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"Dal nord-africa all'....?"
Già dai primi giorni dell’inizio della crisi che divampa in
nord-africa, avevo intenzione di scrivere un articolo, ma ho voluto
aspettare per poter inquadrare meglio la situazione cercando di
scrutarne gli sviluppi.
Per ben due volte si è ipotizzata la fine della crisi che sta
sconvolgendo i Paesi del Magreb e per ben due volte, come per
incanto, la miccia di una nuova crisi si è riaccesa, e stavolta
tocca alla Libia. La crisi libica (che di libico non ha
assolutamente nulla) è la conferma che tutto quello che sta
accadendo é parte di un disegno preorganizzato.

Il tutto inizia con lo scoppio della crisi in Tunisia, quando
il Presidente Ben Alí, dopo alcuni giorni di violenze urbane
scatenatesi a seguito dei forti aumenti di alcuni generi di prima
necessitá, come la farina e la semola per il cous-cous, aveva
acconsentito ad abbassare nuovamente i prezzi, manovra che tuttavia
si rivelerà inefficace per calmare le violenze popolari. Ben Alí
era stato costretto a attuare questi aumenti perché a sua volta il
governo tunisino era incappato in forti aumenti, di tipo
esclusivamente speculativo. A differenza di come si potrebbe
pensare, tale manovra speculativa, attuata dalle multinazionali del
settore, non era finalizzata al semplice guadagno ma appunto ad un
gioco molto piú sottile.
Il dubbio che ci fosse sotto lo zampino della Francia prese
corpo nei miei pensieri dopo pochissimo tempo, a causa di strani
eventi che starebbero alla base del decesso del presidente tunisino
Ben Ali. Notizia apparsa per un solo attimo sui media internazionali
e addirittura non ufficialmente confermata. Ma come?… nella fase piú
acuta di una crisi che desta l’attenzione di tutti i giornali e i
notiziari del mondo, muore proprio il personaggio che nella vicenda
occupa un posto di primissimo piano, la sua fine è quasi ignorata?
Come si puó non rimanere straniti?
Adesso direte voi, che c’entrano i francesi?
Essendo la Tunisia una ex colonia Francese, chi meglio di loro
conosce l’ambiente politico tunisino, e chi meglio dei francesi sá
come sobillare efficacemente le opposizioni politiche di quel paese,
per scatenare una crisi sociale?
Il vero motivo dei suddetti aumenti era quello di tentare di
destabilizzare un’area che giá di per sé era politicamente poco
stabile.
Ma chi sta tessendo le trame di tutta questa diabolica operazione?
In primo luogo, credo che a tirare le fila di questa manovra ci
siano le grandi Multinazionali Franco-Anglo-Americane le
quali, mosse da una collegialitá di interessi si sono decise a
scatenare una crisi con l’obiettivo di scardinare con ogni mezzo
l’odierno assetto politico di quell’area.
Per collegialitá di interessi intendo dire che l’operazione <<via
tutti dal nord-Africa, che ce lo prendiamo noi>> non è l’unica
meta che ha fatto affilare i coltelli dei “soliti ignoti”. La
concertazione infatti guarda a molteplici “guadagni & obiettivi” ,
che hanno risvegliato gli appetiti (per la verità mai sopiti) dei soliti
ignoti.
Partendo (per ordine d’importanza) dall’ultimo dei guadagni,
abbiamo, come conseguenza della crisi, l’ormai risaputo e
…arcirisaputo aumento della benzina, una cosa da poco, un piccolo
antipastino che stimola l’appetito in attesa del “piatto forte”.
Si passa poi alla completa acquisizione dei mercati nord-africani
che, vista la politica un po’...restrittiva che in quei posti ha
dominato fino a questo momento, potrebbero diventare un altro
settore da sfruttare in modo diretto e senza rendere conto a
nessuno, anche qui non dimenticando l’importanza geopolitica di
tutta l’area.
La
Libia non poteva certo rimanere fuori da questa battuta di caccia.
In TV si é piú volte sottolineato che il petrolio libico rappresenta
una percentuale piccolissima del mercato mondiale del greggio e
mentre si enfatizza la notizia come per voler tranquillizzare i
mercati, il prezzo dei carburanti è ugualmente schizzato alle
stelle. In realtà in tutta questa manovra l’importanza del valore
intrinseco del petrolio libico è secondaria, ció che da diverso
tempo risultava molto indigesto ai potentati economici occidentali
era la politica di Gheddafi, specie da quando aveva cominciato
promuovere l’idea di creare il ”Dinaro d’Oro” , una moneta
che avrebbe dovuto formare una specie di “Lega Araba” in ambito
economico-monetario. Un vero e proprio attentato ai potentati
finanziari del mondo occidentale i quali non potendo assolutamente
permettere l’esistenza un sistema monetario simile, hanno deciso di
eliminare Gheddafi e la sua politica, e prendere in mano una
situazione che rischiava di diventare, in termini monetari e
soprattutto in termini strategia economica internazionale, un
pericolosissimo esempio per gli ambienti dell’alta finanza mondiale.
All’inizio di questo articolo ho parlato di concertazione di
interessi, adesso vediamo quali potrebbero essere. Una delle
facce che compongono questi interessi si chiama Italia. Infatti
l’attuale governo italiano, pur non disdegnando alcune manovre di
scarsa dignità morale (lo stesso giochino del “baciamano” fatto da
Berlusconi lo aveva fatto Sarkozy), era riuscito a diventare il
partner principale della Libia, portando a casa un bel pó di
commesse per svariati miliardi di euro, soffiandoli proprio ai
francesi. È evidente che per alcuni, questo non va per niente bene.
Direte voi …perché? Perché i porcelloni della grande finanza
mondiale, cioè le grandi multinazionali Franco-Anglo-Americane, ben
condite da una disgustosa salsa sionista, sentendosi snobbate hanno
pensato bene di scatenare una guerra contro Gheddafi, e di spazzare
via i governucci come quello italiano, colpevole di assicurarsi il
piú autonomamente possibile forniture di greggio e di gas
prendendolo dalla Libia e dalla Tunisia, e ultimamente, a buon
prezzo anche dalla Russia grazie all’amicizia tra Putin e
Berlusconi. Tutte queste contrattazioni concluse al di fuori della
cerchia delle grandi Multinazionali di settore, inducono una certa
elite finanziaria a sentirsi automaticamente derubata per il suo
“mancato guadagno”.
L’asse Berlusconi-Putin-Gheddafi, nell’ambito delle strategie e
degli equilibri internazionali, era diventato una spina che
provocava dolori di non poca entità, ma siccome Putin è (almeno
per adesso) un boccone decisamente troppo indigesto, si cerca di
aggirare l’ostacolo con il tentativo di abbattere il beduino
Gheddafi e il bulletto Berlusconi.
Berlusconi, guardato come la figura internazionalmente debole per
eccellenza in quanto italiano, giá da molto tempo è vittima di
attacchi mediatici, sfociati in tentativi di incriminazione per
fatti che tutti sappiamo e che in linea di principio potrebbero
anche essere veri. Ció che non è assolutamente accettabile é che
tali fatti non vengano usati, per senso di giustizia, ma per fetidi
fini (l’assonanza ci sta tutta) politici, nel tentativo di far
cadere un governo per mezzo di strumentali azioni giudiziarie
imbastite da elementi che in maniera occulta dirigono una
magistratura inquinata, che si presta ad azioni poco pulite.
A questo punto, la crisi nord-africana si presta a diventare un
altro fronte di attacco all’Italia, perché in ambito di politica
interna alcuni partiti hanno giá messo all’indice il governo, che
trovandosi in difficoltà ad affrontare un fenomeno di immigrazione
clandestina di enorme portata come quello in atto, è diventato
oggetto di critiche strumentali da parte dell’opposizione. È ovvio
che se le problematiche interne riescono a far cadere Berlusconi le
ripercussioni nella politica estera italiana sarebbero molteplici.
Si indebolirebbe l’Italia sottraendogli quelle commesse libiche
che fino a questo momento hanno fatto parte del portafogli italiano,
e eliminando Berlusconi si toglierebbe a Putin un alleato economico
e politico (non ci vuole tanto a capire che la Russia di Putin
dá fin troppo fastidio alle grandi lobby petrolifere
Anglo-Americane).
Ma il fronte di attacco internazionale non si limita certo solo a
questo, i “soliti ignoti” accarezzano altri interessi, ed è anche
su questi che essi stanno giocando la partita.
Ma tra le altre cose a cosa mira la “cordata” capeggiata da America
e Inghilterra, con Francia al seguito? È proprio di oggi la notizia
che anche in Siria sono iniziate manifestazioni di protesta,
continua quindi quell’effetto domino che sta portando anche qui un
nuovo focolaio della crisi. Non credo sia difficile capire che
dietro le quinte vi sia un altro soggetto che sta soffiando su
questo nuovo focolaio di crisi accesosi in Siria. Questo soggetto
potrebbe essere Israele, culla del sionismo mondiale. Gli interessi
di Israele sono quelli di fomentare crisi destabilizzanti in tutta
l’area mediorientale. Adesso le sue attenzioni sono rivolte verso le
opposizioni politiche siriane con l’intenzione di far esplodere una
crisi in Siria.
Ecco la convergenza di interessi per cui le potenze occidentali
hanno scatenato questa successione di crisi. Le potenze occidentali
stanno cercando di raggiungere i rispettivi interessi. La Francia
spera di raggiungere il suo danneggiando l’Italia, mentre per “gli
altri” l’obiettivo è ancora piú ambizioso. Americani Inglesi, sotto
la regia dei sionisti, avevano l’interesse di eliminare Gheddafi,
per via della politica internazionale libica, nel tentativo di
contrastare piú efficacemente i Russi e monopolizzare ulteriormente
i mercati mondiali dell’energia, ma soprattutto per allontanare per
sempre il pericolo rappresentato dall’intenzione delle Libia di far
nascere un polo monetario e finanziario pan-arabo. Israele culla del
cupo sionismo vuole cogliere l’occasione per destabilizzare il
medio-oriente e scardinare due forti regimi a lui contrari, Siria
e Iran.
E sará proprio contro queste due nazioni che secondo me tenterà di
scatenare delle crisi interne, un modo efficace per tentare di
liberarsi di due regimi tra i piú ostili alla politica di egemonia
che ormai da tempo Israele percorre senza il minimo scrupolo.
Vincenzo
Ballerino
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