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"MONARCHIA O REPUBBLICA"
Come tutti sanno il primo evento
storico-politico del dopoguerra fu il famoso referendum
“Monarchia-Repubblica” cioé il referendum popolare attraverso il
quale si doveva decidere se l’Italia dovesse continuare ad essere
uno Stato Monarchico o invece diventare uno Stato Repubblicano.
Inutile dire che quel referendum, al quale era affidato il futuro
assetto dell’Italia, fu anche la prima grande truffa (la
prima di una interminabile serie) ai danni del popolo italiano.
Truffa che ancora oggi é fonte di critiche e sospetti (niente paura,
le critiche sono solo di facciata, mentre i sospetti sono solo a
sfondo comico).
C’è chi tenta di giustificare i
risultati del referendum affermando che in effetti la monarchia non
aveva dato buona prova di sé con l’armistizio e la conseguente
guerra civile; il che puó anche essere vero, ma la domanda da porsi
é anche un’altra; quanti a quell’epoca compresero veramente il vile
intrigo monarchico, al punto da voler punire la Monarchia per i suoi
giochi cospirativi? e poi la guerra civile, quella criminale e
sanguinaria, (per nulla lotta di popolo) era stata scatenata
dell’antifascismo comunista che pur non andando al potere risulterá
essere anch’esso un vincitore di quel referendum.
Comunque le critiche all’evento
referendario riguardano tre punti:
• I presunti brogli; (che in realtá sono
una certezza)
• L’aver proclamato il risultato con fretta precipitosa
e senza neppure aspettare il parere della Corte di Cassazione;
• L’aver escluso dal voto i tre milioni di cittadini
della Venezia Giulia e i numerosissimi italiani ancora detenuti
all’estero nei campi di concentramento o, rientrati in Italia tra la
data di chiusura delle liste e la data del voto.
I brogli sono una certezza per tanti motivi:
Ai piú non é noto che c’era stato un incontro, che ben presto
assumerá toni incandescenti, dopo il quale il “Re di Maggio” fu
costretto all’esilio, che lui a malincuore accettó, <<per evitare
un riaccendersi della guerra civile>>.
L’esito é inspiegabile anche perché il conteggio delle schede del
referendum avvenne dopo aver conteggiato le schede per l’elezione
dell’Assemblea Costituente e ciò ritardò di molto il conteggio di
quelle riguardanti il referendum (con tutto ció che tali ritardi
consentirono).
• Fu giudicato strano anche l’improvviso rovesciamento del
risultato che, a tre quarti degli scrutini vedeva nettamente in
testa la Monarchia.
Come strano fu considerato l’annuncio della vittoria repubblicana
trasmesso nel pieno dello spoglio da “Radio Montevideo” e pubblicato
da molti giornali nelle loro edizioni straordinarie.
Da notare inoltre che il referendum fu indetto nel 1946, vale a dire
in un momento in cui in tutto il nord Italia era in atto la feroce e
sanguinosa mattanza da parte dei partigiani contro tutti coloro che
erano ritenuti in qualche modo di ostacolo alla causa comunista.
Riporto qui di seguito il discorso fatto dal Re Umberto II agli
italiani, nel quale spiegava i motivi che lo indussero ad accettare
l’esilio.
« Italiani! Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno
prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto
del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello
Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno,
sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema
di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la
proclamazione dei risultati definitivi del referendum.
Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta
dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro
il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero
dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e
non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri,
ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la
Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale
repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.
Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi ed al potere
indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un
gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario,
poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di
provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.
Italiani! Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra,
vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo,
io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore
e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto
sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di
indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire
la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso,
né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso,
lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli
Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel
supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e
come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è
compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro
e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino
deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni
dubbio e ogni sospetto.
A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti
coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio
esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di
dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e
del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le
condizioni del trattato di pace. Con animo colmo di dolore, ma con
la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai
miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal
giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro
che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante
durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel
nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte
attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul
più devoto dei suoi figli. Viva l'Italia!
Umberto
Roma 13 giugno 1946
I comunisti per paura di un risultato referendario piú autentico,
dal quale sarebbero usciti inesorabilmente ridimensionati nella loro
forza politica, si opposero violentemente alla scelta di una data
successiva, in modo da svolgere il referendum in un Paese più calmo
negli animi della popolazione.
Il risultato ufficiale la dice lunga: maggioranza forte per la
Monarchia al Sud e nelle isole, maggioranza forte per la Repubblica
nelle regioni del nord controllate dai partigiani comunisti.
Beh... ogni commento sul meschino inizio di questa nuova Italia
sembra davvero superfluo
È interessante tornare un pò indietro nel tempo perché tale lettura
fatta a ritroso, diventa un “illuminante antefatto”:
In due suoi scritti a gennaio e febbraio 1944 Togliatti esorta i
suoi partigiani ad opporsi al governo Badoglio e a qualsiasi governo
monarchico.
I due scritti non sono frutto del solo Togliatti, ma erano, come
d’abitudine, visti e approvati da Molotov. L’ordine era in pratica
il preludio alla rivoluzione bolscevica in Italia. Ma accade
qualcosa di imprevisto per Togliatti.
Nel marzo del 1944 togliatti va dal suo capo, Stalin. E qui apprende
da Stalin in persona che i giochi sono già fatti e che, in caso di
vittoria l’Italia resterà sotto influenza americana. E’
quindi necessario, gli dice Stalin, abbandonare temporaneamente la
posizione contro il Re e contro Badoglio (testimonianza resa dal
leader comunista bulgaro Dimitrov, pubblicata da Einaudi nel 2002).
Il mese seguente Togliatti a Salerno annunciò ai suoi che “la
politica dei comunisti italiani era una politica di unità nazionale
e di rinascita del paese (??); e che i partiti antifascisti dovevano
pur non rinunciando alle loro posizioni di principio, operare tutti
assieme“. In pratica Togliatti, dovendo rinunciare ad
impadronirsi del potere con la forza, si dichiara disposto (in
realtá non sará mai cosí) quindi a collaborare con Badoglio e con il
Re. Era avvenuto un cambiamento, di facciata, esattamente come gli
aveva richiesto Stalin. Giorni dopo Togliatti veniva nominato
ministro e prestava giuramento nelle mani del Sovrano.
Togliatti però era un comunista e come tale avvezzo al doppio gioco.
La parola data per quest’individuo valeva meno di niente e i
discorsi e gli atteggiamenti pubblici avevano l’unico scopo di
convincere gli altri che il pci era ’diverso’ e ampiamente
democratico. Nella realtà però agiva in tutt’altro modo, guardandosi
bene naturalmente, quando scoperto, di assumersene le
responsabilità.
Nello steso momento in cui giurava fedeltà al Sovrano,
infatti, invitava i suoi partigiani a collaborare con i partigiani
di Tito con queste parole:
“Compagni! Tutti i partigiani italiani operanti nell’Italia nord
orientale debbono porsi disciplinatamente alle dipendenza delle
unità del maresciallo Tito. Sono nemici del popolo tutti coloro che
non intendono appoggiare il movimento di adesione alla Jugoslavia
progressista e federativa di Tito. I territori della Venezia Giulia
sono legittimamente sloveni e sugli stessi perciò il maresciallo
Tito ha pieno diritto di giurisdizione“.
Forte di queste credenziali (e sfruttando in pieno la superiorità
militare dei suoi partigiani) entrò a pieno diritto a far parte
della costituente. A tale proposito è interessante rileggere la sua
dichiarazione quando si cominciò a discutere dei rapporti tra Stato
e Chiesa. Ecco cosa disse in quella occasione:
“Per quanto riguarda la prima parte, in cui si dice che lo stato
e la chiesa cattolica sono organi nel proprio ordine indipendenti e
sovrani, il gruppo comunista non ha difficoltà ad approvarla nella
sua precisa formulazione.
Quanto alle seconda parte dell’articolo, in cui si stabilisce che i
rapporti fra stato e chiesa siano regolati dai Patti Lateranensi, è
essa che ha formato argomento alle più appassionate discussioni, ma
anche su questo punto l’orientamento suo e del suo partito è preciso
ed esplicito.
Fin dal 1946, in occasione del quinto congresso comunista, pose,
e il congresso approvò, come postulati del partito i seguenti:
•Rivendicare la libertà di coscienza, di fede, di culto e di
propaganda religiosa;
•Considerare definitivamente chiusa la questione romana;
•Affermare che i Patti Lateranensi, essendo strumento bilaterale,
non possono essere modificati che bilateralmente.
La pace religiosa è stata permanentemente l’obiettivo del partito
comunista.
Ecco perché la dichiarazione che egli è per fare potrebbe
trasformarsi in un appello a tutte le altre parti della Camera di
votare come i comunisti voteranno.
Col suo voto egli comprende benissimo che la responsabilità che il
partito comunista si assume è assai grave, più grave ancora di
quella del partito socialista, ma il fatto essenziale è questo: la
classe operaia non vuole scissione per motivi religiosi e non vuole
intaccata l’unità morale e politica della nazione. Di queste due
esigenze i comunisti non possono non tener conto.
Unico scopo che muove i comunisti è quello dell’unità delle masse
lavoratrici in Italia. Per questa unità i comunisti voteranno a
favore, e ciò facendo non credono di sacrificare nulla di se stessi,
ma di contribuire alla ricostruzione del paese“. (Animati
commenti in tutti i banchi e vivi applausi alla estrema sinistra).
Era il 25 marzo 1947.
Belle parole, destinate purtroppo a rimanere solo parole, che in
quegli stessi giorni venivano platealmente ridicolizzate dalle
’gloriose’ azioni dei suoi partigiani che massacrarono barbaramente
almeno 130 preti nella sola Emilia.
A completare il tutto, poco dopo fu consegnato ai compagni più
fedeli un volantino contenete un decalogo, esplicitazione della vera
essenza del pensiero comunista e quindi del ’perfetto’ comunista,
ovvero le istruzioni su come dovessero comportarsi per favorire la
’santa’ causa. Eccolo: Decalogo del vero comunista
“Compagno propagandista,
Tu sei uno dei più validi strumenti. Perché l’opera tua sia più
efficace eccoti una breve guida per il tuo lavoro. Ricorda sempre
che il nostro compito è bolscevizzare l’Europa tutta a qualunque
costo, in qualunque modo.
Tuo compito è bolscevizzare il tuo ambiente. Bolscevizzare
significa, come tu sai, liberare l’umanità dalla schiavitù che
secoli di barbarie cristiana hanno creato. Liberare l’umanità dal
concetto di religione, di autorità nazionale, di proprietà privata.
Per ora il tuo compito è più limitato. Ecco un decalogo.
1. Non manifestare ai compagni non maturi lo scopo del nostro
lavoro: comprometteresti tutto.
2. Lottare contro quanto, specie gli ipocriti preti, vanno dicendo
di meno vero sui nostri scopi.
3. Mostrare con scherzi, sarcasmi o con condotta piacevole,
contenta, che ti sei più libero senza le pastoie della religione,
anzi si vive meglio e si è più liberi.
4. Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli
inesperti, creando un ambiente saturo di quello che i pudici
chiamano immoralità. Questo è tuo supremo dovere: distruggere la
moralità.
5. Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi,
specialmente mettendo in cattiva luce i preti, i vescovi, ecc..
Calunniare, falsare: sarà opportuno prendere qualche scandalo antico
o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni.
6. Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana.
Distruggerla seminando idee di libertà di matrimonio, eccitare i
giovani e le ragazze quanto più si può; creare l’indifferenza nelle
famiglie, nello stabilimento, nello Stato; staccare i giovani dalla
famiglia.
7. Portare l’operaio ad amare il disordine, la forza brutale, la
vendetta: e non aver paura del sangue.
8. Battere molto sul concetto che l’operaio è vittima del
capitalismo e dei suoi amici: autorità e preti.
9. Sii all’avanguardia nel fare piccoli servizi ai tuoi compagni,
parla molto forte, fatti sentire. Il bene che fanno i cattolici
nascondilo e fallo tuo. Sii all’avanguardia di tutti i movimenti.
10. Lotta, lotta, lotta contro i preti e la morale cattolica. Dà
all’operaio l’illusione che solo noi siamo liberi e solo noi
possiamo liberare. Non aver paura, quando anche dovessimo rimaner
nascosti tre o cinque anni.
L’opera nostra continua sempre perché i cattolici sono ignoranti,
paurosi e inattivi.
Che dire!?... Come sempre il comunismo
si commenta da solo
Vincenzo Ballerino
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