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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Giuseppe
Zanzanaini
- RENATO RICCI -
-
Fascista Integrale -
©
Casa Editrice Mursia
Notizie
sull'autore GIUSEPPE
ZANZANAINI, è
nato nel 1944 a Carrara, dove per molti anni ha insegnato
matematica e scienze nelle scuole medie inferiori. Ha pubblicato
alcuni romanzi storici sui Malaspina di Lunigiana e sui Savoia.
Attualmente vive a Marina di Carrara, dove si dedica completamente
alla scrittura. Dall'introduzione
La biografia del gerarca che
“inventò” i Balilla, un irriducibile che non abbandonò mai
l’idea fascista e Mussolini.
“Tutti
noi subivamo il fascino di Mussolini e anche quando ce ne
distaccammo fu con profonde lacerazioni interiori… Ma Ricci…
Ricci era un fedele diverso, strano: era come quei preti che
quando parlano della Madonna si illuminano”.
Così
veniva descritto Renato Ricci, gerarca fascista di origine
carrarese che meglio di chiunque altro incarnò l’ala idealista
del regime. Deputato nel 1924, presidente dell’Opera Nazionale
Balilla dal 1926 al 1937 e ministro delle Corporazioni dal 1939 al
1943, dopo l’8 settembre aderì senza esitazioni alla Repubblica
di Salò e divenne comandante della Guardia Nazionale
Repubblicana. Amico di D’Annunzio e di Ciano, fu però lui a
firmare l’ordine di fucilazione del genero di Mussolini, estremo
atto di fedeltà al Duce. Arrestato nel giugno del 1945, rimase in
carcere fino al 1950. Morì a Roma nel 1956.
Commento
di Caesar:
Ci
troviamo di fronte ad un libro ben scritto, scorrevole nella
lettura ed accessibile a tutti. Il protagonista, Renato Ricci
appunto, non è sicuramente un personaggio di primo piano nel
panorama della storia del Fascismo, tuttavia il suo nome compare
in alcuni degli aspetti più importanti e delicati del regime,
come quello dell’educazione dei giovani con l’ONB o la
rinascita del Fascismo repubblicano. Da non sottovalutare inoltre
le sue imprese agli albori del movimento, con le quali si presentò
al Duce come un uomo di grande coraggio ed assoluta lealtà. Fu
uno dei pochi gerarchi a nutrire un sincero “feeling” verso la
Germania, sentimento ricambiato anche da alcuni gerarchi del
regime nazionalsocialista, quali Himmler o Von Schirach, capo
della gioventù hitleriana, che vedevano in lui l’incarnazione
italiana dell’uomo ariano. La sua vita fu senza dubbio
un’avventura continua, vissuta nel più profondo spirito
fascista, di cui incarnava anche l’aspetto esteriore – bello,
audace, temerario, atletico, pratico di molte discipline sportive,
di successo con le donne – e queste qualità fecero sì che
fosse la persona adatta a forgiare l’italiano nuovo, che il
regime si proponeva di creare. Non fu immune da gelosie, rancori
e, a guerra finita, dall’arresto con il conseguente processo con
l’accusa di arricchimento e diversi omicidi. Assolto da queste
accuse per non aver commesso il fatto, dopo cinque anni di
carcere, morì a sessant’anni in casa propria a Roma.
Caesar
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