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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Silvio
Bertoldi
-
SALO' - Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana
©
Casa Editrice BUR.
“
Il 17 settembre [Alessandro Pavolini] si recò a piazza
Colonna per prendere possesso della vecchia sede del
Partito. A piazza Colonna lo attendevano un centinaio di
persone, un reparto della Milizia della strada e della
contaerea. Salì al primo piano del palazzo Wedekind,
riaprì la sede, si affacciò alla terrazza per issare il
gagliardetto e provvide a sistemare a difesa il palazzo.
Mitragliatrici furono fissate sulla terrazzo e sul tetto,
un piccolo carro armato stazionò sulla piazza, alla porta
furono poste le sentinelle. Un plotone di Carabinieri che
aveva assistito alla scena; trovandosi in piazza Colonna
per misure di ordine pubblico; si ritirò.Cosi’ cominciò
la vita del Partito Fascista divenuto Repubblicano.”
(Ermanno Amicucci)
(I
600 giorni di Mussolini, 1948)
Silvio Bertoldi, giornalista e scrittore, nato a Verona;
ci racconta aiutato da illustri testimoni dell’epoca
quello che successe dall’8 Settembre 1943 al Maggio
1945. La storia
tragica, appassionata e violenta dei 21 mesi che
cambiarono per sempre l’Italia e che scavarono una
profonda ferita nell’animo degli Italiani; una ferita
tutt’ora aperta. 21
mesi nei quali, in un' Italia divisa in due prigioniera
degli alleati e dei tedeschi; Mussolini vaneggiò un
inattuabile ritorno alle origini…ben sapendo d’essere
ormai un semplice prigioniero nelle mani della Germania:
“Sono finito, la mia stella
e’ tramontata.
Lavoro e faccio sforzi, pur sapendo che tutto non e’ che
una farsa…
Aspetto la fine della tragedia e stranamente distaccato da
tutto,
non mi sento piu’ attore;
mi sento come l’ultimo spettatore.
Anche la mia voce, la sento come riprodotta…
Sapete come me, e forse meglio di me, che io ormai, sono
un prigioniero,
sono soltanto una semplice figura di un gioco…
Non vorrei altro che leggere, leggere e aspettare che il
destino si compia.”
(Benito Mussolini)
{a Maddalena Mollier,
moglie dell’addetto stampa dell’ambasciata germanica}
In
questo lucido racconto brillano anche episodi eroici,
personaggi incredibili e uomini semplici che seguirono il DUCE nel suo tragico destino; chi per onorare
la parola data, chi per cercare la bella morte chi per semplice opportunismo…
Un
buon libro da leggere che ci offrirà più d’un
argomento su cui riflettere.
Giorgio
Ferrero
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