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III
ORDINAMENTO DELLO
STATO FASCISTA
(2 parte)
- LA RIFORMA AMMINISTRATIVA
Il riassetto degli
Enti locali fu uno dei problemi che il Fascismo si propose di
risolvere fin dal suo avvento al Potere. E la soluzione fu conforme
a quel concetto dello Stato unitario e sovrano che è uno dei
capisaldi della dottrina fascista. Dopo tre anni di esperienze e un
approfondito esame della questione, il Governo venne nel
convincimento che fosse necessario abbandonare il sistema elettorale
per affidare ad un Magistrato di nomina regia. Questo porterà alla
legge 4 febbraio 1926, che istituiva il Podestà nei Comuni con
popolazione non eccedente i cinquemila abitanti.
Con successivo Decreto legge 15 aprile 1926, l'ordinamento
podestarile venne esteso a tutti i comuni sedi di stazioni di cura,
di soggiorno e di turismo, indipendentemente alla popolazione di
esso, ed infine, con un altro Decreto legge, l'istituto venne
attuato in tutti i Comuni del Regno tranne in quello di Roma per il
quale fu mantenuto l'ordinamento governatorile istituito con R.
Decreto 22 ottobre 1925.
Nella relazione alla Camera dei Deputati sulla legge che ha
istituito in Italia il Podestà e le consulte Municipali, si legge:
«La presunzione che l'istituzione del Podestà debba distruggere
l'autonomia comunale è frutto di un equivoco troppo a lungo durato.
E indubbio che al significato originario puramente funzionale di
autonomia si era sovrapposto un significato prevalentemente
politico; per cui fu ritenuto che il Comune, indipendentemente dai
suoi fini amministrativi, potesse avere dei fini politici o quanto
meno potesse diventare strumento di potenza nelle mani di un partito
politico. Le elezioni amministrative non si svolgevano più su
piattaforme di interessi locali, ma su piattaforme rigidamente
politiche e i Comuni diventarono oggetto di conquista da parte dei
partiti politici».
Ne derivò quindi questa assurda conseguenza giuridica che il Comune
- organo minore - «poteva affermare, ed entro certi limiti anche
attuare, una volontà diversa da quella dell'ente maggiore, dar vita
a un indirizzo amministrativo e quindi politico suo proprio, quasi
che la gerarchia, che è insita nel concetto di autarchia, più non
esistesse».
A questo inconveniente gravissimo segnalato dai giuristi si pose un
riparo con l'istituzione del Podestà per cui, pur conservando l'ente
comune integra la sua personalità giuridica e la sua indipendenza
amministrativa, vive ed agisce in piena armonia con gli interessi
generali della Nazione e con le direttive del Governo. A fianco del
Podestà la legge ha istituito la Consulta Municipale che ha
attribuzioni meramente consultive ed è obbligatoria soltanto nei
Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti; negli altri è
istituita quando il Prefetto lo ritenga possibile.
L'autorità del
Prefetto nella provincia
Da quanto siamo venuti esponendo ci sembra che chiaro debba
emergere uno dei concetti fondamentali del Fascismo divenuto Regime,
e cioè l'autorità dello Stato sovrano, che ha fini superiori a
quelli degli individui e dei gruppi e che la sua sovranità (in vista
degli interessi supremi e collettivi della Nazione) vuole
rigorosamente e indefessamente attuare. E ovvio pertanto che il
Governo Fascista abbia procurato di rinvigorire l'autorità del
Prefetto che sotto i passati Regimi demoliberali era divenuto, si
può dire, il rappresentante delle brighe elettorali e delle
clientele del Governo di Roma. E così, aumentato il numero delle
provincie - in seguito all'ampliamento del territorio nazionale ed a
una più accurata disamina della particolare configurazione
geografica delle diverse regioni - i Prefetti del Regno - «sono
assurti ad una dignità di funzioni e di compiti che fino a pochi
anni or sono nemmeno avrebbero potuto pensare». La legge sulla
estensione delle attribuzioni ai Prefetti - che precorre la
circolare del gennaio 1927 - già racchiude netta e precisa la
visione del Governo per quanto riguarda la politica interna. Così in
questa come in altre leggi - ad esempio in quelle concernenti i
doveri dei funzionari verso lo Stato - il Fascismo vuole che sia
pienamente realizzata l'unità dell' indirizzo politico da parte di
tutti coloro, che, in funzioni importanti o modeste, rappresentano
lo Stato.
E passiamo ora, alla «circolare» di Benito Mussolini - uno dei
documenti politici più significativi del Regime che, con scultorea
potenza, definisce le funzioni e quasi direi plasma la figura ideale
del Prefetto nel nuovo ordinamento dello Stato Italiano.
Mirabile documento, che tanti consensi seppe raccogliere in Italia e
all'estero:
«Il Prefetto, lo riaffermo solennemente, è la più alta autorità
dello Stato nella Provincia. Egli è il rappresentante diretto del
potere esecutivo centrale. Tutti i cittadini, ed in primo luogo
quelli che hanno il grande privilegio ed il massimo onore di
militare nel Fascismo, debbono rispetto ed obbedienza al più alto
Rappresentante Politico del Regime Fascista e debbono
subordinatamente collaborare con Lui per rendergli più facile il
compito ». « Là dove necessita, il Prefetto deve incitare e
armonizzare l'attività del Partito nelle sue varie manifestazioni.
Ma resti ben chiaro per tutti che l'Autorità non può esser condotta
a mezzadria. Non sono tollerabili slittamenti di autorità o di
responsabilità. Se così non è, si ricade in piena disorganizzazione
e disintegrazione dello Stato. Si distrugge cioè uno dei dati
basilari della dottrina fascista. Si rinnega uno dei maggiori motivi
di trionfo dell'azione fascista che lottò appunto per dare
consistenza, autorità, prestigio, forza allo Stato, per dare lo
Stato uno e intangibile come è e deve essere lo Stato Fascista. Il
Partito e le sue gerarchie dalle più alte alle minori, non sono - a
rivoluzione compiuta - che uno strumento consapevole della volontà
dello Stato quanto al centro che alla periferia ».
«Il Prefetto deve porre la massima diligenza nella difesa del Regime
contro tutti coloro che tendono a insidiarlo o indebolirlo. La
iniziativa alacre ed intelligente della lotta contro i nemici
irriducibili del Regime deve essere dei Prefetti».
«L'ordine pubblico non deve essere menomamente turbato. L'ordine
pubblico tutelato e garantito significa il calmo proficuo
svolgimento di tutta l'attività della Nazione. Comunque il Prefetto
Fascista previene con la sua azione di vigilante dirimendo le cause
di ogni specie che possono turbare l'ordine pubblico. Una tempestiva
prevenzione rende inutile una costosa e tardiva repressione. Ma
accanto all'ordine pubblico, il Prefetto Fascista si occupa della
tutela dell'ordine morale, cioè compie un'azione di conciliazione,
di equilibrio, di pace, di giustizia, per cui l'ordine morale fra i
cittadini diventa il presupposto e la migliore garanzia dell'ordine
pubblico».
«Un Regime autoritario come quello fascista deve porre la massima
diligenza e scrupolo fino all'estremo per quanto concerne
l'amministrazione del pubblico denaro. Più volte dissi che il danaro
del popolo è sacro.
Occorre quindi che tutte le gestioni di ordine amministrativo e
finanziario, dai comuni ai sindacati siano oggetto della più
vigilante attenzione e assiduo controllo. Il Prefetto Fascista deve
tenersi in diretto contatto col Podestà. Tutti coloro che
amministrano il pubblico denaro debbono essere di specchiatissima
probità». «Il Prefetto Fascista deve imporre che siano allontanati e
banditi da qualunque organizzazione o forza del Regime, tutti gli
affaristi, i profittatori, gli esibizionisti, i venditori di fumi, i
pusillanimi, i seminatori di discordie».
«Il Prefetto Fascista non è il Prefetto dei tempi demo-liberali:
allora il Prefetto era un agente elettorale, ora che di elezioni non
si parla più, il Prefetto cambia figura e stile. Il Prefetto deve
prendere tutte le iniziative che tornino a decoro del Regime e ne
aumentino la forza e il prestigio tanto nell'ordine sociale come in
quello intellettuale. I problemi che assillano in un dato momento le
popolazioni, case, caro-viveri, debbono essere affrontati dai
Prefetti".
E nella conclusione Mussolini afferma: «So che siete dei fedeli
rappresentanti dello Stato Fascista. Le applicherete dunque con
intelligenza, con assiduità, con fede».
Così Benito Mussolini interprete verace e profondo dell'anima e dei
bisogni della Stirpe ha parlato ai Prefetti. Il suo maschio e
vigoroso pensiero ha inciso ancora una volta, nello stile lapidario
della sua prosa, una delle leggi essenziali della nuova Italia.
- LA RIFORMA ELETTORALE POLITICA
La nuova legge
elettorale politica doveva interamente allontanarsi dalle vecchie
concezioni e dai vecchi sistemi, perchè potesse rispondere alla
trasformazione sostanziale operata dalla Rivoluzione delle Camicie
Nere nella compagine dello Stato e nella mentalità politica degli
Italiani. La creazione dello Stato sindacale, la nuovissima
concezione dello Stato regolatore dei rapporti tra produzione e
lavoro, mirante al raggiungimento dell'armonica cooperazione, in
sostituzione della lotta fra le classi, non potevano non avere
rispondenza nei principi informatori della costituzione della
rappresentanza politica. Il grande esperimento fascista nel campo
economico sociale si completa e si integra con la sua applicazione
al campo politico.
Per la dottrina fascista, che si riallaccia alla tradizione
filosofica dell'idealismo assoluto, non esiste un diritto innato al
voto dell'uomo come cittadino, ma un diritto dell'uomo come
produttore. Al suffragio universale fondato su un criterio astratto
di capacità, presenta soltanto in funzione di un limite minimo di
età, è stato sostituito un suffragio egualmente molto largo, che ha
il suo fondamento nell'attività produttiva di ciascun individuo, in
modo che potrà essere considerato elettore soltanto chi concorre in
qualsiasi forma, alla creazione della ricchezza nazionale.
"Per lo speciale ordinamento sindacale della Nazione Italiana, la
grande maggioranza degli elementi produttivi sono inquadrati nelle
organizzazioni legalmente riconosciute. L'organizzazione sindacale
comprende oltre agli iscritti tutti coloro che appartengono alle
categorie sindacate anche se non iscritti i quali sono tenuti a
pagare un contributo sindacale, e poichè la legge considera questo
contributo come titolo per l'elettorato, è evidente la grande
larghezza con la quale il suffragio viene ad essere concesso. Al
criterio della concessione del suffragio risponde quello della
rappresentanza essendo i designati proposti nella grandissima
maggioranza delle organizzazioni sindacali. Ai candidati delle
organizzazioni si aggiungono i rappresentanti di enti morali e di
associazioni che perseguono finalità nazionali di cultura, di
educazione, assistenza e propaganda. Da ultimo fra i designati
possono essere comprese persone di chiara fama nelle scienze, nelle
lettere, nelle arti, nella politica, nelle armi.
Tale rappresentanza politica sarà l'espressione di tutte le forze
veramente produttive, morali e spirituali del Paese. Le proposte
delle organizzazioni sindacali saranno poi esaminate e vagliate da
quel supremo consesso costituzionale, che, durante un quinquennio ha
dimostrato di essere il cervello, il cuore e l'arma della
Rivoluzione Fascista: il Gran Consiglio. Esso fra gli 800 nomi
proposti dai Sindacati e fra i 200 proposti dagli Enti e
associazioni stabilite dalla legge, sceglierà i 400 rappresentanti
della Nazione ed avrà anche facoltà di comprendervi altri nomi che
siano al di fuori di ogni indicazione. Ecco nelle linee
generalissime la nuova forma di suffragio, al quale il popolo che
dalle officine e dai campi segue con acuto interesse il mirabile
sforzo compiuto dal Fascismo per elevare il livello materiale del
Paese, darà certo il suo più incondizionato ed entusiastico
consenso".
- LE FORZE ARMATE
Il principio
rigidamente unitario, che presiede alla concezione dello Stato
fascista si rivela altresì nelle riforme degli ordinamenti militari
promesse dal Governo Nazionale. Tutte le armi sono considerate dal
Fascismo reciprocamente unitarie giacchè uno solo è l'Esercito,
sulla terra, sul mare e nel cielo. Questo volle significare la
creazione di un comando di Stato maggiore generale. Senonchè, pur
rimanendo inalterato il concetto unitario del fine e del comando, il
Duce, non appena assunto il Governo, attuò un provvedimento organico
di notevolissima portata e cioè la separazione dell'Areonautica
dall'Esercito e dalla Marina. Egli che, trovata l'aviazione in uno
stato di miserevole abbandono, intese subito a promuoverne il rapido
risorgimento, stimò necessario per accelerare la rinascita, che l'Areonautica
- "la quale ha spirito, mentalità, tradizioni ed esigenze tutte
proprie - avesse a costituire un'arma a sè, retta da un R.
Commissario, che divenne poi un Ministero". Ed Egli stesso, il Duce,
assunse la Direzione suprema de1 nuovo organismo. Quindi il Fascismo
procedette alla grande opera del riordinamento. « L'efficienza
bellica della Nazione è quindi il dato complesso risultante non
dalla semplice somma, ma dalla coordinazione armonica
dell'efficienza dell'Esercito, dell'efficienza della Marina,
dell'efficienza dell'Aviazione. E l'efficienza bellica di ognuna di
queste tre armi è un dato risultante non dalla semplice somma, ma
dalla coordinazione e dall'impiego armonico di questi fondamentali
elementi: quadri, truppe, macchine". Dopo, Mussolini, attuando in
pieno l'enunciata concezione unitaria, assunse egli stesso la
suprema direzione degli affari dell'Esercito della Marina e dell'Areonautica.
Per questa riforma al Capo di Stato Maggiore Generale "spetta la
formulazione delle linee maestre" del piano complessivo di guerra e
la conseguente definizione della parte a ciascuna forza spettante.
Gli elementi politici e tecnici per questi alti studi saranno
forniti al Capo di Stato Maggiore generale, in parte dai Capi di
Stato Maggiore delle singole forze armate, in parte dal servizio
delle informazioni militari, in parte dallo stesso Capo del Governo.
Infine il Capo di Stato Maggiore generale sarà consultato dal Capo
del Governo nelle più importanti questioni coloniali.
L'Esercito
La legge che fissava il nuovo ordinamento dell'Esercito, sanzionata
poi dal Re l'11 marzo 1926 adottava come base la divisione ternaria
e fin dal tempo di pace veniva costituita questa unità fondamentale
nella sua completa struttura organica, per evitare allo scoppio
della guerra i danni che una improvvisazione trae sempre seco in
fatto di compattezza morale e di disciplina delle intelligenze,
disciplina non meno necessaria di quella formale. In connessione con
questo ordinamento si risolvevano le due questioni della ferma o
della forza bilanciata. La ferma normale era di 18 mesi, riducibile
in alcuni casi eccezionali, fino ad un minimo di 6 mesi; la forza
bilanciata calcolata in maniera da non discendere mai - anche nel
tempo di forza minima - al disotto di una determinata cifra.
Gli Ufficiali
Cure particolari furono rivolte dal Governo agli ufficiali, che,
secondo la parola del Duce nel discorso del 2 aprile 1925, debbono
essere ben preparati e ben trattati. Poichè i quadri erano pletorici
si provvide a sfollarli, eliminando come è naturale, i meno degni e
i meno capaci; e per la promozione ai gradi di maggiore e di
colonnello furono stabiliti gli esami. Degno di nota quanto disse
Mussolini in Parlamento nel dibattito sollevato relativamente agli
esami. «Dare un esame non è umiliante, è umiliante essere bocciato
all'esame.... qualche volta gli esaminatori sono gli uomini, qualche
altra volta sono le cose nella loro ferrea obbiettività, tal'altra
il destino improvviso. Ma la vita è un esame continuo».
Provvedimenti importanti di carattere economico sono stati presi a
favore degli ufficiali e per meglio assicurare allo loro famiglie
una vita decorosa è stato ripristinato l'obbligo della dote per i
matrimoni degli ufficiali stessi. Quanto agli ufficiali in congedo
essi vengono tenuti a giorno dei perfezionamenti tecnici mediante
appositi corsi che si svolgono presso le scuole centrali delle varie
armi e per la loro cementazione morale e tecnica è stata istituita
dal Governo e il 18 giugno 1926 inaugurata dal Duce l' Unione
Nazionale degli Ufficiali in congedo con qualifica di Ente
parastatale, «destinata a raccogliere in un solo fascio di volontà
tutte le preziose energie che finora, per mancanza di unità di
direzione, erano andate disperse in mille rivoli».
La Marina
Anche la Marina, negli anni che seguirono la guerra per effetto
delle rinunce politiche all'estero e dell'incipiente dissolvimento
all'interno era in condizioni di deplorevole decadenza. Prima cura
della Rivoluzione fascista fu di rimettere ordine e disciplina dove
erano invalsi procedimenti confusi e sconnessi.
Furono riorganizzati gli alti Comandi Dipartimentali e si raccolsero
le energie produttive marinare (disperse in un eccessivo numero di
arsenali) in pochi redditizi centri. Lo stesso criterio fu attuato
nel ridurre e coordinare in modo più razionale gli organi centrali
dell'Amministrazione. Con l'aumento della ferma navale portata a 28
mesi si riparò alla insufficienza degli equipaggi; si ricostituirono
le scorte dei combustibili, si dette novello incremento alle grandi
manovre navali e alle crociere nei lontani Oceani. Dopo che il Duce
personalmente ebbe assunta la direzione del Ministero, anche la
Marina non tardò a risentire i benefici effetti dell'indirizzo
unitario che informa lo sviluppo e l'impiego delle forze armate
della Nazione. Nel maggio 1926 fu poi approvato dal Parlamento il
disegno di legge per il nuovo ordinamento per la Marina. Fra le
altre innovazioni si veniva a conferire maggiore importanza che in
passato al personale direttivo di macchina che doveva essere
costituito da ufficiali sceltissimi. Pur tenendo nel dovuto conto le
inderogabili esigenze della finanza, il Governo fascista ha iniziato
un vasto programma di costruzioni navali che, se non rappresenta il
massimo richiesto dalle necessità della Marina Italiana, può
considerarsi come un soddisfacente avviamento verso la completa
efficienza della flotta.
L' Aeronautica
«Basta gettare un'occhiata sulla carta d'Italia - ha detto il Duce -
per convincersi della necessità assoluta di una forte aviazione. La
quasi totalità del territorio nazionale è accessibile alle offese di
un aereo nemico capace di superare la modestissima distanza di 350
Km. di andata ed altrettanti di ritorno». Perciò il Fascismo, vigile
e indefesso custode dei più gelosi interessi nazionali, ha dato
subito tutto il suo appoggio per un rapido e razionale incremento
dell'aviazione. Prima ancora che l'Aeronautica avesse vita come arma
indipendente fu istituito il Commissariato dell'Aeronautica. Seguiva
poco dopo la creazione del Comitato superiore dell'Aeronautica, con
funzioni analoghe a quelle del Consiglio superiore dell'Esercito e
del Comitato degli Ammiragli. Già il 31 ottobre 1923 venivano
costituiti il Corpo di Stato Maggiore della R. Aeronautica e la R.
Accademia Aeronautica per l'istruzione degli aspiranti alla nomina
di Ufficiali in servizio attivo. Infine con decreto del 24 agosto
1924 veniva costituito il corpo dei RR. Equipaggi Aereonautici. Nel
frattempo il Governo con tutti i mezzi incoraggiava lo sviluppo
della Aviazione civile. E poichè il nuovo organismo dell'Aviazione
militare assumeva importanza sempre maggiore, il 4 maggio 1925
veniva istituito il sottosegretariato alla Aeronautica come primo
passo verso la costituzione del Ministero dell'Aeronautica avvenuta
poco dopo (30 agosto 1925). Come completamento dei servizi ausiliari
fu impiantato un «Ufficio Presagi» per le previsioni atmosferiche e
con decreto 7 agosto 1925 veniva stabilita una circoscrizione di
«zone aeree territoriali» per coordinare tutti i servizi a terra.
Intanto si dovette accelerare la costruzione dei nuovi apparecchi. E
in quest'opera gli ingegneri italiani dettero prova mirabile del
loro inesauribile genio inventivo. In breve tempo si poterono
sperimentare nuovi tipi di idrovolanti e di aereoplani di tutte le
specie da caccia, da bombardamento e da ricognizione, e il risultato
non fu inferiore per quel che attiene ai motori di aviazione dei
quali furono presentati più di una decina di tipi nuovi. Grande
sviluppo fu dato alla sistemazione dei campi di fortuna, così
necessari per la sicurezza del volo.
Questo grande sforzo compiuto dal Governo Nazionale in materia di
aviazione ha dato i frutti che erano nei voti degl'Italiani. Ed oggi
il Paese può guardare con fiducia ed orgoglio all'organizzazione dei
servizi aereonautici e ai valorosi campioni dell'ala italiana che il
nome della Patria rinnovellata, hanno portato, attraverso i cieli,
in tutte le regioni del globo. Eroi che nella prospera e
nell'avversa fortuna hanno tenuto alto il nome d'Italia, hanno
rivelato a quali audacie, a quale vertice sublime di devozione e di
sacrificio sappiano elevarsi i figli della nostra terra gloriosa e
benedetta.
- LE ASSOCIAZIONI - I REDUCI DELLA GUERRA
Giorno memorabile
quello della Vittoria. Giorno in cui parve che gli italiani si
fossero tutti d'un tratto ritrovati, riconosciuti, affratellati; e
che, sull'Altare della Patria vittoriosa, al cospetto di Dio,
volessero deporre ogni loro dissenso ed ogni loro egoismo.
Fu soltanto in seguito all'avvento del Regime Fascista che avvenne
la vera, fraterna, efficace valorizzazione dei combattenti. In
Regime Fascista non più con occhio freddo, inanimato e burocratico
si attuarono le provvidenze in loro favore; non più con spirito di
condiscendenza umiliante si guardarono i loro bisogni; ma con cuore
aperto, con animo sincero, con sentimento di esaltazione.
Benito Mussolini, combattente fra i combattenti, che chiamò i
mutilati di guerra la più vera « aristocrazia della Patria », non
tralascia mai occasione per onorare la memoria dei Caduti; per
esaltare gli artefici di Vittorio Veneto e per attenuare il santo
dolore degli orfani, delle madri e delle spose di tutti gli Eroi.
Sotto il Suo Governo, lo spirito della Vittoria presiede alle
maggiori glorie dell' Italia Imperiale.
Oggi, grazie al Regime Fascista, a Benito Mussolini, i reduci tutti
sono oggetto della più sincera ammirazione nazionale; godono di
molti benefici governativi e sono sorretti da fiorenti Istituzioni
che ne curano efficacemente una sempre maggiore ascesa. Sono infine
inquadrati in magnifiche, vitali Associazioni che tutelano
nobilmente i loro interessi:
L' ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE DEI CADUTI IN GUERRA
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE MUTILATI E INVALIDI DI GUERRA
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA
L'ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO
L' ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI
UNIONE NAZIONALE UFFICIALI IN CONGEDO D' ITALIA
LA FEDERAZIONE NAZIONALE ARDITI D'ITALIA
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE BERSAGLIERI
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEL FANTE
LA FEDERAZIONE ITALIANA GARIBALDINI
L' ASSOCIAZIONE NAZIONALE GRANATIERI
LA FEDERAZIONE NAZIONALE DEL CARABINIERE REALE
L'OPERA NAZIONALE INVALIDI DI GUERRA
L'OPERA NAZIONALE COMBATTENTI
OPERA NAZIONALE PER L'ASSISTENZA AGLI ORFANI DI GUERRA ANORMALI
PSICHICI
Esistono, oltre a quelli citati, altri minori Enti ed Associazioni
che svolgono nel Paese utilissima e benefica attività con spirito di
devozione alla Patria e di fedeltà al Regime; sono quindi
altrettante cellule vitali della grande compagine nazionale tutta
tesa alle maggiori conquiste del domani.
Conquiste che riporteranno l' Italia dei Romani, l' Italia di
Vittorio Veneto, l' Italia fascista di Benito Mussolini a
signoreggiare nel mondo, maestra di forza e di virtù.
- FONDAMENTI DELL’ORDINAMENTO STATALE
Dal testo usato
dalle Scuole Superiori del Regno – 1936
Dal 28 ottobre 1922 Benito Mussolini regge con saldo polso le sorti
d'Italia. - Egli comprese che i tempi esigono nuovi ordinamenti, e
diede all'Italia, con successive leggi, un assetto costituzionale
unico al mondo. I più alti organi costituzionali dello Stato sono:
il Re, i Ministri, il Gran Consiglio del Fascismo, il Senato e la
Camera dei Deputati.
IL RE, indipendentemente dalle vicende parlamentari, nomina o revoca
il Capo del Governo e i Ministri. - Questi sono in numero di 13, pei
seguenti dicasteri: Interni, Affari esteri, Colonie, Giustizia e
Culti, Finanze, Guerra, Marina, Aeronautica, Educazione Nazionale,
Lavori Pubblici, Agricoltura, Comunicazioni,
Corporazioni. - I ministri sono alle dipendenze del capo del Governo
o Primo Ministro, il quale ne coordina e ne dirige l'azione. Il
Primo Ministro è responsabile soltanto verso il Re. In tal modo il
potere esecutivo ha l'autorità e la stabilità necessarie al governo
di una grande nazione: esso non è più soggetto alle mutevoli volontà
del Parlamento.
IL GRAN CONSIGLIO è l' organo supremo destinato a coordinare tutte
le attività del regime: ne fanno parte i supremi gerarchi del
Partito e dei Sindacati e i membri del Governo.
Il Gran Consiglio forma la lista dei Deputati da proporre al
suffragio degli elettori ogni 5 anni; veglia sull'andamento del
Partito; dà consigli su questioni di carattere costituzionale;
designa al Sovrano in caso di vacanza, le persone fra le quali
scegliere il nuovo Capo del Governo.
Il SENATO consta di un numero non determinato di membri, nominati
dal Re, che li sceglie da 21 categorie di cittadini indicate dallo
Statuto. Per essere nominati senatori bisogna aver compiuto il
quarantesimo anno d'età. I principi di Casa Savoia, invece,
appartengono di diritto al Senato dal giorno in cui compiono il 21°
anno. La CAMERA DEI DEPUTATI consta di 400 membri. I candidati
vengono proposti da certi enti a ciò indicati dalla legge. Fra le
persone proposte il Gran Consiglio designa quelle che vengono
comprese nella lista definitiva. Infine il corpo elettorale approva
la lista. Sono elettori i cittadini che hanno compiuto il 21° anno e
pagano un contributo sindacale.
IL PARLAMENTO è restituito alla sua giusta funzione: discutere le
leggi e controllare il Bilancio dello Stato. Il nostro Regime ha
dunque qualche caratteristica del sistema parlamentare e qualche
altra del sistema costituzionale puro; ma si distingue da entrambi
per l'autorità conferita al Capo del Governo.
IL LAVORO NEL
REGIME FASCISTA
Il lato più importante della profonda rivoluzione fatta dal Fascismo
negli ordinamenti italiani è quello sindacale e corporativo. Qui il
Fascismo ha cominciato con il riorganizzare moralmente, socialmente
ed economicamente il popolo italiano; quindi ha inserito la nuova
organizzazione nell'ordine costituzionale. - I passati governi
consideravano come affari privati, estranei alla loro attività, il
lavoro in tutte le sue forme e i rapporti fra capitale e lavoro,
ossia fra datori e prestatori d'opera.
Lo Stato doveva, secondo la loro teoria, limitarsi a garantire le
libertà individuali nell'ordine. Essi assistevano indifferenti a
scioperi e a serrate, senza considerare che, se il conflitto
interessava singole categorie, il danno che ne derivava colpiva
tutta la nazione. La dottrina fascista parte da un principio
opposto; essa considera i cittadini, non come enti particolari ed
autonomi, ma come parti organiche e solidali di un tutto che è lo
Stato; perciò afferma il diritto, anzi il dovere dello Stato di
intervenire con tutta la sua autorità, per mantenere non solo
l'ordine, ma anche l'armonia e la giustizia fra le classi sociali.
Ciò non già per gli interessi egoistici e materiali dei singoli,
bensì l'interesse supremo complessivo della nazione, ch'è non solo
economico ma anche morale e politico. A tale scopo si sono
organizzati e inquadrati tutti i cittadini, secondo l'affinità dei
loro interessi e professioni, in sindacati, ossia in associazioni
giuridicamente riconosciute. I sindacati fascisti sono dunque organi
dello Stato.
Ogni sindacato fascista rappresenta una categorie di persone, cioè
tutti coloro che esercitano una certa attività produttiva in una
certa zona; stipula contratti collettivi di lavoro, che diventano
obbligatori per tutta la categoria.
I sindacati si raggruppano in NOVE CORPORAZIONI così distribuite:
due confederazioni (una di datori di lavoro e una di lavoratori) per
ciascuno dei seguenti settori di attività: AGRICOLTURA, INDUSTRIA,
COMMERCIO, CREDITO;
inoltre una sola confederazione dei Professionisti ed Artisti.
Fin qui, datori di lavoro e lavoratori sono separati nella tutela
dei rispettivi interessi. Ma sopra gli interessi individuali stanno
quelli della collettività nazionale, ossia dello Stato. Perciò i
rappresentanti dei sindacati, così dei datori di lavoro come dei
lavoratori, vengono riuniti assieme nelle CORPORAZIONI, le quali
comprendono il tal modo tutti i fattori della produzione.
Le Corporazioni sono 22; i sindacati vi sono distribuiti secondo il
ciclo produttivo: ossia ogni corporazione comprende tutti i
sindacati di un grande ramo di produzione. Si hanno così i tre
gruppi seguenti: a) Corporazioni a ciclo produttivo agricolo,
industriale e commerciale.
b) Corporazioni a ciclo produttivo industriale e commerciale.
c) Corporazioni per le attività produttrici di servizi
Le Corporazioni armonizzano, nell'interesse della collettività, gli
interessi a volte divergenti delle varie categorie. Perciò il nostro
è uno STATO CORPORATIVO.
La nostra organizzazione suscita ormai lo studio e la simpatia di
tutto il mondo civile, ed è in parte imitata da altre nazioni.
I lavoratori non sono più considerati come semplici forze da
sfruttare; non sono più abbandonati a se stessi, quando hanno finito
la dura fatica quotidiana. Lo Stato riconosce l'utilità e la nobiltà
della loro opera; vuole che la loro casa sia comoda e pulita; vuole
che il loro riposo sia allietato da onesti svaghi.
Si moltiplicano ovunque le case popolari. L'OPERA NAZIONALE
DOPOLAVORO, creata nel 1925, "cura l'elevazione morale e fisica del
popolo, attraverso lo sport, l'escursionismo, il turismo,
l'educazione artistica, la cultura popolare, l'assistenza sociale,
igienica, sanitaria, ed il perfezionamento professionale". Come
sempre, le iniziative del Governo Fascista hanno, accanto allo scopo
sociale, economico, politico, un altissimo fine educativo. Ormai
l'Opera Nazionale Dopolavoro conta milioni di iscritti.
LA DISCIPLINA
(Interventi di Mussolini)
Una nazione esiste in quanto è un popolo. Un popolo scende in quanto
sia numeroso, laborioso e ordinato. La potenza è la risultante di
questo fondamentale trinomio. Il popolo che lavora è inquadrato
nelle istituzioni del Regime: attraverso il sindacalismo e il
corporativismo tutta la nazione è organizzata.
Il sistema che si basa sul riconoscimento giuridico dei Sindacati
professionali, sul Contratto collettivo, sul divieto di sciopero e
di serrata, sulla Carta del lavoro, documento fondamentale di cui si
valuterà la portata sempre maggiore, sulla Magistratura del Lavoro,
si è già palesato vitale.
Il lavoro e il capitale hanno cessato di considerare i loro
antagonisti come una insuperabile fatalità della storia: i contrasti
inevitabili trovano il loro sbocco pacifico attraverso a una sempre
più consapevole collaborazione di classe: sono stati stipulati
centinaia di patti nazionali concernenti milioni di operai: la
legislazione sociale del Regime Fascista è la più avanzata del
mondo: va dalla legge sulle otto ore all'assicurazione obbligatoria
contro la tubercolosi.
Le classi dei datori di lavoro sono anch'esse all'avanguardia:
soprattutto in Italia gli industriali si sono liberati dalla
mentalità classista: e mentre la disciplina delle masse operaie è
assoluta, il senso di civismo e di solidarietà umana nelle classi
industriali italiane costituisce un loro titolo di onore. Questa
formidabile esperienza italiana che si riassume in queste parole:
"organizzazione giuridica di tutte le forze concorrenti alla
produzione", è oggetto di studio e viene già indicata a modello in
parecchi Paesi del mondo, che soffrono delle dispersioni e dei
conflitti della lotta di classe.
LO STATO ITALIANO
FASCISTA E CORPORATIVO
Lo Stato Italiano è fascista e corporativo, anzi fascista perché
corporativo e viceversa, poiché senza la Costituzione corporativa,
elaborata nelle memorabili, ardenti ed entusiastiche sedute del Gran
Consiglio degli anni 1925-1926, fissata la legge del 3 aprile e
coronata con la Carta del Lavoro, non vi è Rivoluzione fascista;
poiché una Rivoluzione è molto di più della semplice costituzione di
un Governo forte che può garantire - in ogni evenienza- l'ordine
pubblico.
Non mai come oggi l'economia è diventata pubblica, squisitamente
politica. Anzi lo Stato in generale e quello fascista in particolare
agisce sull'economico in un triplice modo: creando le condizioni
generali più propizie allo sviluppo delle forze economiche del
Paese; aiutando le forze economiche sane, quando da sole non possono
rimontare la corrente, poiché la loro volontà non è più sufficiente
allo scopo, o quando come nelle grandi bonifiche, i mezzi
dell'iniziativa privata non bastano all'ampiezza del compito;
lasciando perire, senza pericolose indulgenze, gli organismi mal
creati e mal diretti. Questi cinque anni hanno luminosamente provato
la bontà e la utilità del sistema. Non si sono avute in Italia le
dispersioni di ricchezza dovute in altri Paesi alla lotta di classe,
sotto la duplice espressione tipica di sciopero operaio o di serrata
padronale: poiché la Corporazione come tendenza dello spirito e come
istituto realizza ed è destinata sempre più a realizzare
l'equilibrio degli interessi opposti, sul piano di un riconoscimento
dell'interesse generale, senza del quale anche l'interesse dei
gruppi e degli individui è compromesso.
LA VERA DISCIPLINA
FASCISTA. - Disciplina, bisogna intendersi; la disciplina non può
essere una cosa soltanto formale: deve essere una cosa sostanziale.
Cioè non si può essere disciplinati soltanto quando ciò è facile e
fa comodo, perchè quella non è vera disciplina: Bisogna essere
disciplinati soprattutto quando la disciplina costa sacrificio e
rinuncia. Quella è la vera disciplina, la disciplina fascista.
L'ITALIA CHE FAREMO
- L'Italia che noi vogliamo fare, che noi costruiamo giorno per
giorno, che noi faremo, perché questa è la nostra fede e la nostra
volontà incrollabile, sarà una creatura magnifica di forza e di
saggezza. E potete esser certi che in questa Italia di lavoro, tutto
il lavoro, quello dello spirito e quello del braccio, terrà, come
deve tenere, il primo posto.
IL PARTITO
FASCISTA
Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini costituiva a Milano i fasci di
combattimento , con lo scopo di porre in valore la vittoria italiana
e di propugnare gli ideali nazionali. I primi aderenti furono circa
500; ma crebbero rapidamente di numero, e i fasci si trasformarono
in Partito Nazionale Fascista. Nel 1921 questo era forte di 310.000
iscritti; l'anno seguente nel mese di ottobre, compieva la marcia su
Roma e giungeva al potere.
Il Capo del Partito, divenuto Capo del Governo, volle instaurare
l'ordine in Italia e dare allo Stato la suprema autorità su tutti i
cittadini; perciò il Partito fu inserito nell'ordinamento
costituzionale dello Stato, e ne forma un saldo sostegno.
Il Partito Fascista è composto come segue.
In ogni Comune esiste un Fascio di combattimento, a capo del quale
sta un Segretario, coadiuvato da un Direttorio del Fascio; tutti i
Fasci di una Provincia formano la Federazione provinciale, a capo
della quale sta il Segretario federale, coadiuvato da un Direttorio
federale.
Tutti i Segretari federali costituiscono il Consiglio Nazionale, a
capo del quale sta il Segretario del Partito, coadiuvato da un
Direttorio Nazionale.
Al di sopra del Segretario del Partito non vi è che il DUCE,
autorità suprema.
Il Partito è collegato all'ordinamento costituzionale in vari modi:
anzitutto, il Gran Consiglio del Fascismo comprende nel suo seno i
più alti dignitari dello Stato e del Partito, ed è, per legge, un
organo costituzionale centrale; in secondo luogo il Segretario del
Partito è nominato per decreto Reale, ha funzioni ufficiali di vario
genere, ed è un alto dignitario dello Stato; infine, varie
organizzazioni del Partito, come ad esempio, l'Opera Nazionale
Balilla e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, sono
alle dirette dipendenze dello Stato.
Fino al 1933 si poteva entrare nel Partito fascista facendone
domanda, e col parere favorevole di organi determinati; da quella
data in poi vi entrano soltanto i giovani di 21 anni, dopo essere
passati attraverso le organizzazioni giovanili.
LE ORGANIZZAZIONI
GIOVANILI
1) Opera Nazionale Balilla, che comprende i Balilla, cioè i
fanciulli dai 6 ai 13 anni; gli Avanguardisti, cioè i giovani dai 14
ai 18 anni compiuti; le Piccole Italiane, cioè le fanciulle dai 6 ai
12 anni compiuti; le Giovani Italiane, cioè le giovinette dai 13 ai
18 anni
2) Fasci Giovanili di Combattimento, che comprendono i giovani dai
18 ai 21 anni. Uscendo dai Fasci Giovanili, i giovani entrano nel
Partito.
3) Gruppi Universitari Fascisti, che comprendono gli studenti
universitari e quelli delle scuole superiori. 4) Gruppi Giovani
Fasciste. (Fasci Femminili)
Il Partito Fascista, allo scopo di organizzare tutte le forze della
nazione, comprende anche le seguenti istituzioni: 1) Fasci
Femminili, ai quali sono affidate la protezione dell'infanzia e
quella delle operaie
2) Fasci all'Estero, che comprendono i nostri connazionali in terra
straniera.
3) Associazioni fascista del pubblico impiego, che comprende
pubblici impiegati, ai quali non è permesso di appartenere ai
sindacati.
4) Associazione fascisti addetti alle aziende industriali dello
Stato
5) Associazione fascista dei ferrotranvieri;
6) Associazione dei postelegrafonici
7) Associazioni fasciste della scuola (divisa in: professori
Universitari, Scuola media, Scuola elementare) 8) Opera Nazionale
Dopolavoro.
POPOLAZIONE E
FAMIGLIA
"Un popolo ascende in quanto sia numeroso". Per questo motivo il
Governo Fascista protegge e incoraggia in tutti i modi l'aumento
della popolazione. Esso colpisce con una tassa i celibi; favorisce
con l'esenzione dalle tasse e con premi di varie specie le famiglie
numerose; esalta la famiglia, primo nucleo della società umana e
scuola dei sentimenti più delicati: ha creato e va diffondendo
sempre più l'Opera nazionale per la protezione e l'assistenza alla
maternità e all'Infanzia (ONMI).
Questa istituzione benefica ha creato cliniche, case di riposo e di
convalescenza per le madri; colonie climatiche marittime e montane,
scuole all'aperto, preventori e sanatori per i figlioli; essa
prodiga l'assistenza sanitaria e i soccorsi economici; combatte in
modo speciale la tubercolosi che miete tante vittime in giovine età.
Nel primo decennio della sua esistenza (1925-1926) l'Opera ha speso
per la sua attività oltre un miliardo di lire; soltanto nell'anno
1935 furono assistite 1.713.978 persone, fra madri, bambini,
fanciulli e adolescenti; e vennero concessi 3.686.220 provvedimenti
assistenziali.
Sempre nell'interesse nazionale, il nostro Governo frena
l'emigrazione, che sottrarrebbe ai nostri campi, alle nostre
officine e al nostro esercito braccia valide; studia tutti i mezzi
per restituire all'agricoltura coloro che hanno improvvidamente
abbandonato la terra nativa, attratti dal miraggio di una vita meno
disagiata e più avventurosa fra il tumulto delle città. Questi
provvedimenti, applicati con fermezza, giovano e gioveranno alla
sanità e alla potenza della Nazione.
L'ORDINAMENTO
AMMINISTRATIVO DELLO STATO
REGIONI - PROVINCE - COMUNI
Tradizionalmente l'Italia è divisa in 18 Regioni o Compartimenti, in
base a ragioni storiche e a condizioni geografiche. A Nord:
Piemonte, Liguria, Lombardia.Veneto Venezia Tridentina, Venezia
Giulia, Emilia
Al Centro: Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi e Molise.
A Sud e Insulare: Campania, Puglie, Lucania, Calabria, Sicilia,
Sardegna.
Vi è poi la Dalmazia, di cui soltanto una parte è tornata all'Italia
dopo la guerra europea.
Ma questa divisione in regioni non ha valore ufficiale.
Amministrativamente il Regno è diviso in 94 province, e ogni
provincia è suddivisa in Comuni. Questi sono in tutto 7.311.
Capo politico della Provincia è il Prefetto, che rappresenta
l'autorità del Governo; Capo amministrativo è il Podestà, nominato
dal Governo e coadiuvatore di un Rettorato, composti di cittadini
colti ed esperti. Ogni Comune è retto da un Podestà di nomina
governativa, che dura in carica 5 anni e può essere confermato. Il
Podestà può essere assistito da una Consulta, nominata dal Prefetto,
per la trattazione dei problemi più importanti dell'amministrazione
comunale.
Roma, per la sua speciale condizione di capitale, ha a capo un
Governatore, assistito da 10 Rettori e da vari Consultori.
ORDINAMENTO
GIURIDICO
LA GIUSTIZIA
La giustizia è amministrata in Italia da magistrature diverse,
secondo la qualità e l'importanza delle cause. In ogni Comune vi
sono uno o più Uffici di Conciliazione; il giudice conciliatore
giudica in materia civile e commerciale fino a lire 400, e,
soprattutto, cerca di mettere d'accordo le parti avverse.- Esistono
poi 1340 Preture: i pretori giudicano le cause civili e commerciali
per somme non superiori a 5.000 lire, e, in materia penale, i reati
con pena non superiore a 3 anni di carcere e a 10.000 lire di multa.
Essi giudicano in grado di appello le sentenze dei conciliatori
superiori a 100 lire.
Nelle città più importanti hanno sede i 126 Tribunali civili e
penali, che giudicano le cause civili e commerciali e penali di
competenza superiore a quella indicata pei pretori.
Esistono in fine Corti di Appello e una Corte di Cassazione, che
giudicano in seconda e in terza istanza le cause per le quali vi
siano ricorsi contro le sentenze delle magistrature precedenti: ciò
accresce le guarentigie di giustizia che lo Stato assicura ai
cittadini.
Presso ogni Corte d'Appello vi è una sezione speciale, che esercita
le funzioni di MAGISTRATURA DEL LAVORO. Essa giudica le controversie
relative ai rapporti fra lavoratori e datori di lavoro.
Un Tribunale Speciale è stato istituito per i delitti contro la
sicurezza dello Stato e contro le persone della Famiglia Reale e del
Primo Ministro.
Il 1° luglio del 1931 è andato in vigore il nuovo Codice Penale,
opera del Governo Fascista.
DIFESA DEL REGNO -
Alla difesa terrestre provvede il Regio Esercito; alla difesa
marittima la Regia Marina; alla difesa aerea la Regia Aeronautica.
LA DIFESA TERRESTRE - Il territorio del Regno è diviso in 13
circoscrizioni, sedi di Corpo d'Armata: Torino, Alessandria, Milano,
Bolzano, Trieste, Udine, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli,
Palermo, Cagliari. Il nostro esercito è composto come segue:
1) Il Corpo di Stato Maggiore, che ha il compito di apprestare i
piani di guerra, e dal quale, attraverso lunghi studi e accurata
preparazione, escono gli alti ufficiali.
2) L'arma dei carabinieri reali, che comprende 6 Ispettorati di
zona, 20 legioni territoriali dei CC. RR e una legione di allievi.
3) L'arma di fanteria, che comprende 31 Comandi di divisione di
fanteria; 3 Comandi di divisione celere; 4 Comandi superiori alpini:
una brigata granatieri di Sardegna (3 reggimenti); 30 brigate di
fanteria di linea (89 reggimenti); reggimenti di Bersaglieri; 9
reggimenti di alpini; un reggimento di carri armati 4) L'arma di
cavalleria, che comprende: 3 brigate di cavalleria con 12
reggimenti.
5) L'arma di artiglieria, che comprende 13 Comandi di artiglieria di
corpo d'armata; 31 reggimenti di artiglieria di divisione fanteria;
12 reggimenti di artiglieria di corpo d'armata, più il Gruppo
autonomo della Sardegna; 4 reggimenti di artiglieri alpina; 10
reggimenti di artiglieria pesante d'armata; 4 gruppi autonomi di
artiglieria da costa; 5 reggimenti di artiglieria contraerea, più un
gruppo della Sardegna; 3 reggimenti di artiglieria di divisione
celere.
6) L'Arma del genio, che comprende 13 Comandi del genio di corpo
d'armata e ufficio delle fortificazioni; 12 reggimenti del genio; 2
reggimenti di minatori, 1 reggimento ferrovieri, 2 reggimenti
pontieri.
7) Guardia di Finanza , che fa parte anch'essa delle forze statali,
ma dipende dal Ministero delle Finanze, perchè provvede a far
osservare le leggi fiscali dello Stato, e quindi a impedire il
contrabbando, ecc.
Vi sono poi vari corpi d'indole sanitaria e amministrativa: Corpo
sanitario e veterinario; Corpi di Commissariato, di Sussistenza e di
Amministrazione.
Appartiene alle forze armate dello Stato anche la MILIZIA VOLONTARIA
per la SICUREZZA NAZIONALE (MVSN). A questa si applicano le stesse
disposizione disciplinari che sono in vigore nel Regio Esercito.
Essa dipende dal Primo Ministro, capo supremo del Partito Fascista,
ed è divisa in 123 legioni. Le legioni a loro volta formano in tutto
32 gruppi; e questi sono raccolti in 4 raggruppamenti, con sede a
Milano, Bologna, Roma e Napoli. Fanno parte della MVSN, ma con scopi
e uffici particolari la Milizia Universitaria; la Milizia
Ferroviaria; la Milizia Portuaria; la Milizia Forestale; la Milizia
Stradale; la Milizia Postelegrafonica. Della MVSN fanno parte tutti
i fascisti validi alle armi dai 21 ai 55 anni. Alla MVSN è affidata
l'istruzione premilitare dei giovani; e per questo ufficio essa
dipende dal Ministero della Guerra.
La MVSN ha preso parte alla guerra contro l'impero Scioano
(1935-36), e vi ha dimostrato, accanto al nostro esercito, altissime
virtù militari. Essa è ormai, accanto alle altre truppe, sicuro
presidio della nostra sicurezza e sostegno della nostra potenza.
LA REGIA MARINA comprende anch'essa, come l'esercito, vari corpi
militari: Corpo di Stato Maggiore, Corpo del Genio navale, Corpo
delle armi navali, Corpo Sanitario, Corpo di Commissario, Corpo
reali equipaggi. Le coste d'Italia sono divise in 3 dipartimenti
marittimi: dell'Alto Tirreno con comando alla Spezia, del Basso
Tirreno con comando a Napoli, dello Ionio e Adriatico con comando a
Taranto.
Dai tre comandi in capo suddetti dipendono 8 comandi militari
marittimi: la Spezia, la Maddalena, Napoli, Messina, Taranto,
Brindisi, Venezia, Pola.
La nostra flotta, moderna e potente, comprende 4 navi da battaglia
di 1a classe (Cavour, Giulio Cesare, Duilio, D'Oria); 28
incrociatori); 23 esploratori; cacciatorpediniere, torpediniere,
navi affondamine, motoscafi antisommergibili, sommergibili, navi
portaerei ecc. ecc.
LA REGIA AERONAUTICA, riordinata e magnificamente sviluppata per
l'assidua volontà del Duce, ha per base la squadriglia, composta da
9 apparecchi. Due o più squadriglie dello stesso tipo formano il
gruppo; due o più gruppi formano uno stormo: Gli stormi a loro
volta, sono raggruppati in brigate; le brigate in divisioni. Gli
apparecchi sono di tre tipi: da ricognizione, da caccia, da
bombardamento.
Le forze aeree sono divise in: squadra aerea; aeronautica per
l'esercito; aeronautica della marina. Aeroporti, idroscali, scuole,
officine magnificamente organizzate, completano il servizio
aeronautico, e ne fanno un perfetto strumento di difesa e offesa.
Esso fu gloriosamente e vittoriosamente sperimentato nella guerra
che conquistò all'Italia il suo impero coloniale (1935-36). Per la
difesa antiarea il territorio del Regno è diviso in 5 zone, coi
seguenti comandi: Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Cagliari.
- LA RIFORMA PARLAMENTARE
L’ordinamento dello
Stato venne modificato dalle leggi del 1939 XVII EF, che ne
variarono sensibilmente la struttura. I poteri erano sempre tre, il
Legislativo, l’Esecutivo, il Giudiziario.
Potere Legislativo:
comprendeva il Senato del Regno i cui Senatori erano nominati a vita
con Decreto Reale, su proposta del Duce, oltre le nomine spettanti
al Re, e venivano scelti fra coloro che avevano dato lustro alla
nazione;
e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni che ebbe un’unica
legislatura, la XXX (1939-1943).
Organo consultivo dello stato fascista italiano, la sua istituzione
fu decisa dal Gran consiglio del fascismo nel marzo 1938 dopo due
anni di lavori preparatori, votata dalla Camera dei deputati e dal
Senato nel gennaio 1939 e attivata nel marzo dello stesso anno.
Della Camera facevano parte i membri del Gran Consiglio del
Fascismo, che non fossero già Senatori o Accademici, i componenti
del Consiglio Nazionale del Partito, i componenti del Consiglio
Nazionale delle Corporazioni sia dei Datori di Lavoro, sia dei
Lavoratori, sia dei Professionisti e Artisti.
I seicento componenti erano “Consiglieri Nazionali”, non Deputati, e
restavano in carica sino a che essi rappresentassero le categorie e
le mansioni interessate.
La Camera dei fasci condivideva con il governo l'esercizio del
potere legislativo. Non era previsto un suo rinnovo, ma solo
l’avvicendamento dei consiglieri nazionali.
La riforma del Parlamento non coinvolse la seconda camera, il
Senato, protetta dalla monarchia. La Camera dei fasci e delle
corporazioni fu sciolta con decreto legge del 2 agosto 1943.
Potere Esecutivo:
veniva esercitato dal DUCE, Capo del Partito, Presidente del Gran
Consiglio del Fascismo, Capo del Governo, Presidente delle
Corporazioni, a mezzo suo e del suo governo.
Potere Giudiziario:
era e restava autonomo dagli altri due Legislativo ed Esecutivo.
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