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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Mario Rigoni Stern
- L'ultima partita a carte - 


©
Einaudi Editore

 

In copertina: Alpini italiani in partenza per il fronte russo.

 

Notizie sull'autore:
Mario Rigoni Stern (Asiago 1921) ha esordito nel 1953 con il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, uno dei libri più significativi del dopoguerra. Sempre presso Einaudi ha poi pubblicato: Il bosco degli urogalli (1962), Quota Albania (1971), Ritorno sul Don (1973), Storie di Tönle (1978, Premio Campiello), Uomini, boschi e api (1980), L’anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986), Il libro degli animali (1990), Arboreto selvatico (1991), Le stagioni di Giacomo (1995), Sentieri sotto la neve (1998), Inverni lontani (1999), Tra due Guerre (2000). 

Commento di Mario Fortunato

L’ultimo libro di Mario Rigoni Stern, “L’ultima partita a carte”, è secondo me, come tutti gli altri libri del genere, fondamentale per capire cosa avvenne veramente durante la seconda guerra mondiale.
Questo scritto parla più che altro della sua giovinezza, della voglia o della necessità che lui aveva di arruolarsi e fa capire come la disperazione porti un ragazzo, che ha sempre vissuto in montagna, ad arruolarsi in marina senza neppur avere imparato a nuotare prima. Respinto dalla marina a Venezia si arruola negli alpini, che certo si addicevano di più alle sue caratteristiche e poichè sapeva sciare molto bene entrò nella sezione sciatori.
Racconta come l’amor di patria lo porti a combattere una guerra che alla fine porterà ad un dramma, cioè l’invasione della Russia sovietica.
Quel che soprattutto colpisce di questo libro sono le settimane prima della partenza quando tutti i giovani alpini erano eccitati e desiderosi di adempiere a ciò che la propaganda aveva loro insegnato.
In un passo, mentre il ragazzo sta con i suoi parenti pochi giorni prima di partire, si trova a confrontarsi con lo zio che aveva combattuto la prima guerra mondiale e che gli fa capire quanto inutile sia la guerra e quanto dolore e sofferenza porti in qualunque caso si compia.
Credo che il succo del libro si possa riassumere in un passo che io definirei chiave:
“ Zio - gli dissi - vedrai che finirà presto. Quando noi arriveremo in Russia sarà già tutto finito.
Mi guardò in silenzio. Sussurrò: - ragazzo, tu parti perché sei un soldato. Ti auguro solo di tornare.
Queste ultime parole scesero pesanti e riprendemmo la partita. Loro, quelli cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori, gli assi, noi le scartine.
Le nostre figure erano già giocate.”

Consiglio a tutti questo libro perché fa capire come le guerre siano inutili e dal destino incerto. 

Mario Fortunato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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