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IV
LE OPERE DEL FASCISMO
- ANALISI DELL ’ ECONOMIA FASCISTA
Il decennio si apre
con la breve ma intensa crisi del 1921, legata alla caduta
internazionale della domanda e della produzione e aggravata dagli
squilibri nei rapporti economici tra Stati e dalle difficoltà legate
alla riconversione dall'economia di guerra a un'economia di pace.
In quell'anno, la disoccupazione cresce di oltre sei volte rispetto
all'anno precedente. La ripresa si manifesta già nei primi mesi del
1922, e alla fine dell'anno la disoccupazione risulta riassorbita
per un terzo.
Dal 1922 al 1926 si ha un periodo di rapida espansione economica,
soprattutto nel settore industriale. La produzione manifatturiera
cresce del 10% l'anno.
Il nuovo ministro delle finanze Alberto De Stefani avvia una
politica di disimpegno dello Stato dall'economia, pur non rifiutando
di intervenire per salvare banche e industrie in difficoltà. Vengono
così definitivamente smantellati i controlli e i vincoli statali
inaugurati durante la guerra, sono privatizzate le aziende pubbliche
in attivo, viene ridotta l'incidenza delle imposte dirette.
L'obiettivo di De Stefani è riportare in pareggio il bilancio dello
Stato: per far questo egli punta su una drastica restrizione della
spesa pubblica, che in soli quattro anni scende dal 35% al 13% del
reddito nazionale. La riduzione del disavanzo pubblico, comportando
una minore richiesta di finanziamenti da parte dello Stato, fa sì
che il denaro dei risparmiatori si orienti verso gli impieghi
industriali. Contemporaneamente si assiste alla svalutazione della
lira rispetto alle maggiori monete. Ciò consente una crescita della
competitività delle merci italiane sui mercati internazionali.
La domanda risulta trainata soprattutto dalle esportazioni e dagli
investimenti industriali, giacché i consumi privati ristagnano. La
crescita annua di questi ultimi è infatti di poco superiore al 2%. I
salari crescono meno della produttività, nonostante la riserva di
manodopera si riduca. Il numero dei disoccupati ufficiali scende
infatti dalle 600 000 unità del 1921 alle 100 000 del 1926. La
stabilità dei salari, pur in presenza di una forte crescita
economica, è soprattutto effetto del nuovo clima politico e del
monopolio fascista sui sindacati.
Contemporaneamente si manifesta una generale tendenza nei paesi
europei alla stabilizzazione dei cambi, avviata nel 1925 con il
ritorno della Gran Bretagna a una parità fissa della sterlina con
l'oro. Si presenta pertanto come quasi obbligata per l'Italia la
scelta di una politica deflazionistica, attuata tra il 1926 e il
1927 con drastiche riduzioni del credito, che mira a tenere alta la
parità della lira con le altre monete forti. In meno di un anno la
lira è rivalutata di oltre un terzo: è la battaglia per la "quota
90": 90 lire per una sterlina.
Su "Il Popolo
d'Italia" del 1° luglio 1926 Mussolini scriveva:
’’Ho ancora una battaglia da vincere : è la battaglia per la
restaurazione economica dell'Italia. Nelle altre battaglie che il
regime fascista ha dovuto combattere, la vittoria è già stata
conseguita. Abbiamo vinto la battaglia contro la faziosa opposizione
parlamentare, siamo riusciti a riunire tutte le forze produttive
della nazione in uno Stato corporativo, abbiamo trionfato nel campo
della finanza nazionale convertendo il deficit annuo in un
sopravanzo di quasi due miliardi di lire. Ora dedico tutta la mia
attenzione alla restaurazione della bilancia commerciale e alla
stabilizzazione del cambio sulla lira.
Bisogna innanzi tutto vedere chiaro il proprio scopo, e dopo andarvi
incontro direttamente. Io studio le cifre del nostro commercio
nazionale e vedo chiaramente che importiamo troppo, con deleteri
effetti sull'economia del paese. Dopo aver consultato gli esperti,
io preparai una prima lista dei rimedi da applicare, e sono appunto
questi i rimedi annunziati testé alla nazione. Essi potranno
procurare danni e fastidi a qualche individuo o a qualche categoria
della popolazione, ma è meglio che qualche minoranza soffra anziché
tutta intera la nazione. In una tempesta, se il capitano della nave
decide di fare buttare a mare le merci dei passeggeri per
alleggerire lo scafo, i proprietari non protestano perché sanno che
il sacrificio a loro inflitto serve per il bene di tutti, e, per
conseguenza, anche per il loro personale vantaggio. Io sono sicuro
che le nuove restrizioni imposte testé alla vita economica
dell'Italia saranno accettate non solo senza opposizione, ma con
entusiasmo. Io so che, se avessi invitato gli italiani a lavorare
dieci ore anziché nove, avrebbero acconsentito. Essi si rendono
conto che dietro tale innovazione non vi è il capriccio del Governo,
ma la necessità nazionale. Essi sanno, del resto, che io sono il
primo a dare l'esempio, lavorando quattordici o diciotto ore. Fu il
capo della Federazione italiana del lavoro che assicurò il Governo
che gli operai italiani erano pronti a lavorare un'ora di più al
giorno senza paga straordinaria.
D'altra parte soltanto in quelle industrie che sono più soggette
alla concorrenza straniera, come per esempio l'industria tessile,
sarà necessaria un'ora di più di lavoro alla quota ordinaria di
salario. Nelle industrie più prosperose, invece, io vigilerò perché
la paga per l'ora di più di lavoro sia fissata per mezzo di
negoziati tra gli organizzatori rappresentanti i datori di lavoro e
gli operai. Ciò non darà luogo a difficoltà, perché tutte queste
organizzazioni, da una parte e dall'altra, sono composte di fascisti
e sanno bene che il Governo fascista le tratterà con la massima
imparzialità, in modo da impedire qualsiasi sfruttamento degli uni
da parte degli altri, e viceversa.
Io sono risoluto a sviluppare la prosperità economica dell'Italia
fino al maggiore punto possibile. Il tracollo del franco ha
inevitabilmente avuto le sue ripercussioni sul cambio della lira.
Inoltre dobbiamo importare molte materie prime. Ma io intendo
ridurre al minimo le importazioni. I provvedimenti presi e quelli
che ho in preparazione non potrebbero essere adottati sotto un
regime di socialismo, oppure con vane e sterili discussioni
parlamentari. Tali provvedimenti possono solo scaturire dalla salda
e saggia, è vero, autorità dello Stato, che comprende in sé la forza
così dei datori di lavoro come degli operai e adopera entrambi per
il bene della collettività nazionale.
In Italia abbiamo compiuto quello che i bolscevichi russi tentano
invano di fare. I bolscevichi distrussero il capitale, e invece noi
ce ne serviamo, come di tutte le altre risorse nazionali, per il
bene comune”.
L'economia era andata bene in questi quattro anni (1922-26), le
esportazioni con la lira bassa erano raddoppiate in quattro anni. Al
contrario gli importatori, soprattutto di materie prime (acciaio,
carbone, ferro, chimica) avrebbero da allora in poi potuto
prosperare, dato che "quota novanta" aveva abbassato il prezzo
italiano dei beni d'importazione. Ed infatti, a prosperare furono le
acciaierie e le industrie chimiche, fino al punto che nel 1929, la
loro produzione era autosufficiente per l'Italia.
Dolori vennero invece nel commercio e nella media industria. Le
banche principali che avevano prestato grandi somme di denaro al
commercio e all'industria, accettando come garanzia le azioni nelle
aziende debitrici, quando le aziende andarono in crisi e divennero
insolventi, le banche rimasero con una montagna di pezzi di carta
senza valore; e pur fagocitando lentamente le industrie puntando
soprattutto sul loro patrimonio immobiliare, minacciarono di
chiudere e di trascinare nel disastro la Banca d'Italia che aveva a
suo tempo dato le necessarie garanzie.
Qui Mussolini dimostrò veramente chi aveva i muscoli, e alla fine
degli anni Venti, fece una vera rivoluzione nella finanza italiana.
Creando prima l'IMI e poi l'IRI; lo Stato con i due enti prima
acquistò le azioni ormai prive di valore delle banche, pagandole con
soldi reali poi si fece carico dei maggiori investimenti
industriali, guadagnandosi in questo modo il plauso del pubblico.
Milioni di piccoli risparmiatori furono protetti e la fiducia
ristabilita. Inoltre Mussolini anticipando Keynes, stimolò la
domanda e l'occupazione attraverso un nutrito programma di opere
pubbliche e di benefici sociali. Basti dire che nel giro di quattro
anni il denaro speso in opere pubbliche quadruplicò, creando lavoro
e piccole e medie imprese.
Quando giunse la bufera mondiale del '29 che durò fino al 1933,
l'Italia fu in grado di affrontarla meglio di tante altre nazioni
industriali. Il successo di questa operazione innovativa stimolò
incredibilmente la propaganda fascista, e il metodo della cura
sembrò screditare l'economia liberale mondiale. Eminenza grigia di
questo "miracolo" fu il geniale Alberto Beneduce, che poi lasciò
questa preziosa eredità economica del periodo fascista a un giovane
economista che gli sposò la figlia. Il giovane genero che divenne
subito suo aiutante (e depositario dei segreti della finanza
italiana) si chiamava Enrico Cuccia. Mussolini aveva grande stima di
Beneduce, nonostante questi non era un fascista.
La restrizione del credito comporta nell'immedíato una, sia pur
breve, recessione. Negli anni 1928-1929, fino allo scoppio della
"grande crisi" (Ottobre 1929), si ha una nuova ripresa, legata al
generale sviluppo dell'economia internazionale, anche se permangono
difficoltà per le esportazioni.
La grande crisi, il cui primo manifestarsi negli Stati Uniti ha
sorpreso il mondo nell'ottobre 1929, in Italia fa sentire i suoi
effetti con particolare pesantezza tra il 1930 e il 1934. Nel 1930
la quotazione dei titoli azionari subisce un crollo del 40%. Il
settore agricolo perde l'11 % della propria produzione in un solo
anno, dal 1929 al 1930. Il punto più basso della crisi viene toccato
nel 1932, quando il prodotto lordo dell'industria manifatturiera
scende, in termini di valore reale, all'85% di quello del 1929. La
disoccupazione raggiunge, secondo le cifre ufficiali, il milione di
unità. Il dato però non dà conto dell'effettiva gravità del
fenomeno: alla disoccupazione ufficiale si aggiungono quella non
rilevata e forme più o meno mascherate di sottoccupazione. La
disoccupazione tocca circa un quarto delle forze di lavoro
industriali. Il calo contemporaneo dei prezzi fa sì che in termini
di paga oraria le riduzioni salariali non incidano sulle
retribuzioni reali.
A partire dal 1935 la disoccupazione viene poco alla volta
assorbita. La ripresa è sostenuta soprattutto dall'intervento dello
Stato in opere pubbliche e commesse militari: la spesa pubblica
raggiunge nel 1935 il 30% del prodotto interno lordo, anche se
rimane lenta e poco incisiva. Il massiccio intervento dello Stato
nel salvataggio degli istituti bancari e dei complessi industriali
sull'orlo del collasso scongiura esiti che avrebbero potuto essere
ancora più catastrofici.
Con la costituzione dell'IMI (Istituto mobiliare italiano) e
dell'IRI (Istituto per la ricostruzione industriale) cambia
radicalmente il sistema del finanziamento all'economia. Nasce così
una struttura di "capitalismo di Stato" destinata a lasciare una
duratura eredità: alcuni istituti pubblici si assumono infatti il
compito di erogare il credito a medio e lungo termine e acquisiscono
il possesso di importanti pacchetti azionari in diversi settori. La
fine del vecchio sistema della banca mista è sancita definitivamente
dalla legge del 1936, che vieta alle banche di credito ordinario di
operare nel campo del finanziamento a lungo termine.
Si esce dalla crisi grazie alle commesse statali per l'impresa
d'Etiopia. Dal 1934 al 1939 la produzione industriale cresce di
circa il 7% l'anno anche se l'occupazione non riesce a raggiungere
nel 1938 il livello massimo raggiunto prima della crisi nel 1926. Ad
avvantaggiarsi della ripresa sono soprattutto i settori interessati
alla produzione bellica e alle nuove esigenze dell'economia
autarchica: l'industria metallurgica e meccanica, che si sviluppa a
tassi annui superiori al 20% e l'industria chimica chiamata a
produrre materiali di sintesi anche per sostituire molti beni la cui
importazione è bloccata dalle sanzioni e dall'autarchia. Le
esportazioni si indirizzano per una larga parte verso l'Africa
orientale. Dal 1921 al 1940 il Prodotto Interno Lordo aumenta del 61
%. Il Reddito Pro Capite si incrementa di 23 punti percentuali.
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1921 |
1930 |
1940 |
| Reddito
pro capite (lire 1938 ) |
2455 |
2884 |
3029 |
| Prodotto
interno lordo ( miliardi di lire 1938 ) |
100 |
125 |
161 |
- IL MIRACOLO ECONOMICO DEL REGIME FASCISTA
Sotto il dominio
fascista l’Italia subì un rapido sviluppo con l’elettrificazione
dell’intero paese, lo sviluppo e il fiorire delle industrie
dell’automobile e della seta, la creazione di un moderno sistema
bancario, la prosperità dell’agricoltura, la bonifica di notevoli
aree agricole, la costruzione di una larga rete di autostrade. Il
rapido progresso dell’Italia dopo la 2a guerra mondiale e il fatto
che oggi è già in marcia verso uno sviluppo intensivo capitalistico
sarebbe impensabile senza i processi sociali iniziati durante il
periodo fascista.
Ampie aree della penisola erano affogate in malsaniche paludi; chi
era costretto a vivere in quelle zone raramente superava il
quarantesimo anno d’età. Queste aree insalubri si estendevano dal
Veneto all’Emilia-Romagna, dalla Maremma toscana all’Agro Pontino,
dalle pianure del Garigliano, del Volturno, del Sele al Tavoliere
delle Puglie e alla Basilicata, dalla Piana di Sibari alle terre
della Sila e del Neto. E così per la piana di Catania e per il
Campidano in Sardegna. Questa era la situazione del nostro
territorio sino a quando non vennero intraprese gigantesche opere di
bonifica, di trasformazione fondiaria, di risanamento del
territorio.
Così, quando negli anni Trenta tutto il mondo era soggiogato dalla
profonda crisi economica, in Italia ebbe inizio un’attività
frenetica i cui benefici si proietteranno nei decenni a venire.
Nel primo dopoguerra il ritorno dei combattenti fu caotico e
deludente. Le riforme promesse, quando i contadini erano al fronte,
si rivelarono semplici parole. L’unica concreta iniziativa
governativa fu la creazione, nel 1917, dell’Opera Nazionale
Combattenti (ONC), concepita per facilitare l’inserimento nella vita
civile dei reduci. L’ONC fu, negli anni dell’immediato dopoguerra
"solo uno strumento di sottogoverno e ai braccianti disoccupati non
restò che occupare con la forza quella terra che, seppur promessa,
sembrava impossibile ottenere democraticamente". Il fascismo trovò
anche tale questione irrisolta.
Ci volle la saggia politica agraria ispirata e pilotata da Arrigo
Serpieri che promosse numerose leggi di carattere fondamentale, tra
le quali, le più importanti: la legge N° 3256 del 30/12/23, sulla
bonifica idraulica e della difesa del suolo; la legge N° 753 del
18/5/24 sulle trasformazioni agrarie di pubblico interesse.
Come Sottosegretario di Stato organizzò e diresse i servizi per la
prima applicazione della legge N° 3134 del 24/12/28 ("Legge
Mussolini") per la "Bonifica integrale", le cui opere vennero
affidate all’ONC.
Le prime bonifiche, con impianti idrovori per il sollevamento delle
acque, ebbero inizio nel basso Veneto e in Emilia. Nuova terra venne
posta al servizio dell’agricoltura e, con essa, si crearono nuovi
posti di lavoro.
Dal suolo bonificato sorgono irrigazioni, si costruiscono strade,
acquedotti, reti elettriche, opere edilizie, borghi rurali ed ogni
genere di infrastrutture. Con questa tecnica la bonifica di Serpieri
va ben al di là del semplice prosciugamento e diventa strumento di
progresso economico.
Dalle Paludi Pontine sorsero "in tempi fascisti" (così detti per
indicare "in poco tempo") vere e proprie città: Littoria, inaugurata
il 18 dicembre 1932, Sabaudia (giudicata uno dei più raffinati
esempi di urbanistica razionale europea) il 15 aprile 1934; Pontinia,
il 18 dicembre 1935; Aprilia, il 29 ottobre 1938; Pomezia, il 29
ottobre 1939.
Nell’Agro Pontino furono costruite ben 3040 case coloniche, 499
chilometri di strade, 205 chilometri di canali, 15.000 chilometri di
scoline. Furono dissodati 41.600 ettari di terreno, furono costruiti
quattordici nuovi borghi che portano il nome delle principali
battaglie alle quali parteciparono i nostri fanti.
La bonifica di Maccarese, nell’Agro romano, è un’altra importante
realtà: un’"azienda modello" agricolo-zootecnico-vivaistica, sorse
su oltre 5 mila ettari di terreni bonificati con centinaia di case,
campi sperimentali, caseifici, cantine sociali: tutto gestito da
oltre 1500 lavoratori tecnici ecc.
La "bonifica integrale" continuava senza soste: quella dell’Isola
Sacra a Roma, con la fondazione di Acilia e di Ardea; quella dove
poi sorgeranno Fertilia (Sassari), Mussolinia (oggi Arborea-Oristano);
quella del Campidano (Cagliari), quella di Metaponto (Matera). E
così le bonifiche si estenderanno in Campania, Puglie, Calabria,
Lucania, Sicilia, Dalmazia.
Non possono essere dimenticate le grandi opere realizzate in
Somalia, Eritrea e in Libia; a solo titolo d’esempio citiamo il
lavoro svolto da Carlo Lattanzi che visse per oltre quarant’anni
sulla "Quarta Sponda". Si deve alla sua instancabile attività la
bonifica e la messa a coltura di ampie aree a grano, oliveti,
vigneti, frutteti ecc. su oltre 2600 ettari di terreni aridi e
sabbiosi.
Un cenno merita anche la gigantesca opera realizzata dall’ingegnere
idraulico Mario Giandotti: un poderoso canale che, attingendo acque
dal Po, irriga ampie aree di terreni coltivati nelle province di
Modena, Mantova, Bologna, Ravenna, Forlì. Oltre 340 chilometri di
canali danno vita a ben 325 mila ettari di terreno.
I risultati delle bonifiche e delle leggi rurali: 5.886.796 ettari
bonificati, tra il 1923 e il 1938, un confronto è necessario fra il
periodo pre-fascista, quando in 52 anni nell’intera Penisola furono
bonificati appena 1.390.361 ettari. A queste vanno aggiunte quelle
delle colonie, dell’Etiopia e, poi, dell’Albania. Si aggiungano
32.400 chilometri di strade; 5.400 acquedotti; 15 nuove città e
centinaia di borghi; oltre un milione di ettari di terreno
rimboscati; un milione di fabbricati rurali; l’incremento della
produzione che passò da 100 a 2.438; il lavoro agricolo per ettaro
che aumentò da 100 a 3.618; i lavoratori occupati nelle opere di
bonifica e nei nuovi poderi superavano le 500 mila unità. Né va
dimenticata la sconfitta della malaria che causava centinaia di
morti ogni anno.
Un altro dato significativo sulla qualità tecnica raggiunta nel
settore agricolo dal nostro Paese, è la comparazione fra i 16,1
quintali di frumento per ettaro raggiunto nelle terre bonificate e
la produzione statunitense, considerata la migliore, ferma a 8,9
quintali/ettaro.
L’attribuzione ai braccianti di poderi nelle zone di bonifica è il
fiore all’occhiello della politica rurale fascista. Come si vede,
traguardi che cambiarono il volto dell’Italia.
Ma la spinta impressa da Mussolini è volta a nuove mete. La mattina
del 18 dicembre 1932 il Duce lascia Roma in auto per recarsi ad
inaugurare il nuovo Comune di Littoria. Ecco alcuni passi del
discorso inaugurale: "Camerati! Oggi è una grande giornata per la
rivoluzione delle Camicie Nere, è una giornata fausta per l’Agro
Pontino. È una gloriosa giornata nella storia della nazione. Quello
che fu invano tentato durante il passato di venticinque secoli, oggi
noi stiamo traducendo in una realtà vivente. Sarebbe questo il
momento di essere orgogliosi. No! Abbiamo vinto la nostra prima
battaglia. Ma noi siamo fascisti e quindi più che guardare al
passato siamo sempre intenti verso il futuro. Finché tutte le
battaglie non siano state vinte, non si può dire che tutta la guerra
sia vittoriosa. Solo quando accanto alle cinquecento case oggi
costruite, ne siano sorte altre quattromilacinquecento, quando
accanto ai diecimila abitatori attuali vi siano i
quaranta-cinquantamila che noi ci ripromettiamo di fare vivere in
quelle che furono le paludi pontine, solo allora potremo lanciare
alla nazione il bollettino della vittoria definitiva. Sarà forse
opportuno ricordare che una volta, per trovare lavoro occorreva
varcare le Alpi o traversare l’Oceano. Oggi la terra è qui a
mezz’ora soltanto da Roma. È qui che noi abbiamo conquistato una
nuova provincia. È qui che abbiamo condotto e condurremo delle vere
e proprie operazioni di guerra. È questa la guerra che preferiamo.
Ma occorre che tutti ci lascino intenti nel nostro lavoro".
Si può ben dire che negli anni della bonifica integrale tutto il
territorio italiano era un’enorme, bruciante, palpitante, esaltante
operante fucina di opere, azionata da braccia, da idee, da
inesauribile volontà di cambiare il volto a un’Italia rurale che
aveva dormito per secoli.
Milano non ha il mare, non l’ha mai avuto, ma il Duce ha "creato" il
mare, ecco come. Nel 1927 (23 giugno) varò una legge, la 1630, per
la realizzazione di un "Idroscalo" per la città di Milano. Vero
mare, perfino salato, arenile, pini marini, bagnanti, bagnini.
Realizzazione ardita che solo il Duce poteva permettersi di portare
a termine. L’"Idroscalo" è un grande canalone lungo 3 Km e largo 300
metri con 300 di testata per le manovre dei velivoli. Il bacino
occupa una superficie di 610.000 mq. È alimentato da acque sorgive.
L’Idroscalo è sempre stato segnalato come pantano. Il Duce l’ha
trasformato in bacino, un lago, una "fetta" di mare con tutte le
caratteristiche marine. Questo spettacolare miracolo fu inaugurato
nel 1930, il 5 luglio.
L’arenile ha 100 cabine, ha il suo "lungomare", con alberi intorno,
alberghi, luna park, campi sportivi, prati. Al centro del bacino vi
è un’isoletta che può essere raggiunta facilmente con una barca e
trovarvi ogni divertimento.
Sempre in piena "congiuntura economica" la nostra fantasia
produttiva veniva riconosciuta ovunque. Il 22 dicembre 1932, il
deputato laburista inglese Lloyd George rimproverava il suo Governo
di inerzia e lo spronava, per risolvere i problemi della
disoccupazione, proponendo di "fare come Mussolini nell’Agro Pontino".
Ancora più incisivamente il giornale Noradni Novnij di Brno, il 15
dicembre 1933, scriveva: "Con successo infinitamente superiore a
quello annunciato per il suo piano da Stalin, in Russia si è fatta
un’opera di costruzione, ma in Italia si è compiuta un’opera di
redenzione, di occupazione. All’altra estremità dell’Europa si
costruiscono enormi aziende, città gigantesche, centinaia di
migliaia di operai sono spinti con folle velocità a creare
un’azienda colossale per il "dumping" (rifiuti) che dovrà portare la
miseria a milioni di altri paesi europei. Mentre invece in Italia il
piano Mussolini rende una popolazione felice e nuove città sorte in
mezzo a terre redente, coperte ovunque di biondi cereali".
I consensi non riguardavano solo i metodi usati dal Governo italiano
per superare la "crisi congiunturale", ma essi partivano dagli anni
precedenti. Lo svedese Goteborgs Handels del 22 marzo 1928,
scriveva: "Non si può davvero non restare altamente sorpresi di
fronte al lavoro colossale che il governo fascista viene svolgendo
con una incredibile intensità energica: amministrazione pubblica
radicalmente cambiata, ordinamento sociale posto sulla nuova base
della organizzazione sindacalista, trasformazione dei codici,
riforma profonda della istituzione e un tipo di rappresentanza
nazionale affatto nuovo negli annali del mondo".
Il coro di meravigliati consensi andava dalla Bulgaria al Giappone,
dalla Cina alla Francia.
Il londinese Morning Post del 29 ottobre 1928: "L’opera del fascismo
è poco meno che un miracolo". Il prestigioso Deily Telegraph del 16
gennaio 1928: "Il fascismo non è soltanto uno sforzo verso un nuovo
sistema politico, ma un nuovo metodo di vita. Esso è perciò il più
grande esperimento compiuto dall’umanità dei nostri tempi".
Altri dati rivelano che quanto si scriveva nel mondo era ben
meritato. Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi
anni del ’40 il loro numero si ridusse a soli 700 mila unità, gli
altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole
o grandi aziende. Nella sola Sicilia i proprietari terrieri
passarono dai 54.760 del 1911 a 222.612 del 1926. Questo è un
ulteriore dato che può far meglio comprendere lo sforzo compiuto in
quegli anni.
Possiamo quindi dire che l’obiettivo politico fu, almeno in gran
parte, centrato. Questo avveniva mentre nel mito marxista la
collettivizzazione delle terre risultava fallimentare e affogata nel
sangue e nella disperazione. Mussolini a Carlo Marx contrapponeva il
contadino compartecipe della produzione.
Nacquero così, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, nuovi ceti di
piccoli proprietari, superando i motivi della "lotta di classe" e
creando lo "strumento di pace e di giustizia sociale".
Elenco di città e borghi sorti durante il governo Mussolini
Littoria: oggi Latina, fondata il 30 giugno ed inaugurata il 18
dicembre 1932. Sabaudia: fondata in onore della dinastia Savoia il 5
agosto 1933 ed inaugurata il 15 aprile 1935. Pontinia: fondata il 19
dicembre 1934 ed inaugurata il 18 dicembre 1935. Aprilia: fondata il
25 aprile ed inaugurata il 29 ottobre 1938. Pomezia: fondata il 22
aprile 1938 ed inaugurata il 28 ottobre 1940. Mussolinia di Sardegna
nell’oristanese, fondata nel 1930 e divenuta Arborea nel dopoguerra.
Fertilia: nei pressi di Alghero.
Mussolinia di Sicilia: inaugurata nel 1939, oggi divenuta Case M...olinia.
Segezia: in Basilicata. Marconia: in Lucania nei pressi di Pisticci.
Metaurilia: fondata nel 1938 presso Fano. Volania: nel ferrarese.
Acilia nei pressi di Ostia fondata nel 1939. Carbonia: in Sardegna
fondata il 17 dicembre 1938. Tirrenia: nei pressi di Livorno.
Guidonia: inaugurata nel 1938. Cervinia: in Val d’Aosta sorta nel
1936. Felicia: oggi la slovena Cvic. Arsia: fondata il 27 ottobre
1936, in Istria, oggi Resa.
Nel 1938 andarono in Libia 20 mila nostri agricoltori e trovarono
pronti 26 villaggi agricoli: Olivetti, Bianchi, Giordani, Micca,
Tazzoli, Breviglieri, Marconi, Garabulli, Crispi, Corradini,
Garibaldi, Littoriano, Castel Benito, Filzi, Baracca, Maddalena,
Aro, Oberdan, D’Annunzio, Razza, Mameli, Battisti, Berta, Luigi di
Savoia, Gioda. Altri dieci villaggi libici nei quali berberi e
indigeni imparavano dai nostri agricoltori a far fruttare la terra:
El Fager (Alba), Nahima (Deliziosa), Azizia (Profumata), Nahiba
(Risorta), Mansura (Vittoriosa), Chadra (Verde), Zahara (Fiorita),
Gedina (Nuova), Mamhura (Fiorente), El Beida (la Bianca) già Beda
Littoria.
- LA GUERRA DEL FASCISMO CONTRO LA MAFIA
Un altro "grande
successo" del regime, messo dalla propaganda nel conto attivo
insieme alla "battaglia del grano", alle trasvolate e alla bonifica
dell'Agro Pontino, fu la lotta contro la mafia. Protagonista di
questa impresa (che si sviluppò fra il 1925 e il 1929) fu Cesare
Mori, il cosiddetto "Prefetto di Ferro".
Mori nel '21 era prefetto di Bologna e fu il solo prefetto d'Italia
a opporsi alle orde dilaganti dei fascisti.
Quando Mussolini salì al potere trovandosi tra l'altro ad affrontare
il problema del banditismo e della mafia siciliana, gli venne fatto
il nome di Mori. Mussolini disse: "Voglio che sia altrettanto duro
coi mafiosi così come lo è stato coi miei squadristi bolognesi".
Così Mori partì per la Sicilia con un viatico mussoliniano,
certamente poco democratico e garantista, ma che ancora oggi farebbe
la gioia di qualsiasi funzionario effettivamente deciso a debellare
la mafia. “Vostra Eccellenza ha carta bianca” gli aveva telegrafato
Mussolini. “L’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto
assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in
vigore la ostacoleranno non costituirà un problema. Noi faremo nuove
leggi.”
Arruolerà uomini, guardie giurate e truppe regolari per le sue
battaglie campali, ma non si sottrarrà anche ad epici inseguimenti e
duelli a cavallo. Nessuno come lui arrivò ad umiliare tanto la
mafia. Centinaia di mafiosi finirono in carcere o confinati nelle
isole, mentre le bande dei briganti furono sbaragliate con assedi,
rastrellamenti e vere e proprie campagne militari in cui, a volte,
fu persino impiegata l’artiglieria. Se non riuscì fino in fondo nel
suo intento, ciò dipese dal potere politico, che nel 1929 richiamò a
Roma il "Prefetto di Ferro" (verrà nominato senatore).
Tuttavia, anche se la mafia non fu completamente liquidata, essa
cadde per così dire “in sonno”.
La ridesteranno i padrini americani tornati nell’isola nel 1943 dopo
lo sbarco delle truppe alleate.
- LE GRANDI RIFORME
L’organizzazione
sociale (1923-1943)
Mussolini sapeva bene che il popolo italiano aveva bisogno di
tranquillità e di sicurezze.
Il Duce aveva davanti agli occhi il fallimento di una classe
politica. Negli anni del suo consolidamento e del crescente consenso
popolare il regime fascista diede all'Italia una legislazione ampia
e articolata in materia di previdenza, assistenza e tutela del
cittadino.
La legislazione sociale del fascismo nacque da un sincero desiderio
di Mussolini di migliorare le condizioni di vita delle classi più
umili. L'ideologia fascista era un'ideologia totalitaria nel senso
che concepiva lo Stato come soggetto che interviene in tutti gli
aspetti della vita dei consociati, regolandoli verso uno scopo
comune. In tal senso è ovvio che lo Stato prenda sotto la sua tutela
i cittadini dalla nascita alla morte, organizzando anche il tempo
libero. Mussolini promulgò una legislazione a tutela della famiglia
e della maternità, iniziative di assistenza e beneficenza ed una
legislazione più propriamente previdenziale (tutela del lavoratore).
Tutta l'attività del Governo Mussolini fu un susseguirsi costante di
decreti e leggi di chiare finalità sociali all'avanguardia non solo
in Italia ma, addirittura, nel mondo.
Quelle leggi, di cui i lavoratori italiani ancora oggi ne godono i
privilegi, sono quelle volute da Mussolini nei suoi vent'anni di
Governo. Qualsiasi confronto con quanto fatto dai Governi di questo
dopoguerra, risulterebbe stridente. Ecco alcune di quelle leggi o
decreti, ricordando che prima del fascismo nello specifico campo
legislativo c'era il vuoto più assoluto:
Tutela lavoro donne e fanciulli (R.D. 653 - 26/4/1923);
Assistenza ospedaliera per i poveri (R.D. 2841 30/12/1923);
Assicurazione contro la disoccupazione (R. D. 3158 - 30/12/1923);
Maternità e infanzia (R.D. 2277 - 10/12/1925);
Assicurazione contro la TBC (R.D.2055 -27/10/1927);
Esenzioni tributarie famiglie numerose (R.D.1312 - 14/6/1928);
Opera nazionale orfani di guerra (R.D. 1397 - 26/7/1929);
INAIL (R.D.264 - 23/3/1933);
Istituzione libretto di lavoro (R.D. 112 - 10/1/1935);
INPS (R.D.18274/10/1935);
Riduzione settimana lavorativa a 40 ore (R.D. 1768 - 29/5/1937);
ECA (R.D. 847 - 3/6/1937);
Assegni familiari (R.D. 1048 - 17/6/1937);
Casse rurali e artigiane (R.D.1706 - 26/8/1937);
INAM (R.D. 318 - 11/1/1943).
Le innovazioni in materia previdenziale portarono dei notevoli
benefici alle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, ponendo
le basi di un sistema che è quello in cui tutt'oggi viviamo. Le
disposizioni più importanti sono quelle riguardanti le norme
igieniche, le assicurazioni obbligatorie (che comportarono anche la
nascita del primo sistema di pensionamento per i lavoratori
privati), il contratto collettivo di lavoro e il patronato. Un’altra
importante istituzione fondata nel Ventennio è quella dell'Opera
Nazionale Dopolavoro (Ond), che andava a completare quell'abbraccio
che il fascismo faceva al popolo; il Dopolavoro nacque ufficialmente
con regio decreto legge 1-5-25 num. 582, che ne fissava gli scopi, e
cioè "promuovere il sano e proficuo impiego delle ore libere dei
lavoratori intellettuali e manuali, con istituzioni dirette a
sviluppare le loro capacità fisiche, intellettuali e morali";
"provvedere all'incremento e al coordinamento di tali istituzioni,
fornendo a esse e ai loro aderenti ogni necessaria assistenza".
L'Ond partecipa anche, in concorso con gli altri enti interessati,
alle campagne contro la tubercolosi, l'alcolismo, la malaria,
organizza colonie montane e marine per i figli delle famiglie
indigenti. I treni popolari e gli sconti sugli alberghi permettono
anche all'italiano della piccola borghesia, per il quale
l'automobile è ancora un lusso impensabile e la villeggiatura un bel
sogno, di viaggiare e di svagarsi, mentre lo sconto sui diritti di
autore viene concesso alle filodrammatiche e alle bande musicali
dell' Ond per favorire i concerti in piazza e le rappresentazioni
teatrali popolari.
Un’altra importante iniziativa in campo sociale è quella , volta
alla gioventù, dell'Opera Nazionale Balilla, creata con L. 3-4-26
num. 2247, la quale era un "ente morale per l'assistenza e
l'educazione fisica e morale della gioventù".
L'iscrizione all'Opera non era obbligatoria, ma erano riservati ai
soli soci i numerosi servizi offerti, tra cui spiccavano le attività
sportive, i campeggi e l'invio alle colonie montane, marine ed
elioterapiche, queste ultime ovviamente per i giovani bisognosi di
cure specifiche.
I giovani venivano inquadrati, in uniforme, come balilla e piccole
italiane (dagli 8 ai 14 anni) e come avanguardisti e giovani
italiane (fino ai 18 anni).
I giovani traevano notevoli vantaggi dalla partecipazione all' ONB:
e infatti i soci saranno nell'ordine dei milioni di ragazzi, e molti
di essi potranno usufruire di cure, vacanze, campeggi che altrimenti
non avrebbero potuto avere.
Lo Stato si occupa di assistere e tutelare i giovani; ma lo stato è
fascista, e il fascismo è lo Stato: il Partito diviene anche
l'educatore, un padre generoso ma severo, che pretende dai figli una
fedeltà e un'obbedienza totali, come è ben espresso nel giuramento
che i giovani pronunciavano all'atto dell'iscrizione all'ONB: "Giuro
di eseguire senza discutere tutti gli ordini del Duce, e di servire
con tutte le mie forze, e se necessario col mio sangue, la causa
della Rivoluzione Fascista".
Non si può disconoscere al fascismo il merito storico di una
legislazione decisamente avanzata per l'epoca, avendo realizzato
delle tutele che hanno indubbiamente costituito la base, anche dopo
la caduta del regime, per una sempre miglior regolamentazione del
lavoro giovanile, dei diritti delle madri lavoratrici, del sostegno
sociale alle famiglie indigenti, dell'aiuto alla maternità.
Per quanto riguarda l’assistenza e la beneficenza, il regio decreto
3-3-34 num. 383 (testo unico della legge Comunale e Provinciale)
provvedeva al riordino delle attività di assistenza materiale e
sanitaria per i poveri e per l'infanzia abbandonata (anche in
concorso con l'ONMI), ripartendola tra i due enti territoriali,
definiva le competenze in materia di profilassi delle malattie
infettive e di vaccinazioni obbligatorie, istitutiva il servizio
delle farmacie comunali e dei dispensari per la profilassi e la cura
gratuite delle malattie veneree. In materia sanitaria un'attività
incisiva fu svolta nella lotta contro la tubercolosi, malattia
ancora molto diffusa all'inizio del secolo, sia per carenze
alimentari che per scarsa conoscenza delle norme igieniche.
L'assistenza e la ospedalizzazione dei malati di tubercolosi era
gratuita ed obbligatoria per gli ospedali e le cliniche attrezzati
allo scopo, e doveva essere svolta indipendentemente da ogni
competenza territoriale degli ospedali stessi.
Anche contro il vaiolo, la malaria, la pellagra e la rabbia furono
svolte intense azioni di profilassi e cura, migliorando nettamente
anche le condizioni di vita dei coloni, degli operai agricoli e di
quanti comunque interessati all'attività contadina.
E' piuttosto nella materia previdenziale che il regime, creando un
complesso sistema di tutela del lavoratore, fa riferimento esplicito
alla "dottrina fascista del lavoro", teorizzata in quella "Carta del
Lavoro", emanata il 21-2-1927, che si articola in una serie di
Dichiarazioni. La creazione del sindacato unico (legge 3-4-26 num.
563) e l'istituzione del Ministero delle Corporazioni (regio decreto
2-7-26 num. 1131) sono le tappe necessarie per giungere ad un
"controllo dell'economia", essendo la nazione italiana "una unità
morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello
Stato fascista".
Il R.D. 24-12-34 num. 2316 istituiva l'ONMI - Opera Nazionale per la
Protezione della Maternità e dell'Infanzia. L' ONMI, organizzata
territorialmente in Federazioni Provinciali e in Comitati di
Patronato comunali, aveva per compiti "provvedere alla protezione e
assistenza delle gestanti e delle madri bisognose o abbandonate, dei
bambini, lattanti e divezzi fino al 5° anno di età, appartenenti a
famiglie che non possono prestar loro tutte le necessarie cure per
un razionale allevamento, dei fanciulli di qualsiasi età
appartenenti a famiglie bisognose, e dei minorenni fisicamente o
psichicamente anormali, oppure materialmente e moralmente
abbandonati, traviati e delinquenti, fino al compimento del 18°
anno.
Favorire la diffusione delle norme e dei metodi scientifici di
igiene prenatale e infantile nelle famiglie; organizzare, in
concorso con gli altri enti interessati, l'opera di profilassi
antitubercolare nell'infanzia e la lotta contro le altre malattie
infettive; vigilare sull'applicazione delle disposizioni legislative
e regolamentari in vigore per la protezione della maternità e
dell'infanzia, promuovendo anche, ove opportuno per il miglioramento
fisico e morale dei fanciulli e degli adolescenti, la riforma di
tali disposizioni". Inoltre l'ONMI era investita del potere di
vigilanza e controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private di
assistenza per madri e fanciulli, provvedendo anche, ove necessario,
a sovvenzionare istituzioni private meritevoli ma con scarse risorse
patrimoniali.
Le norme più importanti sulla cui applicazione l'ONMI doveva
vigilare erano quelle concernenti la tutela della maternità delle
lavoratrici, l'assistenza e tutela degli illegittimi abbandonati, la
mutualità scolastica e la tutela del lavoro della donna e del
fanciullo.
In particolare veniva sancito il diritto alla conservazione del
posto di lavoro per le lavoratrici madri e il periodo di "licenza"
ante parto e successivo. Venivano altresì previsti i permessi
obbligatori per allattamento e l'obbligo per le aziende con più di
50 operaie di adibire un locale a camera per allattamento. Altre
disposizioni importanti erano quelle riguardanti la promozione,
nelle scuole elementari, della conoscenza delle norme di igiene e
l'assistenza agli scolari gracili e predisposti a malattie, anche
tramite il loro invio in luoghi di cura. Infine bisogna segnalare la
complessa normativa che tutelava il lavoro nelle donne e nei
fanciulli, inibendo ad essi alcune mansioni particolarmente gravose
o pericolose e subordinando la possibilità di assumere minori
all'adempimento degli obblighi scolastici (che doveva risultare dal
libretto di lavoro), nonché stabilendo, per alcune categorie
d'aziende, l'obbligo di periodici controlli medici.
La Riforma Gentile (1923)
L‘orientamento complessivo fu quello di dare rigore all‘ordinamento
scolastico sia dal punto di vista della sua struttura
amministrativa, organizzata in maniera rigorosamente gerarchica, sia
dal punto di vista della severità degli studi, attraverso una
precisa definizione di percorsi e programmi. Si cercò di ridurre il
numero degli studenti che si presentavano sul mercato del lavoro. Il
governo ridusse i sussidi alle università minori e meno attrezzate,
riorganizzò l’istruzione tecnica fornendo un minimo di apprendimento
tecnico alla massa degli studenti che frequentavano le scuole che
non portavano ai gradi superiori e, alla fine del ciclo
dell’istruzione secondaria, istituì esami di Stato molto severi.
Battaglia del
Grano (1925)
Preoccupato che il fenomeno inflazionistico degenerasse, Mussolini
cercò di frenarlo con l’unica soluzione ritenuta possibile. Egli
tentò di riequilibrare forzosamente la bilancia dei pagamenti con la
contrazione delle importazioni e con l’aumento della produzione
interna.
E poiché, oltre le materie prime, la voce principale
dell’indebitamento era quella del grano, per l’approvvigionamento
del quale l’Italia dipendeva in gran parte dall’estero, l’incremento
della produzione nazionale dei cereali diventò il primo obiettivo da
raggiungere, fattore di prestigio e dimostrazione dell‘indipendenza
della Nazione.
Si procedette al recupero e all’utilizzazione di nuove aree
coltivabili, alla diffusione delle moderne macchine agricole e
all’impiego dei moderni fertilizzanti chimici.
Nel 1925 le importazioni di cereali ammontano a 25.000.000 di
quintali e incidono nella misura di 4 miliardi di lire, circa la
metà del deficit della bilancia commerciale italiana. Nel 1931, con
una produzione di 81.000.000 di quintali, l‘Italia per la prima
volta copre quasi per intero il suo fabbisogno di cereali.
La Carta del
Lavoro (1927)
Il Lavoro è un dovere sociale tutelato dallo Stato. Suo scopo è il
benessere dei produttori e lo sviluppo della potenza nazionale. I
contratti collettivi di lavoro esprimono la solidarietà fra i vari
fattori della produzione, mediante la conciliazione degli opposti
interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori e la loro
subordinazione agli interessi superiori della produzione.
L‘iniziativa privata è lo strumento più efficace e più utile
nell‘interesse della Nazione. L‘intervento dello Stato nella
produzione ha luogo solo quando l‘iniziativa privata manca o è
insufficiente, o quando sono in gioco gli interessi politici dello
Stato.
Si trattava di un documento che vietava il ricorso ai mezzi fino ad
allora utilizzati per l’autotutela delle due parti in causa, ossia
lo sciopero e la serrata, e delegava direttamente all’autorità dello
Stato fascista l’eventuale azione conciliatrice.
La Carta tornò gradita più ai lavoratori che agli imprenditori. A
una delegazione di operai della Fiat di Torino, rivoltisi al Duce in
seguito all’improvviso licenziamento di duemila dipendenti, ebbe a
dire: “Bisogna che, con le buone o le cattive, (il senatore Agnelli)
si tolga dalla testa l’idea che la rivoluzione fascista sia stata
fatta per consentire ai magnati dell’industria, come lui, di fare
strame dei lavoratori. Voi non lasciatevi intimidire. Avrete tutto
il mio appoggio.”
La Rivalutazione
della Lira (1928)
La politica economica tesa alla stabilizzazione della Lira porta,
nella seconda metà del 1928 e nel corso del 1929, a una ripresa
produttiva, che però viene bloccata dalle ripercussioni della grande
crisi conseguente al crollo della Borsa di Wall Street. Entrano in
Italia ingenti capitali che vanno a finanziare industrie elettriche,
chimiche, siderurgiche, meccaniche. Lo Stato assume un ruolo
determinante a sostegno dell‘imprenditoria privata: impone una
ferrea disciplina sindacale, offre sgravi fiscali e assicura una
certa protezione doganale, si impone come maggiore acquirente
attraverso commesse per le ferrovie e per la realizzazione di grandi
opere pubbliche, si fa garante presso gli istituti di credito per la
concessione di prestiti agevolati alle imprese.
Sui piccoli risparmiatori il rafforzamento della Lira ha, infine, un
effetto assai rassicurante.
Conciliazione fra
Stato e Chiesa (1929)
I Patti Lateranensi firmati da Mussolini e dal cardinale Pietro
Gasparri pongono fine alla questione romana, uno dei grandi problemi
lasciati irrisolti dal Risorgimento. La firma dei patti ebbe luogo,
nella Sala dei Papi di San Giovanni in Laterano, lunedì 11 febbraio
1929. Si riconosceva la religione cattolica come religione ufficiale
dello Stato.
Codice Rocco
(1931)
Ministro della Giustizia dal 1925 procede alla revisione dei codici
penale, di procedura penale e dell‘ ordinamento giudiziario. Il
concetto di delitto contro lo Stato viene notevolmente ampliato.
L‘attenzione prevalente è accordata alla difesa di interessi
collettivi, di istituzioni quali la famiglia, la stirpe, l‘economia
pubblica. E’ il risultato di un lavoro estremamente accurato dal
punto di vista della tecnica giuridica.
Istituto Mobiliare Italiano (IMI) (1931)
La costituzione dell‘IMI è voluta dal Governo per mettere ordine nel
mondo bancario italiano attraversato nel corso del 1931 da una serie
di pericolosi dissesti. La nuova istituzione ha come scopo
principale l‘esercizio del credito a media scadenza, deve
raccogliere il risparmio, attraverso l‘emissione di obbligazioni
decennali, per indirizzarlo verso il finanziamento di iniziative di
salvataggio e di rilancio delle industrie in difficoltà a causa
della grande crisi.
Istituto per la
Ricostruzione Industriale (IRI) (1933)
Organo economico a cui è affidato il compito di fornire prestiti a
scadenza ventennale alle industrie con denaro ottenuto attraverso
l‘immissione sul mercato di obbligazioni garantite dallo Stato. La
sezione smobilizzi acquisisce importanti partecipazioni azionarie di
industrie nei vari settori, telefonico, marittimo, edile,
finanziario, meccanico, siderurgico. Nel 1934 l‘IRI acquisisce il
controllo dei più grandi istituti di credito ed entra in possesso
dei pacchetti azionari delle industrie che questi detengono.
Bonifica
Integrale (1928-1934)
Con il piano di bonifica integrale si danno disposizioni per il
recupero di terreni all‘agricoltura.
La più grande opera di recupero viene intrapresa nell‘Agro Pontino,
alle porte di Roma. Questa regione paludosa e malarica era da sempre
abitata da ricercati, briganti e disadattati.
La politica di bonifica, quindi, assume anche valenze di ordine
morale. Vengono resi coltivabili oltre 65.000 ettari, su cui vengono
ripartiti 3.000 poderi dotati di casa colonica con stalla e pozzo.
Vedono la luce città nuove che rappresentano il modello ideale di
Città Fascista, nella quale integrare ruralità e urbanesimo, sano
stile di vita della campagna ed esigenze razionalizzatrici dello
spazio urbano.
Bonifica
Linguistica (1938)
E’ la depurazione del vocabolario dalle intrusioni di termini
stranieri.
Carta della
Scuola (1939)
In questo documento vengono proposte l‘introduzione del lavoro
manuale fin dalle elementari e l‘istituzione della scuola media
unica e delle scuole di avviamento professionale: artigiana nei
piccoli centri e nelle campagne devono radicare l‘attaccamento alle
tradizioni di onestà e di lavoro della famiglia italiana,
professionali nei centri maggiori a formare le migliori maestranze
dell‘industria.
- LE 100 OPERE DEL DUCE
E’ stato fatto più
in vent’anni di Fascismo che in sessant’anni di “democrazia”. Eccone
un elenco schematico:
Opere sociali e sanitarie
1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n.
3184
2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n.
3158
3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841
4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n.
653
5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre
1925 n. 2277
6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio
1925, n. 798
7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n.
2055
8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928
n. 1312
9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D.
13 maggio 1928 n. 928
10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397
11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4
ottobre 1935 n. 1827
12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768
13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul
Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264
14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle
rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e
Confagricoltura); 1923
15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817
16. Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048
17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori),
R.D. 11 gennaio 1943, n.138
18. Istituto Autonomo Case Popolari
19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali
20. Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del
1859)
21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema,
1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032
associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole
corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.). I
comunisti la chiamarono casa del popolo
22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro”
Cesare Mori)
23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927
24. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma
dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni –
studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512
25. Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni
26. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole
27. Abolizione della schiavitù in Etiopia 28. Lotta contro la
malaria
29. Colonie marine, montane e solari
30. Refezione scolastica
31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni
32. Scuole professionali
33. Magistratura del Lavoro
34. Carta della Scuola
Opere
architettoniche e infrastrutture
35. Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana,
Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo
siciliano. Con la fondazione delle città di Littoria, Sabaudia,
Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese,
Mussolinia (oggi Alborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo
Littorio e di 64 borghi rurali, 1933 – 1939
36. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo
e del Circeo
37. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee
Ferroviarie
38. Roma: Viale della Conciliazione
39. Progetto della Metropolitana di Roma
40. Tutela paesaggistica ed idrologica
41. Impianti di illuminazione elettrica nelle città
42. Prosciugamento del Lago di Nemi (1931) per riportare alla luce
navi romane
43. Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera,
Campo Imperatore
44. Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia
45. Fondazione di 16 nuove Province
46. Creazione dello Stadio dei Marmi (di fronte allo stadio si trova
ancora un enorme obelisco con scritto “Mussolini Dux”)
47. Creazione quartiere dell’EUR
48. Ideazione dello stile architettonico “Impero”, ancora visibile
nei palazzi pubblici delle città più grandi
49. Creazione del Centro sperimentale di Guidonia (ex Montecelio),
dotata del più importante laboratorio di galleria del vento di
allora (distrutto nel 1944 dalle truppe tedesche che abbandonavano
Roma)
50. Costruzione di numerose dighe
51. Fondò l’istituto delle ricerche, profondo stimatore di Marconi
che mise a capo dello stesso istituto grazie alla sua grandiosa
invenzione della radio e dei primi esperimenti del radar, non finiti
a causa della sua morte
52. Costruzione di molte università tra cui la Città università di
ROMA
53. Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della
Stazione di Santa Maria Novella di Firenze
54. Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del
Ministero degli Affari Esteri
55. Opere eseguite in Etiopia:
60.000 operai nazionali e 160.000 indigeni srotolarono sul
territorio più di 5.000 km di strade asfaltate e 1.400 km di piste
camionabili. Avevano trasformato non solo Addis Abeba, ma anche
oscuri villaggi in grandi centri abitati (Dessiè, Harar, Gondar,
Dire, Daua). Alberghi, scuole, fognature, luce elettrica,
ristoranti, collegamenti con altri centri dell’impero, telegrafo,
telefono, porti, stazioni radio, aeroporti, financo cinematografi e
teatri. Crearono nuovi mercati, numerose scuole per indigeni, e per
gli indigeni crearono: tubercolosari, ospizi di ricovero per vecchi
e inabili al lavoro, ospedali per la maternità e l’infanzia,
lebbrosari. Quello di Selaclacà: oltre 700 posti letto e un
grandioso istituto per studi e ricerche contro la lebbra. Crearono
imprese di colonizzazione sotto forme di cooperative finanziate
dallo stato, mulini, fabbriche di birra, manifatture di tabacchi,
cementifici, oleifici, coltivando più di 75.000 ettari di terra.
56. Sviluppo aeronautico, navale, cantieristico
Opere politiche e
diplomatiche
57. Patti Lateranensi, 11/02/1929
58. Tribunale del popolo
59. Tribunale speciale
60. Emanò il codice penale (1930), il codice di procedura penale
(1933, sostituito nel 1989), il codice di procedura civile (1940),
il codice della navigazione (1940), il codice civile (1942) e
numerose altre disposizioni vigenti ancora oggi (il Testo Unico
delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il Codice della Strada, le
disposizioni relative a: polizia urbana, rurale, annonaria,
edilizia, sanitaria, veterinaria, mortuaria, tributaria, demaniale e
metrica)
61. Conferenza di Losanna
62. Conferenza di Locarno
63. Conferenza di Stresa
64. Patto a quattro
65. Patto anti-Comintern
Opere
espansionistiche
66. Riconquista della Libia
67. Conquista dell’Etiopia
68. Guerra di Spagna
Opere economiche
e finanziarie
69. Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.), 1932
70. Istituto Mobiliare Italiano (I.M.I.), 1933
71. Casse Rurali ed Artigiane, R.D. 26 agosto 1937, n. 1706
72. Riforma bancaria: tra il 1936 e il 1938 la Banca d’Italia passò
completamente in mano pubblica e il suo Governatore assunse il ruolo
di Ispettore sull’esercizio del credito e la difesa del risparmio
73. Socializzazione delle imprese. Legge della R.S.I., 1944
74. Parità aurea della lira
75. Battaglia del grano
76. 1929: crisi finanziaria mondiale.
Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37
miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 11.000
nuove aule in 277 comuni, 6.000 case popolari che ospitano 215.000
persone, 3131 fabbricati economici popolari, 1.700 alloggi, 94
edifici pubblici, ricostruzione dei paesi terremotati, 6.400 case
riparate, acquedotti, ospedali, 10 milioni di abitanti in 2493
comuni hanno avuto l’acqua assicurata, 4.500 km di sistemazione
idrauliche e arginature, canale Navicelli; nel 1922 i bacini montani
artificiali erano 54, nel 1932 erano arrivati a 184, aumentati 6
milioni e 663 mila k.w. e 17.000 km di linee elettriche; nel 1932
c’erano 2.048 km di ferrovie elettriche per un risparmio di 600.000
tonnellate di carbone; costruiti 6.000 km di strade statali,
provinciali e comunali, 436 km di autostrade. Le prime autostrade in
Italia furono la Milano-Laghi e la Serravalle-Genova (al casello di
Serravalle Scrivia si trova una scultura commemorativa con scritto
ancora “Anno di inizio lavori 1930, ultimato lavori 1933”)
77. Salvò dalla bancarotta l’Ansaldo, il Banco di Roma e l’Ilva
(1923-24)
78. Attacco al latifondo siciliano
79. Accordi commerciali con tutti gli Stati compreso l’Urss
80. Pareggio di bilancio già dal 1924
Opere sportive e
culturali
81. Costruzione dell’Autodromo di Monza, 10/09/1923
82. Fondazione di CINECITTA’
83. Creazione dell’ente italiano audizione radiofoniche (EIAR), anno
1927
84. Primi esperimenti della televisione che risalgono all’anno 1929
per volere del Duce; nel dicembre del ’38 l’ufficio stampa dell’EIAR
comunicò che nei primi mesi del ’39 sarebbero iniziati servizi
regolari di televisione. Il 4 giugno 1939 alla Mostra del Leonardo
ci furono alcune trasmissione sperimentali, sul Radiocorriere
apparvero i programmi e persino le pubblicità di alcuni paleolitici
apparecchi televisivi. Purtroppo il progetto venne abbandonato a
causa dell’entrata in guerra
85. Istituzione della Mostra del Cinema di Venezia, prima
manifestazione del genere al mondo, nata nel 1932 per opera del
direttore dell’Istituto Luce, De Feo, e dell’ex ministro delle
Finanze Giovanni Volpi di Misurata
86. Creazione dell’albo dei giornalisti, anno 1928
87. Fondazione dell’istituto LUCE, anno 1925
88. Nel 1933 appoggiò la prima trasvolata atlantica compiuta da
Italo Balbo (tra l’altro, fu in quella occasione che venne
inaugurata la “posta aerea”)
89. Accademia d’Italia (Marconi, Pirandello, Mascagni, ecc.)
90. Littoriali della cultura e dell’arte
Opere di utilità
varie
91. Registro per armi da fuoco
92. Istituzione della guardia forestale
93. Istituzione dell’archivio statale, anno 1923
94. Fondazione della FAO
95. Fondazione dei consorzi agrari
96. Annessione della Guardia di Finanza nelle forze armate
97. Istituzione di treni popolari per la domenica con il 70% di
sconto, anno 1932
98. Istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco.
99. Ammodernò il Pubblico Catasto urbano e dei terreni
100. Mappò tutto il territorio nazionale compilando le mappe
altimetriche usate ancora oggi, e che non sono mai state aggiornate
da allora.
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