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Parigi, Agosto 1944

padi Carlos Caballero Jurado

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1944. Parigi dopo bombardamento anglo-americano

Tra la storia e la letteratura esiste da sempre un relazione intensa, profonda e feconda. Molti autori della letteratura hanno attinto la loro ispirazione da fatti o personaggi storici e a partire da questi, con maggior o minor fedeltà, hanno scritto stupende opere letterarie. Inoltre, sono moltissimi gli storici che, nel momento di dare forma ai loro scritti, optano per una struttura quasi letteraria, con l’intento di rivolgersi ad un pubblico più vasto. Tra questi, ricordiamo Anthony Beevor, lo storico che ha riscosso un grande successo di vendite dando alle sue opere un taglio molto letterario. Tuttavia, questo può generare nel lettore una certa confusione. Dove finisce il letterato e comincia lo storico? Al letterato tutto il mondo gli riconosce la libertà creativa, il diritto ad inventare fatti e personaggi. Lo storico non può fare altrettanto. Ha, sia chiaro, il diritto a interpretare i fatti, però non può inventarseli. Il problema si pone quando appaiono autori che pretendono di passare per storici senza esserlo.

PARIGI BRUCIA

Un buon esempio é il libro “Parigi Brucia”, un classico, nato dalla penna di due prolifici autori di ‘best-sellers’, Dominique Lapierre e Larry Collins(1). Per molti lettori questa è un’opera storica, anche se redatta con uno stile letterario addirittura giornalistico, per non smentire la sua credibilità. Buona parte del prestigio che si guadagnò la 2a divisione corazzata francese del generale Leclerc (2ª DB, division blindé), si deve al successo di questo libro, tradotto in molte lingue ed oggetto di numerose ristampe. Dopo averlo letto si ha l’impressione che Parigi fu per alcuni giorni, l’epicentro della Seconda Guerra Mondiale, che in questa città ci sia stato una massiccia sollevazione popolare e che la rapida avanzata della 2a divisione corazzata francese evitò che i tedeschi potessero radere al suolo la capitale francese. Nel loro testo, Lapierre e Collins inducono a far credere che Parigi fosse difesa da una potente ed agguerrita guarnigione, perfettamente in grado di annientare la 2ª DB; e mentre la 2ª DB cavalcava velocemente verso Parigi, dalla parte opposta avanzavano due potenti Panzer Division SS, la 26a e la 27a.

LA GUARNIGIONE TEDESCA DI PARIGI

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Carristi delle Waffen SS

Che a Parigi, nell’agosto del 1944, ci fossero numerosi militari tedeschi, questo nessuno può metterlo in dubbio. La capitale della Francia era la sede di numerose dipendenze militari di retroguardia. Inoltre, come paese occupato, la Francia, non dipendeva da nessuna autorità politico-civile tedesca, ma solo dalle autorità militari di occupazione. Erano quindi le forze armate tedesche ad amministrare la Francia ed esisteva una vasta struttura amministrativa militare tedesca che supervisionava tutto e tutti i settori della vita francese: dall’economia agli spettacoli, dall’ordine pubblico ai trasporti(2). Tralasciando le truppe a difesa delle coste, truppe vere e proprie non di occupazione, tutto il paese era coperto da una rete di “Kommandaturen” (Comandi Militari) tedeschi che, nella sostanza, erano delle unità amministrative. Avevano alle loro dipendenze piccoli distaccamenti di “Feldgendarmerie” (Polizia Militare), però per la maggior parte erano costituiti da personale amministrativo, tecnico, ecc. Il compito di ‘truppa da occupazione’ era svolto dai “Landeschützen Bataillone” (Battaglioni di Difesa Territoriale), composti da personale che per la sua età e per le sue condizioni fisiche era completamente inutilizzabile per servire in unità da combattimento. Come Battaglioni autonomi, non disponevano di armamento pesante né di appoggio logistico proprio. Le armi individuali di cui disponevano erano obsolete e per la maggior parte si trattava di materiali proveniente dal bottino di guerra. Nel maggio del 1941 erano stati dislocati sul suolo francese 85 di questi “Landeschützen Bataillone”, un numero che non si modificò sostanzialmente fino al 1944. Per il loro controllo operativo esistevano diversi stati maggiori reggimentali, che non dobbiamo confondere con i reggimenti stessi, giacché questi dovevano tenere assegnati mezzi pesanti e logistici propri. Nel caso specifico di Parigi, data la grande estensione della capitale rispetto al resto delle città francesi, e posto che fosse la sede di un’infinita varietà di servizi tedeschi, si decise di raggruppare vari “Landeschützen Bataillone” per formare con essi tre reggimenti, battezzati come “Wach Regiment Paris” (Reggimenti della Guardia di Parigi) e numerati 1º, 2º e 3º, con la missione di proteggere le installazioni militari tedesche ed i punti di interesse economico o dei trasporti, tanto nella capitale come nella sua periferia. Nel 1943, nel peggioramento generale della situazione militare, i tedeschi decisero di raggruppare la maggior parte dei “Landeschützen Bataillone” schierati in Francia in vari reggimenti di sicurezza (“Sicherung Regiment”), in modo che queste forze potessero disporre di alcune armi pesanti ed un minimo di unità di appoggio. I “Wach Regiment Paris” 1º, 2º e 3º furono cosi trasformati nei “Sicherung Regiment” 1º, 5º e 6º. Vennero create altre 14 unità di questo tipo. Nel maggio del 1943, i “Sicherung Regiment” 1º, 5º E 6º, insieme al 190º, furono raggruppati in una divisione, battezzata come 325ª divisione di sicurezza. Nell’adottare una struttura divisionaria, doveva disporre di un suo proprio reggimento di artiglieria ed unità pionieri, comunicazioni, cacciacarri, ecc. D’altra parte, i quattro reggimenti di sicurezza che componevano la 325ª divisione di sicurezza, comprendevano ciascuno quattro battaglioni, mentre i restanti reggimenti di sicurezza dislocati in Francia ne avevano solo tre. In definitiva, sulla carta si trattava di una unità che numericamente doveva essere molto forte, con 16 battaglioni di fanteria, in un periodo dove la maggior parte delle divisioni tedesche allineavano appena sei battaglioni di fanteria. Nella realtà, i reggimenti di fanteria di questa divisione comprendevano solo tre battaglioni e non esistevano reparti di appoggio. Nafziger, studioso di solida reputazione, riduce la forza dell’unità a 12 battaglioni, una compagnia anticarro equipaggiata con

Carro Phanter sotto l'Arco di Trionfo

Carro Phanter sotto l’Arco di Trionfo

Pak da 37mm, una compagnia di autoblindo “Panhard” (bottino di guerra) e due compagnie pionieri(3). Comandò la divisione fin dall’inizio il generale Von Boineburg-Lengsfeld che a sua volta esercitò l’incarico di Comandante Militare di Parigi (il “Gross Paris”, come dicevano i tedeschi). La 325ª Divisione di sicurezza era in definitiva, l’unità che doveva difendere Parigi. Malgrado la sua apparente forza, almeno per quanto riguardava la fanteria, la sua potenza era solo teorica. La maggior parte dei suoi membri aveva partecipato alla campagna di Francia, però quella del 1914-1918! Sarcasticamente, i parigini la definivano la ‘Bismarck Jugend’. Che fosse un’unità che difficilmente poteva essere qualificata come forza da combattimento ce lo dimostra una prova lampante: la sua non partecipazione alla battaglia di Normandia. Infatti, mentre si svolgevano i combattimenti in Normandia, i tedeschi avevano inviato verso quel settore divisioni e parti di divisioni, prelevandole da qualsiasi parte fosse possibile (tranne dal fronte sovietico dove anche un battaglione era indispensabile). Però la 325a divisione di sicurezza non si mosse da Parigi. Per essere rigorosamente esatti, una volta rotto il fronte tedesco ad Avranches, con gli americani che avanzavano velocemente verso l’interno della Francia, il “Sicherung Regiment 1″, fu inviato verso Le Mans per tentare di bloccare l’offensiva nemica. Aggregato ad altre forze tedesche, il 1° Reggimento di Sicurezza non solo non riuscì a contenere gli americani, ma si dovette ritirare verso la Senna senza riuscire più a reintegrarsi nella sua divisione(4). Il resto della 325ª Divisione non si mosse da Parigi e non deve apparire strano visto che si trattava di una unità adatta a montare la guardia alle installazioni militari, quartier generali e ospedali militari. Chi dunque afferma che la guarnigione tedesca di Parigi fosse militarmente potente dice solo il falso. Nessun storico militare serio lo ha fatto, tuttavia qualcuno ha osato scrivere che il comandante militare di Parigi disponeva di 20.000 uomini e di …centinaia di carri da combattimento ‘Tigre’(5).

LA RITIRATA DELLE FORZE TEDESCHE

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Soldato tedesco a Parigi

Non é questo il luogo per narrare in dettaglio lo svolgimento della campagna alleata in Francia nel 1944. Basterà ricordate che, penetrato il fronte tedesco in Normandia ad Avranches e contenuto il successivo contrattacco tedesco con la ‘sacca di Falaise’, la linea difensiva tedesca fu travolta completamente. Il quasi simultaneo sbarco in Provenza non fece che aggravare ancor di più la situazione. Le truppe tedesche, praticamente allo sbando, si ritirarono come potevano verso nord e verso est. L’Alto Comando tedesco pianificò di contenere l’avanzata nemica sulla Senna, ma con le truppe demoralizzate ed esauste, fu impossibile. Nel loro libro, Lapierre e Collins citano tre di queste divisioni sulle mappe(6), ubicandole nei pressi di Parigi. Si trattava della 9.Panzer-Division, la Divisione ‘Panzerlehr’ e la 6.Fallschirmjäger-division insieme ad alcune generiche ‘unità di sicurezza all’interno di quello che viene definito come il perimetro difensivo esterno di Parigi. Analizziamo con dettaglio la situazione di ciascuna di queste unità. La 9.Panzer-Division era stata impegnata sul fronte dell’est fino al marzo del ’44, quando fu trasferita in Francia per essere riorganizzata. Quando iniziò l’invasione, la divisione era in piena fase di ristrutturazione ed era dislocata nel sud della Francia. Quando gli venne ordinato di marciare verso la Normandia (il 9 luglio), a causa delle difficoltà nei trasporti per l’azione dell’aviazione alleata, la divisione si frammentò in piccoli gruppi, che furono assegnati ad altre unità che già erano impegnate in prima linea. Il Battaglione carri ‘Panther’ ad esempio, non operò mai con la divisione. Il 16 agosto venne ordinato alla divisione di raggrupparsi nei pressi di Parigi. In quel momento gli erano rimasti solo 15 Panzer IV e poco più di 2.000 uomini. La divisione ricevette quindi l’ordine di ripiegare verso est per riorganizzarsi, cosa che fece nella zona di Metz(7). La ‘Panzerlehr Division’ ha la meritata fama di essere stata una delle migliori divisioni corazzate tedesche. Però la sua costante partecipazione ai combattimento sul fronte di Normandia la ridusse notevolmente nell’organico, sia di uomini che di mezzi, costringendola a ritirarsi per riorganizzarsi e riequipaggiarsi. Parte dei resti dell’unità furono concentrati a nord di Parigi alla fine di agosto del ’44. Il 22 agosto, l’unità contava solo 20 carri e non tutti erano operativi(8). La 6.Fallschirmjäger-division era stata formata nel giugno del 1944, quasi al momento dell’invasione, per cui la sua costituzione non era stata completata. Dei tre reggimenti pianificati (16, 17 e 18) solo il 16° era stato formato. Per completare gli effettivi della sua fanteria, gli venne assegnato il “Fallschirmjäger Lehr Regiment”. Del Reggimento di artiglieria esisteva solo un gruppo, con tre batterie da 105. Il 1° agosto, il 16° Reggimento paracadutisti fu trasferito sul fronte dell’est. Quando Patton ‘ruppe il fronte difensivo tedesco ad Avranches, gli effettivi della 6.Fallschirmjäger-division (un Kampfgruppe formato da un’unico reggimento di fanteria ed il gruppo di artiglieria), furono inviati a tamponare la falla. Come sappiamo la missione si rivelò impossibile ed il Kampfgruppe si ritirò verso la Senna. Parte dei suoi effettivi passò per Parigi, visto che i ponti sulla Senna nella città non erano stati distrutti(9). Dal 20 agosto gli elementi della 6.Fallschirmjäger-division furono impegnati, in qualche caso, nel tentare di frenare gli americani a Mantes, ad ovest di Parigi, per impedire l’attraversamento della Senna. In definitiva, nessuna delle tre divisioni corrispondeva, in quanto ad effettivi ed equipaggiamento, ad una divisione corazzata o di paracadutisti. Lapierre e Collins incorsero, nel citarle, in una pratica molto comune in quella fase della guerra presso i comandanti nord-americani o britannici, che è stata commentata acidamente da Hastings nel suo libro “Armagedon”(10). Hastings ironizza su come in molte fasi della guerra ed in molti libri scritti dopo la guerra, si affermava e si afferma che in un tal luogo e data, la corrispondente unità alleata informava su come era stata affrontata, ad esempio, da qualche prestigiosa e famosa divisione tedesca…senza citare per niente che l’unità tedesca in quel momento comprendeva solo alcune centinaia di soldati ed un pugno di carri e cannoni d’assalto. Questo è esattamente quello che hanno fatto

Addetti alle trasmissioni

Addetti alle trasmissioni

Lapierre e Collins, piazzando sulle loro mappe la Panzerlehr, la 9.Panzer-Division e la 6.Fallschirmjäger-division, facendo credere al lettore che intorno a Parigi i tedeschi avevano ammassato importanti forze da combattimento. In realtà, come ho già descritto, la guarnigione di Parigi si limitava alla 325a divisione di sicurezza, mancante di uno dei suoi reggimenti. Le foto della ‘battaglia di Parigi’, non mostrano infatti alcuna immagine di carri tedeschi. Una di esse, famosissima, mostra un ‘Panther’ distrutto. Secondo un rapporto della 2a divisione corazzata di Leclerc, datata 25 agosto e citato da Lapierre e Collins(11), al momento dell’entrata dei francesi a Parigi, la guarnigione tedesca contava su 19 carri ‘Panther’ e ‘Tigre’ e 59 tra Panzer III e Panzer IV. Indipendentemente dalla verità delle cifre, non si trattava di nessuna unità panzer, ma di veicoli parcheggiati nelle officine per essere riparati o abbandonati dalle unità in ripiegamento verso est. Le uniche truppe ‘corazzate’ realmente operative nella zona di Parigi erano piccole unità corazzate (dell’entità di plotoni o compagnia) equipaggiate con carri da combattimento francesi catturati dai tedeschi e assegnati ai reggimenti di sicurezza. Erano piccole unità di carri adatte per essere impiegate contro una possibile insurrezione, ma non contro un esercito regolare. C’erano a Parigi molte altre unità, già é stato segnalato, ma quali erano? Per costruire la loro relazione, Lapierre e Collins ricorrono ad una tecnica molto efficace: la narrazione passa da un personaggio all’altro, per mostrare la situazione nella città in ogni momento, però da diversi punti di vista. La maggior parte dei personaggi che Lapierre e Collins fanno intervenire nel racconto sono francesi della resistenza o militari alleati. Però ogni tanto i due autori fanno parlare un tedesco, senza identità né unità. Il lettore può pensare che si tratta di un membro dei reggimenti di sicurezza della 325a divisione di sicurezza. Però si citano altre unità: la più nominata é la 813a compagnia zappatori, incaricata di demolire i ponti sulla Senna o il 112° Reggimento trasmissioni. Come si vede, Lapierre e Collins non possono far intervenire nel racconto un veterano di alcuna unità da combattimento realmente esistente. Per la semplice ragione che non c’era alcuna unità di questo tipo a Parigi.

LA LINEA KITZINGER

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Dietrich von Choltitz

Una delle singolarità del libro di Lapierre e Collins é quella di trasmettere al lettore l’impressione, già citata, che per alcuni giorni, Parigi fu l’epicentro della Seconda Guerra Mondiale. Nella realtà, come ha riconosciuto con assoluta sincerità uno storico francese, Henri Michel, uno dei più grandi specialisti transalpini della Seconda Guerra Mondiale, “…la liberazione di Parigi non fu che un piccolo episodio nel colossale sforzo degli eserciti nemici, senza influenza sul risultato finale della guerra”(12). Dopo la rottura del fronte ad Avranches da parte delle forze americane di Patton, l’Alto Comando tedesco ordinò la costituzione di una linea difensiva lungo il corso dei fiumi Somme, Marna e Saône, che doveva prolungarsi fino alla frontiera franco-svizzera nella regione dello Giura. Con la classica celerità di esecuzione dello Stato Maggiore tedesco, in breve tempo furono emessi gli ordini per la costruzione di questa nuova linea difensiva. Fu incaricato della esecuzione del progetto il nuovo comandante militare tedesco in Francia, il generale della Luftwaffe Kitzinger(13). Il primo studio realizzato al riguardo stabilì che per difendere questa linea fortificata, che doveva essere costruita in tutta fretta dall’Organizzazione Todt, erano necessarie almeno 21 divisioni di fanteria e 12 corazzate e di granatieri corazzati, sottolineando che si sarebbero dovuto impegnare forze a pieno organico e non i resti delle formazioni già duramente impegnate in Normandia. La nuova linea venne battezzata come ‘Linea Kitzinger’, che doveva estendersi su un fronte di circa 700 chilometri. Nello stesso tempo furono emessi ordini per rinforzare la Westwall, la linea fortificata che proteggeva la frontiera occidentale della Germania, costruita nel 1938, che venne successivamente ‘disarmata’ (normalmente conosciuta come ‘Linea Sigfrido’). Tutti questi preparativi dimostrano che i tedeschi non considerarono mai la possibilità di difendere Parigi ad oltranza.

UN FRONTE SULLA SENNA

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Scontri tra la resistenza e regolari del governo di Vichy

Era chiaro però che la Linea Kitzinger non si potesse improvvisare dalla notte alla mattina, cosìcché si ordinò il ripiegamento immediato di tutte le unità verso di essa e nello stesso tempo, il 2 agosto si ordinò di effettuare un vigoroso contrattacco per tamponare la breccia di Avranches. La missione venne affidata al Comandante Supremo del fronte dell’ovest (Oberbefehlshaber West, OB West), il Maresciallo Von Kluge. Certamente la breccia attraverso la quale Patton si era lanciato audacemente verso ovest (e assurdamente anche verso la Bretagna) era molto stretta, ma in quel momento appariva un compito impossibile per le esigue e stremate forze tedesche in Normandia. Il contrattacco tedesco ad Avranches iniziò il 7 agosto. Il successo iniziale dei tedeschi fu dovuto principalmente alla spessa nebbia che coprì il campo di battaglia e annullò l’operatività delle forze aeree anglo-americame. Ma quando la nebbia si levò, Patton poté proseguire indisturbato la sua avanzata e l’8 agosto le sue truppe occuparono Le Mans. L’impegno tedesco contro Avranches mise in pericolo il fronte difensivo nel settore di Caen, cosicché dopo due mesi di stasi i britannici poterono finalmente balzare all’attacco. Il 15 agosto la situazione per i tedeschi divenne molto critica. Hitler, che già sapeva che Von Kluge era implicato nella congiura del 20 luglio, accusò il Maresciallo del fallimento del contrattacco di Avranches. Quello stesso 15 agosto furono convocati presso il Quartier Generale del Führer due dei suoi più competenti comandanti, Kesserling, che con pochi mezzi difendeva con straordinaria efficacia il fronte italiano, e Model, che era riuscito a ricompattare la linea difensiva tedesca in Polonia. Uno dei due doveva sostituire Von Kluge ed alla fine venne scelto Model. Von Kluge da parte sua si suicidò poco dopo. Solo la straordinaria esperienza militare di Model, ora ‘OB West’ fece sì che la situazione non si trasformasse in una rotta totale. Con straordinaria rapidità organizzò l’evacuazione delle truppe che erano sul punto di restare circondate a Falaise, come conseguenza della manovra a tenaglia dei britannici e degli americani. Malgrado le notevoli perdite subite in uomini e materiali, si evitò la disfatta totale, una “Stalingrado” del fronte occidentale. Model non era solo un ufficiale competente, aveva anche la fama di essere un fanatico nazionalsocialista ed un fedele devoto di Hitler. Tuttavia non evitò in più di un’occasione a respingere gli ordini diretti di Hitler, quando la sua provata esperienza professionale, li giudicava assurdi e irrealizzabili. Hitler, contrario per principio a qualsiasi ritirata, gli ordinò di mantenere il fronte occidentale come meglio poteva. Ma Model non ebbe dubbi quando dovette ordinare il ripiegamento delle truppe verso est, per evitarne il totale annientamento. Come Comandante in capo del fronte occidentale, Model aveva ai suoi ordini due gruppi di armate, il “B”, che aveva difeso la Francia settentrionale, e il “G”, che occupava quella meridionale. Il Gruppo di Armate “B” inizialmente inquadrava la 15.Armee (nella zona del Canale della Manica) e la 7.Armee (Normandia e Bretagna). A queste si era unita la 5.Panzer-Armee, per inquadrare la massa corazzata impegnata contro le forze di invasione alleate. Il Gruppo Armate “G” comprendeva la 1.Armee, sulla costa atlantica meridionale e la 19.Armee, lungo la costa mediterranea. Entrambe le armate non potevano inviare reparti sul fronte della Normandia. E così quando il 15 agosto, gli alleati sbarcarono sulla costa mediterranea francese, i tedeschi furono costretti a ritirarsi. Gli ordini emessi da Berlino in quello stesso 15 agosto per la 1.Armee, fu quello di ripiegare rapidamente dalla costa atlantica meridionale verso est ed il giorno 16 si ordinò alla 19.Armee di ripiegare immediatamente verso nord. Il Gruppo di Armate “G” (una denominazione assolutamente ingannevole rispetto al suo effettivo potenziale) doveva tentare di stabilire il collegamento con il Gruppo di Armate “B” per formare una nuova linea difensiva nella Francia settentrionale.

Gruppo di insorti per le strade di Parigi

Gruppo di insorti per le strade di Parigi

Tornando qualche giorno indietro, all’11 agosto, mentre la 7.Armee e la 5.Panzer-Armee lottavano per avanzare verso Avranches, l’OB West assegnò al comando della 1.Armee (AOK 1) una nuova missione. Nel suo raggio di azione teorico (dalla Loira alla frontiera franco-spagnola) non c’erano praticamente forze tedesche, cosicché la sua presenza lì era superflua. La nuova missione assegnata all’AOK 1 fu quella di costituire nella zona di Chartres una massa di manovra capace di contenere le truppe di Patton che si erano spinte fino a Le Mans ed impedire ogni ulteriore avanzata nemica verso Parigi. Per tale scopo l’AOK 1 doveva tentare di inquadrare i resti delle unità trasferite in seconda linea per riorganizzarsi e ricostituirsi dopo essere state impegnate in Normandia, le unità “Landeschützen” disponibili, le forze di artiglieria contraerea, le unità di istruzione, ecc. Alcuni giorni prima, precisamente il 7 agosto, era stata creata un’altra struttura di comando, denominata “Wehrmacht Befehlshaber Gross Paris” (Comandante delle forze armate tedesche a Parigi), erede del già esistente del Comandante Militare di Parigi, carica presieduta dal Generale Von Boineburg-Lengsfeld, un militare profondamente implicato nella congiura del 20 luglio. Il nuovo posto venne occupato dal Generale Von Choltitz. Come indicava la nuova designazione, Von Choltitz aveva l’autorità su tutti i militari di tutte le branche delle forze armate tedesche a Parigi e non solo su quelle dell’esercito. Gli ordini che ricevette riguardavano due compiti essenziali: reprimere a tutti i costi qualsiasi possibile ribellione a Parigi (una minaccia alla quale i tedeschi erano diventati molto sensibili, dopo l’esperienza di Varsavia) e soprattutto riconvertire la guarnigione tedesca di Parigi, fino a quel momento composta essenzialmente da tecnici e burocrati, in una vera forza militare. Nessuno ignorava che a Parigi, perfettamente ‘imboscati’ (come si usa nel nostro linguaggio militare), c’erano varie migliaia di militari tedeschi di tutte le branche delle forze armate che vivevano un’esistenza abbastanza piacevole e tranquilla, se non addirittura comoda ed oziosa. Una situazione del genere non poteva essere tollerata ulteriormente: tutti gli uomini erano necessari per il fronte. La guarnigione di Parigi doveva diventare una forza militare combattente e tutti gli uomini che non erano strettamente necessari per assicurare il controllo della città dovevano essere inviati in prima linea. Ci fu tempo per farlo? Il 18 agosto, le forze americane attraversarono per la prima volta la Senna.

CI FU UNA BATTAGLI PER PARIGI?

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Soldato tedesco catturato dai ribelli

Gli alti comandi militari tedeschi calcolarono che gli alleati non intendevano lanciare un assalto diretto contro Parigi, ma volevano aggirarla da est e da ovest per poi congiungersi a nord della capitale. Invece Hitler, convinto dell’importanza di Parigi, pensava che fosse la capitale francese l’obiettivo del nemico. A parte il rapporto di Parigi con il resto della Francia, Hitler faceva notare che gli unici passaggi ancora intatti sulla Senna si incontravano a Parigi, ecco perché il nemico avrebbe tentato di passare da lì con il grosso delle sue forze. Era quindi necessario stabilire una linea difensiva lungo la Senna, che si appoggiava ad est sul suo affluente, lo Yonne e si prolungava lungo il Canale di Borgogna fino alla città di Digione. I comandi militari tedeschi nutrivano forti dubbi sulla utilità di questa linea difensiva, però Hitler enfatizzò che solo mantenendosi su queste posizioni si potevano mantenere le basi di lancio delle V-1. Per costituire questo fronte, le truppe della 7.Armee e della 5.Panzer-Armee dovevano uscire dalla morsa di Falaise e ripiegare sulla Senna. La 7.Armee si schierò dall’imboccatura della Senna fino alla metà del suo corso inferiore mentre la 5.Panzer-Armee da qui fino alla periferia di Parigi. Intorno a Parigi si doveva formare un perimetro difensivo abbastanza ampio (“Sperrgürtel Paris”, cintura di blocco di Parigi). Ad est di Parigi si schierò la 1.Armee. Hitler ordinò che Parigi non fosse dichiarata ‘città aperta’. La ragione? I tedeschi avevano acconsentito a dichiarare Roma come ‘città aperta’, per evitare distruzioni in quella magnifica città. Però quando gli alleati penetrarono in essa utilizzarono tutti i ponti sul Tevere per continuare la loro avanzata, contro lo statuto di ‘città aperta’ che doveva evitare alla città lo svolgimento di qualsiasi operazione militare. Un altro motivo che spinse Hitler a mantenere truppe a Parigi, fu l’inizio di disordini nella città. Fin dal 14 luglio, festa nazionale in Francia, si erano registrati inquietanti segnali di una possibile sollevazione: sciopero dei ferrovieri (10 agosto), della polizia (15 agosto), ecc. Il 19 agosto per la città circolarono numerosi volantini che incitavano la popolazione a ribellarsi…Come vedremo più avanti, erano soprattutto i comunisti che fomentavano la rivolta, mentre i gollisti erano più cauti. Avrebbero avuto possibilità di vittoria? Michel scrive al riguardo che: “…il Generale Choltitz malgrado fosse al comando di una piccola guarnigione tedesca, in gran parte composta da soldati anziani e dei servizi amministrativi (…), la superiorità dei tedeschi era tale che le FFI [Forze Francesi dell'Interno, nome generico per indicare le diverse forze della resistenza, N.d.A.] correvano il rischio di essere annientate”. Per questo già nel pomeriggio del 19 agosto, i gollisti(14) si accordarono per una tregua con il Generale Von Choltitz, tregua che i comunisti fecero di tutto per sabotare…

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Reparti alleati a Parigi

Quando la notizia della ribellione giunse al Quartier Generale di Hitler, questi ordinò di reprimerla energicamente. Aveva fatto la stessa cosa con la sollevazione di Varsavia. Dall’8 agosto il comando delle truppe impegnate contro i ribelli polacchi venne affidato ad uno dei più temibili ufficiali tedeschi, un Generale di Polizia, Bach-Zelewski, il quale non si fece scrupoli nel radere al suolo l’intera capitale polacca pur di reprimere la rivolta. Il comandante della guarnigione di Parigi, Von Choltitz, con gli stessi poteri di Von dem Bach-Zelewski, malgrado alcuni lo dipingessero ‘cattivo’ (come l’uomo che aveva distrutto Rotterdam e Sebastopoli), dimostrò subito che mancava della necessaria brutalità per radere al suolo Parigi. Tenendo conto che la sollevazione parigina non raggiunse mai i livelli di quella di Varsavia, il comandante tedesco riuscì a trovare subito un accordo con i capi gollisti. Hitler da parte sua, era disposto a trasformare Parigi in un campo di battaglia, incurante dei gravi danni che sarebbero stati inferti alla popolazione civile ed alla città stessa. Nel 1940, dopo la vittoriosa campagna all’ovest, aveva visitato la città e la ammirava profondamente. Però dopo i terribili bombardamenti alleati sulle città tedesche, bombardamenti che non avevano risparmiato città d’arte e monumenti storici, Hitler non aveva più nessuno scrupolo a preservare Parigi. La priorità principale era che non doveva cadere in mano al nemico, quindi doveva essere difesa a tutti i costi. L’importanza strategica di tenere Parigi non era però condivisa da nessuno dei suoi generali, neanche dallo stesso Model.

L’ANELLO DIFENSIVO INTORNO A PARIGI

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Soldato tedesco catturato insultato dalla folla

Consapevole dell’impossibilità che le truppe di Von Choltitz potessero difendere Parigi, il Comando tedesco diresse verso la città la 338.Infanterie-Division. Si trattava di una delle più deboli divisioni tedesche schierate sulla costa mediterranea francese. Il giorno 11 gli era stato ordinato di marciare verso nord per unirsi al Gruppo di Armate “B”, però in seguito allo sbarco alleato in Provenza non poté muoversi. Il giorno 16, la 19.Armee iniziò a ripiegare verso nord, ma non poté comunque raggiungere Parigi, visto che le circostanze militari la portarono a schierarsi lungo la Senna ad est della capitale. Quali forze quindi avrebbero potuto essere impegnate per formare il perimetro difensivo intorno a Parigi? Lapierre e Collins le hanno elencate(15): “…una unità sconosciuta, con effettivi e materiali al completo, l’11° Reggimenti cacciatori paracadutisti della difesa contraerea ed altre forze come ‘il battaglione dell’aereoporto di Parigi, il II° Battaglione del 90° Reggimento dell’aria, vari battaglioni territoriali [Landeschützen], un Battaglione di interpreti (sic), un Battaglione formato da ex-prigionieri militari del carcere di Fresnes (sic) e finalmente “unità di allarme” formate da personale dei diversi ‘Kommandanturen’ del settore”. In totale circa 10.000 uomini, che dovevano difendere un fronte a semicerchio di circa 30 chilometri intorno a Parigi. Vediamo di che uomini si trattava. Già é significativo che oltre agli anziani delle unità di “Landeschützen” e dei burocrati dei “Kommandanturen”, si dovette ricorrere ad un Battaglione di soldati-interpreti, al personale della aviazione tedesca assegnato all’aereoporto di Parigi e ad un Battaglione formato all’ultimo momento con i soldati tedeschi che stavano scontando le loro condanne per atti di indisciplina nel carcere di Fresnes. In quanto al “Fliegerregiment 90″, il cui IIº Battaglione fu assegnato alla missione, era – come tutti i “Fliegerregiment”, una unità dove le reclute della “Luftwaffe” ricevevano il loro addestramento di base. Da molto tempo infatti la Luftwaffe aveva deciso di trasferire in Francia i suoi reggimenti di istruzione, in modo da poter essere impegnati anche come forze di guarnigione. L’unità che Lapierre e Collins definiscono come una forza di élite era il “Fallschirmjäger Flak Regiment 11″ (11º Reggimento antiaereo Paracadutista): si trattava del Reggimento Flak creato per essere integrato nel I.Fallschirmjäger-Korps, che combatteva in Italia. Era un reparto in addestramento che si stava preparando per essere trasferito in prima linea. Nel frattempo, era impiegato in Francia come forza antiaerea. Si può considerare una forza combattente efficace questa mescolanza di veterani della prima guerra mondiale, burocrati, ex-detenuti, interpreti, artiglieri dell’antiaerea in addestramento e reclute in corso di formazione?

Franchi tiratori continuano a sparare

Franchi tiratori continuano a sparare

Lapierre e Collins enfatizzano anche che questa forza fosse dotata di una poderosa artiglieria…antiaerea. Nell’aprile del 1944, i tedeschi avevano creato un comando denominato “Flakführungstab für dem Raum Gross Paris” (Stato Maggiore operativo dell’artiglieria antiaerea per Parigi), ribattezzato poco dopo come “Flakbrigade 1″ (1ª Brigata artiglieria antiaerea), con due reggimenti ai suoi ordini, il 59º e l’11º. Secondo i nostri autori i tedeschi disponevano di 20 batterie di pezzi Flak da 88mm, 11 batterie da 75mm e 21 da 37mm, totalizzando 200 pezzi(16), che potevano essere assegnate a questo perimetro difensivo per rinforzare la sua debole fanteria. In seguito, rimarcano che la Flak tedesca fosse ancora più temibile come arma anticarro. Infatti, durante il periodo delle grandi vittorie della “Wehrmacht”, tra il 1939 ed il 1942, quando le truppe tedesche galoppavano per tutta l’Europa, i pezzi Flak erano sempre stati all’avanguardia, accompagnando la fanteria d’assalto, i panzer, sotto la protezione dei caccia della Luftwaffe. Gli ’88 si erano conquistati una temibile reputazione. Però non tutte le batterie Flak potevano adempiere a questa missione. Ad esempio, molte erano stati, totalmente immobili, visto che erano assegnate alla difesa di determinati punti. Nel caso dei pezzi da 75 e da 88mm su affusto antiaereo convenzionale (non di assalto), si trattava di pezzi molto voluminosi, non adatti per il combattimento terrestre poiché era quasi impossibile camuffarli. Il loro impiego sul campo di battaglia era possibile solo grazie alla protezione di un’efficace appoggio della fanteria e dei panzer. Altrimenti erano bersagli tremendamente vulnerabili al fuoco nemico. Per comandare questa truppa così eterogenea venne designato un tenente colonnello delle riserva elevato al grado di generale di brigata. Si trattava di Hubertus von Aulock e la sua promozione fi così rapida che si verificò un errore in seno all’Ufficio personale dell’esercito, che lo confuse con suo fratello, Andreas von Aulock, il quale in quel momento era colonnello e si era coperto di gloria nella epica difesa di Saint Malo(17). Un errore burocratico che evidenziò la grave situazione in cui riversava la macchina militare tedesca. In ogni caso, quel tenente colonnello tramutato in generale ed al comando di una variopinta collezione di uomini, mancava della forza necessaria per proteggere l’ampio perimetro difensivo intorno a Parigi, nel caso in cui una forza nemica di una certa entità avesse attaccato. Nessuno poteva ignorarlo, neanche i tedeschi. Per questo evitarono di inviare a Parigi forze più consistenti…o almeno all’apparenza.

STRANE FORMAZIONI

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Prigionieri tedeschi

Fin dal 14 agosto, nelle comunicazioni tra il Quartier Generale di Hitler e l’Alto Comando tedesco all’ovest, iniziò a circolare la voce dell’arrivo imminente di due brigate di granatieri corazzati SS (SS-Panzergrenadier Brigade 49 e 51). Dal 18 agosto i messaggi diventarono ancora più allarmanti per gli alleati, poiché quelle che erano in marcia erano in realtà due divisioni corazzate SS, le SS-Panzerdivision 26ª e 27ª. Quelle comunicazioni furono con molta probabilità intercettate dai servizi di intelligence alleati, cosi come le spie della resistenza francese riferirono il movimento di due divisioni corazzate SS, identificate come la 26ª e la 27ª. Spostando il loro racconto nel Quartier Generale di Hitler, Lapierre e Collins scrivono che il 19 agosto, il Führer decise di inviare rinforzi a Parigi: “…per ragioni di rapidità, decise che le Divisioni corazzate SS 26ª e 27ª (sic) dislocate in Danimarca, si mettessero in marcia in direzione di Parigi”(18). Con toni molto melodrammatici, i nostri autori ci raccontano la temibile avanzata di queste truppe verso la capitale francese: “…a 50 chilometri dalla frontiera franco-tedesca, nella città di Metz, avvolta nell’oscurità, le sagome inquietanti dei panzer arrancavano sulla strada dove erano passate tre generazioni di invasori tedeschi in meno di un secolo. I soldati stanchi dal lungo viaggio di trasferimento dallo Jutland, avanzavano come automi dentro ai loro pesanti veicoli. Queste truppe, il cui arrivo non era stato annunciato a a Choltitz, erano i rinforzi destinati ad obbligare il comandante del “Gross Paris” a combattere. Furono i primi elementi della 26a divisione corazzata che iniziarono ad arrivare in Francia. Come gli uomini della 2a divisione corazzata, i soldati della 26a divisione corazzata si trovavano a meno di 300 chilometri da Parigi. Ed ora erano diretti verso Parigi a tutta velocità”(19). Il movimento di queste due misteriose divisioni corazzate SS venne immediatamente comunicato ai comandi alleati. Con gli americani che già avevano deciso di autorizzare la marcia su Parigi della 2ª DB di Leclerc, la notizia della presenza di queste forze insperate servì ad accelerare l’urgenza dell’attacco diretto contro la capitale francese, abbandonando il piano iniziale di aggirarla su entrambi i lati: “….Bradley reagì immediatamente –scrivono Lapierre e Collins- l’operazione che aveva autorizzato il giorno prima acquisì un’urgenza disperata. Bradley, come Eisenhower, sapeva che le divisioni SS ‘Panzer’ numerate 26 e 27 si erano messe in marcia da nord e da est della Francia, cosi come varie altre unità tedesche. Bradley credeva che alcune di queste unità si dirigessero senza dubbio verso Parigi. Se gli alleati non fossero arrivati prima di esse, si correva il rischio che la città si trasformasse in uno spaventoso campo di battaglia”(20). Lapierre e Collins parlano delle due citate divisioni corazzate SS molte altre volte, come ad esempio, nelle conversazioni tra i principali comandi militari tedeschi ad ovest. In definitiva, per i due autori non c’era alcun dubbio sulla reale esistenza delle due unità. Ma quali erano queste strane brigate o divisioni che si erano messe in marcia verso Parigi? Allo studioso della Seconda Guerra Mondiale la designazione delle unità é una sorpresa. Nessuna delle opere di diffusione storica pubblicate sulla Waffen SS parla di queste brigate cosi come di queste divisioni(21). La 26a divisione SS era un’unità di volontari ungheresi, la quale malgrado fosse stata autorizzata verso la metà del 1944, non fu effettivamente creata che nell’aprile del ’45. La 27a divisione SS era una divisione di fiamminghi, istituita come tale nel novembre del 1944 a partire da una preesistente brigata(22). Era un errore degli autori e forse si trattava di divisioni corazzate dell’esercito? Non era possibile. La 26.Panzer-Division in quel periodo era impegnata in Italia e la 27.Panzer-Division, dopo una fugace esistenza, venne disciolta all’inizio del 1943(23). Da dove uscivano quindi le “SS Panzergrenadiere Brigade” 49 e 51? Qual era l’origine delle SS-Panzerdivision 26 e 27? Lapierre e Collins non si preoccuparono neanche per un momento di verificare l’esistenza reale delle due divisioni. Nella realtà si trattava di due unità di emergenza organizzate dalla Waffen SS, da poter inviare con urgenza verso le zone dove gli alleati sarebbero potuti sbarcare lungo la costa atlantica. Identificate inizialmente come SS-Kamfpgruppe 1 e 3, in seguito assunsero la denominazione di 49ª Brigata SS e 51ª Brigata SS. Stazionate in Danimarca a difesa della costa vennero nell’agosto del ’44 trasferite in Francia e in quell’occasione assunsero le denominazioni di ‘copertura’, proprio per ingannare l’intelligence alleata, di 26.SS-Panzer-Division e 27.SS-Panzer-Division. Gli alleati ci cascarono completamente. E cosi anche Lapierre e Collins: quello che é assurdo é che gli autori, tramite i dialoghi che descrivono tra i comandi tedeschi, affermano che gli stessi tedeschi credessero all’esistenza di queste due divisioni corazzate SS. Se nei messaggi che dovevano essere intercettati dall’intelligence alleata o le informazioni riferite dalle spie della resistenza, quelle dovevano essere due divisioni corazzate, nei documenti in mano ai vari stati maggiori tedeschi non si potevano avere dubbi: si trattava di due gruppi da combattimento di fanteria, rinforzati con elementi di artiglieria. Per ordine diretto di Hitler le due ‘divisioni corazzate SS’ dovevano essere dislocate a sud di Parigi, per bloccare un eventuale avanzata nemica verso la capitale francese.

FRONTE DELLA SENNA

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Il Generale De Gaulle, dopo aver soggiornato beatamente a Londra, fa il suo ingresso trionfale a Parigi nell’agosto del ’44, grazie alle armi ed ai soldati alleati.

Malgrado Hitler fosse deciso a difendere a tutti i costi Parigi, il comandante in capo del fronte occidentale, Model, molto più realista, comprese quanto fosse più pericolosa la audace penetrazione verso est del XII° Corpo d’Armata USA del Generale Eddy, in direzione di Troyes. Questa rapida avanzata verso l’Alsazia poteva permettere un altrettanto rapido collegamento con le forze alleate sbarcate in Provenza il 15 agosto, che progredivano verso nord lungo la valle del Rodano. Cosicché Model ordinò che le due ‘divisioni corazzate SS’ fossero impiegate in questo settore. La 51ª Brigata/(27.SS-Panzer-Division) dislocata a Troyes, doveva impedire che gli americani attraversassero la Senna. Più a nord-ovest, a Provins, la 49ª Brigata/(26.SS-Panzer-Division), insieme ai resti di altre unità (come la 9.Panzer-Division), doveva mantenere le teste di ponte a sud della Senna, per attaccare eventualmente il fianco del XIIº Corpo d’Armata USA. Entrambe le unità furono in posizione già il 21 agosto, molto più ad est di Parigi. La missione loro assegnata si rivelò completamente impossibile da realizzare. I reparti della 51ª Brigata SS furono travolti dall’assalto delle truppe americane il 25 agosto 1944, mentre quelli della 49ª Brigata SS finirono vittima dell’avanzata del XX° Corpo d’Armata USA del Generale Walker. Costrette a comabattere contro forze nemiche infinitamente superiori, le due unità non poterono far altro che ripiegare verso est, in direzione di Metz, dove, per la prima volta dopo la rottura del fronte di Avranches, i tedeschi furono capaci di articolare una efficace difesa. Il 28 agosto gli elementi superstiti di entrambe le ‘divisioni fantasma’ furono assegnati formalmente alla 17.SS-Panzergrenadier-Division ‘Götz von Berlinchingen’, per essere utilizzati nella sua ricostruzione. E qui finisce la breve storia delle due ‘divisioni corazzate SS’ alle quali Lapierre e Collins concedono tanto straordinario protagonismo nella loro narrazione della ‘battaglia di Parigi’. Solo autori come Arrigo Petacco o lo spagnolo Pons Prades si sono prodigati a citare queste due ‘Divisioni’ nelle loro opere ‘storiche’, dimostrando cosi che pur di glorificare i ‘resistenti antifascisti’, hanno ritenuto opportuno subordinare ad essi tutta la loro narrazione, senza rispetto alcuno per la verità storica. Nel loro libro, Lapierre e Collins narrano anche che i tedeschi disponevano di mezzi aerei per distruggere Parigi, o che avrebbero potuto impiegare i mortai pesanti ‘Karl’, da 600mm, per lo stesso scopo. Addirittura che la città era interamente minata da poter essere volatilizzata….Niente era certo. Sarebbe ulteriormente eccessivo smontare ognuna di queste falsità. L’avanzata della 2ª DB su Parigi si concluse il 25 agosto con la sua entrata trionfale nella capitale e la resa di Von Choltitz, si concluse con un nulla di epico. Le unità tedesche che incontrò sul suo cammino, già si erano ritirate. L’epicentro dei combattimenti sul fronte occidentale non fu mai a Parigi, ma più ad est. Quello che stava succedendo sul fronte occidentale era ben poca cosa se comparato su quello che invece stava accadendo sul fronte dell’est, con l’armata rossa lanciata verso i Balcani e l’Europa centrale.

SCRIVERE LA STORIA O CAMBIARLA

E’ stata una casualità che Lapierre e Collins hanno deformato la storia fino a questo punto? Si tratta semplicemente di errori o cos’altro? Assolutamente! Il ruolo svolto dalla Francia durante la Seconda Guerra Mondiale rasenta il ridicolo. Tra il settembre 1939 ed il maggio 1940 i francesi non mossero un dito nella loro guerra dichiarata contro i tedeschi. La Wermacht distrusse l’esercito francese tra il maggio ed il giugno del 1940, causandogli la più umiliante sconfitta di tutta la sua storia. Un anno dopo l’esercito francese capitolava di fronte ai britannici in Siria e Libano. Nella primavera del 1942 lo fece davanti ai suoi vecchi alleati in Madagascar. Nel novembre del 1942, dopo alcuni giorni di combattimento, i francesi si arresero in Marocco ed in Algeria agli anglo-americani. E non opposero alcuna resistenza all’invasione italo-tedesca del resto della Francia. Niente di questo corrisponde alla ‘grandeur’ francese. Cosicché gli storici francesi si sono molto prodigati nel riscrivere la partecipazione delle loro forze armate nella guerra, alfine di far apparire la Francia come una delle nazioni che avevano il diritto di sedersi al tavolo dei vincitori contro l’Asse. Il libro di Lapierre e Collins rientra in questo contesto. Stupenda opera letteraria di azione, che ha dato spunto ad un classico del cinema di guerra, ma totalmente insostenibile come opera di storia militare.

Note

(1) D.Lapierre, L.Collins, “Parigi brucia?”, Mondadori 1987. A parte le numerose edizioni, venne realizzato anche un film, con lo stesso titolo nel 1966. Diretto da René Clément, su un copione scritto da Francis Ford Coppola e Gore Vidal, con attori del calibro di Kirk Douglas, Glenn Ford, Yves Montand, Alain Delon, Orson Welles, Jean-Paul Belmondo, Anthony Perkins. Jean-Louis Trintignant, Charles Boyer, ecc.

(2) Un’analisi approfondita su questa argomento é presente nell’appendice “L’occupazione militare tedesca in Francia”, nel libro “Carlomagno. Voluntarios franceses en la Waffen SS” (García Hispán editor, Granada 2003), pagine 511-530, dello stesso autore.
(3) Gli autori che assicurano che questa divisione di sicurezza comprendeva 16 battaglioni di fanteria e reparti divisionali di artiglieria, ecc., sono Georges Bernage e François de Lannoy, nella loro opera “Les Divisions de l’Armée de Terre allemande”, Editions Heimdal, Bayeux, 1997, pagina 186. George F. Nafziger, “The German Order of Battle. Infantry in World War Two”, Greenhill Books, Londra, 2000, pag. 505.
(4) Niklas Zetterling, “Normandy 1944. German Military Organization, Combat Power and Organizational Effectiveness”, J. J. Fedorowicz Publishing, Winnipeg, 2000, pag. 160. Zetterling conferma i dati di Nafziger sulla divisione, soprattutto sulla sua mancanza di artiglieria e che i suoi tre reggimenti comprendevano ciascuno tre battaglioni.
(5) Si tratta dell’autore italiano Arrigo Petacco, nella sua opera “La Seconda Guerra Mondiale”, Curcio Editore, Volume 5, capitolo “La liberazione di Parigi”, pag. 1654.
(6) La mappa, intitolata pomposamente “Parigi, catenaccio della difesa tedesca 25 luglio 1944-25 agosto 1944″, appare all’inizio del libro.
(7) Zetterling, op. cit., pag. 328-334.
(8) Zetterling, op. cit., pag. 384-392.
(9) Zetterling, op. cit., pag. 223-224.
(10) Max Hastings, “Armagedón. La derrota de Alemania, 1944-1945″, Crítica, Barcelona, 2005.
(11) Lapierre-Collins, op. cit., pag. 118.
(12) Henri Michel, “La Segunda Guerra Mundial”, Akal Editores, Madrid, 1991, Vol. II (“La Victoria de los Aliados”), pag. 229. Michel è ritenuto soprattutto un autore specializzato nei movimenti di resistenza anti-tedeschi.
(13) Il precedente comandante militare in Francia, Von Stülpnagel, era stato deposto per essere stato coinvolto nella congiura contro Hitler. Il comandante militare non era un incarico operativo, ma riguardava l’amministrazione militare della Francia.
(14) Michel, op. cit., Vol. II, pag. 228-229.
(15) Lapierre–Collins, op. cit., pag. 102.
(16) I Reggimenti, Brigate e le Divisioni Flak non erano unità permanenti, ma strutture di comando che raggruppavano in maniera molto flessibile le uniche unità realmente permanenti dell’artiglieria antiaerea, i Gruppi. Per questo, la composizione delle citate Divisioni, Brigate e Reggimenti può variare notevolmente da una data all’altra.
(17) Wolf Keilig, “Die Generale des Heeres”, Podzun Pallas Verlag, Friedberg, 1983, pag. 15.
(18) Lapierre-Collins, op.cit., pag. 167.
(19) Lapierre-Collins, op.cit., pag. 270. Per ragioni non spiegate, gli autori, o il traduttore, citano queste divisioni una volta come “Panzer-SS”, altre volte semplicemente come “SS” e qualche volta solo con “Panzer”.
(20) Lapierre-Collins, op. cit., pag. 280-281.
(21) Marc J. Rikmenspoel nel suo “Waffen-SS Encyclopedia”, The Aberjona Press, 2004, cita la 26a SS-Panzer-Division, come un’unità da formarsi nell’estate del ’44, espandendo la SS-Panzer-Grenadier Brigade 49, operazione cancellata in quanto la Brigata fu integrata nella 17a SS-Panzer-Grenadier Division. La stessa cosa successe per la 27a SS-Panzer-Division. Kurt Mehner, nel suo “Die waffen-SS und Polizei 1939-1945″, Militair-Verlag Klaus D. Patzwall, 1995, arriva ad elencarle come unità realmente esistite.
(22) Martin Windrow, “Waffen SS”, Osprey Publishing, Londra, 1973.
(23) Martin Windrow, “The Panzer Divisions (Revised edition)”, Osprey Publishing, Londra, 1982.

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