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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Portaerei!? un mito da sfatare!

 

Da oltre mezzo secolo, ogni qualvolta si discute dei combattimenti navali avvenuti nel Mediterraneo durante la 2a Guerra Mondiale, puntualmente salta fuori la questione delle portaerei, cioé di quelle che l’italia non aveva.
Inutile dire che tutti coloro, (storici e giornalisti), che fino ad ora si sono avventurati con semplicistica disinvoltura in un argomento cosí complesso, sono giunti alla conclusione che tra i tanti errori che fece il Fascismo, uno dei piú gravi fu rappresentato dal mancato sviluppo di un’arma prettamente aeronavale, in parole povere l’assenza di portaerei.  

Dalle aspre sentenze scagliate contro il Fascismo da mezzo secolo a questa parte, si intuisce che nessuno di coloro che ha affrontato questo tema si é mai preso la briga di parlare con persone che hanno competenza di queste cose, tanto, l’importante era, ed é, denigrare sempre e comunque l’Italia dell`epoca.

Se invece questi „signori“ avessero chiesto il parere di gente che sa di cosa parla, il risultato sarebbe stato molto diverso (ma in quel caso, sarebbero venuti a mancare i presupposti per un’azione denigratoia contro i vertici del Fascismo). Certo, non sono un esperto militare ma leggendo libri scritti da "persone serie", mi sono fatto una modesta cultura.

Cominciamo col dire che non avevano portaerei: Italia, Francia, Germania e Unione Sovietica. Le uniche nazioni ad avere questo tipo di unitá navali, giá molto prima della guerra, erano l’America, l’Inghilterra e il Giappone.
Di tutti i sapientoni di turno che hanno seminato sentenze contro il Fascismo e le forze armate italiane dell’epoca, qualcuno di loro si é mai chiesto il perché di questa diversa impostazione strutturale delle flotte di tutti suddetti paesi?.

Si dotarono di portaerei quelle nazioni che intendevano far "sentire" la loro presenza, in aree geografiche le quali, benché fossero molto distanti, rappresentavano ugualmente punti di particolare interesse economico, ad esempio, perché avevano domini coloniali.  

Tuttavia Italia e Francia, pur avendo domini coloniali, ne erano sprovviste, …perché?
La risposta é semplice: l’Italia aveva i suoi domini coloniali, all’interno del Mediterraneo e nel Mar Rosso, quindi in posti raggiungibili abbastanza rapidamente e che comunque erano gestibili anche senza portaerei.

La Francia invece, nonostante avesse colonie anche al di fuori del Mediterraneo, (Essa ha possediementi nell’oceano Atlantico nell’oceano Pacifico, e nell’oceano Indiano) non possedeva  portaerei; tuttavia, non ho mai sentito nessun francese maledire il governo dell’epoca per questa …dimenticanza.

La portaerei da la possibilitá di presidiare aree  molto distanti e di grande vastitá e nel contempo la possibilitá di intervenire  militarmente con efficacia e rapiditá. In particolari momenti queste unitá (con o senza la sua squadra di scorta), da elemento di monitoraggio, puó trasformasi in una forza d’attaco, capace di portarsi con una certa rapiditá, dove se ne rende necessaria la  presenza.
Giunta nella zona interessata, essa diventa base avanzata, centro di comando e di coordinamento per eventuali azioni militari.

Spesso gli inglesi (es. 1a Guerra Mondiale) ne fecero l’elemento principe per porre la loro flotta nella posizione  di "FLEET IN BEING", cioé "Flotta in Potenza", vale a dire, che la sola presenza di una forza navale cosí composta, intimoriva il nemico, inducendolo a desistere da evntuali azioni offensive. Il senso della Fleet in Being é quindi, quello di "facilitare" una soluzione della crisi, prima ancora dell’uso effettivo delle armi. 

In tempo di guerra il discorso cambia notevolmente, in quanto il ruolo delle portaerei assume una cruciale importanza tattico-strategica, tanto che la loro presenza cambia completamente gli elementi di tattica e strategia militare applicata. Per l’Italia sarebbero state importanti nel caso di combattimenti aeronavali contro gli inglesi, peccato che i britannici disertarono sempre questa evenienza, nonostante la Regia Marina cercase sempre il combattimento. (altro che Regia Marina, psicologicamente paralizzata dalla Royal Navy).
Va considerato peró che qualsiasi portaerei italiana, senza il "Radar" e senza l’ecogoniometro (Sonar), sarebbe ben presto diventata vittima di Ultra, che ne avrebbe fatto che un ghiotto boccone per i sommergibili e per l’aviazione inglese, guidandoli fin sotto le carene delle nostre navi (come accadde per tante nostre unitá, militari e mercantili).

Tornando ad un discorso prettamente tecnico, il punto che quasi nessuno analizza, perché ne disconosce l’importanza e persino l’esistenza, sta nel fatto che non basta costruire queste particolari unitá navali, per renderle operativamemte efficaci.

Intorno ad una portaerei ruota un apparato organizzativo aeronavale molto delicato e complesso, il quale necessita di un’esperienza di anni di addestramento e di coordinameto delle varie operazioni perché venga raggiunto quel livello indispensabile per operare efficacemente, e all’interno di una ragionevole percentuale di rischi; va compreso quindi, che tutte  le problematiche di cui sopra, non si possono annullare con un colpo di improvvisazione.
3Inoltre non va dimenticato che tutto questo apparato aveva (ed ha) costi altissimi; Un apparato talmente oneroso che evidentemente, pur avendone necessitá, nemmeno la Francia dell’epoca  poteva permettersi.

Tornando al discorso della guerra aeronavale svoltasi nel mediterraneo durante l’ultimo conflitto, possiamo dire che, all’interno di una analisi costi–benefici le portaerei Inglesi non ne escono per niente bene.
In tutta la durata del conflitto, nei pochi combattimenti in cui vi furono portaerei, la loro presenza non fu mai determinante contro la nostra Regia Marina.
L’Inghilterra, proprio agli inizi della guerra, aveva giá subito perdite di portaerei, infatti, durante la campagna di Norvegia, gli inglesi persero per mano tedesca, la portarerei Glorius, unitamente ai due cacciatorpediniere di scorta, L’Acasta e l’Ardent.
In quell’occasione la Glorius (cioé la sua aviazione imbarcata) diede una prestazione assolutamente deludente contro gli incrociatori tedeschi e venne surclassata dall’aviazione basata a terra.

La Gran Bretagna ne perse un’altra, piú altre tre gravemente danneggiate, delle quali due proprio per mano italiana… la Ark Royal,(poi affondata dai tedeschi) e la Furius.
Non appena entrata in Mediterraneo la portaerei inglese Furius venne colpita con tre siluri dal sommergibile italiano
Uarscheik” che si trovava in agguato nelle vicinanze di Gibilterra; la nave non affondó ma i danni riportati furono gravissimi.

La Gran Bretagna, era dunque cosciente delle scarse prestazioni avute fino a quel momento  da queste sue unitá e dei grandi rischi a cui erano sottoposte, ecco perché era tanto timorosa di mettere a repentaglio le sue portaertei.
Si consideri che nell’ intento di rifornire di aerei la base inglese dell’isola di Malta, le portaerei della Royal Navy si ponevano cosí distanti dall’isola da essere al limite dell’autonomia di volo degli aerei, tanto che in una sola occasione ne andarono perduti nove, caduti in mare per essere rimasti senza carburante. 

L’unica azione  positiva per gli Inglesi, nella quale fu indispensabile la presenza di portaerei, fu rappresentata dall’attaco della base navale di Taranto, nel novembre 1940, comunque un’azione che non fu mai piú ripetuta e sulla quale pesa l’ombra sinistra di una fuga di notizie (leggasi tradimento) da parte del S.I.S. , il servizio segreto della Marina, il cui capo era l’Ammiraglio Maugeri, fervente monarchico antifascista; lo stesso Maugeri che dopo la guerra venne insignito dagli Americani, con la "Legion of Merit", per i servigi resi agli Stati Uniti durante la 2a Guerra Mondiale.

Non ultimo, per ordine di importanza, va considerato il fatto che l’Italia non si preparava alla guerra, specie contro l’inghilterra, infatti l’unico rischio di un tale evento, comunque non prossimo, si profilava contro la Francia, che come giá detto non possedeva portaerei.

Tutte le nazioni erano sottoposte al trattato di Washington del 1922, che limitava la proliferazione di costruzioni navali ed armamenti e conteneva entro certi limiti il tonnellaggio delle unitá navali,  (comunque  il suddetto trattato permetteva all’Italia di avere portaerei per un massimo complessivo di 60.000 tonnellate).
Mussolini si batté sempre a sostegno della non proliferazione internazionale di armi, in modo da evitare all’Italia il rischio di una corsa agli armamenti, unica strada che poteva permetterci di alleggerire gli investimenti da destinare al comparto militare, potendoli cosí  utilizzare in ambito civile.
Per quasi tutti gli anni trenta la strategia del Governo Italiano consistette quindi nell’adeguare la propria flotta in rapporto a ció che altri costruivano, e in quei momenti "gli altri" costruivano principalmente, Corazzate e Incrociatori pesanti. Solo sul finire degli anni trenta, Anglo-americani e Giapponesi posero in cantiere anche portaerei, ma non era una novitá che destasse sospetti, in quanto queste nazioni se ne servivano giá da tempo, indipendentemente da qualsiasi eventualitá bellica.

In definitiva, va assolutamente smentito ció che si é molto semplicisticamente detto e fatto fino ad oggi in relazione a questo tema, al solo scopo di denigrare Mussolini e la politica navale Fascista. In linea di principio, sia il Duce che alcuni capi dello Stato Maggiore della Marina erano favorevoli alla costruzione di portaerei, ma tenuto conto della situazione politico-strategica analizzata fino a quel momento, si comprese che l’enormitá di spesa per la costruzione di portaerei con la conseguente riorganizzazione di una certa parte delle unitá di flotta navale, piú la costruzione completa di una  componente aerea appropriata, oltre ad essere economicamente insostenibile, non rendesse i risultati.
Alla luce delle problematiche di natura, sia tecnico-economica, che in termini di efficacia operativa,  Mussolini, in accordo con lo Stato Maggiore della Marina  autorizzó la costruzione di una porta-idrovolanti, alla quale fu dato il nome di "MIRAGLIA"
, in onore di Giuseppe Miraglia, uno dei primi aviatori della Regia Marina.  


La Nave Porta Idrovolanti "G. Miraglia"

Quest’unitá rappresentava il primo passo verso le vere portaerei, inoltre la sua costruzione aveva un senso concreto e razionale sotto ogni aspetto. Non necessitava di nessun adeguamento da parte di altre unitá della Marina, non necessitava del particolare addestramento dei piloti per le operazioni di decollo ed appontaggio in quanto gli idrovolanti (che erano giá presenti a bordo delle nostre unitá navali piú grandi) venivano fatti decollare tramite catapulta, e a fine missione ammaravano tranquillamete per essere poi tratti a bordo della loro unitá tamite gru.
Operativamente gli idrovolanti erano adattissimi ad azioni di ricognizione sia sotto costa che in mare aperto, nonché un mezzo molto valido ai fini di un rapido e diretto  contatto con qualsiasi mezzo navale, si superficie e subaqueo, in navigazione.   

Fu dopo la Guerra, quindi col senno di poi e in virtú delle esperienze acquisite, nonché sulla base di nuove teconologie, che si comprese che le portaerei potevano avere un ruolo ben piú importante di quanto si pensasse, anche se si continuava a ritenerle poco adatte ai mari chiusi, quale é il Mediterraneo.
Anche gli inglesi durante il conflitto ne fecero un uso poco adeguato, esse furono usate per lo piú per trasferire aerei alla base  dell’isola di Malta e per rinforzare la flotta che scortava i convolgli di mercantili alla volta dell’isola o di Alessandria. (dimostrando implicitamente che essi temevano non poco la nostra Regia Marina e la nostra Regia Aeronautica).

Il vero punto debole per le forze armate italiane, fu invece rappresentato dall’utizzo troppo tardivo e insufficiente del Radar e dell’ Ecogonimetro. Nel 1943 fu disponibile tutta la tecnologia necessaria per condurre una guerra moderna, ma a quell’epoca eravamo giá sopraffatti dalla quantitá numerica degli Anglo-americani.

Infatti, se avessimo avuto la tecnolologia adeguata giá nel 1940, non sarebbero mai accaduti né i fatti di Taranto né i fatti di Capo Matapan, (…e guarda caso, anche qui pesa l’ombra sinistra del S.I.S., e di Maugeri, stavolta per mancate o tardive informazioni da inviare al Comandante della flotta in mare) oltre al fatto che avremmo potuto compiere anche noi combattimenti notturni, (cosa impossibile servendosi della sola visione ottica), con il risultato di poter andare alla ricerca del nemico e indurlo alla battaglia alle nostre condizioni.  

A tutto ció va aggiunta una insufficiente quantitá di forza aerea, quella forza aerea che avrebbe dovuto sfruttare la nostra penisola proprio come una portaerei protesa nel Mediterraneo. Eravamo carenti di aerei per una efficiente attivitá di ricognizione, pochissimi erano i bombardieri in picchiata, (es. Stuka)  pochi i velivoli da caccia.
Il fatto che nel 1940 avessimo poca tecnologia non vuol dire necessariamente che l’Italia fosse arretrata; infatti, se é vero che il raggiungimento di alti livelli di tecnologia assorbe ingenti quantitá di investiemnti, é altrettanto vero che l’utilizzo di quella stessa tecnologia nell’industria, comporta parimenti dei costi molto elevati.
Ció significa che l’Italia pur avendola, non poteva servirsene appieno; il tutto veniva inoltre aggravato dalla difficoltá di reperimento di materie prime e da una esigua capacitá industrialiale, se rapportata a quella degli altri belligeranti.

Tornando ad un discorso prettamente bellico, come accennavamo in precedenza, la Marina Italiana non pagó i tributi piú pesanti, né alla flotta, né alle portaerei Inglesi, ma alla loro aviazione e ai loro sommergibili, i quali attaccavano quasi esclusivamente di notte, guidati da Ultra contro le nostre unitá.

Ecco che si ritorna a quanto dicevo al principio; se avessimo avuto il Radar e l’ecogoniometro, saremmo stati in grado di rilevare il nemico nei tempi sufficienti per attivare le relative contromisure e …tantissimi affondamenti e tante dolorose tragedie non si sarebbero verificate. Daltronde bisogna comprendere che gli Inglesi conoscevano bene il livello di teconogia applicata che le nostre condizioni economiche ci permettevano, visto che erano proprio loro, assieme ai francesi e agli americani, la causa primaria del nostra "pallida" economia.
Per questo fecero di tutto per trascinare l’Italia in guerra alla data del 1940; essendo infatti nel pieno del programma di potenziamento e ammodernamento delle sue forze armate, era quello il momento in cui l’italia sarebbe stata maggiormente vulnerabile.

In chiusura, con queste mie riflessioni non si vuole sostenere che l’Italia non commise errori, sarebbe stupido affermarlo, ma analizzando correttamente la questione "Portaerei", va compreso che, in rapporto alla nostre molteplici realtá, forse fu meglio non averle.

Oltretutto, in linea generale, gli errori li commisero tutti i belligeranti, compresi coloro che hanno vinto.

MA… UNA AMARA VERITÁ DICE:

 LA SCONFITTA NON CONSENTE GIUSTIFICAZIONI , MENTRE LA VITTORIA, IN QUANTO TALE  NON NE HA DI  BISOGNO. 

                                                                                       Ballerino Vincenzo

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