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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Indro Montanelli - Mario Cervi

L'ITALIA DELLA DISFATTA
 

© Bur Rcs Libri - 330 pagine - € 8,50

Dall'ultima di copertina - L'8 Settembre... lo sfascio totale. L'Italia non aveva mai dato di sè uno spettacolo tanto miserando. Nessun capitolo della sua Storia è più umiliante, vergognoso e doloroso da rievocare.

"Popolo Italiano corri alle armi...". Con queste parole si concludeva la dichiarazione di guerra di Mussolini. E il popolo italiano alle armi ci andò, anche se non di corsa. Poi la tragedia militare con l'autoaffondamento del fascismo il 25 luglio 1943 e l'infamia dell'8 settembre che costò la vita a migliaia di soldati lasciati allo sbando. Anni tragici e disperati che ancora oggi pesano sul giudizio che nel mondo viene dato sull'Italia e gli italiani.

Notizie sugli autori:

INDRO MONTANELLI - (Fucecchio 1909 - Milano 2001), è stato il più noto giornalista italiano del Novecento. Inviato speciale del "Corriere della Sera" ha fondato "Il Giornale nuovo" e "La Voce". Tra i suoi libri, pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Le stanze, L'Italia del Novecento (con Mario Cervi), La stecca nel coro, L'Italia del Millennio (con Mario Cervi), Le nuove stanze. Tutti i volumi della Storia d'Italia sono presenti nella BUR.

MARIO CERVI - (Crema 1921), per molti anni è stato inviato speciale del "Corriere della Sera", articolista e inviato de "Il Giornale" e de "La Voce". Dal 1997 al 2001 è stato direttore de "Il Giornale". Tra le sue opere,  pubblicate da Rizzoli, ricordiamo Storia della guerra di Grecia, Mussolini - Album di una vita, I vent'anni del "Giornale" di Montanelli.

Recensione di Giuseppe Minnella:

Perchè Indro Montanelli era il più grande? Basta leggere questo libro per capirlo! Non è uno scrittore nel senso proprio del termine, è sempre stato un giornalista e questo suo essere uomo di cronaca lo esprime al meglio in questa opera. E' un giornalista come non ne esistono di certo oggi in Italia, merce rara, anzi estinta potremmo dire in quanto tutti asserviti ai propri "padroni" di busta paga. Non a caso fu colui che si permise di dire di no ad un certo Silvio Berlusconi, padrone supremo dei Mass media in salsa tricolore.

Da questo libro ne esce quindi uno spaccato di cronaca vera, di quelle che erano le vere condizioni italiane durante la guerra, degli errori commessi dal Duce e di quelli che a lui nessuno dovrebbe imputare (ma che invece si continua a fare da 60 anni!). Montanelli affronta l'argomento come un giornalista ed uno storico (chi si definisce oggi tale prenda esempio da lui!) da un punto di vista imparziale riconoscendo le colpe di tutti in quella che fu una tragica guerra iniziata male e condotta peggio prima di terminare "nell'infamia dell'8 settembre" come lui, a ragione, la definì.

Un'opera approfondita quindi sulle tappe che caratterizzarono la guerra dell'Italia dal 10 giugno fino all'8 settembre appunto ripercorrendo cronologicamente gli avvenimenti e svelandone alcuni particolari. Ne consiglio la lettura che fila liscia e veloce, molto appassionante, non a caso fu in quegli anni inviato di guerra e quindi, a differenza di molti altri, scrive con cognizione di causa. Alcuni passi rendono quest'opera un capolavoro e non risparmia delle vere e proprie bordate di verità che nessuno ha mai avuto il coraggio, in 60 anni, di dire. Tanto per farvene ammirare qualcuno:

Sul 25 luglio - "Bisogna pur ammetterlo: nella svolta storica del 25 luglio, i migliori tra i gerarchi fascisti dimostrarono una forte tensione morale e una genuina angoscia per le sorti del Paese. Il loro pronunciamento ebbe una patina di nobiltà disinteressata. La congiura reale e militare risulta, al confronto, meschina, miope, egoistica".

Sugli scioperi degli antifascisti - "Gli imboscati del lavoro a casa, mentre i soldati penavano a migliaia di chilometri di distanza, potevano meritare tutte le qualifiche, tranne quella di eroi!"

E ancora sul dopo 25 luglio - Rimanevano gli esponenti della vecchia Italia antifascista, per i quali, molto tristemente, l'ora della sconfitta era anche l'ora della rivincita.

Sull'8 settembre - Ambrosio suggerì a Badoglio: Forse anche tu, maresciallo, devi dare qualche disposizione". Badoglio riflettè un momento, poi sentenziò: "Nulla, io parto". ...
Prese le esemplari e risolute misure che abbiamo citato, i massimi dirigenti di un paese sull'orlo del baratro, e bisognoso di essere guidato con mano ferma, se la svignarono alla chetichella, con la coscienze tranquilla, a quanto risulta dai loro verbosi e pietosi memoriali.

 
Giuseppe Minnella

 

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