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Quell'ultimo ponte
di... Primosole
Sicilia 1943: diavoli verdi contro
diavoli rossi
di Massimiliano Afiero
Operazione
HUSKY
Il 9
luglio 1943, iniziò l'operazione "Eschimese": l'8a Armata inglese di
Montgomery e la 7a Armata statunitense del generale Patton sbarcarono
sulle coste della Sicilia. La maggior parte dei reparti italiani, dopo
essere stati colpiti duramente dai bombardamenti aereonavali alleati si
arresero immediatamente senza combattere; altri si limitarono ad opporre
una resistenza simbolica. Solo poche unità rimasero a combattere al
fianco dei tedeschi fedelmente. Le forze dell'asse in Sicilia
comprendevano l'Armata del generale Guzzoni e il 14° Panzer Korps del
tenente generale Hube (Panzer Division Hermann Goering e 15a Panzer
Grenadier). Con la maggior parte dei reparti italiani allo sbando, le
operazioni di difesa dell'isola passarono quasi esclusivamente nelle
mani dei germanici. Persa la speranza di poter ributtare gli alleati in
mare, al generale Hube venne ordinato di ritardare il più possibile
l'avanzata nemica verso il continente, nell'attesa dei rinforzi. Nel
frattempo bisognava lanciare dei contrattacchi per poter separare le
forze inglesi da quelle americane. Contro la 7a Armata di Patton venne
lanciata la Panzer Division Goering, mentre nella parte orientale
dell'isola si doveva mantenere un atteggiamento più difensivo, per la
mancanza di forze sufficienti. L'8a Armata britannica era sbarcata ad
Augusta sulla costa orientale dell'isola, con l'intenzione di effettuare
una rapida avanzata attraverso la piana di Catania per proseguire poi
verso Messina. Per fermare Montgomery, il Comando germanico ordinò di
stabilire una solida linea difensiva nell'area intorno all'Etna.
La 1°
Fallschirmjaeger Division
Urgevano rinforzi e l'Okw iniziò a rastrellare unità in ogni angolo
d'Europa. La prima unità designata fu la 1a divisione Fallshirmjaeger
agli ordini del General der Fallschirmtruppe Richard Heidrich, di stanza
ad Avignone nella Francia meridionale: qui i reparti si stavano
riposando dopo un lungo periodo di duri combattimenti sul fronte
orientale. Formata nell'aprile del 1943 dalla 7a divisione
aviotrasportata (7.Flieger-Division) in Francia, dalla fine di maggio
l'unità era dislocata a Flers (vicino Avignone) in riserva, alle
dipendenze dell'XI.Fliegerkorps/Heeresgruppe D. Nella notte tra il 10 e
l'11 luglio, i paracadutisti della divisione furono messi in stato di
allerta. Dopo solo poche ore, i primi reparti ricevettero l'ordine di
trasferimento in Italia: il 3° reggimento paracadutisti, il 1° ed il 3°
battaglione del 4° reggimento, il battaglione mitraglieri paracadutisti
insieme ad altri reparti vennero lanciati o fatti atterrare nell'area
intorno a Catania. Il 1° reggimento paracadutisti raggiunse Napoli via
ferrovia, e qui attese il trasferimento in Sicilia. Il 3° reggimento
come arrivò in Sicilia, dispose i suoi reparti in posizione difensiva:
il 2° battaglione del maggiore Rau si attestò presso Francofonte, mentre
il 1° ed il 3° battaglione gli ordini dei maggiori Boehmler e Kratzert
furono dislocati più a nord nella zona di Lentini e Carlentini. Il
battaglione attestato a Lentini fu raggiunto il 13 luglio dal
battaglione mitraglieri e da altri reparti. In poco tempo venne
completata la disposizione di tutti i reparti, comprese le compagnie
anticarro e di artiglieria. Il 4° reggimento della divisione si attestò
nell'area intorno al ponte di Primosole sul fiume Simeto.
Proprio intorno a questo ponte si svolsero i combattimenti più cruenti
della campagna siciliana. La strada più breve tra la spiaggia di Augusta
e Messina correva infatti lungo la costa orientale della Sicilia, ma si
snodava tra monti ed era ricca di numerosi corsi d'acqua.
Il comando germanico sapeva benissimo che se gli inglesi avessero
superato questa barriera naturale e raggiunto la piana di Catania, la
strada verso Messina sarebbe stata aperta ai corazzati alleati. Era
dunque vitale tenere lontano gli inglesi dalla piana di Catania ed il
fulcro della difesa venne stabilito proprio nell'area intorno al ponte
sul Simeto, poco più di 10 km a sud di Catania
Sul ponte i paracadutisti tedeschi dovevano fermare gli inglesi con la
consapevolezza che alle loro spalle non c'erano più reparti disponibili
di rinforzo. I primi fallschirmjaeger tedeschi che scesero nella zona
dell'aereoporto di Catania e nei suoi dintorni, nella notte tra il 12 ed
il 13 luglio precedettero di qualche ora l'arrivo dei paracadutisti
inglesi.
L'operazione
Fustian
Si
perché mentre i tedeschi si preparavano a difendersi a sud di Catania,
Montgomery aveva lanciato proprio il 13 luglio 1943, l'operazione
FUSTIAN, durante la quale vennero impiegati alianti e paracadutisti.
L’operazione come era prevedibile, avrebbe dovuto aprire l’avanzata
dell’8a Armata inglese verso Catania. I paracadutisti inglesi dovevano
conquistare il porto e i campi d’aviazione. L'operazione prevedeva una
seconda parte, consistente in uno sbarco di commandos britannici via
mare ad Agnone. Anche per gli inglesi il ponte di Primosole costituiva
un passaggio vitale ed obbligato lungo la strada che portava dalle
colline alla città e alla piana circostante. Per la sua conquista venne
dunque organizzata un’operazione cambinata con lancio di paracadutisti
accompagnati da aviosbarchi di aliantisti muniti di armamento pesante.
Le forze di assalto inglesi comprendevano la 1a Brigata Paracadutisti
inglese, il 1° squadrone di genieri paracadutisti e la 16a unità di
sanità aviotrasportata appartenente al Reale Corpo medico dell’esercito,
per un totale di 1.856 uomini. Questi sarebbero stati appoggiati da un
distaccamento di artiglieria, 77 uomini con 10 cannoni controcarro, 18
jeep per il trasporto caricati sugli alianti. I para inglesi sarebbero
stati trasportati sull’obiettivo da 116 C-47 (DAKOTA) del 51° Stormo
trasporto truppe, e gli alianti da 7 Halifax e 12 Albemarle della 295a e
296a squadriglie inglesi. I para sarebbero stati lanciati un pò dovunque
nella campagna coltivata attraversata dal fiume Simeto, avrebbero dovuto
attaccare ogni punto fortificato o centro di resistenza nemico col quale
fossero venuti a contatto e convergere verso il ponte di Primosole per
assicurarsene il possesso.
Inizia
l'operazione
Gli
aerei decollarono alle 22 dagli aeroporti tunisini, e malgrado fossero
stati avvertiti i comandanti delle forze navali alleate, già al largo
delle coste di Malta, i velivoli furono colpiti della loro stessa
contraerea. Due C-47 vennero abbattuti dalle navi alleate, e 9 furono
costretti a ritornare agli aereoporti di partenza a causa dei danni
subiti. La flotta aerea superstite continuò la sua avanzata verso
Catania, continuando ad essera fatta segno dallo stesso fuoco amico.
Nove aerei con paracadutisti a bordo vennero centrati dalla contraerea,
ma la maggioranza riuscì a lanciare gli uomini; tre rimorchiatori
vennero colpiti e abbattuti, ma gli alianti al seguito riuscirono in
qualche modo a prendere terra; 14 aereoplani andarono persi e altri 34
gravemente danneggiati. I lanci dei paracadutisti, iniziarono alle
22.15, sotto il fuoco, questa volta, della contraerea tedesca. La
maggior parte dei parà finì a molti chilometri dagli obiettivi
prefissati: alcuni gruppi atterrarono sull’Etna ad oltre 30 km a nord di
Catania. I para inglesi del secondo assalto, scesero proprio nell'area
controllata dal battaglione mitraglieri paracadutisti della 1a
Fallschirmjäger Division, a nord del ponte. Al comando del battaglione
tedesco era giunta la comunicazione dell'arrivo di altri reparti per
rafforzare le posizioni lungo il fiume Simeto: i para inglesi vennero
così inizialmente scambiati per parà tedeschi, aiutati dalle tenebre e
dalle uniformi quasi simili. Solo quando gli inglesi iniziarono ad usare
i fischietti e a "parlare" in lingua inglese, l'equivoco si risolse. I
tedeschi iniziarono a sparare all'impazzata costringendo gli inglesi a
ritirarsi verso sud-est proprio verso il ponte. All’una del 14 luglio il
generale Lathbury, comandante delle forze aviotrasportate inglesi, era
riuscito a radunare solo un centinaio di uomini con i quali tentare di
conquistare il ponte sul Simeto. A questi si unirono, una volta giunti a
Primosole, una cinquantina di uomini del 1° btg. paracadutisti, che agli
ordini del capitano Rann si erano assicurati l’accesso nord del viadotto
alle 2.15. Alle 4.30, gli inglesi dopo aver eliminato le sentinelle
italiane avevano iniziato a disinnescare le cariche esplosive piazzate
sotto il ponte. Nel frattempo cominciarono ad arrivare gli altri
alianti; quattro vennero abbattuti, compreso quello pilotato dal
maggiore Cooper con a bordo il comandante del gruppo di artiglieria e
tutto il suo Stato Maggiore. Altri quattro alianti finirono in mezzo
alle truppe italo-tedesche e gli equipaggi vennero fatti tutti
prigionieri.
Arrivano i
rinforzi
I
veri para tedeschi, reparti del battaglione genio paracadutisti, si
lanciarono nella zona dell'aereoporto all'alba del 14 luglio mettendosi
subito in marcia verso il fronte sul fiume Simeto. Gli scontri
proseguirono violenti per tutto il giorno e malgrado gli inglesi
venissero rinforzati dagli sbandati che giungevano a Primosole, alle
17.30, dopo avere quasi finito tutte le munizioni, furono costretti a
ritirarsi su un’altura a sud del ponte. Da questa posizione sopraelevata
riuscirono però ad impedire ai genieri tedeschi di ricollocare le
cariche esplosive sotto il viadotto. Un’ora più tardi la situazione per
gli inglesi si aggravò: i Fallschirmjäger della 1a compagnia genieri
appoggiati dal fuoco di un cannone antiaereo da 88 con un assalto
fulmineo costrinsero gli inglesi a ritirarsi più a sud. Subito dopo, i
para costituirono una testa di ponte sulla riva meridionale del fiume,
per difendere meglio l'area da nuovi attacchi nemici. Solo verso sera,
iniziarono a giungere per gli inglesi, i rinforzi via terra: una brigata
della 50a divisione di fanteria inglese, i carri Sherman del 44°
Reggimento corazzato e altri reparti. Con queste nuove forze gli inglesi
tornarono all'assalto del ponte. All'alba del 15 venne respinto un
attacco di carri e fanteria inglese: i para tedeschi, nascosti nella
fitta vegetazione lungo la riva del fiume, attaccarono i carri nemici a
distanza ravvicinata, mettendone fuori uso diversi. Un secondo attacco
corazzato venne respinto grazie al fuoco del micidiale 88mm.
Inizia la
ritirata
Rimasti senza l'appoggio dei mezzi corazzati i para inglesi cessarono
gli attacchi, chiedendo l'intervento dell'artiglieria: qualche ora dopo
i pezzi delle navi da guerra alleate rovesciarono sulle posizioni
tedesche un pesante fuoco di sbarramento facendo molte vittime. Un colpo
centrò in pieno il pezzo da 88 uccidendo tutti i suoi serventi. Malgrado
le notevoli perdite i para continuarono a difendersi accanitamente,
respingendo gli assalti inglesi fino al giorno 17, quando il ponte
ricadde nelle mani nemiche. I resti del 4° reggimento paracadutisti e
del battaglione genieri riuscirono a sganciarsi e a ritirarsi verso
nord. Il 3° reggimento Fallschirmjaeger si ritrovò invece circondato
nell'area di Carlentini: solo dopo una serie di duri combattimenti i
parà riuscirono ad aprirsi un varco nelle linee nemiche e a
ricongiungersi con gli altri reparti tedeschi giunti a Paternò. Il 20
luglio, l'avanzata britannica da sud e quella americana da ovest
costrinsero Hube, il comandante del 14° Panzer Korps tedesco, a ritirare
le proprie truppe dalla Sicilia centrale. Il 25 luglio, con la
destituzione di Benito Mussolini da capo del governo, le unità italiane
sull'isola si sbandarono completamente, lasciando i tedeschi da soli a
difendere il territorio siciliano. Vista l'impossibilità di poter
ricacciare gli alleati in mare, venne ordinata da Berlino l'evacuazione
dell'isola (operazione Lehrgang) per riuscire a riportare in Calabria il
maggior numero di forze possibili. La resistenza all'avanzata alleata
sarebbe continuata sul continente. La 1a Fallschirmjaeger division
continuò a battersi in retroguardia mentre le altre unità tedesche si
imbarcavano per la Calabria. Nella notte tra il 16 ed il 17 agosto, gli
ultimi reparti paracadutisti attraversarono lo stretto di Messina. La
divisione restò in Calabria fino all'inizio di settembre, restando a
combattere in Italia per tutta la durata della guerra. Per il valore
dimostrato durante i combattimenti a Cassino, i parà della 1a divisione
vennero soprannonimati "i diavoli verdi di Cassino", per aver saputo
tenere testa a forze nemiche superiori in uomini e mezzi. I diavoli
verdi terminarono la guerra continuando a combattere nell'Italia
settentrionale fino all'aprile del '45.
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