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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Arrigo
Petacco
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IL SUPERFASCISTA - Vita e morte di Alessandro Pavolini.
©
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano - Oscar
Storia Mondadori 1998 Mondadori Editore.
Alessandro
Pavolini incarnò due anime opposte, ma non
contraddittorie del fascismo: Il culto dello stile e
quello dell'azione.
Scrittore raffinato, con due lauree, fu l'intellettuale
del regime.
Al tempo stesso, però, ne rappresentò anche lo spirito
più cupamente violento, distinguendosi come squadrista a
17 anni, sanguinario leader del partito Fascista
Repubblicano durante l'avventura di Salò e vero
responsabile della guerra civile in Italia.
In una narrazione come sempre molto documentata ed
assolutamente avvincente, Arrigo Petacco riesce a cogliere
in maniera perfetta gli elementi della "doppia
personalità" di Pavolini.
Mostrandoci come l'ideatore dei Littoriali, del Maggio
fiorentino e di molte altre iniziative culturali, fu anche
l'occhiuto ministro della Cultura popolare e nel contempo
il più strenuo difensore dell'ortodossia Fascista. Ne
emerge la figura di un uomo dominato da un grande rigore
ideologico e da un disprezzo per i compromessi.
Nel Superfascista, pubblicato per la prima volta nel 1982
con il titolo "Pavolini, L'ultima raffica di Salò",
rivive una tragedia realmente avvenuta che ha del
romanzesco, arricchita dalla storia d'amore appassionato
quanto tumultuoso con Doris Durante l'attrice più sexy
dell'epoca; e coronata da una "Bella Morte", il
gran finale con il quale Pavolini ha voluto chiudere o
meglio coronare la sua Eroica vita.
Pavolini fu l'unico tra i Gerarchi della Repubblica di Salò
ad essere catturato con le armi in pugno.
Giorgio
Ferrero
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