne a trovarsi dalla parte opposta, con parità di diritti concessi a tutti i combattenti in qualunque fronte essi abbiano operato, DITE, dov’eravate voi quando noi combattevamo quella guerra cruenta, quotidianamente a contatto con la morte, a difesa del territorio e della italianità dell’Istria e di quella sfortunata popolazione infoibata e che ancora oggi si continua a non riconoscere quel nostro trascorso militare perchè viene considerato al servizio del fascismo, e non sentite di ricordare e di onorare quella povera gente massacrata dai comunisti slavi ed italiani.

Distingti Saluti, Vincenzo Busso -Bologna  

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