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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Quell'ultimo ponte di... Primosole
Sicilia 1943: diavoli verdi contro diavoli rossi
di Massimiliano Afiero


Operazione HUSKY

Il 9 luglio 1943, iniziò l'operazione "Eschimese": l'8a Armata inglese di Montgomery e la 7a Armata statunitense del generale Patton sbarcarono sulle coste della Sicilia. La maggior parte dei reparti italiani, dopo essere stati colpiti duramente dai bombardamenti aereonavali alleati si arresero immediatamente senza combattere; altri si limitarono ad opporre una resistenza simbolica. Solo poche unità rimasero a combattere al fianco dei tedeschi fedelmente. Le forze dell'asse in Sicilia comprendevano l'Armata del generale Guzzoni e il 14° Panzer Korps del tenente generale Hube (Panzer Division Hermann Goering e 15a Panzer Grenadier). Con la maggior parte dei reparti italiani allo sbando, le operazioni di difesa dell'isola passarono quasi esclusivamente nelle mani dei germanici. Persa la speranza di poter ributtare gli alleati in mare, al generale Hube venne ordinato di ritardare il più possibile l'avanzata nemica verso il continente, nell'attesa dei rinforzi. Nel frattempo bisognava lanciare dei contrattacchi per poter separare le forze inglesi da quelle americane. Contro la 7a Armata di Patton venne lanciata la Panzer Division Goering, mentre nella parte orientale dell'isola si doveva mantenere un atteggiamento più difensivo, per la mancanza di forze sufficienti. L'8a Armata britannica era sbarcata ad Augusta sulla costa orientale dell'isola, con l'intenzione di effettuare una rapida avanzata attraverso la piana di Catania per proseguire poi verso Messina. Per fermare Montgomery, il Comando germanico ordinò di stabilire una solida linea difensiva nell'area intorno all'Etna.

La 1° Fallschirmjaeger Division

Urgevano rinforzi e l'Okw iniziò a rastrellare unità in ogni angolo d'Europa. La prima unità designata fu la 1a divisione Fallshirmjaeger agli ordini del General der Fallschirmtruppe Richard Heidrich, di stanza ad Avignone nella Francia meridionale: qui i reparti si stavano riposando dopo un lungo periodo di duri combattimenti sul fronte orientale. Formata nell'aprile del 1943 dalla 7a divisione aviotrasportata (7.Flieger-Division) in Francia, dalla fine di maggio l'unità era dislocata a Flers (vicino Avignone) in riserva, alle dipendenze dell'XI.Fliegerkorps/Heeresgruppe D. Nella notte tra il 10 e l'11 luglio, i paracadutisti della divisione furono messi in stato di allerta. Dopo solo poche ore, i primi reparti ricevettero l'ordine di trasferimento in Italia: il 3° reggimento paracadutisti, il 1° ed il 3° battaglione del 4° reggimento, il battaglione mitraglieri paracadutisti insieme ad altri reparti vennero lanciati o fatti atterrare nell'area intorno a Catania. Il 1° reggimento paracadutisti raggiunse Napoli via ferrovia, e qui attese il trasferimento in Sicilia. Il 3° reggimento come arrivò in Sicilia, dispose i suoi reparti in posizione difensiva: il 2° battaglione del maggiore Rau si attestò presso Francofonte, mentre il 1° ed il 3° battaglione gli ordini dei maggiori Boehmler e Kratzert furono dislocati più a nord nella zona di Lentini e Carlentini. Il battaglione attestato a Lentini fu raggiunto il 13 luglio dal battaglione mitraglieri e da altri reparti. In poco tempo venne completata la disposizione di tutti i reparti, comprese le compagnie anticarro e di artiglieria. Il 4° reggimento della divisione si attestò nell'area intorno al ponte di Primosole sul fiume Simeto.
Proprio intorno a questo ponte si svolsero i combattimenti più cruenti della campagna siciliana. La strada più breve tra la spiaggia di Augusta e Messina correva infatti lungo la costa orientale della Sicilia, ma si snodava tra monti ed era ricca di numerosi corsi d'acqua.
Il comando germanico sapeva benissimo che se gli inglesi avessero superato questa barriera naturale e raggiunto la piana di Catania, la strada verso Messina sarebbe stata aperta ai corazzati alleati. Era dunque vitale tenere lontano gli inglesi dalla piana di Catania ed il fulcro della difesa venne stabilito proprio nell'area intorno al ponte sul Simeto, poco più di 10 km a sud di Catania
Sul ponte i paracadutisti tedeschi dovevano fermare gli inglesi con la consapevolezza che alle loro spalle non c'erano più reparti disponibili di rinforzo. I primi fallschirmjaeger tedeschi che scesero nella zona dell'aereoporto di Catania e nei suoi dintorni, nella notte tra il 12 ed il 13 luglio precedettero di qualche ora l'arrivo dei paracadutisti inglesi.

L'operazione Fustian

Si perché mentre i tedeschi si preparavano a difendersi a sud di Catania, Montgomery aveva lanciato proprio il 13 luglio 1943, l'operazione FUSTIAN, durante la quale vennero impiegati alianti e paracadutisti. L’operazione come era prevedibile, avrebbe dovuto aprire l’avanzata dell’8a Armata inglese verso Catania. I paracadutisti inglesi dovevano conquistare il porto e i campi d’aviazione. L'operazione prevedeva una seconda parte, consistente in uno sbarco di commandos britannici via mare ad Agnone. Anche per gli inglesi il ponte di Primosole costituiva un passaggio vitale ed obbligato lungo la strada che portava dalle colline alla città e alla piana circostante. Per la sua conquista venne dunque organizzata un’operazione cambinata con lancio di paracadutisti accompagnati da aviosbarchi di aliantisti muniti di armamento pesante. Le forze di assalto inglesi comprendevano la 1a Brigata Paracadutisti inglese, il 1° squadrone di genieri paracadutisti e la 16a unità di sanità aviotrasportata appartenente al Reale Corpo medico dell’esercito, per un totale di 1.856 uomini. Questi sarebbero stati appoggiati da un distaccamento di artiglieria, 77 uomini con 10 cannoni controcarro, 18 jeep per il trasporto caricati sugli alianti. I para inglesi sarebbero stati trasportati sull’obiettivo da 116 C-47 (DAKOTA) del 51° Stormo trasporto truppe, e gli alianti da 7 Halifax e 12 Albemarle della 295a e 296a squadriglie inglesi. I para sarebbero stati lanciati un pò dovunque nella campagna coltivata attraversata dal fiume Simeto, avrebbero dovuto attaccare ogni punto fortificato o centro di resistenza nemico col quale fossero venuti a contatto e convergere verso il ponte di Primosole per assicurarsene il possesso.

Inizia l'operazione

Gli aerei decollarono alle 22 dagli aeroporti tunisini, e malgrado fossero stati avvertiti i comandanti delle forze navali alleate, già al largo delle coste di Malta, i velivoli furono colpiti della loro stessa contraerea. Due C-47 vennero abbattuti dalle navi alleate, e 9 furono costretti a ritornare agli aereoporti di partenza a causa dei danni subiti. La flotta aerea superstite continuò la sua avanzata verso Catania, continuando ad essera fatta segno dallo stesso fuoco amico. Nove aerei con paracadutisti a bordo vennero centrati dalla contraerea, ma la maggioranza riuscì a lanciare gli uomini; tre rimorchiatori vennero colpiti e abbattuti, ma gli alianti al seguito riuscirono in qualche modo a prendere terra; 14 aereoplani andarono persi e altri 34 gravemente danneggiati. I lanci dei paracadutisti, iniziarono alle 22.15, sotto il fuoco, questa volta, della contraerea tedesca. La maggior parte dei parà finì a molti chilometri dagli obiettivi prefissati: alcuni gruppi atterrarono sull’Etna ad oltre 30 km a nord di Catania. I para inglesi del secondo assalto, scesero proprio nell'area controllata dal battaglione mitraglieri paracadutisti della 1a Fallschirmjäger Division, a nord del ponte. Al comando del battaglione tedesco era giunta la comunicazione dell'arrivo di altri reparti per rafforzare le posizioni lungo il fiume Simeto: i para inglesi vennero così inizialmente scambiati per parà tedeschi, aiutati dalle tenebre e dalle uniformi quasi simili. Solo quando gli inglesi iniziarono ad usare i fischietti e a "parlare" in lingua inglese, l'equivoco si risolse. I tedeschi iniziarono a sparare all'impazzata costringendo gli inglesi a ritirarsi verso sud-est proprio verso il ponte. All’una del 14 luglio il generale Lathbury, comandante delle forze aviotrasportate inglesi, era riuscito a radunare solo un centinaio di uomini con i quali tentare di conquistare il ponte sul Simeto. A questi si unirono, una volta giunti a Primosole, una cinquantina di uomini del 1° btg. paracadutisti, che agli ordini del capitano Rann si erano assicurati l’accesso nord del viadotto alle 2.15. Alle 4.30, gli inglesi dopo aver eliminato le sentinelle italiane avevano iniziato a disinnescare le cariche esplosive piazzate sotto il ponte. Nel frattempo cominciarono ad arrivare gli altri alianti; quattro vennero abbattuti, compreso quello pilotato dal maggiore Cooper con a bordo il comandante del gruppo di artiglieria e tutto il suo Stato Maggiore. Altri quattro alianti finirono in mezzo alle truppe italo-tedesche e gli equipaggi vennero fatti tutti prigionieri.

Arrivano i rinforzi

I veri para tedeschi, reparti del battaglione genio paracadutisti, si lanciarono nella zona dell'aereoporto all'alba del 14 luglio mettendosi subito in marcia verso il fronte sul fiume Simeto. Gli scontri proseguirono violenti per tutto il giorno e malgrado gli inglesi venissero rinforzati dagli sbandati che giungevano a Primosole, alle 17.30, dopo avere quasi finito tutte le munizioni, furono costretti a ritirarsi su un’altura a sud del ponte. Da questa posizione sopraelevata riuscirono però ad impedire ai genieri tedeschi di ricollocare le cariche esplosive sotto il viadotto. Un’ora più tardi la situazione per gli inglesi si aggravò: i Fallschirmjäger della 1a compagnia genieri appoggiati dal fuoco di un cannone antiaereo da 88 con un assalto fulmineo costrinsero gli inglesi a ritirarsi più a sud. Subito dopo, i para costituirono una testa di ponte sulla riva meridionale del fiume, per difendere meglio l'area da nuovi attacchi nemici. Solo verso sera, iniziarono a giungere per gli inglesi, i rinforzi via terra: una brigata della 50a divisione di fanteria inglese, i carri Sherman del 44° Reggimento corazzato e altri reparti. Con queste nuove forze gli inglesi tornarono all'assalto del ponte. All'alba del 15 venne respinto un attacco di carri e fanteria inglese: i para tedeschi, nascosti nella fitta vegetazione lungo la riva del fiume, attaccarono i carri nemici a distanza ravvicinata, mettendone fuori uso diversi. Un secondo attacco corazzato venne respinto grazie al fuoco del micidiale 88mm.

Inizia la ritirata

Rimasti senza l'appoggio dei mezzi corazzati i para inglesi cessarono gli attacchi, chiedendo l'intervento dell'artiglieria: qualche ora dopo i pezzi delle navi da guerra alleate rovesciarono sulle posizioni tedesche un pesante fuoco di sbarramento facendo molte vittime. Un colpo centrò in pieno il pezzo da 88 uccidendo tutti i suoi serventi. Malgrado le notevoli perdite i para continuarono a difendersi accanitamente, respingendo gli assalti inglesi fino al giorno 17, quando il ponte ricadde nelle mani nemiche. I resti del 4° reggimento paracadutisti e del battaglione genieri riuscirono a sganciarsi e a ritirarsi verso nord. Il 3° reggimento Fallschirmjaeger si ritrovò invece circondato nell'area di Carlentini: solo dopo una serie di duri combattimenti i parà riuscirono ad aprirsi un varco nelle linee nemiche e a ricongiungersi con gli altri reparti tedeschi giunti a Paternò. Il 20 luglio, l'avanzata britannica da sud e quella americana da ovest costrinsero Hube, il comandante del 14° Panzer Korps tedesco, a ritirare le proprie truppe dalla Sicilia centrale. Il 25 luglio, con la destituzione di Benito Mussolini da capo del governo, le unità italiane sull'isola si sbandarono completamente, lasciando i tedeschi da soli a difendere il territorio siciliano. Vista l'impossibilità di poter ricacciare gli alleati in mare, venne ordinata da Berlino l'evacuazione dell'isola (operazione Lehrgang) per riuscire a riportare in Calabria il maggior numero di forze possibili. La resistenza all'avanzata alleata sarebbe continuata sul continente. La 1a Fallschirmjaeger division continuò a battersi in retroguardia mentre le altre unità tedesche si imbarcavano per la Calabria. Nella notte tra il 16 ed il 17 agosto, gli ultimi reparti paracadutisti attraversarono lo stretto di Messina. La divisione restò in Calabria fino all'inizio di settembre, restando a combattere in Italia per tutta la durata della guerra. Per il valore dimostrato durante i combattimenti a Cassino, i parà della 1a divisione vennero soprannonimati "i diavoli verdi di Cassino", per aver saputo tenere testa a forze nemiche superiori in uomini e mezzi. I diavoli verdi terminarono la guerra continuando a combattere nell'Italia settentrionale fino all'aprile del '45.

 

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