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MARCELLO STAGLIENO – Arnaldo e Benito Due Fratelli

Due Fratelli

© Oscar Storia Mondadori – 616 pagine, edizione 2007; Prezzo € 12.80

arnaldoebenitoIntroduzione:
Secondogenito, Arnaldo Mussolini vide la luce nel 1885 a Dovia, frazione di Predappio in provincia di Forlì. Con il fratello maggiore ebbe un legame strettissimo, che andò dai giochi dell’infanzia alla morte prematura, il 21 dicembre 1931. Giunto a Milano nel 1918 accanto a Benito dentro il “covo” di via Paolo da Canobbio dove si trovava la prima sede del Popolo d’Italia, Arnaldo seppe dimostrare rare doti di efficienza organizzativa che lo portarono alla direzione del giornale e a occuparsi dei rapporti del fratello con la stampa.

Commento:
Il titolo di questo libro mostra già la sua singolarità: non ripropone l’ormai trita e ritrita storia di quello che fu il Duce d’Italia, ma in maniera assolutamente inedita rivede la vita di Benito Mussolini in relazione con il fratello maggiore Arnaldo.
Mai forse, prima d’ora, nella vastissima bibliografia sul fascismo e su Mussolini, si affrontò l’argomento da questo punto di vista.
“Arnaldo e Benito”, di Marcello Staglieno, ripercorre la vita dei due fratelli, nati nella frazione di Predappio, dalla gioventù spensierata e felice, nonostante gli stenti della povertà, fino alla tragica fine di Benito nel 1945.
Fin da giovanissimi, su entrambi gravò lo stampo fortemente socialista del padre, che diede loro la prima impronta ideologica. Ma già nell’adolescenza i due fratelli si distinsero per il carattere: tanto timido e pacato l’uno, quanto superbo e indomabile l’altro.
Eppure l’affetto tra Arnaldo e Benito non mancò mai.
Si dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna: nel caso del Duce è forse più corretto dire che ci fu un grande fratello.
Sempre comprensivo, Arnaldo lavorò duramente all’ombra del fratello. Quando Benitò andò al potere, egli prese le redini de “Il Popolo d’Italia” e appoggiò con i suoi articoli la politica del Duce, difendendolo dalle critiche dei primi anni degli antifascisti.
Ogni sera i due fratelli si parlavano per telefono e non si può negare l’influenza che Arnaldo ebbe su Benito, specialmente in ambito religioso, essendo Arnaldo profondamente cattolico.
Si può dire che molta parte dei patti Lateranensi del ’29 sia merito suo. Così come la Mistica Fascista, inculcata ai giovani nati sotto il regime fascista; a quei giovani che poi combatterono nella Repubblica Sociale Italiana, credendo fortemente nel loro ideale.
Arnaldo aveva molto a cuore l’educazione giovanile, così come l’ambiente.
Tutto questo influì sulla politica di Benito, il quale, alla prematura scomparsa del fratello, si sentì definitivamente solo. Solo, senza più una persona veramente fidata, una persona sulla quale contare.
Ma Staglieno non si ferma a questi aspetti della vita dei due fratelli. Un interessantissimo capitolo infatti ripercorre l’omicidio Matteotti, portando alla luce nuove e importanti aspetti, che possono aiutare a meglio comprendere chi realmente fu il mandante del delitto. Documentazioni che potrebbero riscrivere la storia.
Uno stile ed un’ottica storica, quella di Staglieno, che non può non ricordare lo storico De Felice, al quale lo stesso Staglieno spesso si rifà. Il libro “Arnaldo e Benito” è indubbiamente un ottimo libro sotto ogni punto di vista. E’ ormai normale, quando si parla di fascismo e dell’Italia del Ventennio, leggere libri faziosi e partigiani. Non così si può definire il libro di Staglieno.
Una visione storica cristallina, non distorta da campanilismi di sorta, che non cade nella propaganda antifascista degli ultimi sessant’anni. Finalmente dopo lunghi anni ci si appresta ad affrontare quella che fu la storia d’Italia, senza dover per forza “politicizzare” tutto.
Il merito a Staglieno per questo libro, che è un ottimo documento storico per capire a fondo il periodo fascista e per comprendere per quale motivo certi errori furono commessi, nonché per scoprire che non si tratto propriamente di un ventennio di “male assoluto”.

Recensione curata per Ilduce.net da: Redazione

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