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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Fabrizio Ciano 
- QUANDO IL NONNO FECE FUCILARE PAPA'.
 
(A cura di Dino Cimagalli)
© 1991Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano - Oscar Bestsellers saggi ottobre 1993

Fabrizio è il figlio di Galeazzo Ciano ed Edda Mussolini. Il padre, ministro degli esteri Italiano ai tempi dell'entrata in guerra dell'Italia, che votò contro Mussolini alla seduta del Gran Consiglio il 25 luglio 1943, fu successivamente processato a Verona e condannato a morte con esecuzione avvenuta l' 11 gennaio 1944. Molti lo ritennero un errore. In questo libro Fabrizio Ciano riporta la storia della sua vita, una vita di un bambino che a 12 anni si vede togliere il padre dal proprio nonno. "Ciccino" non odiò però il nonno e si portò dietro per tutta la vita un destino segnato da quel tragico evento e dalla storia di due famiglie: i Ciano e i Mussolini. Un bambino che sapeva soltanto il padre ministro e il nonno "capo dei Balilla". Il nonno duce, il padre Galeazzo, il fratello Marzio e la sorella Dindina e la costante figura forte della mamma Edda, l'aquilaccia; Un libro che parla di una storia tragica con sullo sfondo lo spettro della guerra che distrugge una famiglia.


Alcuni passi:

Marzio, che ormai aveva ventitrè anni e studiava a Pesaro da perito agrario. Mi raccontarono molti anni dopo un episodio esilarante su di lui, una "zingarata" tipo Amici miei. Entrò a Pesaro in un bar, insieme con un gruppo di amici. Era pieno di camionisti, alcuni di loro con "l'Unità" in mano. Marzio sfoderò un sorriso amichevole, e disse: "Pago da bere a tutti, alla salute di mio nonno". Quelli ringraziarono e bevvero. E bevendo auguravano: "A tuo nonno, salute!"
Marzio offrì un secondo giro, poi un terzo. E ogni volta si ripeteva il coro: "Alla salute del nonno!".
Dopo la terza bevuta qualcuno si decise a domandare quello che mio fratello aspettava dal principio: "Ma chi è tuo nonno? Che ha fatto?". Marzio, con gli amici, arrivò sulla porta, poi disse: "Mio nonno è Mussolini. Grazie e ciao a tutti". (Era il 1961 ndr.)


Rivedemmo per la prima volta i Mussolini l'estate successiva, quella del '47, quando andammo a trovare la vedova del duce al domicilio coatto di Forio d'Ischia. Mi faceva una gran pena nonna Ele. (Rachele Mussolini, moglie del Duce ndr.) Sapevo che dopo la fucilazione del marito era stata catturata dai partigiani insieme con Romano, Anna Maria e Marina (20, 18 e 4 anni!! ndr.) la figlia di Bruno. La piccola aveva quattro anni, con lei c'era la tata. Durante la loro prigionia venivano svegliati in piena notte, e spintonati in un cortile.
"E' arrivata l'ora, adesso tocca a voi!" Li allineavano tutti contro il muro e spianavano i fucili.
"Pronti! Puntate...Fuoco!" Ma non sparavano: gli uomini del "plotone d'esecuzione" si facevano una risata e li riaccompagnavano dentro. Salvo ripetere quella tortura psicologica la notte successiva.

 

Giuseppe Minnella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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