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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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ARRIGO
PETACCO
- Il comunista in Camicia nera -
-
Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini -
©
LE
SCIE - Arnoldo Mondadori Editore
In
copertina: Alcuni
gerarchi giustiziati in piazza a Dongo il 28 aprile 1945.
Introduzione:
Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini
Diversi in tutto: uno violento, l'altro mite; uno donnaiolo, l'altro monogamo; uno fondatore del Partito fascista, l'altro fondatore del Partito comunista... Benito Mussolini e Nicola Bombacci condussero due vite parallele, ma non si odiarono mai. La loro amicizia, nata sui banchi di scuola, superò ostacoli e avversità, e terminò tragicamente a Dongo, il 28 aprile 1945, davanti ai mitra spianati dei partigiani. Nell'intreccio dei loro destini c'è mezzo secolo di storia italiana. Ma, mentre di Mussolini sappiamo ormai quasi tutto, il suo amico-nemico Nicola Bombacci, personaggio scomodo per la destra quanto per la sinistra, finora è rimasto nell'ombra. Ma chi era Bombacci? Chi aveva "tradito" per meritare la morte?
Commento
di Luigi Vatta
L’ottimo e intellettualmente onesto Arrigo Petacco, col pretesto di illustrare al grande pubblico un’importante figura storica condannata dalla vulgata antifascista (soprattutto comunista) alla damnatio memoriae, offre al lettore uno spaccato di R.S.I. colpevolmente trascurato dalla storiografia corrente.
Viene alla luce, più che la storia della vita di Nicola Bombacci, fautore della scissione del Partito Comunista d’Italia dal PSI, consumatasi nel celeberrimo Congresso di Livorno del 1921, il “filo rosso” che il Duce del Fascismo pare non aver mai spezzato col proprio passato, tanto da farlo prepotentemente riemergere negli epici 600 giorni della Repubblica, denominata appunto “Sociale”.
Nicola Bombacci, amico d’infanzia del poco più giovane e molto più celebre – almeno oggi – futuro Duce, aveva sostenuto memorabili campagne per il trionfo del Socialismo in Italia, divenendo il nemico numero uno dei Fascisti ante e post Marcia. Negli anni del Ventennio aveva subito persecuzioni politiche, soprattutto da parte dei cosiddetti “intransigenti”, ma non aveva mai perso la profonda stima e benevolenza del vecchio amico Benito.
La sua lunga e bionda barba, come recitavano gli stornelli degli Squadristi, sarebbe dovuta servire a produrre “...spazzolini per lucidar le scarpe a Benito Mussolini!”.
Eppure quest’uomo, stimato membro del COMINTERN, vicino a Lenin e a Zinov’ev, protetto dai Sovietici come loro inviato in Italia, infervorato tribuno della sovietizzazione della penisola, non aveva mai smesso di sognare l’”unione delle due Rivoluzioni”, di Roma e di Mosca, anche se non sarebbe mai stato capace di tradire la propria Patria per raggiungere tale scopo.
Nonostante l’estrema povertà patita sotto il Regime e le persecuzioni politiche, si riavvicinò progressivamente a Mussolini, mentre via via emergeva il disinganno per la reale situazione dell’URSS, ormai schiavizzata sotto il tallone di Stalin.
La tesi di fondo sostenuta da Petacco – che probabilmente risulterà particolarmente gradita alla “Sinistra Fascista” attuale – concerne il sostanziale permanere, in capo al Duce, durante tutto il corso della sua entusiasmante avventura politica, dell’intenzione di far trionfare l’originaria e autentica Idea Socialista, di cui era espressione il programma del Fascio primigenio.
Al termine dell’avventura, i due “compagni” Benito e Nicola si ritroveranno sul Lago di Garda, in camicia nera, a studiare i piani di una Socializzazione che avrebbe dovuto realizzare tale ideale, piani bruscamente interrotti dal disastro militare.
Finiranno entrambi a Piazzale Loreto. Nicola Bombacci, fucilato in quanto “supertraditore” (del Comunismo), verrà cancellato dalla storia per l’imbarazzante verità che la sua vicenda avrebbe svelato agli occhi degli operai italiani: l’unico vero Socialismo realizzato in Italia portava la firma di Benito Mussolini.
Luigi Vatta
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