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II
ORDINAMENTO DELLO
STATO FASCISTA
(I parte)
- L ' ITALIA
FASCISTA
Queste Leggi
varate nel primo periodo del Fascismo (1923) sono state
successivamente aggiornate, i testi sono ripresi dal Consuntivo
Ufficiale Pubblicazione Nazionale dell'anno 1928; trattano le leggi,
la loro storia, la natura delle stesse, i commenti ufficiali.
Benito Mussolini l'insonne artiere della Rivoluzione ben intuiva sin
d'allora il compito grandioso e tremendo che attendeva il Fascismo,
ben presagiva lo sforzo magnifico che era necessario compiere perchè
la nuova Italia (nuova nelle forme, ma più ancora nello spirito
animatore di cose grandi e possenti) potesse sorgere in cospetto
alle Nazioni del mondo a testimoniare la volontà imperitura della
razza degna oggi di raccogliere il retaggio spirituale dei suoi
eroi, dei suoi profeti, dei suoi martiri.
Lentamente, con opera assidua, instancabile, penetrante nelle intime
fibre della compagine nazionale, il Fascismo - sotto la guida del
suo Duce invitto - va effettuando l'opera di selezione, di
rinnovamento, di potenziamento della nostra stirpe, ed oggi - alla
distanza di soli sei anni dalla Marcia su Roma - già appaiono gli
effetti mirabili, ancorchè non definitivi, e già di un popolo
disgregato, avvelenato in parte dalle utopie sovversive, scettico
dell'avvenire, il Fascismo ha saputo fare una Nazione alacre,
compatta, disciplinata, fortemente unitaria che guarda al futuro con
occhio calmo e fiducioso, consapevole della forza e della saggezza
della mente che la guida e la protende verso le radiose immancabili
mète del suo destino. Scopo di queste pagine è di lumeggiare ciò che
il Regime ha compiuto in sei anni di potere. Chiara si delinea
l'architettura gigantesca del nuovo edificio che sulle rovine del
mondo democratico liberale la dottrina fascista senza tregua va
costruendo in Italia.
Ogni individuo pertanto «deve subordinare all'interesse dello Stato
il suo particolare interesse egoistico, perchè l'interesse di
quello, assicurando la disciplina necessaria allo sviluppo di tutte
le attività produttive è condizione indispensabile all'appagamento
di tutti gl' interessi individuali».
- LE LEGGI PER LA DIFESA DELLO STATO
Forte di questi
principi e con la mira precipua alla formazione di un potente Stato
unitario, il Fascismo impersonato in Benito Mussolini e nei suoi
collaboratori, iniziava la sua opera rivoluzionaria. Infranti i
partiti che operavano fuori della vita spirituale della Nazione,
esso cominciò ad esplicare un graduale processo di attività
legislativa per concretare in una serie di principi giuridici le
conquiste ideali del Fascismo. Pur riallacciandosi, per quanto era
possibile alle migliori tradizioni della nostra storia e della
nostra civiltà, il Fascismo fece opera essenzialmente
rivoluzionaria, creando nuovi rapporti fra gli elementi costitutivi
dello Stato e cercando di risolvere quei contrasti di classe che
rappresentano ancora la preoccupazione e l'assillo più vivo di tutti
i governi della terra.
Ma prima di descrivere i lineamenti del nuovo Stato corporativo che
la Rivoluzione va costruendo ed elaborando in tutti i suoi
particolari sarà opportuno di gettare un rapido sguardo sopra gli
altri elementi della vita statale a cui il Fascismo va dando nuovi
impulsi nell'intento di potenziare le forze della Nazione.
E cominciamo dalla legge sulle attribuzioni del Capo del Governo
Italiano. Con questa il potere esecutivo «rivendica a sè il diritto
di autoorganizzazione, già concesso del nostro costituzionalismo
parlamentare agli altri due poteri dello Stato».
«In sostanza la soluzione fascista, apparentemente « accentratrice
dispotica, si riconnette alla necessità « generale di epurare
l'orbita d'azione del potere esecutivo dalle irrazionali ingerenze
del Potere legislativo ». Non è la dittatura che si esprime nel
nuovo istituto, posto al vertice della piramide dei poteri dello
Stato; ma una vigorosa interpretazione dello spirito della
costituzione attraverso lo spirito della Rivoluzione, poichè, per
l'una e per l'altra, il solo Capo del Potere Esecutivo è il Re e al
Capo del Governo, responsabile della politica totalitaria della
Corona, spetta quindi il diritto di organizzare e modificare la
ripartizione degli affari amministrativi dello Stato".
- LA LEGGE CONTRO LA MASSONERIA
Alle leggi istituite
per la difesa dello Stato, appartiene quella contro la Massoneria,
per la quale il Governo fascista - primo fra tutti i governi del
mondo - ha preso coraggiosamente posizione contro la setta che con
le sue misteriose, sotterranee ingerenze minava l'indipendenza e la
libertà dello Stato. Ed è sopratutto in difesa della libertà sua
propria e di quella dei cittadini che esso ha assunto tale posizione
di lotta, non essendo pensabile che lo Stato supremo moderatore
della vita civile debba subire influenze e pressioni da parte di
poteri occulti che «tessano intorno agli organi più delicati,
attraverso i quali si adempiono le sue funzioni, fitte e subdole
reti di interessi, sovente poco utili, e che, comunque, non possono
e non debbono sovrapporsi od intersecarsi in quelli supremi della
Nazione».
Del resto pure ammettendo che, durante l'epoca del Risorgimento, la
Massoneria abbia svolto il suo utile compito storico patriottico, ai
nostri giorni essa costituiva un anacronismo che non poteva trovare
giustificazione veruna nelle esigenze politico-sociali dell'odierna
vita nazionale. La sua attività pertanto erasi ristretta da un lato
in un sistema grettamente utilitario ed egoistico di favoritismi
vicendevolmente concessi ai suoi adepti, dall'altro in un pericoloso
e vergognoso servilismo verso lo straniero.
- LA PENA DI MORTE - IL TRIBUNALE SPECIALE
La suprema necessità
della difesa dello Stato, contro qualunque assalto diretto ad
abbatterne o anche semplicemente sminuirne la potenza, ha poi
trovato il sussidio più saldo in quel complesso di leggi e di
disposizioni di carattere preventivo che hanno portato alla riforma
della legge di Pubblica Sicurezza e all'istituzione di corpi di
Polizia investigativa alle dipendenze dei comandi di legione della
Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Nell'ordine repressivo invece sono da menzionare quattro
provvedimenti importantissimi: lo scioglimento di tutti i partiti
sovversivi, la sospensione dei giornali pericolosi per l'ordine
pubblico, per la tranquillità dello Stato; la proroga per altri
quattro anni della legge per l'epurazione della burocrazia, e
l'istituzione della pena di morte.
Per l'articolo 1° di questa legge, la pena di morte è comminata a
chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l' integrità o la
libertà personale del Re, del Reggente, della Regina, del Principe
Ereditario o del Capo del Governo. Per l'articolo 2° sono egualmente
puniti con la pena di morte i delitti contro la sicurezza dello
Stato, i crimini, in genere, di alto tradimento.
Gli altri articoli non concernono la pena capitale, sebbene si
riferiscono a provvedimenti eccezionali «atti a fronteggiare, con
l'esemplarità del magistero punitivo, reati connessi ai precedenti».
L'articolo 4° reprime l'attività criminosa delle organizzazioni
sovversive, l'articolo 5° punisce il cittadino che, fuori del
territorio dello Stato diffonde comunica voci e notizie false,
esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato, per
modo da menomarne il credito o il prestigio all'estero, o svolge
comunque un'attività tale da recare nocumento agl'interessi
nazionali.
Degno di nota è infine l'articolo 7° che istituisce un Tribunale
speciale per i delitti contro la sicurezza dello Stato, formato da
un Presidente e da cinque giudici scelti, quello tra gli ufficiali
generali delle forze armate dello Stato, questi fra i consoli della
Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Il Tribunale è unico
per tutto il Regno, ma può dividersi in più sezioni e può tenere le
sue udienze tanto nella sede assegnatagli quanto in qualunque Comune
del Regno. Si tratta in fondo di un Tribunale militare ed è logico
pertanto che esso segua le norme della procedura penale militare.
(NOTA: i processati furono 10.215 di cui 5.619 condannati a 3
ergastoli e 27.735 anni di carcere. Furono emanate 42 sentenze di
morte di cui 31 eseguite. Tra le condanne a morte eseguite 26 erano
croati accusati di terrorismo. Dal 1933 al 1940 nessuna condanna a
morte fu pronunciata per reati politici. Ma dopo questa data e poi
con un decreto legge del 30 novembre 1942, n. 1365, la pena di morte
venne estesa per taluni reati emersi in tempo di guerra. Il 25
luglio del '43 in Italia c'erano 29 oppositori al confino, in
un'isola con rifornimento di beni primari dove potevano conversare,
discutere, ma anche organizzarsi per ottenere dalla direzione della
colonia determinate concessioni personali o collettive quali visite
dei parenti, ricongiungimento col coniuge, biblioteche, centri di
ristoro, di studio e di ricreazione, mense comuni e uno "stipendio"
di 10 lire alla settimana, circa la paga giornaliera di un operaio).
- LE RIFORME FINANZIARIE
Nel Governo, il
Fascismo ha dato un nuovo assetto alla Finanza Italiana. L'avvento
del Fascismo al Potere segna anche per le finanze, come per tante
altre cose, l'inizio di un intenso periodo ricostruttivo, i cui
risultati appaiono evidenti anche per un osservatore superficiale.
"C'era - ha scritto A. De Stefani - un bilancio in disavanzo e lo si
doveva equilibrare; c'era un debito pubblico e lo si doveva pagare;
c'era una moneta svalutata e la si doveva rivalutare. C'era il
disordine e la pluralità dei comandi, si doveva ristabilire l'ordine
e l'unità del Comando".
Ecco tracciati, in poche parole i fini che il Governo Nazionale
doveva sforzarsi di raggiungere, ecco espresso, nelle più semplici
formule, tutto il programma del risanamento finanziario che urgeva
effettuare nell'interesse supremo della ricostruzione nazionale.
Al risanamento del bilancio "si pervenne mediante una complessa
opera di riorganizzazione economica delle pubbliche amministrazioni,
la selezione della burocrazia, la migliore valorizzazione delle
aziende statali e, principalmente, mediante la revisione del sistema
tributario, disorganizzato dalla precedente politica fiscale, specie
del dopo-guerra, che fu influenzata da criteri politici e
demagogici, più che da criteri economici". Anche la sistemazione dei
debiti contratti all'estero per causa della guerra, ha avuto una
onorevole e soddisfacente soluzione. Dagli Stati Uniti l'Italia ha
ottenuto il trattamento di favore accordato alle Nazioni che
l'avevano preceduta nelle trattative. Tale trattamento ha
significato un abbuono di oltre 100 milioni di dollari d' interessi,
restando fissato il debito capitale dell' Italia in 2042 milioni di
dollari.
Per quanto riguarda l'Inghilterra, l'Italia si è obbligata a pagare
62 annualità che, dopo un primo pagamento di 2 milioni di sterline,
attraverso due scaglioni di 4 milioni e 4.1/4 milioni di sterline,
raggiungono al settimo esercizio l'ammontare di 4 milioni e mezzo di
sterline, che rimane costante sino alla fine del 62° anno. La somma
totale che l'Italia verrà a pagare nel corso di 62 anni sarà di 277
milioni circa di sterline. Così il pauroso debito complessivo dell'
Italia che si elevava a circa 130 miliardi di lire, è stato ridotto
a circa 18 miliardi di lire, in valore attuale, da pagarsi in 62
anni.
Alla politica monetaria, che è riuscita a tradurre in atto l'impegno
del Primo Ministro di difendere validamente la Lira (« la lira che è
il segno della nostra economia, il simbolo dei nostri lunghi
sacrifici e del nostro tenace lavoro ») e di restituirle il suo
adeguato valore si riferiscono vari provvedimenti come
l'unificazione degli istituti di emissione, e l'adozione di un piano
di deflazione opportunamente armonizzato alle esigenze
dell'organismo economico nazionale.
La volontà poi del Governo Fascista di condurre la Nazione ad
attingere in se stessa nella misura più elevata i mezzi da servire
alla ricostruzione nazionale, ha portato alla grande operazione
finanziaria del Prestito del Littorio con la quale si è provveduto,
non solo al consolidamento del debito fluttuante, ma alla
contemporanea emissione per sottoscrizione pubblica di un nuovo
titolo consolidato 5 %.
- LA POLITICA TRIBUTARIA
La politica
tributaria del Governo Fascista "si è ispirata al concetto di
equamente distribuire gli oneri fra le varie categorie dei
contribuenti, in modo da non contrarre il rendimento economico
privato della Nazione, ma di aumentare l'efficacia liberando dagli
impacci i congegni della produzione e dello scambio ed attraendo
nell'economia nazionale i capitali esteri".
Il Governo Fascista ha affrontato il problema tributario come un
problema di accertamento, di semplicità, di economicità e di
generali. Dopo avere rafforzato gli organi di accertamento, di
valutazione, di controllo, si sono stroncate tutte le evasioni
legali e tutte le forme ingiustificate di protezionismo finanziario.
È stata così raggiunta la semplificazione tributaria.
Le dieci imposte dirette sul reddito si sono ridotte a quattro
soltanto; le tre antiche: ricchezza mobile, terreni e fabbricati a
cui si aggiunge la nuova imposta complementare sul reddito
complessivo del contribuente, a base moderatamente progressiva e
congegnata in modo da tener conto delle condizioni personali del
contribuente. Fra i più recenti provvedimenti tributari è da
segnalarsi l'imposta sui celibi (dai 25 ai 65 anni) istituita col R.
Decreto-Legge 19 dicembre 1926 a decorrere dal 10 gennaio 1927. Il
provvedimento, oltre un evidente carattere morale, ha anche e
sopratutto una portata fiscale, come è detto nella relazione del
Capo del Governo, in quanto il bilancio statale non ha mezzi
sufficienti per potere adeguatamente provvedere agli innumerevoli
bisogni della beneficenza e fra tali bisogni quelli relativi alla
protezione della maternità e dell'infanzia, affidate all' Ente
Nazionale di recente istituzione, sono certamente i più essenziali,
giacchè toccano le basi stesse della famiglia.
È parso quindi logico e naturale che, allo scopo di procurarsi i
mezzi necessari, tutti i cittadini i quali, non avendo una famiglia
propria, non hanno assunto gli oneri ad essa corrispondenti,
venissero chiamati a dare il loro contributo a favore delle madri e
dei fanciulli che non trovano nelle loro famiglie una sufficiente
protezione materiale e morale. I celibi però che possiedono redditi
devono integrare la somma di imposta fissa con una contribuzione a
base progressiva, commisurata sul reddito complessivo, per far sì
che ciascuno paghi in base alla propria ricchezza, per quel
principio di giusta distribuzione che specialmente in questo caso
doveva essere rigorosamente rispettato.
- L ' ORDINAMENTO CORPORATIVO DELLO STATO
Disse Benito
Mussolini nel suo discorso di Napoli, il 24 ottobre 1922: "Noi
vogliamo la grandezza della Nazione nel senso materiale e
spirituale. Ecco perchè noi facciamo del Sindacalismo. Noi non lo
facciamo perchè crediamo che la massa, in quanto numero, in quanto
quantità, possa creare qualche cosa di duraturo nella storia. Questa
mitologia della bassa letteratura socialista noi la respingiamo. Ma
le masse laboriose esistono nella Nazione, sono gran parte della
Nazione, sono necessarie alla vita della Nazione ed in pace ed in
guerra. Respingerle non si può e non si deve. Educarle si può e si
deve: proteggere i loro giusti interessi si può e si deve".
Ecco come il Duce, alla vigilia della Marcia su Roma, intuiva ed
affermava energicamente l'importanza del problema la cui soluzione
costituisce quanto di più geniale e originale ha saputo creare lo
spirito della Rivoluzione Fascista. E oggi, a sei anni di distanza
da quella data, noi dobbiamo riconoscere che le promesse del Duce
sono state mantenute ed attuate appieno mercè la nuova legislazione
del lavoro che, trasformando dalle fondamenta la costituzione dello
Stato Italiano "mira -come dice G. Arias- a risolvere insieme il
problema sociale della collaborazione fra le classi e quello
politico del migliore regime rappresentativo". Prima fra tutte le
Nazioni del mondo l'Italia ha dunque dato a se stessa una legge del
lavoro e della produzione. Questa legge ha per capisaldi il
riconoscimento giuridico dei Sindacati e l'istituzione della
magistratura del lavoro. Contro l'agnosticismo dello Stato liberale
che si disinteressava, in massima, dei rapporti fra capitalisti e
operai, contro l'intervento partigiano del socialismo che, nel nome
e nell'interesse esclusivo di una classe, tentava con la violenza
d'impossessarsi dello Stato, il Fascismo, contemperando le giuste
esigenze dei lavoratori e dei datori di lavoro le armonizza in vista
degli interessi supremi della collettività e della produzione
nazionale. E così la lotta di classe si regola e si trasforma in
collaborazione di classe. Il principio della rappresentanza
sindacale è attuato dalla legge fascista col riconoscimento
giuridico di un solo sindacato per ogni categoria di lavoratori e di
datori di lavoro. Questa unità sindacale riesce senza dubbio
benefica a tutte le categorie di produttori, giacchè, come è stato
osservato, possono più agevolmente intendersi tra loro due forti
organismi rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro che
una serie di organizzazioni contrastanti e in concorrenza,
obbedienti a inevitabili speculazioni politiche.
I sindacati riconosciuti hanno la piena personalità giuridica, una
vera personalità di diritto pubblico, in quanto - secondo la legge -
essi rappresentano legalmente tutti i datori di lavoro, lavoratori,
artisti e professionisti della categoria, per cui sono costituiti,
vi siano o non vi siano iscritti, nell'ambito della circoscrizione
territoriale ove operano. E come logica conseguenza dell'unica
rappresentanza sindacale, i soli sindacati legalmente riconosciuti
possono stipulare i contratti collettivi di lavoro, i quali hanno
effetto rispetto a tutti gli appartenenti alla categoria, siano o
non siano iscritti a quei sindacati.
Se l'organizzazione sindacale e l'organizzazione di categoria,
comprendente per ciascuna categoria - come dice il Ministro Rocco -
solo datori di lavoro o solo lavoratori, l'organizzazione
corporativa riunisce i fattori della produzione "ricomponendo quella
unità economica e morale che i Sindacati per la loro stessa natura
non possono garantire e talvolta compromettono".
La corporazione adunque (risultato della fusione delle associazioni
di lavoratori e di datori di lavoro riunite mediante organi centrali
di collegamento con una superiore gerarchia comune) "è destinata a
risolvere i problemi tecnici ed economici della industria,
coordinando, proteggendo e stimolando le iniziative, sotto la
vigilanza dello Stato, interprete dell'interesse nazionale".
In vista della loro straordinaria importanza le corporazioni sono
considerate dalla legge come organi di Stato. Nella sfera del
diritto pubblico non esistono che le associazioni riconosciute, ma
in quella del diritto privato, sebbene entro limiti assai ristretti,
anche le altre possono continuare a svolgere, come gruppi
collettivi, la loro attività giuridica, anche se prive di
personalità. Per l'articolo 11 della legge sindacale sono poi
vietate - sotto la minaccia di gravi sanzioni - le associazioni
ufficiali, sottufficiali e soldati del Regio Esercito, della R.
Marina, della R. Aeronautica e degli altri corpi armati dello Stato,
delle province, dei comuni, le associazioni di magistrati
dell'ordine giudiziario e amministrativo, di professori, di istituti
di istruzione superiore e media, di funzionari, impiegati e agenti
dipendenti dai Ministeri dell' Interno, degli Esteri e delle
Colonie. Il divieto non concerne peraltro quelle associazioni
costituite non per difesa d'interessi di categoria, ma per fini di
previdenza, mutua assistenza, educazione e cultura. In quest'ordine
di cose rientrerebbe, ad esempio, il Gruppo Fascista della Scuola -
che vuole essere la milizia spirituale del Fascismo nel campo della
cultura nazionale - destinato ad accogliere tutti coloro che,
forniti di laurea o di diploma di istituto superiore svolgono la
loro attività, in forma pubblica o privata nell'ambito
dell'istruzione media e superiore.
La magistratura
del lavoro
I sindacati esistenti sotto i passati Governi, si erano venuti
contrapponendo allo Stato, perseguivano fini in pieno contrasto con
gli interessi e con le idealità nazionali. E merito della dottrina
fascista aver creato il suo sindacalismo, che la legislazione ha poi
intimamente e definitivamente inserito nella vita dello Stato.
Questo infatti, pur lasciando ai cittadini la libertà delle
iniziative svolgentisi nella cerchia delle supreme esigenze della
Nazione, "vigila, controlla, sorregge. Vuole che il popolo tutto in
tutte le sue attività produttrici, obbedisca a un indirizzo che non
può non essere unitario, perchè deve essere forte di tutti i
consensi e di tutte le forze di fronte alla lotta, inevitabile,
delle Nazioni, ancora più grave oggi di prima della guerra".
Conseguenza logica dei principi sin qui esposti è il divieto che la
nuova giurisprudenza fa della serrata e dello sciopero definiti
dalla legge come reati variamente punibili a seconda dei casi. Sotto
questo rispetto la legislazione italiana rappresenta un grande
progresso in quanto tende a conciliare gl'interessi nazionali con
quelli individuali, prevenendo i tentativi dell'individuo di
sovrapporsi alla collettività.
Per regolare gli eventuali conflitti fra capitale e lavoratori è
stata istituita la «magistratura del lavoro». Bene osserva, Gino
Arias, che tale magistratura rappresenta «la sostituzione della
giustizia di Stato alla giustizia privata nelle controversie del
lavoro. Non è l'arbitrato obbligatorio, nel quale la questione si
dibatte fra i delegati delle parti in conflitto e il terzo arbitro,
sia pure, quest'ultimo, in rappresentanza dello Stato, come se
interesse prevalente e quasi esclusivo fosse quello dei due
contendenti. È lo Stato che si sovrappone ai privati, avoca a sè la
controversia e la decide secondo equità....
« La giustizia fra le classi diventa giustizia di Stato. È veramente
una grande conquista, forse la più grande da quando la giustizia
penale divenne anch'essa da giustizia privata giustizia di Stato ».
"Tutte le controversie relative alla disciplina dei rapporti
collettivi di lavoro, - dice l'art. 13, - che concernono sia
l'applicazione dei contratti collettivi o di altre norme esistenti,
sia la richiesta di nuove condizioni di lavoro, sono di competenza
delle Corti di Appello, funzionanti come magistratura del lavoro". "
Per il funzionamento delle Corti d'Appello come magistratura del
lavoro - aggiunge l'art. 14 - è costituita presso ognuna delle 16
Corti d'Appello, una speciale sezione a cui sono aggregati di volta
in volta due cittadini esperti nei problemi della produzione dell
lavoro, scelti dal primo presidente in un albo formato secondo le
norme stabilite nel regolamento legislativo. Questi cittadini
chiamati a funzionare da esperti debbono aver compiuta l'età di 25
anni, essere di condotta specchiatissima ed illibata e forniti di
laurea universitaria o di altro titolo di studio equivalente, fatta
solo eccezione a favore di coloro che per l'esercizio effettivo di
una determinata attività abbiano acquistato, in questa, fama di
singolare perizia». E' evidente che la Magistratura del lavoro può
sussistere soltanto in Italia, perchè qui il Fascismo, creando una
forte organizzazione sindacale, ha stabilito le premesse di fatto
necessarie alla sua costituzione". Il Times - il più importante
forse dei giornali inglesi - ebbe a scrivere che l'Italia con la
creazione del nuovo istituto inizia un esperimento sociale di vasta
portata che deve essere considerato da tutto il mondo con molta
attenzione. La legislazione australiana, che veniva fino ad ora
considerata come la più progredita nei problemi del lavoro,
prevedeva solo un arbitrato obbligatorio nelle contese fra capitale
e lavoro. La nuova legislazione Italiana è assai più avanzata e
complessa. Essa sottomette capitale e lavoro ad una superiore
autorità statale che amministra la giustizia.
Il Ministero
delle Corporazioni
All'ardita riforma dello Stato in senso sindacalista si riconnette
l'istituzione del nuovo Ministero delle Corporazioni, cui spetta
l'amministrazione diretta dei Sindacati, considerati d'ora in poi
organi di diritto pubblico. Il Ministero delle Corporazioni, creato
con R. Decreto 1° luglio 1926, ha un Ministro e un Sottosegretario
di Stato. Secondo le disposizioni dell'art. 1 al Ministro e, sotto
la sua direzione, ai Prefetti delle Provincie, sono affidate tutte
le funzioni di organizzazione, coordinazione e controllo che
spettano al Governo per la legge fondamentale sulla disciplina
giuridica dei contratti collettivi di lavoro, e delle relative norme
di attuazione. Presso il nuovo Ministero è costituito il Consiglio
Nazionale delle Corporazioni.
Il Consiglio si compone del Ministro che lo presiede, del Sotto
Segretario di Stato, del Direttore generale del
lavoro al Ministero
dell'Economia nazionale e di un rappresentante di ciascuno degli
altri Ministeri, di due rappresentanti per ciascuna delle
Confederazioni sindacali nazionali legalmente riconosciute, di un
rappresentante per ciascuna Confederazione generale dei datori di
lavoro e di quella dei lavoratori legalmente riconosciute, di un
rappresentante dell' Opera Nazionale per la maternità e l'infanzia.
Ben a ragione è stato osservato che "tale Consiglio, chiamato a dar
parere su ogni questione che gli venga sottoposta dal Ministro delle
Corporazioni, può considerarsi una geniale reincarnazione di un
glorioso istituto fiorito nel nostro Rinascimento: la Consulta delle
Arti. Naturalmente con le infinite varianti determinate dal mutato
clima storico e sociale".
- LA CARTA DEL LAVORO
Lo spirito del
regime corporativo, che mira a fondere in una piena armonia di
intenti e di opere tutte le forze produttive del Paese, è
mirabilmente espresso da quella Carta del Lavoro la quale racchiude
in una poderosa sintesi i principi basilari del nuovo ordinamento
economico nazionale. Nel Gran Consiglio del gennaio 1927 fu
stabilito che la Carta del Lavoro sarebbe stata promulgata il 21
aprile del medesimo anno. La promessa fu mantenuta. Dopo «tre mesi
di paziente lavoro di raccolta, di coordinamento e di studi su
memorie, dati e rapporti, dopo 4 ore di ampia e cordiale disamina
nella seduta del Gran Consiglio, il documento - veramente storico -
è stato redatto e approvato nel testo rielaborato frase per frase
dal Duce. La «Carta del Lavoro» - voluta e ispirata dal Capo del
Governo e Duce del Fascismo - è e rimarrà il titolo massimo di
nobiltà, di orgoglio, di fede della Rivoluzione Fascista e un
esempio per le altre Nazioni civili".
Il 21 aprile 1927, celebrandosi il Natale di Roma e la Festa
Italiana del Lavoro, il Gran Consiglio Fascista presieduto da Benito
Mussolini, Capo del Governo e Duce del Fascismo, promulgò la « Carta
del Lavoro » la quale costituisce uno degli atti fondamentali della
Rivoluzione Fascista.
Ne riportiamo il testo perchè si tratta di un documento, che, per la
sua brevità e l'alta sua importanza, è necessario sia conosciuto
integralmente.
DELLO STATO
CORPORATIVO E DELLA SUA ORGANIZZAZIONE
1. - La Nazione Italiana è un organismo avente fine, vita, mezzi di
azione superiore a quelli degli individui divisi o raggruppati che
lo compongono. È una unità morale, politica ed economica che si
realizza integralmente nello Stato fascista.
2. - Il lavoro sotto le sue forme intellettuali, tecniche e manuali
è un dovere sociale. A questo titolo e solo a questo titolo è
tutelato dallo Stato.
3. - L'organizzazione professionale (o sindacale) è libera. Ma solo
il sindacato riconosciuto legalmente, e sottoposto al controllo, ha
il diritto di rappresentare legalmente tutta la categoria di datori
di lavoro per cui è costituito ; di tutelarne di fronte allo Stato o
alle altre associazioni professionali, gli interessi ; di stipulare
contratti collettivi di lavoro obbligatori tutti gli appartenenti
alla categoria ; di imporre loro contributi e di esercitare,
rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.
4. - Nel contratto collettivo di lavoro trova la sua espressione
completa la solidarietà tra i vari fattori della produzione,
mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di
lavoro e dei lavoratori e la loro subordinazione agli interessi
superiori della produzione.
5. - La magistratura del lavoro è l'organo con cui lo Stato
interviene a regolare le controversie del lavoro sia che vertano
sull'osservanza dei patti e delle altre norme esistenti, sia che
vertano sulla determinazione di nuove condizioni di lavoro.
6. - Le associazioni professionali legalmente riconosciute,
assicurano l'eguaglianza giuridica tra i datori di lavori e i
lavoratori, mantengono la disciplina della produzione del lavoro e
ne promuovono il perfezionamento. Le corporazioni costituiscono
l'organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne
rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa
integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione
nazionale, le corporazioni sono dalla legge riconosciute come organi
dello Stato.
7. - Lo Stato corporativo considera la iniziativa privata nel campo
della produzione come lo strumento più efficace e più utile
nell'interesse della Nazione. L'organizzazione privata della
produzione, essendo una funzione d'interesse nazionale,
l'organizzatore dell'impresa è responsabile dell'indirizzo della
produzione di fronte allo Stato. Dalla collaborazione dello forze
produttive deriva fra esse reciprocità di diritti e di doveri. Il
prestatore d'opera, tecnico, impiegato, od operaio, è un
collaboratore attivo dell'impresa economica, la direzione della
quale spetta al datore di lavoro che ne ha le responsabilità.
8. - Le associazioni professionali di datori di lavoro hanno obbligo
di promuovere in tutti i modi l'aumento e il perfezionamento della
produzione e la riduzione dei costi. Le rappresentanze di coloro che
esercitano una libera professione o un'arte e le associazioni di
pubblici dipendenti concorrono alla tutela degli interessi
dell'arte, della scienza e delle lettere, al perfezionamento della
produzione e al conseguimento dei fini morali dell'ordinamento
corporativo.
9. - L'intervento dello Stato nella produzione economica ha luogo
soltanto quando manchi o sia insufficiente l'iniziativa privata o
quando siano in giuoco interessi politici dello Stato. Tale
intervento può assumere la forma del controllo, dell'
incoraggiamento e della gestione diretta.
10. - Nelle controversie collettive del lavoro l'azione giudiziaria
non può essere intentata se l'organo corporativo non ha prima
esperito il tentativo di conciliazione. Nelle controversie
individuali concernenti l'interpretazione e l'applicazione dei
contratti collettivi di lavoro, le associazioni professionali hanno
facoltà di interporre i loro uffici per la conciliazione. La
competenza per tali controversie è dovuta alla Magistratura
ordinaria con l'aggiunta di assessori designati dalle associazioni
professionali interessate.
DEL CONTRATTO DI
LAVORO E DELLE GARANZIE DEL LAVORO
11. - Le associazioni professionali hanno l'obbligo di regolare,
mediante contratti collettivi, i rapporti di lavoro fra le categorie
di datori di lavoro e di lavoratori che rappresentano.
Il contratto collettivo di lavoro si stipula fra associazioni di
primo grado sotto la guida e il controllo delle organizzazioni
centrali, salva la facoltà di sostituzione da parte
dell'associazione di grado superiore, nei casi previsti. dalla legge
e dagli statuti.
Ogni contratto collettivo di lavoro, sotto pena di nullità, deve
contenere norme precise sui rapporti disciplinari, sul periodo di
prova, sulla misura o sul pagamento della retribuzione, sull'orario
di lavoro. 12. - L'azione del sindacato, l'opera conciliativa degli
organi corporativi e la sentenza della Magistratura del lavoro
garantiscono la corrispondenza del salario alle esigenze normali
della vita, alle possibilità della produzione e al rendimento del
lavoro. La determinazione del salario è sottratta a qualsiasi norma
generale e affidata all'accordo delle parti nei contratti
collettivi.
13. - I dati rilevati dalle pubbliche amministrazioni, dall'Istituto
Centrale di Statistica e dalle Associazioni professionali legalmente
riconosciute circa le condizioni della produzione e del lavoro e la
situazione del mercato monetario e le variazioni del tenore di vita
dei prestatori d'opera, coordinati ed elaborati dal Ministero delle
Corporazioni, daranno il criterio per contemperare gli interessi
delle varie classi fra di loro e di queste coll' interesse superiore
della produzione.
14. - La retribuzione deve essere corrisposta nella forma più
consentanea alle esigenze del lavoratore e dell'impresa. Quando la
retribuzione sia stabilita a cottimo e la liquidazione dei cottimi
sia fatta a periodi superiori alla quindicina, sono dovuti adeguati
acconti quindicinali o settimanali.
Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici viene
retribuito con una percentuale in più, rispetto al lavoro diurno.
Quando il lavoro sia retribuito a cottimo le tariffe di cottimo
devono essere determinate in modo che all'operaio laborioso, di
normale capacità lavorativa, sia consentito di conseguire un
guadagno minimo oltre la paga base.
15. - Il prestatore d'opera ha diritto al riposo settimanale in
coincidenza con le domeniche. I contratti collettivi applicheranno
il principio tenendo conto delle norme di legge esistenti, delle
esigenze tecniche delle imprese, e nei limiti di tali esigenze
procureranno altresì che siano rispettate le festività civili e
religiose, secondo le tradizioni locali. L'orario di lavoro dovrà
essere scrupolosamente ed intensamente osservato dal prestatore
d'opera.
16. - Dopo un anno di ininterrotto servizio il prestatore d'opera
nelle imprese a lavoro continuo, ha diritto ad un periodo annuo di
riposo feriale retribuito.
17. - Nelle imprese a lavoro continuo, il lavoratore ha diritto, in
caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza
sua colpa, ad una indennità proporzionata agli anni di servizio.
Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore.
18. - Nelle imprese a lavoro continuo, il trapasso dell'Azienda non
risolve il contratto di lavoro ed il personale ad essa addetto
conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare. Egualmente
la malattia del lavoratore che non ecceda una determinata durata non
risolve il contratto di lavoro. Il richiamo alle armi o in servizio
della M. V. S. N. non è causa di licenziamento.
19. - Le infrazioni alla disciplina e gli atti che perturbino il
normale andamento dell'azienda commessi dai prenditori di lavoro,
sono puniti, secondo la gravità della mancanza, con la multa, con la
sospensione dal lavoro e per i casi più gravi con il licenziamento
immediato senza indennità. Saranno specificati i casi in cui
l'imprenditore può infliggere la multa o la sospensione o il
licenziamento senza indennità.
20. - Il prestatore di opera di nuova assunzione è soggetto ad un
periodo di prova, durante il quale è reciproco il diritto alla
risoluzione del contratto col solo pagamento della retribuzione per
il tempo in cui il lavoro è stato effettivamente prestato.
21. - Il contratto collettivo di lavoro estende i suoi benefici e la
sua disciplina anche ai lavoratori a domicilio. Speciali norme
saranno dettate dallo Stato per assicurare la polizia e l'igiene del
lavoro a domicilio.
DEGLI UFFICI DI
COLLOCAMENTO
22. - Soltanto lo Stato può accertare e controllare il fenomeno
della occupazione dei lavoratori, indice complesso delle condizioni
della produzione e del lavoro.
23. - L'Ufficio di collocamento a base paritetica è sotto il
controllo degli organi corporativi. I datori di lavoro hanno
l'obbligo di assumere i prestatori d'opera pel tramite di detti
uffici. Ad essi è data facoltà di scelta nell'ambito degli iscritti
negli elenchi, con preferenza a coloro che appartengono al Partito e
ai Sindacati Fascisti, secondo la loro anzianità di iscrizione.
24. - Le associazioni professionali di lavoratori hanno l'obbligo di
esercitare una azione selettiva fra i lavoratori, diretta a elevarne
sempre di più la capacità tecnica e il valore morale.
25. - Gli organi corporativi sorvegliano perchè siano osservate le
leggi sulla prevenzione degli infortuni e sulla polizia del lavoro
da parte dei singoli soggetti alle associazioni collegate.
DELLA PREVIDENZA,
DELL'ASSISTENZA, DELLA EDUCAZIONE E DELLA ISTRUZIONE
26. - La previdenza è un'alta manifestazione del principio di
collaborazione. Il datore di lavoro e il prestatore d'opera devono
concorrere proporzionalmente agli oneri di essa. Lo Stato, mediante
gli organi corporativi e le associazioni professionali, procurerà di
coordinare e di unificare, quanto più è possibile, il sistema e gli
Istituti della Previdenza.
27. - Lo Stato Fascista si propone:
1° il perfezionamento dell'assicurazione Infortuni ;
2° il miglioramento e l'estensione dell'assicurazione maternità ;
3° l'assicurazione delle malattie professionali e della tubercolosi
come avviamento all'assicurazione generale contro tutto le malattie
;
4° il perfezionamento dell'assicurazione contro la disoccupazione
involontaria ;
5° l'adozione di forme speciali assicurative dotalizie per i giovani
lavoratori.
28. - È compito delle associazioni di lavoratori la tutela dei loro
rappresentati nelle pratiche amministrative e giudiziarie relative
all'Assicurazione infortuni e alle assicurazioni sociali ;
Nei contratti collettivi di lavoro sarà stabilita, quando sia
tecnicamente possibile, la costituzione di casse Mutue per malattia
col contributo dei datori e dei prestatori di opera da amministrarsi
da rappresentanti degli uni e degli altri, sotto la vigilanza degli
organi corporativi.
29. - L'assistenza ai propri rappresentanti, soci e non soci, è un
diritto e un dovere delle associazioni professionali. Queste debbono
esercitare direttamente le loro funzioni di assistenza, nè possono
delegarle ad altri enti od istituti se non per obiettivi d'indole
generale, eccedenti gli interessi delle singole categorie. 30. -
L'educazione e l'istruzione specie l'istruzione professionale, dei
loro rappresentati, soci e non soci, è uno dei principali doveri
delle associazioni professionali. Esse devono affiancare l'azione
delle Opere nazionali relative al Dopolavoro e delle altre
iniziative di educazione.
La Carta del Lavoro è ispirata a tutto il pensiero politico
Mussoliniano e al sindacalismo che Egli ha portato, dalle vicende
storiche e dottrinarie dell'anteguerra e della guerra e della
rivoluzione, a fondamento dello Stato Fascista : grandezza della
Nazione, elevazione del lavoro in tutte le sue manifestazioni,
elevazione dell'associazione professionale (sindacato) alla dignità
di pubblico istituto, subordinazione dell'attività individuale
all'interesse della Nazione (tutto nello Stato, nulla fuori e contro
lo Stato), parità giuridica delle categorie di fronte allo Stato,
collaborazione tra le forze dell'economia nazionale, incremento
della produzione, intervento utile e sapiente dello Stato nei
rapporti del lavoro e nelle attività economiche, miglioramento delle
condizioni fisiche, economiche, culturali, professionali e
spirituali delle masse lavoratrici attraverso una perfezionata
legislazione sociale, sono i punti basilari su cui si erge -
mirabile nella concezione - la nuova struttura politica (giuridica
ed economica) dettata dalla Carta del Lavoro. I principi contenuti
nella Carta del Lavoro hanno valore di legge in virtù di
deliberazione del Gran Consiglio Fascista ed hanno trovato
attuazione e applicazione di fatto nella legislazione sociale e del
lavoro e in altre manifestazioni dell'attività nazionale sindacale.
Dopo un'affermazione di natura politica e morale intorno agli
elementi Nazione e Lavoro, essi principi regolano in senso
giuridico, economico e amministrativo l'ordinamento sindacale e
corporativo, i rapporti del lavoro, l'intervento dello Stato
nell'economia nazionale, l'impiego della mano d'opera, l'assistenza,
la previdenza, l'educazione (specie professionale) dei lavoratori.
Economia
Corporativa
Dice la VI dichiarazione della Carta del lavoro «Le corporazioni
costituiscono l'organizzazione unitaria delle forze della produzione
e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa
integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione
interessi nazionali, le corporazioni sono dalla legge riconosciute
come organi di Stato».
Bene a proposito ha commentato S. E. Bottai, nella sua illustrazione
della Carta del Lavoro, che « con la corporazione, siamo fuori e
oltre l'organizzazione e la stessa idea sindacale, e che con essa si
entra nel meccanismo corporativo e si realizza l'idea corporativa,
per cui lo Stato, inquadrate tutte le forze della produzione nelle
gerarchie sindacali, mira a utilizzare gli organismi risultati ai
fini superiori della produzione nazionale raccoglie cioè le
rappresentanze delle varie attività concorrenti al fenomeno
produttivo, le cerne e le distribuisce in consessi tecnici (le
corporazioni) e dal loro contatto intelligente mira a trarre
vantaggi per il fenomeno produttivo medesimo.
Particolare importanza ha poi la dichiarazione IX «L'intervento
dello Stato nella produzione economica ha luogo soltanto quando
manchi o sia insufficiente l'iniziativa privata o quando siano in
giuoco interessi politici dello Stato. Tale intervento può assumere
la forma del contratto dell' incoraggiamento o della gestione
diretta». Non è più, come si vede in questa affermazione, lo Stato
liberale che lascia tutto fare senza nè favorire nè aiutare le buone
iniziative, nè controllare o gestire quelle imprese che conviene
allo Stato, nell' interesse comune della Nazione, controllare o
gestire e non è più neppure lo Stato socialista che intende
collettivizzare i mezzi di produzione e - se comunista - anche di
consumo, soffocando ogni spirito di iniziativa, di emulazione e ogni
altra molla d'incremento al lavoro, alla produzione, al risparmio ;
ma è lo Stato Fascista che senza sostituirsi all'impresa privata, la
incoraggia, la sviluppa e, soltanto quando sia reputato necessario,
la gestisce direttamente.
Scriveva fin dal 1922 Mussolini sul Popolo d'Italia: «Sappiamo, dopo
quanto è avvenuto in Russia, che il passaggio dalla proprietà alla
collettività significa la creazione di uno Stato elefantiaco,
accentratore,
tirannico. La proprietà dopo essere stata statizzata, ritorna, in un
secondo tempo, ai gruppi e agli individui. Altrettanto dicasi della
gestione che da collettiva ritorna a base individuale con tutto
quello che comporta tale ripristinamento ».
Il Fascismo eleva così il lavoro, come la proprietà, a funzione di
doveri e vi attribuisce un'alta missione a servizio della Nazione.
Durata del lavoro
Negli anni che seguirono immediatamente la guerra Mussolini affermò
nei suoi scritti la necessità di adottare la durata massima di otto
ore di lavoro. Salito al Governo nell'ottobre 1922 egli diede
subito, cioè 15 marzo 1923, la legge sulle otto ore di lavoro e
l'Italia fu così la prima nazione a ratificare la convenzione di
Washington. Introdotta in tutti i contratti collettivi questa legge
è affermazione della politica che svolge il Regime Fascista a favore
delle classi operaie.
Lavoro delle
donne e dei fanciulli
Oggetto di studi, convenzioni e raccomandazioni da parte
dell'Organizzazione Permanente del lavoro, il lavoro delle donne e
dei fanciulli è stato oggetto delle cure del Governo Fascista
attraverso la legge fascista del 17 aprile 1925 che ha modificato e
perfezionato le precedenti leggi del 1910 e del 1923.
Prevenzione
infortuni e igiene del lavoro
Leggi fasciste sono quelle che approvarono e oggi regolano
l'Associazione nazionale per la prevenzione degli infortuni sul
lavoro (1926) e l'Associazione Nazìonale per il controllo della
combustione (1926), il R. Decreto 17 marzo 1928 circa la prevenzione
degli infortuni nelle imprese e nelle industrie, infine il
regolamento generale sull'igiene del lavoro emanato il 14 aprile
1928.
Le assicurazioni
La dichiarazione 27 della Carta del Lavoro è espressione eloquente
dei propositi che ispirano il regime in tutte le varie forme
assicurative, sebbene l'opera compiuta sia già vasta e
considerevole.
ASSICURAZIONE CONTRO
GLI INFORTUNI DELL' INDUSTRIA E DELL'AGRICOLTURA
Le norme che regolano queste forme assicurative rimontano al 1904 e
al 1917 ma sono state nel 1926 e nel 1927 adattate ai nuovi bisogni
e perfezionate secondo la dottrina fascista che è inspirata non ad
un principio paternalistico ma alla concezione superiore di
proteggere il lavoro e di restituire alla nazione energie
lavorative. Sicchè l'assicurazione costituisce più che un diritto un
obbligo, nell'interesse della Società.
ASSICURAZIONE CONTRO
L' INVALIDITÀ E LA VECCHIAIA
Anche in questo campo l' Italia provvede con larghezza di mezzi e
con grande interessamento mediante la Cassa Nazionale per le
assicurazioni sociali (già Istituto di Previdenza Sociale) regolata
dalla legge fascista del 30 dicembre 1923. Sono obbligati
all'assicurazione le persone di ambo i sessi che hanno compiuto
l'età di 15 anni e non superata quella di 65 e prestano l'opera loro
alle dipendenze di altre persone o di enti. Per la gente di mare
provvede la Cassa Invalidi della Marina Mercantile.
L'ASSICURAZIONE
MALATTIE
Sorta nei vari Stati più tardi delle altre questa recente forma di
assicurazione obbligatoria è stata introdotta anche in Italia dal
Regime Fascista il quale considera l'assicurazione contro le
malattie un dovere sociale più che un diritto e un interesse
individuale. Una Commissione è stata nominata l'anno scorso presso
il Ministero dell'Economia Nazionale per studiare e preparare la
nuova legge sull'assicurazione malattie secondo la 27a dichiarazione
contenuta nella Carta del Lavoro. Intanto, dopo 30 anni dacchè fu
invocato questo intervento statale, proprio quest'anno (1928) è
entrata in vigore la nuova legge fascista sull'assicurazione
obbligatoria contro la tubercolosi. Mentre il Ministero Interni
provvede alle direttive tecniche e alla coordinazione dei servizi
inerenti alla profilassi antitubercolare nonchè alla vigilanza sui
servizi stessi dando prova al recente congresso internazionale
contro la tubercolosi, testè svoltosi a Roma, dell'opera svolta dal
Governo Italiano anche in questo campo per la protezione della
razza, l'assicurazione, affidata alla Cassa Nazionale Assicurazioni
Sociali, ha per iscopo di provvedere a favore degli assicurati e
delle persone di loro famiglia, al ricovero in speciali luoghi di
cura a tipo sanatoriale e in istituzioni ospedaliere atte ad
assicurare un isolamento conveniente.
ASSICURAZIONE E
PROTEZIONE DELLA MATERNITÀ
In Italia l'Assicurazione Maternità sarà disciplinata fino al
perfezionamento enunciato nella Carta del Lavoro, dalla legge
fascista del 24 settembre 1924, per mezzo di una sezione speciale
della Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali.
Il Governo Fascista che vuole dare incremento alla natalità e vuole
curare le condizioni fisiche e morali della razza (sono noti gli
scritti e le dichiarazioni di Mussolini in questa materia) -
preoccupandosi saggiamente del
problema della maternità e dell'infanzia ha creato nel 1925 l'Opera
Nazionale per la protezione della maternità e della infanzia : Ente
parastatale cui sono affidati notevoli e delicati compiti di
assistenza, di protezione e di vigilanza.
ASSICURAZIONE CONTRO
LA DISOCCUPAZIONE INVOLONTARIA E UFFICIO COLLOCAMENTO
A parte il sistema di combattere la disoccupazione involontaria
mediante lavori pubblici, riconosciuti veramente utili (vedi i
recenti importanti lavori pubblici stabiliti dal Governo in tutta
Italia) e a parte il problema dell'emigrazione (interna ed esterna)
oggetto di apposite leggi dettate da una nuova concezione politica
del Regime, esiste una legge per l'Assicurazione contro la
disoccupazione involontaria creata nel 1919 modificata e meglio
regolata, recentemente, dal Governo fascista. Esiste poi, come già
vedemmo, una legge del 29 marzo 1928 che regola la domanda e
l'offerta della mano d'opera mediante uffici di collocamento. Questa
legge ha dato attuazione giuridica alle dichiarazioni 22 e 23 della
Carta del Lavoro.
PATRONATO NAZIONALE
PER L'ASSISTENZA SOCIALE
Istituito nel 1925 dalla Confederazione Nazionale dei Sindacati
Fascisti, allora Confederazione delle Corporazioni Fasciste, il
Patronato Nazionale per l'Assistenza Sociale, regolato recentemente
dal Decreto Ministeriale 24 dicembre 1927, svolge un'azione di
assistenza in applicazione delle leggi sociali di cui abbiamo fatto
cenno nelle pagine precedenti e fa opera di propaganda e di studio
per la diffusione e il perfezionamento della legislazione sociale e
collabora con gli organi incaricati della vigilanza e l'esecuzione
delle leggi.
Educazione e
istruzione
L'articolo XXX (ed ultimo della Carta del Lavoro) dice : «
L'educazione e l'istruzione, specie l' istruzione professionale dei
loro rappresentanti, soci e non soci, è uno dei principali doveri
delle Associazioni professionali. Esse devono affiancare le azioni
delle opere nazionali relative al Dopolavoro e altre iniziative di
educazione ». Si ha da queste affermazioni la sensazione di quanto
stia a cuore al Governo Fascista l'elevazione morale e la prepazione
professionale delle masse lavoratrici e come sia sua cura :
1) educare fisicamente e moralmente i giovani per farne forti
soldati in guerra e ottimi produttori in pace ;
2) preparare professionalmente il cittadino alla più perfetta
attività consona ai tempi per servire efficacemente, prima ancora
che sè stesso, la Patria ;
3) ricreare spiritualmente e ritemprare fisicamente, dopo il lavoro,
il cittadino che lavora e produce, per restituirlo sano e laborioso
alla vita della Nazione.
A tali principi s'informa la legislazione fascista la quale appunto
:
1) ha creato l'Opera Nazionale Balilla
2) ha unificato e riordinato l'istruzione professionale adeguandola
alle esigenze economiche della nazione ; 3) ha istituita l'Opera
Nazionale del Dopolavoro che rappresenta una delle istituzioni più
belle fra le molte create dal fascismo, ed è affidata alle cure
dello stesso Segretario del P. N. F. On. Turati.
Ecco la nuova Italia - rinnovellata nel lavoro - come l'hanno
vaticinata e voluta poeti, apostoli e martiri della nostra terra !
Ecco l'Italia della quale noi umili superstiti delle ultime guerre -
Libica e Austriaca - possiamo ora portare il nome con orgoglio e con
gioia davanti al mondo Italia Grande non solo nei suoi naturali
confini, nelle sue ricche tradizioni di arte e di gloria, nelle
bellezze del suo cielo e della sua natura, ma, finalmente, anche
nell'armonia delle sue opere quotidiane, nella purità delle sue
famiglie, nella santità del suo lavoro, rinnovellato, fecondo di
benessere e di progresso.
- L ' OPERA NAZIONALE DEL DOPOLAVORO
Come abbiamo testè
veduto, a proposito della Carta del Lavoro, lo Stato Fascista
insieme con l'inquadramento corporativo dei lavoratori e dei
protettori, ha rivolto cure specialissime alle opere di assistenza e
di educazione sociale, massime per le classi più umili che vengono
così tutelate non solo nelle loro condizioni economiche, ma altresì
nella loro vita morale e fisica. In questo campo la più grande
creazione dello Stato Fascista è senza dubbio l'Opera Nazionale del
Dopolavoro.
Essa fu istituita dal Governo Nazionale con decreto legge 10 maggio
1925, convertito in legge il 13 marzo 1926, legge alla quale furono
portate modifiche col R. D. 11 novembre 1926.
Di quest'ora ebbe a scrivere Benito Mussolini: «La sua importanza ai
fini
dell'educazione fisica ed intellettuale
delle classi lavoratrici è già grandissima e più aumenterà nel
futuro. La Nazione, intesa nel suo complesso di forze
politico-morali, non può prescindere dal destino delle moltitudini
che lavorano, poichè il suo interesse mediato e immediato, è di
inserirle, come più volte fu detto, nel suo destino e nella sua
storia. Altrettanto dicasi dei datori di lavori, i quali hanno un
interesse obbiettivo a tenere il più possibile alto il tenore di
vita dei loro operai, poichè significa maggiore tranquillità nelle
officine, maggiore e migliore rendimento delle prestazioni, quindi
maggiori possibilità di vincere la concorrenza altrui. Un
capitalista
intelligente non può sperar nulla dalla miseria. Ecco perchè i
capitalisti intelligenti non si occupano soltanto di salari, ma
anche di case, scuole, ospedali, campi sportivi per i loro operai».
- LA POLITICA
SULL ' INFANZIA
C' è bisogno di dire
che l'avvenire della razza - considerato in tutto il suo multiforme
e poliedrico aspetto - è uno di quei problemi che maggiormente
interessano e preoccupano la lungimirante azione del Fascismo?
Questo movimento di popolo, ideato dal genio di un Uomo che ha
saputo interpretare i bisogni, le aspirazioni più profonde della
stirpe, guarda all'avvenire come all'epoca della più completa o
totalitaria realizzazione dei suoi postulati e delle sue speranze e
nel frattempo cerca di preservare intatte tutte le forze - morali e
materiali della Nazione - e di potenziarle al massimo grado.
L'azione del Governo, in questo campo importantissimo della sua
vasta attività, si svolge sopratutto (per non parlare dei
provvedimenti diversi emanati in materia di polizia, di sanità
pubblica e di igiene) attraverso due grandi organi: l'Opera
Nazionale per la protezione e l'assistenza alla Maternità e
all'infanzia (OMNI) e l'Opera Nazionale Balilla (ONB) per
l'assistenza e l'educazione fisica e morale della Gioventù.
Per quanto concerne la prima si può affermare, senza tema di
smentita, che l'Italia in materia di legislazione assistenziale è
già all'Avanguardia di tutte le nazioni civili.
La legge 10 dicembre 1925 con il relativo regolamento 15 aprile 1926
disciplina e coordina in modo razionale ed organico tutti gli
istituti pubblici e privati per l'assistenza sociale della madre e
dell'infanzia. La Direzione di tutti i servizi e di tutte le varie
forme di protezione è affidata all'Opera Nazionale, la quale
costituisce un ente parastatale, dotato di personalità giuridica e
sovvenzionato dallo Stato. Presenta delle analogie con l'opera
Nazionali dell' Infanzia istituita recentemente nel Belgio.
Senonchè mentre l'istituzione belga limita la sua attività alla
prima infanzia e alla lotta contro la mortalità infantile, quella
italiana ha finalità più complesse e più vaste. Infatti nella nostra
Opera la legge attribuisce il compito di provvedere «alla protezione
e all'assistenza delle gestanti e madri bisognose e di tutte le
varie categorie di fanciulli abbondanti, deboli e anormali, dalla
nascita all'età di 18 anni compiuti». Spetta altresì all'Opera
Nazionale il compito "di favorire la diffusione delle norme e dei
metodi scientifici di igiene prenatale e infantile nelle famiglie e
negli Istituti ed invigilare l'applicazione delle disposizioni
legislative e regolamentari in vigore per la protezione della
maternità e dell'infanzia".
La legge detta anche norme per la protezione materiale e morale dei
fanciulli allo scopo di preservarli da tutti i pericoli d'ordine
fisico e spirituale che possono minacciarli. Fra le norme di
carattere igienico ricorderemo il divieto delle bevande alcooliche
nelle scuole, nei convitti e in tutti gli istituti di educazione e
di ricovero ai fanciulli e agli adolescenti minori di 15 anni; il
divieto del fumo e del tabacco ai giovanetti della stessa età. Per
la difesa morale della fanciullezza ricorderemo, fra le molte
provvidenze, la censura sugli spettacoli cinematografici e i criteri
di selezione i quali dispongono che i fanciulli debbono essere
esclusi da quegli spettacoli che rientrano nel genere passionale e
poliziesco, mentre si ritengono particolarmente adatte ai giovanetti
la proiezione di pellicole che riproducono opere di arte, città,
paesaggi, storia e costumi di popoli, fenomeni ed esperimenti
scientifici, lavorazioni agricole o impianti industriali, o che
abbiano soggetti tendenti ad esaltare le virtù patriottiche, civili
e religiose. Per ciò che concerne le previdenze assistenziali del
Governo fascista, menzioneremo qui tra le altre il problema dei
ciechi nati, che dopo 70 anni dacchè la questione era stata per la
prima volta affacciata al Parlamento Subalpino dall'On. Buffa in
un'interpellanza a Camillo di Cavour, il 31 dicembre 1923 veniva
emanato un decreto legge che estende ai ciechi e ai sordomuti il
beneficio dell'istruzione obbligatoria, e venivano stanziati fondi
por integrare gli sforzi fatti dalla privata beneficenza.
- L ' OPERA NAZIONALE BALILLA
L'opera per la
protezione della maternità e dell'infanzia è integrata dall'Opera
Nazionale Balilla - La pupilla del Regime - che ha per scopo di
educare e migliorare, - fisicamente e moralmente - la gioventù
perchè cresca atta ai compiti che la Patria rinnovellata sarà per
assegnarle.
L'una e l'altra istituzione perseguono finalità delicatissime e di
suprema importanza: la formazione materiale e spirituale di quelle
generazioni cui il Fascismo dovrà commettere la più intensa, la più
piena, la più ardua realizzazione dei suoi principi, dei suoi
ideali.
Si comprende quindi perchè ogni vero fascista circondi di tanta
simpatia questa organizzazione «vergine come l'infanzia stessa che è
chiamata ad educare, pura nella sua atmosfera missionaria».
L'Opera Nazionale accoglie due poderosi e disciplinati organismi:
quello dei Balilla e quello degli Avanguardisti. Al primi
appartengono i fanciulli dagli 8 ai 14 anni; ai secondi i giovani
dai 14 ai 18 anni. Vantaggi considerevoli sono assicurati agli
iscritti alle due organizzazioni quali : "la preferenza nella
concessione di borse di studio e speciali agevolazioni nella
prestazione del servizio militare".
L'Opera poggia in una misura assai modesta sulle finanze dello Stato
(1 milione all'anno sul bilancio dell' Interno) mentre ricava un
contributo cospicuo dalle quote dei soci iscritti e dal generoso
patriottico concorso di Enti pubblici e privati. Con recente
deliberazione del Consiglio dei Ministri l'Opera Balilla ha
assorbito l'attività e le mansioni dell' Ente nazionale per
l'educazione fisica. Attualmente l'Opera si avvia ad accogliere nei
suoi ranghi un milione e mezzo di giovani.
Risale a circa due anni fa il provvedimento, di eccezionale
importanza, per cui ogni avanguardista giunto all'età di 18 anni
entra di diritto nel Partito e nella Milizia. È la cosiddetta Leva
Fascista che, con grande solennità, per due anni consecutivi si è
svolta il 23 marzo, giorno anniversario della fondazione dei Fasci.
Questa fresca linfa di giovinezza che ogni anno, ad epoca fissa,
viene immessa nel Partito, costituisce per ovvie ragioni, un apporto
di altissimo valore, specie ove si pensi che, a cominciare dal '27
sono state chiuse per gli adulti tutte le iscrizioni al Partito, nel
quale oramai non si entra se non per la trafila delle Avanguardie.
- LA POLITICA DEMOGRAFICA
Alla tutela fisica e
morale della razza si collega l'energica azione spiegata dal Governo
di Mussolini contro le insidie del neo-malthusianismo che attentano
all'integrità della famiglia e allo sviluppo demografico del nostre
paese. Nessuno dubita che il progressivo aumento della poputazione
non sia per l'Italia il mezzo e l'arma più efficace di quella
valorizzazione ed espansione di nostra gente nel mondo che è a cuore
di ogni buon italiano. È stata costituita recentemente - per
l'iniziativa del Ministro dell'Interno - una Commissione incaricata
di studiare e proporre i mezzi di ordine amministrativo e di polizia
sociale atti a fronteggiare il pericolo di una diminuzione delle
nascite.
Mentre scriviamo queste note Gerarchia pubblica un articolo
importantissimo di Benito Mussolini, nel quale il grande Statista,
dopo un accurato esame delle attuali condizioni demografiche, getta
il grido di allarme per la minaccia che incomberebbe sull' Italia,
ove la lieve diminuzione delle nascite verificatasi in questi ultimi
tempi nei maggiori centri urbani non si arrestasse e la Nazione non
riprendesse il suo movimento demografico ascensionale.
Il Capo del Governo si pone il problema se le leggi adottate per
arrestare il regresso delle nascite hanno avuto o possono avere
un'efficacia qualsiasi. E continua:
«Su questo interrogativo si è discusso animatamente e si continuerà
a discutere ancora. La mia convinzione è che se anche le leggi si
fossero dimostrate inutili, tentare bisogna, così come si tentano
tutte le medicine anche e sopratutto quando il caso è disperato ».
«Ma io credo che le leggi demografiche - e le negative e le positive
- possono annullare o comunque ritardare il fenomeno, se l'organismo
sociale al quale si applicano è ancora capace di reazione. In questo
caso più che leggi formali vale il costume morale e sopratutto la
coscienza religiosa dell'individuo. Se un uomo non sente la gioia e
l'orgoglio di essere «continuato» come individuo, come famiglia, e
come popolo; se un uomo non sente per contro la tristezza e l'onta
di morire come individuo, come famiglia e come popolo, niente
possono le leggi -anche e vorrei dire soprattutto se- draconiane.
Bisogna che le leggi siano un pungolo al costume. Ecco il mio
discorso va direttamente ai fascisti e alle famiglie fasciste.
Questa è la pietra più pura del paragone alla quale sarà saggiata la
coscienza delle generazioni fasciste. Si tratta di vedere se l'anima
dell'Italia Fascista è o non è irreparabilmente impestata di
edonismo, borghesismo, filisteismo.... In un' Italia tutta
bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata: cioè fascista, c'è
posto e pane ancora per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni
d'Italiani faranno sentire il peso della loro massa e della loro
forza nella storia del mondo».
- LA RIFORMA SCOLASTICA
Il Regime fascista
che ha investito del suo potente soffio rinnovatore, tutte le forme
della vita nazionale non poteva trascurare il problema della scuola,
quel problema che i precedenti governi demoliberali erano stati
incapaci a risolvere. La Riforma - chiamata da Benito Mussolini
fascistissima - che Giovanni Gentile attuò nei primi anni del
Regime, rappresenta un grande indiscutibile progresso nel campo
culturale pedagogico. Essa ha ridato agli studi quella disciplina,
quella serietà d'indirizzo che da più anni era venuta mancando e,
partendo da una visione unitaria e organica del problema educativo,
ha reso più agili e più sostanziosi e meglio rispondenti al concetto
formativo della cultura, i vecchi programmi.
L'opera del Gentile è stata e sarà proseguita e integrata dai suoi
successori, fermi restando i criteri ispiratori che la promossero.
Verrà così risolto il problema della istruzione professionale
unificato in un unico Ministero (quello della P. I.) e adattato alle
condizioni e alle esigenze economiche nella Nazione e ai principi
sanciti nella stessa Carta del Lavoro: compito importante nella vita
nazionale affidato ai ministri della P.I., e studiato in armonia con
le iniziative delle Associazioni sindacali.
La Federazione Universitaria «Alfredo Orian» che aveva dato un
contributo non indifferente nel periodo eroico del Fascismo tanto
che una buonissima parte dei martiri della Rivoluzione sono studenti
Universitari, prese subito sviluppo con la creazione dei gruppi
Universitari in ogni sede di Università.
Il Partito Fascista s'interessò moltissimo dello sviluppo dei nuclei
universitari, i quali - come ben giustamente disse il Duce -
dovranno dare la classe dirigente di domani. E perciò il Segretario
del Partito creò in seno alla Direzione stessa un organismo nuovo
perchè curasse ogni iniziativa nel campo cultutale e di previdenza e
ancora desse sviluppo all'educazione fisica trascurata quasi sinora
nelle Università.
Il Fascismo che vuole la gioventù sana, doveva realizzare in
ciascuna sede universitaria la costruzione di circoli e di campi
sportivi attrezzati per la preparazione fisica dei giovani. E
accanto ai circoli ginnastici e schermistici sono sorte anche delle
biblioteche e delle sale di lettura per indirizzare specialmente i
nuovi giovani nella realizzazione pratica della Rivoluzione
Fascista, cioè dello Stato corporativo.
Libro e moschetto
«Libro e Moschetto» è il motto tratto dall'animo del nostro popolo e
il nuovo comandamento. Obbedienti e disciplinati i giovani, nelle
quadrate schiere, lo seguono, le mille centurie lo invocano, sentono
nell'anima la sua gravità, sentono la fierezza dell'obbedienza.
«Senza sacrificio e senza sangue, nulla si conquista nella Storia».
Nulla si conquista nella vita.
Quella gioventù che, stanca degli indugi, già nel '15 s'era trovata
intorno a Benito Mussolini, che nelle vie e nelle piazze delle
nostre città, combatteva le prime battaglie, sul Piave vinse la
guerra. Intuiva già allora tutta la potenza degli avvenimenti, tutta
la grandezza dell' Uomo, tutta la certezza dell'avvenire; e
nell'anima generosa proclamava ancora una volta che la guerra era
una necessità della Storia, un fenomeno naturale nell'evoluzione di
un popolo, che la gemma purissima della stirpe doveva sbocciare dal
sangue dei martiri. La guerra è il fatto per cui un popolo resiste
all'ingiustizia a prezzo del suo sangue.
Temprati nel dolore e nella paziente attesa, questi giovani uscirono
dalla guerra robusti nell'anima, educati più all'azione che alle
costruzioni teoriche, capaci di realizzare: teso lo spirito,
abituato alle battaglie, inquadrati, sempre pronti a marciare, con
la visione di un'epopea negli occhi, la nostalgia dei riti, delle
insegne e dei gridi di guerra nell'anima.
Refrattari a ogni disordine, anelanti al lavoro, desiderosi di
comando e di obbedienza, nel caos del dopoguerra, talvolta piccolo,
minuscolo manipolo, i giovani trascinarono le grandi masse e dove
queste, ancora sorde, erano avverse, trascinarono i bambini assetati
d'avventura, di azione rapida, di pericolo. E come nella grande
guerra anche allora i «precocemente giovani» abbandonarono il libro
per il moschetto. Questa gioventù invocava un Capo, la massa
reclamava un Uomo, l'Uomo che dicesse la parola semplice, animato da
quella fede che smuove le montagne, che parlasse ad un popolo
annoiato di programmi, che parlasse, non per mascherare il pensiero,
ma dicesse la parola viva che spinge all'azione: si attendeva il
condottiero delle avanguardie, che sentisse la politica nella realtà
della vita, quella politica che tutto invade e tutto domina, la
politica materiata di fatti.
«La Rivoluzione deve avere sopratutto un metodo»; i grandi fatti
della storia non si improvvisano, le personalità si preparano, la
massa non agisce se non condotta da anime forti. Si trattava di
agire e Benito Mussolini divenne il profeta dell'azione, l'azione
l'oggetto della sua dialettica ardente: Egli divenne centro di
attrazione agli impazienti che mal sopportavano il lento processo
naturale, insofferenti di ogni negazione. Era necessario che il
singolo uscisse dal proprio guscio, dai confini della propria
famiglia, entrasse nella Nazione a dominare il vasto orizzonte delle
sue necessità, assumesse funzioni e responsabilità secondo le
proprie forze, vivesse la vita in tutta la sua drammaticità e
sentisse la voce della Storia.
Sorse così per volere del Duce quell'istituzione il cui nome rievoca
tutta un'epopea di giovinezza, tutta la poesia dell'anima dei nostri
fanciulli : l'Opera Nazionale Balilla.
Le sue falangi son chiamate Legioni, poichè in questo «vivaio del
Regime» si educano i Legionari della nuova Roma Fascista.
Il Fascismo è impeto e forza dinamica, non è riposo, è formazione
continua, ricerca di perfettibilità, ricerca affannosa, senza
tregua, è lotta senza quartiere contro il "quieto vivere", contro la
chiacchiera, è la sferza della vita che incalza, l'aculeo che punge
e spinge a riguadagnare il tempo perduto, è la volontà del Capo che
si realizza e diviene azione, è ansia nell'obbedire alla potenza di
un comando che non ammette titubanza. Educare significa generare
socialmente, perpetuare nella società, generare nello spirito, nella
tradizione, significa per noi mantenere vivo l'impeto
dell'intervento, il sacrificio della trincea, l'ansia fascista delle
sue ore più drammatiche. Per noi significa ancora perpetuare quei
lineamenti morali abbozzati nei giorni tristi, perfezionati nel
sacrificio, purificati nel dolore, e perpetuarli nelle giovani
generazioni, nelle anime più pronte ad accoglierli, per cui la
grande massa cittadina e rurale vivrà alla presenza delle necessità
nazionali, sentirà il pulsare degli ideali, la speranza
dell'avvenire, ed agognerà alla gloria, avrà, quindi, l'anima
maschia, guerriera, disciplinata, capace di darsi senza chiedere.
Anima guerriera, si, ma presente a tutte le realtà, a tutte le
necessità del momento, poichè «questa grande Italia noi tutti la
stiamo costruendo giorno per giorno, pietra su pietra». Dobbiamo
costruire, preparare, formare, educare.
Educhiamo col libro, attraverso il quale, pagina per pagina, si
riscontri l'impronta italica dell'arte, della scienza e
dell'eroismo. E necessario mantenere accesa la fiaccola del nuovo
rinascimento nazionale negli intenti e nelle opere.
Occorre tener desto nella gioventù lo spirito di vedetta; mantenere
vivo l'amore al pericolo, già naturalmente presente nell'anima
giovanile, la bellezza e l'efficacia dell'azione individuale, la
necessità delle competizioni, delle sfide, delle vittorie, ottenere
che l'occhio limpido e deciso sappia fissare la meta nella sicurezza
di raggiungerla e che dinanzi alle difficoltà del cimento esso non
si offuschi mai.
A compiere quest'opera è chiamato il nuovo libro italiano. E perchè
non venga tradita quell'educazione della personalità morale che si
vuole determinare nella nuova gioventù, su cui erigere la nuova
personalità politica del cittadino fascista, del futuro milite della
Patria, è necessaria una letteratura costruttrice di tutta una varia
ed appassionante visione del mondo stretto ad unità da un profondo
senso morale ed eroico della vita. Il libro di storia sarà pervaso
dalla passione cittadina di un popolo e dovrà destare il vivo senso
di responsabilità per il patrimonio spirituale che i giovani devono
cercare e trasmettere; dovrà contenere possenti rilievi di
personalità chiarificatrici e dominatrici di eventi. L'eroe si forma
nel ragazzo. Moschetto ! Nella risoluzione pratica, necessaria o
contingente, di questo comando che ci sovrasta accadrà che i nostri
giovani sapranno imbracciarla, l'arma fedele, con dimestichezza, con
gioia impaziente. E così armati sapranno seguire il Duce sulla via
della gloria, contro le passioni, contro le avversità del destino,
contro la fatica, con la visione del pericolo nell'anima.
Marceranno, avanti, così come sanno marciare i giovani, tutta
l'energia tesa verso la mèta, accompagnati dall'ansia dei cuori
materni che oggi già assecondano la nostra gioventù ed infondono nei
giovani il coraggio, quel senso di religioso eroismo che tempera le
anime e le fortifica per le battaglie del corpo e dello spirito.
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